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Dal CrossLab dell’Università di Pisa il sistema di sorveglianza che ferma le macchine se il lavoratore non indossa i dispositivi di sicurezza
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PER
Aperto il bando rivolto a docenti, ricercatori e ricercatrici dell’Ateneo, le candidature scadono lunedì 30 marzo
RICERCA
Oltre 1.400.000 euro per sviluppare progetti di frontiera che vanno dalla chimica alla letteratura, dalla matematica...
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Prospettive

Rinunciare alle bottigliette di plastica? Sì, si può
C’è un modo molto semplice per misurare la serietà di un impegno ambientale: guardare ai numeri. E i numeri del progetto “Acqua Pubblica – Erogatori” dell’Università di Pisa parlano con una chiarezza che lascia poco spazio alle retoriche. Dal 20 giugno al 31 ottobre 2025, i 66 erogatori installati nelle diverse sedi dell’Ateneo hanno distribuito circa 324.800 litri di acqua, equivalenti a 649.600 bottiglie di plastica da mezzo litro, secondo i dati forniti da Acquaviva, la ditta che ha attualmente l’appalto degli erogatori. Tradotto in termini materiali, significa aver evitato la produzione e il consumo di circa 6,5 tonnellate di plastica in pochi mesi.

C’è un modo molto semplice per misurare la serietà di un impegno ambientale: guardare ai numeri. E i numeri del progetto “Acqua Pubblica – Erogatori” dell’Università di Pisa parlano con una chiarezza che lascia poco spazio alle retoriche.

Dal 20 giugno al 31 ottobre 2025, i 66 erogatori installati nelle diverse sedi dell’Ateneo hanno distribuito circa 324.800 litri di acqua, equivalenti a 649.600 bottiglie di plastica da mezzo litro, secondo i dati forniti da Acquaviva, la ditta che ha attualmente l’appalto degli erogatori. Tradotto in termini materiali, significa aver evitato la produzione e il consumo di circa 6,5 tonnellate di plastica in pochi mesi. Non una dichiarazione di principio, ma un impatto ambientale concreto e misurabile.

Dietro questi numeri c’è una scelta politica e culturale precisa realizzata grazie alla collaborazione con il gestore pubblico Acque SpA: investire sull’acqua pubblica come bene comune, accessibile e controllato. L’Università di Pisa ha deciso di sostituire progressivamente l’acqua in bottiglia venduta nei distributori automatici con sistemi di erogazione diretta, integrando questa decisione nelle proprie Linee Guida per gli Eventi Sostenibili, dove si raccomanda per ciascun evento organizzato presso l’Ateneo o da membri della nostra comunità, l’uso di acqua in caraffa da erogatore o l’utilizzo di sistemi a vuoto a rendere mentre si invita esplicitamente a non utilizzare bottiglie di plastica. È una scelta che modifica abitudini quotidiane e, proprio per questo, incide in profondità.
Il vantaggio ambientale è evidente. Ridurre 6,5 tonnellate di plastica significa meno produzione di materiale vergine, meno trasporti, meno rifiuti, meno emissioni lungo l’intera filiera. In un’epoca in cui la transizione ecologica rischia di rimanere un’espressione astratta, qui si traduce in una pratica quotidiana, ripetuta migliaia di volte al giorno da studentesse, studenti, personale tecnico-amministrativo e docenti.

Ma non è solo una questione ambientale. Negli ultimi anni la comunità scientifica ha documentato con crescente preoccupazione la presenza di micro e nanoplastiche nell’acqua in bottiglia. Uno studio pubblicato nel 2024 su Proceedings of the National Academy of Sciences (Qian et al. 2024) ha rilevato concentrazioni significative di particelle plastiche microscopiche nell’acqua confezionata, sollevando interrogativi rilevanti sugli effetti a lungo termine per la salute umana. Ridurre il consumo di acqua in plastica significa quindi anche ridurre un’esposizione potenziale a queste particelle.

E poi c’è il dato economico, forse il più sorprendente. L’acqua erogata nel periodo giugno-ottobre 2025, è costata circa 1.500 euro all’Ateneo. Se la stessa quantità di acqua fosse stata acquistata dalla nostra comunità universitaria nella forma di bottigliette di plastica da mezzo litro sarebbe costata non meno di 162.000 euro. Oltre cento volte di differenza. In sostanza, il costo dell’acqua, il bene primario di cui non possiamo fare a meno, in realtà rappresenta una parte infinitesimale del costo totale perché la quasi maggioranza del costo è relativa all’acquisto dell’involucro e del suo brand. È difficile trovare un’altra misura di sostenibilità capace di combinare in modo così evidente beneficio ambientale, tutela della salute e risparmio individuale e collettivo. L’investimento diretto dell’Ateneo si traduce in un vantaggio economico per tutta la popolazione universitaria, dimostrando che la sostenibilità, quando è ben progettata, non è un costo ma un moltiplicatore di valore.

Il progetto è stato costruito in stretta collaborazione con Acque SpA, che ha svolto saggi e campionamenti dell’acqua prima dell’avvio, garantendo standard qualitativi elevati e trasparenza. L’Ateneo attraverso la ditta appaltatrice svolge controlli periodici sulla qualità dell’acqua erogata, che sono messi a disposizione dei delegati della sostenibilità di tutte le strutture. La partnership non si è limitata agli aspetti tecnici: è stata avviata anche una collaborazione comunicativa, con la diffusione del Decalogo per l’uso responsabile dell’acqua, volto a promuovere comportamenti consapevoli e rispettosi di una risorsa fondamentale. Il Decalogo è stato installato in corrispondenza di ciascun erogatore, consentendo a chi riempie la propria borraccia di ottenere suggerimenti utili e facilmente replicabili. Inoltre, periodicamente l’ateneo insieme ad Acque SpA ha organizzato degli eventi di sensibilizzazione della sua comunità, con distribuzioni di borracce riutilizzabili nei diversi poli didattici.

A coordinare e seguire il progetto per la Commissione per lo sviluppo sostenibile dell’Ateneo è stata la professoressa Giulia Romano, esperta di gestione delle aziende del settore idrico, che ha accompagnato tutte le fasi dell’iniziativa, dalla progettazione al monitoraggio dei risultati, coordinato assieme all’Unità Sostenibilità dell’Ateneo. E’ grazie ad un lavoro di regia attento e competente e al coinvolgimento del personale tecnico-amministrativo se l’idea si è trasformata rapidamente in un risultato tangibile.

In tempi in cui la sostenibilità rischia di essere ridotta a slogan o a operazioni simboliche, e talvolta stigmatizzata, l’esperienza dell’Università di Pisa mostra che cambiare è possibile. Non servono tecnologie avveniristiche né investimenti faraonici. Talvolta basta scegliere diversamente: rinunciare a una bottiglietta usa e getta, riempire una borraccia, fidarsi dell’acqua pubblica.

In pochi mesi, centinaia di migliaia di gesti individuali hanno generato un impatto collettivo significativo. E questo, forse, è l’aspetto più interessante: la dimostrazione che la transizione ecologica non è un orizzonte lontano, ma una somma di scelte quotidiane semplici e convenienti. E che, quando un’istituzione pubblica decide di guidarle con coerenza, i risultati possono essere straordinari. Ci auguriamo che questa esperienza possa fare da apripista, diventando un modello replicabile e capace di estendersi ad altri istituti educativi e alle organizzazioni del nostro territorio, contribuendo così a generare un impatto positivo e duraturo nella nostra città e nell’intera regione.

Qian, N., Li, Y., Ren, Z., Zhang, Y., & Yan, Z. (2024). Rapid single-particle analysis of nanoplastics and microplastics in bottled water. Proceedings of the National Academy of Sciences, 121(3), e2313147121.

Elisa Giuliani, Prorettrice Sostenibilità e Agenda 2030
Giulia Romano Referente Acqua e Rifiuti Commissione per lo Sviluppo Sostenibile di Ateneo

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Elisa Giuliani, Giulia Romano

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