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Nell'ansa dell’Arno che ospita la frazione di Campo, S. Giuliano Terme, la splendida zona naturalistica lacustre diventerà un laboratorio a cielo aperto per il team di robotica subacquea del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa, che condurrà nelle acque diversi esperimenti che consentiranno un monitoraggio permanente e non invasivo dell’area.

E' stato infatti inaugurato il 13 aprile un accordo tra il Comune di San Giuliano Terme e il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, che consentirà ai ricercatori di fruire del lago per mettere al lavoro Zeno, un drone subacqueo autonomo in grado di monitorare lo stato del fondale e delle acque.

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Il team del DII, secondo a sinistra Riccardo Costanzi, a seguire Andrea Caiti, Filippo Pancrazzi assessore del comune di San Giuliano Terme ed Elena Fantoni del servizio ambiente del comune di San Giuliano Terme


Per l'occasione, Zeno ha effettuato il primo monitoraggio, alla presenza dell'assessore all'ambiente del Comune di San Giuliano Terme, Filippo Pancrazzi, e del Direttore del Dipartimento di Ingegneria dell'Informazione (DII) dell'Ateneo Pisano, Andrea Caiti.

“A bordo del robot abbiamo vari sensori, incluso un side scan sonar - spiega Riccardo Costanzi, docente di robotica al DII - Da Zeno partiranno segnali acustici diretti al fondale, per stabilire in modo preciso la profondità grazie all’analisi dell'eco riflessa. Manderemo anche onde acustiche diffuse, per comprendere sia la conformazione del fondale sia le dimensioni della fauna marina che ci vive. In questo modo saremo anche in grado di individuare ed identificare eventuali oggetti presenti sul fondale.Inoltre, il robot è dotato di telecamera. Dopo il suo monitoraggio potremo quindi unire le informazioni visive e quelle acustiche, ed avere una mappatura precisa del lago. Questa convenzione ci permette di sperimentare diverse funzionalità del robot in un ambiente protetto come quello del lago e, al contempo, di mettere a disposizione del Comune di S. Giuliano Terme informazioni di montaggio ambientale sempre aggiornate”.

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“Supportare la scienza e la ricerca mettendo a disposizione un luogo meraviglioso come l'area dei laghetti di Campo è motivo d'orgoglio per la nostra amministrazione - commenta l'assessore all'ambiente Filippo Pancrazzi -. La ricerca scientifica è, peraltro, inserita nella scheda norma del Poc relativa alle attività a cui è dedicata l'area dei laghetti. Ringrazio l'Università di Pisa, con cui collaboriamo sempre con piacere, in particolare il Dipartimento di Ingegneria dell'Informazione. Un tema fondamentale che questa collaborazione mette in evidenza è la tutela ambientale, che deve essere sempre più al centro delle agende politiche”.

"I laghetti di Campo hanno una grande potenzialità - aggiunge il sindaco di San Giuliano Terme Sergio Di Maio -, in questa occasione nel campo della ricerca scientifica incentrata sulla tutela ambientale. Grazie al Dipartimento d'Ingegneria dell'Informazione dell'Università di Pisa per il lavoro e la condivisione: da noi le porte saranno sempre aperte per collaborare".

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“Ringraziamo il Comune di San Giuliano Terme per questa opportunità - conclude Andrea Caiti, Direttore del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione - Il robot Zeno proviene direttamente dai nostri CrossLab, laboratori che ospitano le tecnologie più mature e all'avanguardia in tutti i settori chiave della trasformazione digitale del 4.0. Accordi di questo tipo ci consentono di metterle a punto e adattarle alle esigenze specifiche degli enti pubblici e delle aziende, in questo caso le amministrazioni impegnate nella tutela del nostro territorio, e che nel prossimo futuro potranno avvalersi degli ultimi risultati della ricerca di frontiera.”

brunori.pngLa "ricerca per la sostenibilità" come chiave per affrontare le grandi sfide future quali il cambiamento climatico, la povertà e le disuguaglianze, anche e soprattutto alla luce della situazione post-covid. Le linee guida che dovranno indirizzare questa trasformazione sono descritte in un articolo appena uscito sulla rivista “Nature Food”.

Si tratta di una sintesi del lavoro svolto da un gruppo di esperti nominati dalla Commissione europea nell'ambito del Comitato permanente per la ricerca agricola. Il gruppo di esperti coordinato dal professore Gianluca Brunori (foto) dell’Università di Pisa ha lavorato tra il 2019 e il 2020 al rapporto Resilience and Transformation pubblicato alla fine del 2020 sul sito web della Commissione UE.

L'articolo dunque enuncia e discute quattro principi cardine: responsabilità (che assume un'attenzione da parte del ricercatore agli effetti della propria ricerca), pluralità (che coinvolge nel processo di ricerca più voci e sensibilità), apertura (che tende a superare la separazione tra discipline) e collaborazione (che concepisce la ricerca come azione collettiva).

“Nell'ambito agro-alimentare, ad esempio, questo vuol dire che la ricerca dovrà contribuire a cambiare profondamente il modo con cui si produce, si trasforma, si distribuisce e si consuma il cibo con l’obiettivo di ridurre l'inquinamento, la perdita di biodiversità, gli sprechi e l'obesità – spiega Gianluca Brunori – per questo occorre rifondare il rapporto scienza e politica allocando in modo diverso le risorse e coinvolgendo soggetti, valori e interessi diversi”.

Azioni sostenibili che hanno un impatto diretto sul territorio e la città, si va dalla mobilità casa lavoro, alla gestione del verde e delle risorse come acqua ed energia in Ateneo sino all’organizzazione di iniziative di sensibilizzazione su specifici temi. Venerdì 18 marzo alle 10 la Commissione per lo Sviluppo sostenibile di Ateneo (CoSA) racconta i progetti in cantiere e il lavoro svolto nei primi due primi anni dal suo insediamento di fronte al Senato Accademico e al Consiglio di Amministrazione in seduta congiunta.


L'incontro, dal titolo "La sostenibilità è una CoSA seria", è aperto alla città e a tutti gli interessati grazie alla diretta streaming sul canale YouTube di Ateneo. Dopo i saluti del Rettore Paolo Mancarella, il presidente della Commissione Marco Raugi coordinerà gli interventi dei componenti della commissione referenti delle varie aree: Daniele Antichi parlerà di spazi verdi ed ecosistemi, Carlo Carminati di mobilità sostenibile, Elisa Giuliani di gestione di acqua e rifiuti Luca Lanini di architettura sostenibile, Maria Luisa Cialdella di energia e Giovanna Pizzanelli di cultura della sostenibilità.

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Fra le varie iniziative realizzate e in progress ci sono quindi ad esempio l’organizzazione di giornate evento “Pianta un albero in ateneo” o l’escursione sui monti pisani per il Climbing for Climate della Rus, il censimento della biodiversità vegetale e animale in Ateneo, il progetto della ciclabile per il nuovo dipartimento di Scienze veterinarie a San Piero a Grado in partnership col Comune di Pisa e le convenzioni Helbiz e Bitmobility per il car sharing. Sul versante energy, dal gennaio 2021 l’Università di Pisa assorbe energia elettrica prodotta esclusivamente con Certificazione di Garanzia di Origine da fonte rinnovabile (GO). Questo a fronte di un consumo annuo medio di 26 GWh di energia elettrica, equivalente a circa 10.000 appartamenti di medie dimensioni. Per quanto poi riguarda la gestione dell’acqua, sono stati installati 15 erogatori in collaborazione con Acque spa a cui se ne aggiungeranno altri 16.
Nel corso di questi due anni la Commissione per lo Sviluppo sostenibile di Ateneo ha inoltre prodotto due Rapporti di Sostenibilità, inserito l’Ateneo nel THE Ranking "Green" ottenendo buone valutazioni su temi specifici e risultando complessivamente nel top 35% degli Atenei a livello mondiale. Inoltre tra le prime in Italia ha attivato una offerta formativa completa di corsi multidisciplinari, che vanno dalla Laurea Triennale ad un Master, sull’Agenda 2030 e gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile.

"Le Università, sia per il loro ruolo sociale, sia in quanto collettività numerose, svolgono un ruolo fondamentale per l’affermazione della cultura della sostenibilità e la messa in pratica di nuovi modelli di sviluppo e di comportamento - ha commentato il Rettore, Paolo Mancarella - Partendo da questa consapevolezza, l'Università di Pisa, ormai da anni, sta compiendo azioni concrete in questa direzione che, grazie al lavoro svolto dalla Commissione per lo Sviluppo sostenibile di Ateneo, mirano a dare un contributo incisivo allo sviluppo sostenibile. Si tratta di un atto di responsabilità sociale che ci tenevamo a condividere con i nostri concittadini, affinché sapessero cosa stiamo facendo, consci che la nostra comunità universitaria, dati i suoi numeri, può avere un impatto importante sulla qualità della vita di tutta Pisa".


La Commissione per lo Sviluppo Sostenibile di Ateneo (CoSA) è stata istituita nel 2020 e resterà in carica sino al 2023. Ne fanno parte 18 componenti fra docenti, personale tecnico/amministrativo e studenti. Per restare aggiornati sulle sue attività il sito è https://sostenibile.unipi.it

A questo link i materilai e il report della giornata: https://sostenibile.unipi.it/2022/03/21/la-sostenibilita-e-una-cosa-seria-rivivi-levento-in-streaming/

 

 

Si chiama RECOVER (Development of innovative biotic symbiosis for plastic biodegradation and synthesis to solve their end of life challenges in the agriculture and food industries), ed è un progetto finanziato dall’Unione Europea che punta a studiare la biodegradazione della plastica usata nel packaging industriale e nelle attività agricole sfruttando l’attività di insetti, lombrichi e funghi. Lo scopo è quello di progettare sistemi innovativi di compostaggio dove le plastiche differenziate in modo errato possano venire letteralmente “mangiate” da questi organismi.

 

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Il consorzio include partners da Italia, Germania, Spagna, Belgio, Gran Bretagna e Portogallo. Tra i partners italiani anche il Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale dell’Università di Pisa (DICI), dove il gruppo di ricerca in Ingegneria Chimica si occupa di verificare la biodegradazione dei diversi materiali post trattamento, e di sviluppare la logistica e la progettazione degli impianti di compostaggio del futuro.

“Nel settore agroalimentare - commenta Patrizia Cinelli, docente di Fondamenti Chimici delle Tecnologie al DICI - si ricicla solo circa il 30% della plastica impiegata nel packaging o in agricoltura. La maggior parte finisce dispersa nell’ambiente o nei termovalorizzatori. In questo scenario, l’analisi dei tempi e dei modi di biodegradazione della plastica dispersa nell’ambiente assume una grande rilevanza: dobbiamo capire in quanto tempo si biodegrada, e se facendolo ha un impatto sull’inquinamento del suolo. Il riciclo è difficile, perché richiede che le varie plastiche siano separate, e spesso quelle usate per gli imballaggi del cibo ne contengono residui.

 


Parte del lavoro di RECOVER consiste nell’individuare le plastiche più adatte ad essere biodegradate, definendo metodi adatti a raccoglierle e pretrattarle, per poterle poi “dare in pasto” a enzimi e microorganismi”.
Gli insetti e i microorganismi sono stati selezionati studiandone le caratteristiche in natura e potenziandoli poi con enzimi che li rendono maggiormente in grado di assorbire le quantità di plastica necessaria. Tra gli organismi selezionati l' Eisenia foetida (verme rosso californiano) il Lumbricus Terrestris (lombrico comune) e Tenebrio molitor (tarma della farina) e Galleria mellonella (tarma della cera).

“In una ulteriore fase di sviluppo del progetto - prosegue Patrizia Cinelli - dallo scheletro degli insetti verrà estratta la chitina, da cui si produce anche il chitosano, con note proprietà anti-microbiche valorizzabili in prodotti per imballaggio attivo, agricolo, e cura della persona, mentre dai residui organici degli insetti e dei lombrichi si potrà produrre biofertilizzante.

”La sfida - conclude- è quindi quella di progettare processi di compostaggio condotti da enzimi e microorganismi in grado di trattare in modo adeguato le frazioni di plastica e microplastica che arrivano al compostaggio insieme al rifiuto organico derivanti principalmente dalla produzione e commercializzazione degli alimenti, e dalle pratiche agricole.
La messa a punto di una catena di smaltimento virtuosa non toglie che del lavoro debba essere fatto per ridurre al minimo l’impiego di plastica nel packaging e gli sprechi alimentari, ma almeno avremo a nostra disposizione uno strumento in più per limitare gli immensi danni all’ambiente che ora provoca la dispersione della plastica nel suolo e nel mare”.

 

Quarantadue specie aliene, con popolazioni anche numericamente consistenti, sono state ritrovate nei porti di Livorno, Bastia e Olbia, si tratta soprattutto di crostacei, vermi policheti, molluschi e altri invertebrati. La notizia arriva da uno studio dell’Università di Pisa pubblicato sulla rivista Marine Pollution Bulletin che per la prima volta ha anche valutato quali delle zone interne alle aree portuali siano più soggette alle bioinvasioni.

“Le bioinvasioni rappresentano ad oggi una delle principali problematiche ecologiche che interessano gli ecosistemi marini, specialmente nel Mediterraneo – spiega Alberto Castelli, professore ordinario del Dipartimento di Biologia dell’Ateneo pisano - lo studio degli ambienti portuali riveste quindi un particolare interesse proprio perché si tratta di aree particolarmente suscettibili alle bioinvasioni dove le specie aliene, volontariamente o accidentalmente introdotte dall’uomo, costituiscono un rischio per la biodiversità locale”.

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Foto a sinistra: Il Dott. Jonathan Tempesti durante le fasi di un campionamento, seguito da studenti del Corso di Laurea Triennale in Scienze Biologiche e del Corso di Laurea Magistrale in Biologia Marina dell’Università di Pisa.
Foto a destra: Il gruppo di ricerca dell’Università di Pisa. Da sinistra: Dott. Jonathan Tempesti (Dipartimento di Biologia), Prof. Ferruccio Maltagliati (Dipartimento di Biologia), Prof. Claudio Lardicci (Dipartimento di Scienze della Terra), Dott. Joachim Langeneck (Dipartimento di Biologia), Prof. Alberto Castelli (Dipartimento di Biologia).

Per rintracciare le specie aliene i ricercatori hanno analizzato il fouling, cioè l’insieme di organismi che vive sui substrati artificiali sommersi come le banchine o le chiglie delle imbarcazioni. Dai dati è dunque emerso che, contrariamente a quanto atteso, l’area turistica dei grandi porti ha una presenza di specie aliene molto maggiore rispetto a quella commerciale, che è direttamente interessata dal traffico marittimo internazionale.
“Lo studio del fouling risulta di particolare importanza al fine di comprendere l’identità degli invasori, i loro meccanismi di introduzione e i loro effetti sugli ambienti invasi, in particolare sulla biodiversità originaria – dice il dottor Jonathan Tempesti, dottorando del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa - inoltre, l’identificazione delle zone dei porti che risultano più vulnerabili, e dei fattori ambientali e antropici correlati, sono di fondamentale importanza per lo sviluppo di efficaci piani di monitoraggio e di prevenzione”.

La ricerca condotta nei porti di Livorno, Bastia e Olbia è durata due anni ed è stata svolta da un team dell’Università di Pisa da tempo impegnato in studi di biologia marina ed ecologia nelle aree marino-costiere dell’Alto Mar Tirreno. Il gruppo comprende ricercatori e docenti dei dipartimenti di Biologia e di Scienze della Terra. In particolare, questo lavoro fa parte del progetto di dottorato del dottor Jonathan Tempesti ed è stato condotto sotto la supervisione dei professori Ferruccio Maltagliati, Claudio Lardicci e Alberto Castelli, con il fondamentale contributo del dottor Joachim Langeneck. Hanno inoltre collaborato allo studio, che si è avvalso del supporto dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale e della Direction adjointe des Ports et Aéroports de la Collectivité de Corse, il dottor Luigi Romani del Gruppo Malacologico Livornese e la dottoressa Marie Garrido dell’Office de l'Environnement de la Corse.



Arianna Enrichens.jpg.jpegL’avvocata Arianna Enrichens (foto) è la nuova Consigliera di fiducia dell’Università di Pisa. Nominata dal Rettore Paolo Mancarella nel gennaio 2022 a seguito di una procedura di selezione, resterà in carica tre anni sino al 2024.

La figura della Consigliera è stata istituita per la prima in Ateneo nel 2018 su proposta del Comitato Unico di Garanzia (CUG) come importante strumento di gestione dei conflitti e di garanzia del benessere lavorativo. Tutte le persone appartenenti alla comunità universitaria possono rivolgersi alla Consigliera per ottenere supporto contro discriminazioni e molestie in applicazione del Codice Etico dell’Università di Pisa. La Consigliera, in piena autonomia e nel rispetto della riservatezza di tutte le persone coinvolte, presta la sua assistenza, consulenza e attività di ascolto a tutela di chi si ritenga vittima di discriminazioni o molestie adoperandosi per la soluzione del caso.

L’avvocata Enrichens, che succede alla collega Chiara Federici, sarà a disposizione con cadenza mensile (il 23 marzo, il 22 aprile, il 20 maggio e il 22 giugno). Per concordare un appuntamento in assoluta riservatezza è possibile scriverle a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Arianna Enrichens è iscritta all’Albo degli Avvocati di Torino dal 2009 e svolge attività di consulenza, assistenza e docenza nelle materie del diritto civile, del diritto antidiscriminatorio e delle pari opportunità e di diritto della famiglia, con particolare riferimento al tema dell’affrancamento dalla violenza di genere. E’ avvocata del Telefono Rosa di Torino e consulente civilista del Centro Antiviolenza della Città di Torino. Collabora con l’Università di Torino come docente del corso di laurea di Psicologia Criminologica e Forense e nell’ambito di progetti di ricerca. Per due mandati è stata Consigliera di Fiducia del Politecnico di Torino ed è attualmente Consigliera di Fiducia dell’Università di Parma e dell’Arpa Piemonte.

 

 

La professoressa Monica Bini del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa è stata intervistata dalla rivista Nature come geoarcheologa che studia i rapporti tra popolamento e clima . Monica Bini è intervenuta a partire da una ricerca pubblicata sulla rivista “Climate of the Past” frutto di un workshop internazionale che si è svolto a Pisa nel 2019. Focus dell’articolo di Nature è il cambiamento climatico avvenuto 4200 anni fa e il suo influsso sulle civiltà dell’epoca.

“La siccità che ha colpito l’emisfero Nord e il Mediterraneo 4200 anni fa è l’archetipo dell’impatto dei cambiamenti climatici sulle società complesse – spiega Monica Bini - Ci sono evidenze che questo evento possa avere una distribuzione globale e si assiste ad esempio al “collasso” alcuni imperi in Mesopotamia”.

Tuttavia, l’impatto, la durata e le caratteristiche di questo evento climatico sono controversi e l’approfondimento della rivista “Nature” è proprio su questo tema.

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“Nonostante le incertezze cronologiche, i dati che abbiamo analizzato ricostruiscono un clima caratterizzato da inverni asciutti ed estati secche – conclude Bini - e tuttavia le eccezioni a questo andamento ci indicano che i modelli climatici che considerano il Mediterraneo in maniera univoca non siano del tutto corretti, il che costituisce un’indicazione molto importante per definire gli scenari attuali”.

Un laboratorio on line per raccogliere idee e soluzioni innovative e fare di Lucca la prima smart city europea amica degli animali. L’iniziativa partita lo scorso gennaio fa parte del progetto europeo Inhabit (Inclusive Health And wellBeing in small and medium ciTies) coordinato dall’Università di Pisa in partenariato con Comune di Lucca e Lucca Crea.

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Una riunione on line del laboratorio

Cinquanta partecipanti organizzati su cinque tavoli hanno disegnato i primi servizi e le soluzioni per valorizzare l’interazione tra persone e animali in settori sensibili come il supporto alla vita attiva degli anziani, il sostegno per i giovani con difficoltà di apprendimento e l’aiuto per le persone a rischio di emarginazione sociale. Nel laboratorio sono state inoltre lanciate proposte in campo economico, dall’accoglienza turistica, a nuove opportunità occupazionali per giovani imprese.

“A Lucca sono state già progettate le animabili, spazi pubblici dove facilitare le interazioni tra persone e animali, che legheranno il centro con l’acquedotto Nottolini e con il parco fluviale del Serchio – spiega il professore Francesco di Iacovo direttore del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Ateneo pisano – Questa piattaforma partecipativa ora accompagnerà tutto il progetto per disegnare soluzioni per valorizzare gli animali come risorse per accrescere la qualità della vita nelle città”.

Il team dell’Università di Pisa che ha animato il laboratorio è composto da Chiara Mariti, Massimo Rovai, Angelo Gazzano, Carlo Bibbiani, Roberta Moruzzo, Francesco Riccioli come docenti e dalle dottorande Carmen Borrelli e Giulia Granai.

 

L’Università di Pisa ha aderito a “Volontarie e Volontari per l’Educazione”, una iniziativa di Save the Children che ha come obiettivo il recupero degli apprendimenti e della motivazione allo studio di bambine, bambini e adolescenti, dai 9 ai 17 anni colpiti dalla crisi educativa prodotta dalla pandemia Covid-19.

Il 15 febbraio alle ore 15 l’Università di Pisa organizza un incontro informativo per gli interessati e le interessate con Giulia Consolini (Save the Children) e Enza Pellecchia (Direttrice Cisp-referente di Ateneo per il progetto). Per partecipare e ricevere il link per collegarsi occorre mandare una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. entro le ore 18 di venerdì 11 febbraio.

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Possono diventare volontarie e volontari per l’Educazione studenti docenti e personale tecnico amministrativo delle Università. Per iniziare basta compilare il form. Per poter partecipare è necessaria una disponibilità di almeno due momenti a settimana, da 1,5 ore ciascuno (per un totale di 3 ore settimanali), nei giorni compresi tra lunedì e venerdì, di pomeriggio (nella fascia oraria 14-18). Il tutto per un periodo minimo di 3 mesi.

Tutti i volontari e le volontarie saranno supportati attraverso due iniziative formative prima di poter essere pronti a iniziare il loro percorso. La prima, da fare quando si preferisce poiché on-demand, avrà la durata di 4 ore, la seconda sarà di 2 ore in un webinar live e permetterà un confronto diretto con lo staff e si potranno fare domande sul progetto.

Per maggiori informazioni guarda il video, visita la pagina del sito di Save the Children dedicata al progetto  o scrivi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

In Italia le persone a rischio di povertà alimentare sono il 22,3% dell'intera popolazione, un tasso che varia a livello regionale dal 14,6% dell’Umbria, al 29,6% dell’Abruzzo, al 18,7 % della Toscana, con elevati livelli di disuguaglianze soprattutto per quanto riguarda ortaggi, carne e pesce. Questi dati emergono da uno studio pubblicato sulla rivista Social Indicators Research firmato da Stefano Marchetti dell’Università di Pisa e Luca Secondi dell’Università della Tuscia a partire dall'Indagine sulla Spesa delle Famiglie italiane del 2017 dell'Istat.

“L’indagine – sottolinea Stefano Marchetti, professore di statistica del Dipartimento di Economia e Management – non riguarda la povertà assoluta, cioè l’impossibilità di comprare un dato paniere di beni alimentari, ma la povertà relativa, ovvero coloro che hanno una capacità di spesa per alimenti al di sotto di una certa soglia media che in Italia si attesta intorno ai 162 euro procapite, cifra che varia da regione a regione e da ricalibrare nel caso di famiglie numerose”.

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Accanto a questo indice i ricercatori hanno inoltre fatto una stima dell’insicurezza alimentare degli italiani, condizione che si ha quando la quota della spesa per il cibo supera il 40% della spesa totale. Dall’analisi emerge che in Italia questa condizione riguarda il 3,6% della popolazione, circa 2 milioni di persone, con un massimo in Calabria (9,7%) e un minimo in Veneto (0,9%), Friuli (1,2%) e Toscana (1,5%).


“Destinare una quota elevata della propria spesa al solo cibo – commenta Marchetti - denuncia una difficoltà a sostenere le spese per la casa, la salute e i servizi di base necessari, mettendo le persone a rischio di esclusione sociale, questo naturalmente richiede interventi e politiche economiche volti a consentire condizioni di vita più eque e sostenibili per l'intera popolazione, specie se consideriamo che la ricerca traccia un quadro pre-pandemia e che il COVID19 potrebbe aver incrementato le disuguaglianze a livello nazionale”.

L’articolo pubblicato su Social Indicators Research fa parte di una serie di studi sulla povertà che alcuni degli statistici dell’Università di Pisa portano avanti da diversi anni, facendosi promotori e membri dal 2015 del Centro Interuniversitario di Ricerca e Servizi sulla Statistica Avanzata per lo Sviluppo Equo e Sostenibile – Camilo Dagum.



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