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La maglia nera in fatto di diritti umani va alla britannica Standard Chartered Bank, seguita dalla francese BNP Paribas, ma nella lista dei peggiori compaiono anche istituti di credito statunitensi come Wells-Fargo, BlackRock e Morgan Stanley o la UBS svizzera. Il quadro emerge da una ricerca finanziata da Etica Sgr e condotta dalla professoressa Elisa Giuliani, direttrice del centro REMARC dell’Università di Pisa, insieme alla dottoressa Federica Nieri e ai professori Nicola Salvati e Davide Fiaschi. Lo studio appena pubblicato nel Quarto rapporto della Fondazione Finanza Etica ha riguardato un campione di 178 istituzioni finanziarie e assicurative, 10 delle quali italiane, fra economie avanzate ed emergenti in 27 Paesi del mondo. E’ così emerso che un quarto degli istituti analizzati - 47 banche pari al 26% del campione - è coinvolto in almeno un evento di violazione dei diritti umani, per un totale di 180 violazioni osservate nel periodo 2000-2015.

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“La violazione dei diritti da parte delle imprese è un tema di interesse crescente – spiega la professoressa Elisa Giuliani - su banche e diritti umani invece mancava sinora un’analisi sistematica, il che non sorprende, si tratta infatti di un tema difficile da documentare anche per la notevole opacità dei contesti dove avvengono le violazioni”.

Il team di ricerca dell’Università di Pisa ha analizzato il coinvolgimento diretto e indiretto delle istituzioni finanziarie e assicurative in abusi di diritti umani definiti sulla base della Dichiarazione Universale delle Nazioni Unite del 1948 e dei successivi patti e trattati: per esempio il diritto alla salute e alla vita, i diritti delle comunità indigene, delle donne, dei bambini e dei lavoratori. Il risultato è stato la creazione di un indice (Banks HUMAN RIGHTS Index) per misurare come le banche e altre istituzioni finanziarie e assicurative sono coinvolte o collegate a violazioni dei diritti umani, così da misurare l’andamento nel tempo, o confrontare diversi istituti o il settore finanziario con altri tipi di settori.

“Sul fronte dei diritti umani c’è un notevole ritardo del settore bancario – conclude Elisa Giuliani - la maggior parte delle istituzioni finanziarie con un punteggio peggiore rispetto all’Indice sta facendo dichiarazioni esplicite per affrontare le sfide di sostenibilità, ma finora la maggior parte degli sforzi ha riguardato la lotta al cambiamento climatico, mentre è probabile che i diritti saranno la prossima sfida che queste organizzazioni dovranno imparare ad affrontare”.

manifesto-mobile.jpgDomenica 27 giugno la bandiera arcobaleno sventolerà sul Rettorato dell’Università di Pisa per il Toscana Pride 2021. Questa iniziativa conferma l’impegno dell’Università di Pisa nel voler creare un ambiente inclusivo che lotti contro le discriminazioni che ancora oggi colpiscono le persone LGBT+.

“Si tratta di un atto simbolico - dice Arturo Marzano, delegato del rettore alle questioni di genere e alle pari opportunità - che rimanda alle decisioni prese dall’ateneo nel sostenere e proteggere da discriminazioni soprattutto studenti e studentesse della comunità LGBT+, a partire dall’adozione di un innovativo regolamento relativo alle carriere ALIAS che molti atenei italiani stanno prendendo a modello” .

L’iniziativa è promossa anche dal nuovo Comitato Unico di Garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni (CUG) dell’Ateneo, appena insediato che ha approvato una mozione di sostegno al Toscana Pride 2021. L'appoggio si pone in continuità con azioni già intraprese dal precedente CUG fra cui la redazione del primo vero e proprio Bilancio di Genere 2020, l'attivazione della cosiddetta carriera alias per studenti in transizione, con rilascio di un doppio libretto universitario, e le attività formative realizzate in collaborazione con il Centro interuniversitario Cirque (Centro Interuniversitario di Ricerca Queer).

Il sostegno del CUG, presieduto dalla professoressa Elena Dundovich, si riferisce in particolare ai temi relativi al “Contrasto alle discriminazioni e diritti umani”; "Educazione alle differenze” e "Salute, prevenzione e benessere" del documento politico del Toscana Pride 2021. Si tratta di una posizione in linea con la Strategia europea per la parità di genere 2020-2025 e, in particolare, con la Strategia per l’uguaglianza delle persone lesbiche, gay, transgender, non binarie, intersessualità e queer (LGBTIQA+) nel convincimento che alla base del benessere sociale ci siano i valori dell’inclusione e della diversità.

L’elemento umano e l’alta formazione sono i pilastri per affrontare le sfide sociali, economiche, ambientali e sanitarie che l’umanità ha davanti a sé. I paesi più sviluppati, inclusi i nostri partner europei, stanno investendo risorse ingenti in ricerca e formazione, a partire dai dottorati di ricerca che creano i ricercatori e gli innovatori di domani.

In questo scenario, il sistema dell’università e della ricerca nazionale, su sollecitazione del Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), ha sviluppato due programmi di dottorato nazionale, su “Intelligenza Artificiale” e su “Sviluppo Sostenibile e Cambiamento Climatico”, volti a superare la frammentazione mettendo a sistema le risorse delle università e degli enti di ricerca, per formare una generazione di dottori di ricerca in grado di guidare la transizione digitale ed ecologica del Paese.

I due dottorati nazionali hanno in comune un approccio multidisciplinare che mette insieme la formazione sugli aspetti fondazionali e metodologici con l’applicazione in settori strategici, al fine di formare dottori di ricerca in grado non solo di sviluppare nuova conoscenza ma anche di diffonderla per lo sviluppo socio-economico del Paese.

Entrambi sono finanziati al 50% dal MUR e al 50% dalle università ed enti di ricerca partecipanti. Quello in Intelligenza Artificiale (www.phd-ai.it), coordinato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche e dall’Università di Pisa, parte con un finanziamento di oltre 15 milioni di Euro che permette di offrire al primo ciclo oltre 170 borse: uno dei programmi di dottorato sull’AI più grandi ed ambiziosi a livello mondiale. A dimostrazione del ruolo trasformativo dell’Intelligenza Artificiale sull’economia e sulla società, questo dottorato sarà suddiviso in 5 aree di specializzazione, ciascuna coordinata da un’università capofila: Salute (Campus Bio-Medico di Roma), Industria 4.0 (Politecnico di Torino), Agricoltura e Ambiente (Università Federico II di Napoli), Sicurezza (Sapienza Università di Roma) e Società (Università di Pisa). Il dottorato nazionale in “Sviluppo Sostenibile e Cambiamento Climatico” (www.iusspavia.it/phd-sdc) coordinato dalla Scuola IUSS di Pavia, ha ottenuto un finanziamento di oltre 8 M Euro per più di 100 borse di dottorato solo per il primo ciclo ed è il primo in Italia e in Europa sui temi della sostenibilità e del cambiamento climatico fondato su una rete a scala nazionale e su un approccio multi-, trans- ed inter-disciplinare.

Oltre ai coordinatori e alle università capofila, i due dottorati prevedono il coinvolgimento di tutte le migliori risorse nazionali attraverso due chiamate aperte, in base alle quali sono state selezionate ulteriori 52 università e 3 enti pubblici di ricerca per il dottorato nazionale in Intelligenza Artificiale e 30 atenei e il contributo di 6 EPR per quello in Sviluppo Sostenibile e Cambiamento Climatico.

 

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Questo approccio ha consentito di far emergere, in due settori chiave per la transizione digitale ed ecologica del Paese, le reti dei centri di eccellenza nazionali, caratterizzate da una ricchezza di competenze in grado di competere a livello mondiale, e allo stesso tempo garanti di un’ampia copertura territoriale, così da rappresentare un importante punto di riferimento per le attività di innovazione da sviluppare nell’ambito del PNRR.
In questi giorni, con l’uscita dei bandi di ammissione ai due dottorati nazionali (scadenza delle domande nella seconda metà di luglio) ha preso l’avvio il processo di selezione degli oltre 270 dottorandi (170 per IA e 105 per Sostenibilità e Clima) che prenderanno parte, a partire da novembre 2021, alla prima edizione. L’ambizione è non solo di trattenere in Italia i migliori laureati ma anche di attrarre talenti dagli altri paesi, per sviluppare le risorse umane indispensabili per sostenere la ricerca scientifica e l’innovazione sociale e industriale verso una società digitale rispettosa delle persone e dell’ambiente, volta al benessere e alla sostenibilità.

“Virgolettato della Presidente del CNR, Prof.ssa Maria Chiara Carrozza”:
Afferma la presidente del CNR Maria Chiara Carrozza: “Il progetto del dottorato nazionale in AI (PhD-AI.it) mostra l’importanza strategica per il Paese di promuovere una stretta collaborazione tra il mondo accademico e quello degli enti pubblici di ricerca per dare una risposta alle complesse sfide socio-economiche-ambientali che la nostra società e il mondo stanno affrontando. Il CNR, con la sua presenza su tutto il territorio nazionale e la sua forte vocazione multidisciplinare, è il naturale catalizzatore per l’avvio e il coordinamento di azioni strategiche per la trasformazione digitale del Paese con l’obiettivo di realizzare una società più resiliente, sostenibile, efficiente ed equa. Attraverso i suoi istituti, il CNR fornirà un contributo ampio ed articolato al dottorato nazionale in AI, relativo sia agli aspetti metodologi e fondazionali sia alle ricerche multidisciplinari che caratterizzano le cinque aree di specializzazione: la salute, l’agricoltura e l’ambiente, la sicurezza, l’industria, e la società.

“Virgolettato del Rettore dell’Università di Pisa, Prof. Paolo Mancarella”:
È tempo di costruire il futuro dell’Italia. Il Dottorato nazionale in Intelligenza Artificiale, coordinato dall’Università di Pisa assieme al CNR, è un passo importante in questa direzione e consente oggi al nostro Ateneo di avere un ruolo attivo nello sviluppo delle strategie nazionali e questo ci riempie di orgoglio. Specialmente in un momento in cui il nostro Paese ha particolarmente bisogno di vedere all’orizzonte la possibilità concreta di una nuova stagione di crescita e di sviluppo. Nella sua realizzazione, le opportunità offerte dall’Intelligenza Artificiale, se debitamente sfruttate, giocheranno sicuramente un ruolo fondamentale. In questo, la risposta avuta da parte del sistema nazionale dell'università e della ricerca alla nostra chiamata aperta dell'autunno scorso non può che farci guardare al futuro con grande fiducia.

“Virgolettato del Rettore della Scuola Universitaria Superiore IUSS di Pavia, Prof. Riccardo Pietrabissa”:
Le scelte di oggi determinano le conseguenze sul futuro dei nostri figli e nipoti ed è ormai evidente che solo con l’integrazione di competenze si possono affrontare le nuove sfide del progresso. Il nuovo dottorato in Sviluppo Sostenibile e Cambiamento Climatico coordinato dalla Scuola IUSS di Pavia offre una straordinaria occasione per sperimentare, su larga scala nazionale, la formazione di una nuova classe dirigente che avrà una visione ampia sulle opportunità e sui rischi del progresso. Dall’ambiente alla società, dalla tecnologia all’ economia, dal territorio alla salute, così si preparano i nuovi dottori di ricerca in sviluppo sostenibile e cambiamento climatico, pronti non solo a cambiare il proprio stile di vita, ma anche a essere promotori della costruzione di un futuro green.

 

 

 

E’ disponibile on line il Rapporto di Sostenibilità 2020 dell’Università di Pisa. Pubblicato dalla Pisa University Press, il volume è frutto del lavoro della Commissione per la Sostenibilità di Ateneo e racconta l’impegno dell’Ateneo sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

 

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Composto da circa 160 pagine ricche di foto e infografiche, il Rapporto si articola in quattro sezioni che descrivono quali impegni l’Ateneo si è assunto negli ultimi 3 anni per contribuire attivamente alla costruzione di un mondo e di una società più sostenibili. “Identità e cifre” illustra l’università e la comunità accademica in tutte le sue componenti; “la nostra agenda per la sostenibilità” spiega come si declina la sostenibilità all’interno dell’Ateneo a livello di risorse, strutture e ricerca; “politiche di benessere e inclusione sociale” descrive tutte le azioni e i servizi di tutela dei diritti e contrasto alle discriminazioni e messi in atto dal personale e dai diversi organi dall’Ateneo; “il nostro impegno per l’ambiente” è dedicato infine alle iniziative intraprese in tema ambientale con in primo piano energia, rifiuti, acqua e mobilità e i relativi consumi.


“Fra i molti punti che emergono da questo rapporto – dice la professoressa Elisa Giuliani che ha curato il volume assieme ad altri membri della Commissione – vorrei sottolineare l’impegno dell’Ateneo sui programmi di scambio con i Paesi a reddito medio-basso e la convergenza dei progetti di ricerca nazionali ed internazionali sugli obiettivi dell’Agenda 2030, con molti progetti di successo su questi temi coordinati da donne”.
Infine, sottolinea Giuliani, “il report mostra alcune delle iniziative in materia ambientale promosse dall’Ateneo su impulso della Commissione, come l’installazione degli erogatori di acqua pubblica nei principali poli didattici, che ci auguriamo sia la prima di una lunga serie di azioni orientate a garantire maggiore benessere, equità e salute nella nostra comunità”.


“La nostra università sta sempre di più adottando comportamenti che siano all’altezza di quanto insegniamo – aggiunge il Rettore Paolo Mancarella - E se la recente nascita del Polo della memoria San Rossore 1938, nel suo essere ad impatto zero, è certamente la più concreta e visibile dimostrazione di questo impegno, è nelle piccole cose di ogni giorno che vogliamo incidere, dalla riduzione dell’uso della plastica a quello delle emissioni di gas serra nell’atmosfera. E’ un processo in divenire e Rapporto di Sostenibilità 2020 è un momento di bilancio che serve a percorrere la strada che ancora manca”.

 

 

E’ semplice, veloce e conveniente il nuovo kit brevettato al Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Università di Pisa per rilevare presenza di Macrophomina phaseolina, un fungo patogeno delle piante.
La diagnosi precoce di questo fungo è vantaggiosa sia dal punto di vista economico che ambientale per difendere i raccolti e ridurre l’uso di prodotti chimici. Macrophomina phaseolina è infatti diffusa in tutto il mondo, attacca oltre 500 specie vegetali e può causare perdite di produzione fino al 90% nel girasole, 30-60% nella fragola, 50% nella soia e 70% nel mais. Il patogeno predilige climi caldi tropicali e sub-tropicali e a seguito dei cambiamenti climatici in atto, è stato previsto un aumento della sua aggressività anche in zone del mondo in cui attualmente è presente ma non provoca molti danni.

 

 

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Laboratorio portatile LABINABAG per effettuare diagnosi in campo

 

“I sintomi causati da Macrophomina phaseolina sono spesso sono simili a quelli provocati da altri patogeni, per confermarne la presenza le tecniche attuali prevedono analisi di laboratorio lunghe e laboriose fatte da personale specializzato - spiega Susanna Pecchia ricercatrice dell’Ateneo pisano che ha sviluppato il brevetto - grazie al nostro kit saranno invece possibili diagnosi anche sul campo, senza bisogno di personale specializzato e senza l’uso di apparecchiature e reagenti sofisticati e costosi, il tutto in sole due ore, fra raccolta del campione ed esito”.

Un primo prototipo del kit diagnostico è già stato sviluppato e validato in laboratorio e in campo, il prossimo passo sarà lo sviluppo industriale. Intanto il prototipo è stato presentato all’edizione 2021 di Tech Share day, evento digitale promosso da Netval e dall’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi del Ministero dello Sviluppo Economico, per dare visibilità alla ricerca delle istituzioni pubbliche nei confronti di industrie e investitori.

Mercoledì 26 maggio 2021 si è svolta, a distanza, la cerimonia di premiazione del concorso CIRSEC (Centro Interdipartimentale per lo Studio degli Effetti dei Cambiamenti Climatici), sul tema dei cambiamenti climatici rivolto agli allievi delle scuole secondarie superiori. Il concorso era articolato in due sezioni, grafica e narrativa, e ha visto la partecipazione di 31 scuole e 58 studenti. In palio per i vincitori sei immatricolazioni gratuite all’Università di Pisa per l’anno accademico 2021-2022.

concorso Cirsec

Sono intervenuti il professore Marco Raugi, Delegato del Rettore dell’Università di Pisa per i temi della Sostenibilità e il professore Marcello Mele, Direttore del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali. Trentuno le scuole (situate in nove province) che hanno aderito e ben 58 gli studenti concorrenti. In palio sei immatricolazioni gratuite all’Università di Pisa per il prossimo anno accademico. Nel corso della cerimonia i vincitori hanno descritto il significato e le caratteristiche delle loro opere e discusso, insieme ai loro insegnanti sulle tematiche ambientali di attualità. L’opera risultata al primo posto per la sezione grafica: Paint your future (foto), di Alessia Palmas, Liceo Scientifico Michelangelo, Forte dei Marmi (LU).

E’ on line sostenibile.unipi.it, il sito nato per raccontare l’impegno e le azioni dell’Università di Pisa sui temi dello sviluppo sostenibile e dell’Agenda 2030.
Nello statuto e, di recente, nel piano strategico e negli altri documenti di programmazione, l’Università di Pisa ha infatti fatto propria e rilanciato la cultura della sostenibilità. Il sito illustra quindi questo percorso e i passi più significativi già intrapresi come l’adesione alla Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile e l’istituzione di una Commissione per la Sostenibilità composta da diciotto componenti fra docenti, studenti e personale tecnico amministrativo.


 

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La home page del sito

 

Raggiungibile direttamente dalla home di Ateneo grazie ad una freccia circolare in campo verde come logo, sostenibile.unipi.it vuole essere un contenitore e una cassa di risonanza per coinvolgere tutta la comunità accademica nello sforzo verso la transizione ecologica.

L’architettura comprende varie sezioni fra cui “azioni&obiettivi”, che mostra sinteticamente quanto stabilito nel Piano di Sostenibilità di Ateneo; “insieme per la sostenibilità” con uno spazio in cui si invitano stakeholder e comunità accademica a proporre iniziative e progetti; “documenti”, dove sono  raccolte le varie pubblicazioni; e quindi “eventi&notizie” dedicata alle varie iniziative e relativi aggiornamenti.

“Essere una Università sostenibile significa  interpretare quelle che sono le missioni classiche di un ateneo pubblico nella visione dello sviluppo sostenibile - commenta il professore Marco Raugi, presidente Commissione per lo sviluppo sostenibile di Ateneo – ed essere capaci di conseguenza di intraprendere  processi di trasformazione più profondi, sia all’interno dell’Ateneo, che all’esterno, nelle comunità con cui esso interagisce, per promuovere tutti gli obiettivi dell’Agenda 2030. il sito sostenibile.unipi.it è così un passo per rendere il più possibile accessibili e partecipati tutti i passaggi di questo percorso”.

 

I fiori selvatici e la biodiversità dei nostri panorami sono a rischio perché la diminuzione degli insetti impollinatori provoca un calo dal 20 al 50 per cento dei semi prodotti. E’ questo quanto emerge da uno studio condotto all’Università di Pisa e appena pubblicato sulla rivista Acta Oecologica. I ricercatori definiscono questo fenomeno come “depressione da consanguineità”. In altre parole le piante e i fiori selvatici “malsopportano” il proprio polline e per produrre semi prediligono invece quello proveniente da altri fiori della spessa specie portato appunto dagli insetti impollinatori come api, bombi o farfalle.

 

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“I risultati hanno evidenziato che alcune specie soffrono marcatamente già dopo una prima generazione della mancata impollinazione da parte degli insetti pronubi – spiega Stefano Benvenuti docente del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali - Questo vale in particolare per quei fiori che nell’evoluzione hanno consolidato stretti rapporti mutualisti “specializzati” e di reciproca dipendenza con determinati impollinatori, conformando la propria corolla alla forma ed alle dimensioni di certi impollinatori”.

La ricerca condotta ha richiesto dieci anni di studi preliminari (osservazioni su flora ed impollinatori, raccolta semi, ecologia di germinazione delle specie raccolte) e due anni di sperimentazione effettiva.

“L’eccesso di antropizzazione, unitamente ai cambiamenti climatici in corso - conclude Stefano Benvenuti - penalizzano proprio quei fiori selvatici che sono i principali attori nel determinare l’impatto estetico-paesaggistico degli ambienti rurali. Fiori come speronella, fiordaliso, gittaione, garofanino selvatico o e nigella svolgono una “silenziosa terapia del benessere” mediante i proprio sgargianti colori durante le rispettive dinamiche di fioritura. La progressiva antropizzazione del territorio che priva di spazi ecologici gli impollinatori, unitamente a una gestione agronomica estremamente “semplificata”, rischiano di determinare una sorta di progressivo “abbruttimento” dei paesaggi rurali rendendoli sempre più poveri di quella componente cromatica che noi percepiamo come ‘bellezza’”.

 

L’idea di mangiare gli insetti generalmente provoca reazioni contrarie e disgusto, tuttavia si tratta di atteggiamenti in gran parte dovuti a pregiudizi che si possono superare grazie a una corretta comunicazione. La notizia arriva da uno studio condotto dalle Università di Pisa e di Parma che ha appena ricevuto il premio "Foods Best Paper Award”.


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I ricercatori hanno condotto una indagine su 165 persone che hanno intervistato sia prima che dopo un seminario informativo sugli insetti edibili svoltosi al Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Ateneo pisano. Il confronto fra le risposte ha evidenziato che le informazioni ricevuto hanno influenzato positivamente tutte le opinioni sull'entomofagia riducendo in particolare proprio il disgusto verso questo cibo. Il test successivo è stato quindi una degustazione. Sessantasei partecipanti al seminario hanno accettato di assaggiare due tipologie di pane, in realtà del tutto identiche e a base di sola farina, sebbene una delle due fosse etichettata come “contenente insetti”. Da qui un’ulteriore sorpresa: i punteggi sensoriali hanno infatti indicato che i partecipanti hanno dato ai campioni etichettati “contenenti insetti” punteggi più alti per sapore, consistenza e gradimento generale.

“La comunicazione è un fattore cruciale quando si affrontano argomenti ignoti, specialmente se legati a preconcetti – spiega Simone Mancini ricercatore dipartimento di scienze Veterinarie dell’Università di Pisa - Il nostro studio suggerisce che un approccio educativo e informativo può essere una buona strategia per ridurre il meccanismo di rigetto verso gli insetti edibili, migliorando anche la valutazione delle proprietà sensoriali”.

Per i consumatori europei è infatti sempre più vicino l’arrivo degli insetti in tavola. Dopo il parere favorevole dell'Efsa, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, gli Stati membri dell'Ue hanno appena autorizzato a inizio maggio la commercializzazione come alimento del Tenebrio molitor (più comunemente conosciuto come tarma della farina). Il "nuovo alimento" potrà quindi essere immesso in commercio come insetto essiccato intero o come farina per biscotti, barrette proteiche e pasta.

“Attualmente gli insetti rappresentano un settore alimentare di nicchia in Europa, e numerosi Stati membri ne segnalano un consumo umano occasionale – aggiunge la professoressa Roberta Moruzzo dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Ateneo pisano - Tuttavia l'uso di insetti come fonte di alimenti e mangimi ha, potenzialmente, importanti benefici per l’ambiente, l’economia e la sicurezza della disponibilità alimentare, in una logica di economia circolare”.

Lo studio degli insetti edibili è uno dei filoni di ricerca portati avanti da tempo al dipartimento di scienze Veterinarie dell’Università di Pisa. Simone Mancini è anche coordinatore anche della Summer School di Ateneo su “Insects as Feed and Food” che si terrà il prossimo 12-16 Luglio 2021. Per l’Ateneo pisano hanno inoltre collaborato alla ricerca la professoressa Gisella Paci e le dottoresse Roberta Nuvoloni e Beatrice Torracca.

s200_pietro.croce.jpgCresce il contributo dell’Università di Pisa al governo Draghi. Il professor Pietro Croce (foto), associato di Tecnica delle Costruzioni presso il Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale, è stato chiamato a far parte della Commissione di studio sui cambiamenti climatici, infrastrutture e mobilità sostenibili del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili.

Istituita il 7 aprile scorso dal Ministro Enrico Giovannini e guidata da Carlo Carraro, professore ordinario di Economia Ambientale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, la Commissione ha l’incarico di individuare, entro sei mesi, come le sfide derivanti dai cambiamenti climatici impattano e impatteranno sulle infrastrutture e i sistemi di trasporto, e di proporre iniziative per anticipare e mitigare i rischi ai quali il sistema infrastrutturale, anche a livello di singole città, è esposto, aumentandone resilienza e capacità di adattamento.

«La scuola pisana di ingegneria delle costruzioni è una realtà da sempre molto apprezzata e questa nomina è un’ulteriore conferma del suo prestigio – ha commentato il Rettore dell’Università di Pisa, Paolo Mancarella – Mi congratulo con il prof. Pietro Croce per questo nuovo incarico che saprà ricoprire con la consueta professionalità. È un docente di valore e la sua nomina da parte del Ministro delle Infrastrutture è motivo di grande orgoglio per il nostro Ateneo che, di giorno in giorno, vede crescere il proprio apporto scientifico alle attività più delicate del Governo in carica».

Tra i massimi esperti internazionali sui temi dell'affidabilità strutturale e sicurezza delle strutture e dei ponti; delle analisi di vulnerabilità sismica, adeguamento sismico e consolidamento di strutture esistenti; delle tecniche costruttive innovative; delle tecniche di isolamento delle vibrazioni, della resistenza al fuoco e degli effetti del cambiamento climatico sulle costruzioni, il professor Pietro Croce è responsabile dell'Unità di Ricerca di Pisa in numerosi programmi di ricerca finanziati dalla Comunità Europea e da importanti industrie o associazioni. Già membro della “Commissione esperta di supporto alle decisioni” per la messa in sicurezza e la demolizione del Ponte Morandi di Genova, il prof. Pietro Croce è membro del Comitato Guida per la Ristrutturazione del Policlinico Umberto I di Roma e fa parte di numerose commissioni e gruppi di esperti nazionali e internazionali.

In particolare, nell’ambito del TC250 del CEN è presidente (Convenor) dell’HGB (Horizontal Group Bridges) - che coordina tutti gli Eurocodici strutturali relativi ai ponti - e dell’AHG (Ad Hoc Group) “Crane supporting structures”.
È membro, inoltre, del Collegio dei Docenti di Dottorato Internazionale in Civil and Environmental Engineering. Mentre in passato Pietro Croce è stato Vice-direttore del Dipartimento di Ingegneria Strutturale e presidente del Corso di Studi in Ingegneria delle Costruzioni Civili. Oltre ad aver fatto parte del Consiglio della Scuola di Dottorato "Leonardo da Vinci" dell'Università di Pisa.

Le sue ricerche si concentrano, in primo luogo, sull'analisi della fatica e carichi da traffico nei ponti e nei ponti strallati e sospesi; sulla valutazione della fatica e fatica oligociclica nelle strutture metalliche e nelle strutture in cemento armato e relative tecniche di riparazione; nel monitoraggio delle strutture, con particolare riferimento agli edifici e ai ponti monumentali; nell'analisi non lineare e rigidezza equivalente dei cavi e degli stralli, con speciale riferimento ai ponti strallati e sospesi. È autore di oltre 240 memorie pubblicate su riviste e in atti di convegno nazionali e internazionali, è topic editor della rivista Applied Science e revisore di numerose riviste scientifiche internazionali.

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