studenti_Sapienza
I nuovi corsi, le novità su contribuzione studentesca e accoglienza con il Progetto Primo Anno e la nuova campagna promozionale video "Unipi. Da qui una nuova storia"
cross_incubation_week
Tante opportunità di studio all’estero grazie a una varietà di accordi, programmi e convenzioni con paesi europei ed extra-europei
palagi2
Tre interviste andranno in onda nelle puntate del 12 e 29 luglio e del 12 agosto su...
piccioni_1
Uno studio dell’Università di Pisa mostra che i cambiamenti dell’ambiente urbano, tra cui la corretta gestione...
palagi2
Tre interviste andranno in onda nelle puntate del 12 e 29 luglio e del 12 agosto su...
piccioni_1
Uno studio dell’Università di Pisa mostra che i cambiamenti dell’ambiente urbano, tra cui la corretta gestione...
palagi2
Tre interviste andranno in onda nelle puntate del 12 e 29 luglio e del 12 agosto su Rai 1
cross_incubation_week
Tante opportunità di studio all’estero grazie a una varietà di accordi, programmi e convenzioni con paesi...
piccioni_1
Uno studio dell’Università di Pisa mostra che i cambiamenti dell’ambiente urbano, tra cui la corretta gestione...
cross_incubation_week
Tante opportunità di studio all’estero grazie a una varietà di accordi, programmi e convenzioni con paesi...
piccioni_1
Uno studio dell’Università di Pisa mostra che i cambiamenti dell’ambiente urbano, tra cui la corretta gestione...
Biblioteca-di-Antichistica-linguistica-germanistica64
Confermati nel loro ruolo Biancamaria Rizzardi, Antonio Cisternino e Lorenzo Peruzzi

Prospettive

La biodiversità non si tutela aumentando la pressione venatoria
La biodiversità è una rete complessa di relazioni tra specie, habitat e attività umane. Per questo ogni intervento che riguarda la fauna selvatica dovrebbe partire da un principio semplice: conoscere prima di agire. Servono dati, monitoraggi, competenze scientifiche indipendenti e una valutazione attenta degli effetti sugli ecosistemi.

La biodiversità è una rete complessa di relazioni tra specie, habitat e attività umane. Per questo ogni intervento che riguarda la fauna selvatica dovrebbe partire da un principio semplice: conoscere prima di agire. Servono dati, monitoraggi, competenze scientifiche indipendenti e una valutazione attenta degli effetti sugli ecosistemi.

Il disegno di legge S.1552, approvato dal Senato e ora in passaggio alla Camera, modifica la legge 157/1992 sulla protezione della fauna selvatica e sul prelievo venatorio. È un tema che merita attenzione pubblica, perché riguarda non solo la caccia, ma il modo in cui il nostro Paese sceglie di proteggere la fauna, gli habitat e il patrimonio naturale comune.

La gestione della fauna selvatica è certamente una questione reale. Esistono conflitti con alcune attività umane, danni alle coltivazioni, problemi sanitari e situazioni che richiedono interventi mirati. Ma proprio perché il tema è serio, non può essere affrontato con soluzioni semplicistiche. Aumentare tempi, spazi e occasioni di caccia non significa automaticamente gestire meglio la fauna. In alcuni casi può anzi produrre risultati limitati o difficili da valutare, se non è accompagnato da obiettivi chiari, monitoraggi accurati e una pianificazione fondata su criteri scientifici.

Il caso del cinghiale è emblematico. Si tratta di una specie molto adattabile, con elevata capacità riproduttiva, favorita da cambiamenti nell’uso del suolo, disponibilità alimentare, trasformazioni degli habitat e cambiamenti climatici. La letteratura scientifica europea mostra che la caccia ricreativa, da sola, non è sufficiente a contenere stabilmente l’aumento delle popolazioni. Questo non significa negare la necessità di interventi di gestione in alcuni contesti, ma distinguere tra controllo faunistico pianificato e ampliamento generalizzato dell’attività venatoria.

Preoccupa anche l’eventuale estensione della caccia in aree naturali, demaniali e costiere. Questi ambienti non sono spazi vuoti. Spiagge, dune, zone umide e boschi litoranei ospitano specie animali e vegetali spesso molto sensibili al disturbo. Le piante delle dune, ad esempio, non sono semplici “erbacce”, ma trattengono e stabilizzano la sabbia, andando a contrastare l’erosione costiera e rendono possibile la presenza di habitat di grande valore naturalistico. Il calpestio continuo può compromettere equilibri delicati, spesso già messi sotto pressione da turismo, urbanizzazione e crisi climatica.

C’è poi un tema legato alla sicurezza: le aree naturali sono luoghi di fruizione pubblica, ricerca, educazione ambientale e benessere. La loro gestione deve conciliare la tutela della biodiversità, la conservazione degli habitat e la sicurezza delle persone.
Una politica moderna della fauna dovrebbe rafforzare, non indebolire, il ruolo degli organismi tecnico-scientifici indipendenti. In questa prospettiva, desta preoccupazione il ridimensionamento del ruolo dell’ISPRA, principale riferimento tecnico-scientifico nazionale per la gestione e la tutela della fauna selvatica. Dovrebbe invece puntare su monitoraggio, prevenzione dei conflitti, protezione degli habitat, ripristino ecologico, educazione ambientale e interventi proporzionati, valutabili nei risultati.

La biodiversità non si tutela aumentando la pressione venatoria. Si tutela con conoscenza, responsabilità e scelte fondate sulla scienza. In un tempo in cui gli ecosistemi sono già esposti a pressioni crescenti, il principio di precauzione non è un ostacolo: è una forma di buon governo del territorio e del futuro.

Valentina Serra e Daniela Ciccarelli Referente Biodiversità Commissione per lo Sviluppo Sostenibile di Ateneo

cosa
Valentina Serra e Daniela Ciccarelli

Altre News

Il riconoscimento è stato assegnato durante la 62ª Scuola Internazionale di Fisica Subnucleare di Erice
Partecipazione record al bando che conferma il crescente interesse internazionale per gli studi sulla pace
Unipi invita studentesse e studenti a partecipare all'indagine europea Eurostudent dedicata a conoscere la popolazione studentesca
Il riconoscimento è stato assegnato durante la 62ª Scuola Internazionale di Fisica Subnucleare di Erice
Partecipazione record al bando che conferma il crescente interesse internazionale per gli studi sulla pace
Unipi invita studentesse e studenti a partecipare all'indagine europea Eurostudent dedicata a conoscere la popolazione studentesca
cinesi_studenti_2026
Gli studenti della Marine Graduate School in Cina sono tornati a Pisa per il quarto Internship 

Dal 29 giugno al 3 luglio, 43 studenti della Zhejiang Ocean University hanno partecipato alla quarta edizione dell’Internship organizzato dall’Università di Pisa nell’ambito della Zhejiang Ocean University – University of Pisa Marine Graduate School, la scuola sino-italiana nata dalla collaborazione tra i due Atenei. Gli studenti sono iscritti ai due corsi di doppio titolo magistrale in Biologia Marina e Biosicurezza e Qualità degli Alimenti, frutto di una collaborazione avviata nel 2015 con il double degree in Marine Biology e consolidata nel 2017 con l’istituzione della Marine Graduate School, riconosciuta ufficialmente dal Governo cinese.

L'Università di Pisa verso uno Smoke Free Campus
Lug
16
Lug
17
Spettacolo teatrale con Elio Germano e Teho Teardo...