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Il 9 e 10 settembre al Palazzo della Sapienza dell’Università di Pisa si svolgerà in primo convegno nazionale di RUniPace, la Rete delle Università italiane per la pace (www.runipace.org), con la partecipazione dei/delle referenti dei 67 Atenei aderenti alla Rete.

L’inaugurazione alle 11 è affidata agli interventi del Rettore di Pisa Paolo Mancarella e di quello di Brescia Maurizio Tira, promotori della Rete, nata come iniziativa CRUI. Seguirà un bilancio delle attività con la presentazione di un complesso lavoro di mappatura condotto in questi anni che ha fatto emergere – a livello nazionale - competenze preziose, ricerche, progetti sul tema del conflitto e della costruzione della pace con mezzi pacifici. A conclusione ci sarà l’elezione degli organi e la costituzione di tavoli di lavoro.

 

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"In uno dei momenti più drammatici degli ultimi settant'anni Pisa diviene, per due giorni, la capitale dei costruttori di Pace - commenta il Rettore dell'Università di Pisa, Paolo Mancarella - Con questo primo convegno nazionale della Rete delle Università per la Pace inizia, infatti, un lavoro che, nelle nostre intenzioni, deve cambiare radicalmente il nostro modo di gestire la conflittualità umana, conducendoci ad un rifiuto totale della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali. In questo le Università possono fare veramente la differenza, grazie al loro ruolo sociale e all’impatto positivo che la loro azione può avere sulla società. La Rete nasce proprio per questo".

"Le reti tematiche delle Università - sottolinea il rettore dell'Università degli studi di Brescia, Maurizio Tira - sono il segno della collaborazione e unità di intenti sui valori fondamentali, già scritti nella Magna Charta Universitatum. La pace è valore fondante la convivenza civile, che nelle nostre comunità universitarie sperimentiamo ogni giorno e cerchiamo di costruire attraverso la didattica, la ricerca transdisciplinare e le attività di impegno nel territorio".

“La scelta coraggiosa che l’Università di Pisa ha fatto già nel 1998 con l’istituzione del Cisp e poi nel 2001 con la creazione dei corsi di laurea in Scienze per la Pace, si proietta sul piano nazionale – dice la professoressa Enza Pellecchia dell’Ateneo pisano coordinatrice RUniPace - Ora, nel contesto drammatico che la comunità umana sta vivendo, in un momento in cui la parola “pace” non viene neanche più pronunciata tanto sembra utopistca, l’attività di RUniPace è più che mai importante, come assunzione di responsabilità delle Università italiane nell’opera cruciale di costruzione della pace con mezzi pacifici, attraverso la ricerca, la didattica e la terza missione”.

 

 

Le migliori prospettive di carriera accademica per le donne all’Università di Pisa sembrano essere al dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, tre sono poi i dipartimenti dove le opportunità sono uguali (Scienze Politiche, quello Patologia chirurgica, medica, molecolare e dell'area critica, e Chimica), quattro dove prevalgono moderatamente le opportunità di carriera degli uomini (Biologia, Ingegneria civile e delle costruzioni, Economia e Management, e Farmacia), mentre negli altri dodici emerge una netta prevalenza delle prospettive per gli uomini. È questo uno dei dati che emerge dal nuovo Bilancio di Genere 2021 dell’Università di Pisa disponibile sul sito del Comitato Unico di Garanzia.

“Sulla base del Glass Ceiling Index (l’indice del soffitto di cristallo), che indica la probabilità delle donne di raggiungere posizioni apicali, emerge effettivamente una “classifica” dei Dipartimenti, e tuttavia dietro ai numeri ci sono realtà complesse – commenta la professoressa Nadia Pisanti dell’Università di Pisa che ha diretto il gruppo di lavoro che ha redatto il Bilancio di Genere - Per esempio, tra i due Dipartimenti agli estremi della “classifica”, ne abbiamo uno che di donne ne ha molte, ma poche in posizioni apicali, e l’altro che ne ha poche in assoluto e che dunque coi numeri piccoli altera la significatività dell’indice. I dati devono essere analizzati con attenzione per capire come e dove agire per correggere le criticità: il bilancio di genere serve appunto a questo”.

“Occorre imprimere un’accelerazione significativa a quel percorso di cambiamento culturale che l'Università di Pisa ha intrapreso ormai da tempo e volto alla creazione, all'interno della nostra comunità, di un reale equilibrio di genere – dice il Rettore dell’Università di Pisa Paolo Mancarella - L’analisi approfondita dei nostri venti dipartimenti, ad esempio, evidenzia come la situazione, sul fronte del rapporto genere/carriera, seppur migliorata sensibilmente dal 2017 ad oggi, rimanga sempre "meno virtuosa" rispetto a quello che è il trend nazionale. E questo sia per quanto riguarda il personale docente che quello tecnico-amministrativo”.

 

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Oltre all’analisi delle carriere, l’edizione 2021 del bilancio ha preso in esame anche altri focus: la valutazione del lavoro a distanza durante l’emergenza Covid-19, il monitoraggio dell’attuazione del Piano di Azioni Positive 2018-2020, e l’uso o meno di un linguaggio di genere nei documenti ufficiali dell’Ateneo. In particolare, per quanto riguarda il primo punto, sono riportati i risultati di un sondaggio che ha coinvolto il personale docente e tecnico-amministrativo. Dalle risposte sono emersi fra gli aspetti positivi del lavoro a distanza il risparmio di tempo e costi per gli spostamenti e fra i negativi la perdita di socialità e, per i docenti, del rapporto con gli studenti, mentre in generale è risultato un incremento generale dei carichi di lavoro per le donne. Per quanto riguarda infine il linguaggio di genere, nei principali documenti di Ateneo domina l’uso del neutro maschile inclusivo con una saltuaria rappresentazione dei generi ad eccezione del Piano di Azioni Positive 2018/2020, dove è stato utilizzato il “femminile inclusivo”, e del Bilancio di Genere 2020.

Il Bilancio di genere 2021 è stato redatto da un gruppo di lavoro presieduto dalla professoressa Pisanti e composto dai professori Arturo Marzano, Mauro Sylos Labini, dalla professoressa Lucia Pallottino, dal signor Giovanni Antonio Pasqualini per la componente studentesca, dal dottor Francesco Giorgelli e le dottoresse Alessandra La Spina e Francesca Paola Magagnini per il personale tecnico a amministrativo, e dalla dottoressa Francesca Pecori, borsista del CUG, alla quale va un particolare ringraziamento per il suo fondamentale contributo.

“Coi Bilanci di Genere degli ultimi anni e col GEP approvato nel 2021 – conclude Nadia Pisanti - l’Ateneo ha gettato le basi per un percorso virtuoso che deve proseguire e maturare: è una delle importanti sfide che attendono il nuovo Rettore che eleggeremo a breve”.

Scheda_AQUALITY_Impianto_Oriz.jpgQuesta estate sono stati quattro erogatori di acqua potabile al Polo Biennio di Ingegneria, al Polo Etruria, al Polo Porta Nuova e al Dipartimento di Scienze della Terra.

Gli apparecchi a disposizione di studenti e personale sono allacciati alla rete idrica pubblica e gratuitamente distribuiscono l’acqua potabile dopo averla trattata con un sistema di filtri a carboni attivi, che riduce il cloro residuo e gli eventuali odori sgradevoli lasciando inalterato il contenuto dei sali minerali.

Continua così l’impegno dell’Ateneo per contribuire alla riduzione del consumo di plastica usa e getta. I nuovi erogatori vanno a sommarsi ai nove già presenti al Polo Piagge, al Polo Fibonacci, al Polo San Rossore 1938, all'Orto Botanico e al Museo di Calci.

Dal 1° settembre, studenti e lavoratori con reddito non superiore ai 35mila euro potranno richiedere il Bonus trasporti. L'agevolazione, introdotta dal governo con il Decreto aiuti, può essere usata per l’acquisto di abbonamenti per i servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale e per i servizi di trasporto ferroviario nazionale ad esclusione dei servizi di prima classe, executive, business e delle fasce più alte del trasporto ferroviario.

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Ecco nel dettaglio chi può fare domanda e come.

Il bonus può essere richiesto ed ottenuto dalle persone fisiche, studenti e lavoratori, che nell’anno 2021 hanno conseguito un reddito complessivo non superiore a 35.000 euro. L’agevolazione spetta anche ai minori fiscalmente a carico: in questo caso la domanda deve essere presentata dal genitore.

La domanda per ottenere il bonus trasporti va inviata dal 1 settembre al 31 dicembre 2022 tramite il portale dedicato bonustrasporti.lavoro.gov.it del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Il bonus è disponibile fino all’esaurimento delle risorse: bisogna, quindi, affrettarsi nell’invio della domanda. Per accedere al portale è necessario essere in possesso di Spid o Cie o Cns. Sarà, poi, il Ministero a controllare le domande tramite i dati reddituali ottenuti dall’Agenzia delle Entrate.

Il buono ha un valore massimo di 60 euro e, al momento della domanda, bisognerà indicare il gestore del servizio di trasporto pubblico che si vuole scegliere tra un elenco già predisposto dal ministero.Il buono è valido per l’acquisto dell’abbonamento, annuale o mensile, entro la fine dell’anno. È personale e non cedibile. Lo sconto è applicato poi direttamente dal rivenditore dell’abbonamento: in caso di esito positivo sarà generato un voucher da presentare entro un mese in una delle biglietterie che erogano gli abbonamenti. Il finanziamento totale previsto per questa misura è di 180 milioni di euro per il 2022.

Per ulteriori informazioni: FAQ sul sito del Ministero

All’Università di Pisa parte una nuova laurea magistrale in “Sistemi agricoli sostenibili”. Il corso di studio attivato presso il dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali formerà figure professionali altamente specializzate e attente alle tecniche sostenibili di produzione agro-alimentare. Tutto ciò al fine di aumentare l’efficienza d’uso delle risorse naturali, ridurre la dipendenza da fertilizzanti chimici e agrofarmaci, incrementare la biodiversità e la resilienza dei sistemi agrari, ottimizzare l’uso dei servizi ecosistemici e promuovere l’economia circolare.

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“Sarà possibile - spiega il Presidente del corso di laurea professor Paolo Vernieri - per gli studenti scegliere tra cinque diversi piani di studio che abbracciano la molteplicità dei temi legati all’agro-alimentare, dalla qualità delle produzioni agrarie alla precision farming, dall’agro-ecologia ai sistemi agro-industriali innovativi. Inoltre il piano di studio in Bioeconomics sarà erogato in lingua inglese, al fine di attrarre studenti che vogliano inserirsi in un contesto lavorativo internazionale”.

“I nostri laureati magistrali - conclude il professor Marcello Mele, direttore del dipartimento - saranno rappresentati da figure professionali di alto livello culturale, scientifico e applicativo, in grado di inserirsi con una visione sistemica nel mondo del lavoro e divenire protagonisti attivi della transizione ecologica del settore primario”.

La transizione ecologica in agricoltura passa dal neonato Centro Nazionale di Ricerca per le Tecnologie dell’Agricoltura – Agritech che vede l’Università di Pisa fra i soci fondatori. Finanziato con la cifra record di 350 milioni (320 dei quali sui fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), il progetto ha come capofila l’Università di Napoli Federico II e coinvolge in tutta Italia ventotto atenei, cinque centri di ricerca e diciotto imprese.
L’Ateneo pisano è al lavoro su due dei nove nodi di ricerca in cui si articola il Centro, per progettare allevamenti e filiere agroalimentari smart e rendere le produzioni sostenibili e certificarne la qualità.

 

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“Grazie a un approccio multidisciplinare svilupperemo sensori e altri sistemi di rilevamento a distanza per migliorare il benessere animale e mitigare l’impatto dei cambiamenti climatici sugli allevamenti”, spiega il professore Marcello Mele dell’Università di Pisa coordinatore delle attività insieme al collega Gianluca Brunori.
“Anche per quanto riguarda le filiere agroalimentari – continua Mele - l’applicazione di tecnologie digitali e di metodologie di calcolo avanzate, consentiranno di tracciare le caratteristiche qualitative dei prodotti e il loro impatto sull’ambiente, a beneficio di aziende, sistemi produttivi e consumatori”.

L’Università di Pisa è impegnata in Agritech con il Centro di Ricerche Agro-ambientali “Enrico Avanzi” e otto dipartimenti: Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali, Ingegneria dell’Informazione, Informatica, Scienze Veterinarie, Fisica, Farmacia, Scienze Politiche, Giurisprudenza.

Il Centro Nazionale per le Tecnologie dell’Agricoltura, presentato ufficialmente a Napoli a giugno, vuole essere una risposta concreta ai bisogni di crescita di un settore chiave per l’economia che pesa notevolmente sul PIL italiano e su quello regionale. Agritech prevede l’applicazione di tecnologie per l’agricoltura perseguendo cinque obiettivi principali: resilienza, basso impatto, circolarità, recupero e tracciabilità. Il Centro sarà strutturato secondo l’impostazione Hub&Spoke, con un coordinamento a Napoli e nove nodi di ricerca equamente distribuiti tra il Nord, il Sud e il Centro Italia, in linea con il principio di riduzione dei divari alla base del programma Pnrr.

A livello nazionale i partner coinvolti sono: il Consiglio Nazionale Ricerche, Università degli Studi di Bari, Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, Università degli Studi di Milano, Università di Napoli Federico II, Università di Padova, Università di Siena, Università degli Studi di Torino, Università degli Studi della Tuscia, Centro Euro-Med sui Cambiamenti Climatici, Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria, New Technologies, Energy and Sustainable Economic Development, Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (Trento), Politecnico di Milano, Politecnico di Torino, Scuola Superiore Sant’Anna, Università degli Studi della Basilicata, Università di Bolzano, Università Campus Bio-Medico di Roma, Università Cattolica del Sacro Cuore, Università di Catania, Università di Foggia, Università di Firenze, Università degli Studi di Genova, Università di Perugia, Università di Parma, Università di Pisa, Università di Reggio Calabria, Sapienza Università di Roma, Università di Salerno, Università di Sassari, Università di Udine, Università delle Marche, Antares Vision, Consorzi Agrari d’Italia, Gruppo Casillo, CNH Industrial, De Matteis Agroalimentare, e-geos S.p.A., Engineering, Eni, Graded, IBF Servizi, Irritec, Relatech, Società Sementi Italiana, Telespazio, IBF Servizi, Fondazione Cassa Depositi e Prestiti, Intesa San Paolo e Nestlé.

Cesare Patarca e Andrea Simoncini sono i due studenti dell’Università di Pisa che hanno vinto il contest fotografico “Bioversity 2022" aggiudicandosi 500 euro ciascuno. La premiazione si è svolta è martedì 28 giugno alle 15 nell'aula Savi dell'Orto Botanico dell'Università di Pisa.

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Alcune delle foto in concorso

Tutti i 161 partecipanti al concorso, che hanno presentato 2737 foto documentando oltre 700 specie diverse fra animali e vegetali negli spazi dell’Ateneo, potranno inoltre ricevere un gadget da ritirare presso lo store dell’Orto botanico dell’Ateneo. Il concorso “Bioversity 2022” è stato organizzato dalla Commissione per lo Sviluppo Sostenibile di Ateneo (CoSA) per festeggiare la Giornata Mondiale della Biodiversità. Le foto vincitrici sono state scelte da una giuria composta dai professori Lorenzo Peruzzi, Giulio Petroni e Daniele Antichi.

 

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Da sinistra Daniele Antichi, Andrea Simoncini, Cesare Patarca, Lorenzo Peruzzi e Giulio Petroni

Cesare Patarca, 25 anni originario di Osimo nelle Marche e studente di Scienze della Terra, ha vinto per la sezione “Migliore foto naturalistica” grazie ad uno scatto capace di coniugare al meglio aspetti scientifici ed estetici. Andrea Simoncini, 23 anni di Chiavari in Liguria studente del dipartimento di Biologia, con il record di 167 foto presentate, è arrivato primo nella sezione “Quanta biodiversità vedi intorno a te?” che premiava l’autore in grado di ritrarre il maggior numero di organismi diversi.

Nell’occasione è stata esposta all’Orto botanico e al Museo di Storia naturale di Calci una selezione delle foto in gara. Le due mostre saranno visitabili secondo gli orari delle rispettive strutture. Tutti gli scatti restano visibili sulla app iNaturalist.

 

 

20220401_120000.jpgL’Ateneo ha recentemente siglato una convenzione con l’associazione no profit “La collina dei conigli” per il recupero degli animali usciti da procedure sperimentali. I primi affidi per la riabilitazione e il reinserimento in habitat delle cavie sono già iniziate con la consegna di 6 conigli e 40 ratte albine, a cui ne seguiranno altre nel corso dell’estate.

Una volta dati all’associazione gli animali, se sussistono le condizioni, possono essere ceduti in adozione a privati come "pet", altrimenti rimangono nei rifugi dove viene comunque loro garantita una buona qualità di vita.
La convenzione appena siglata dall'Ateneo ottempera a quando stabilito dalla normativa nazionale e comunitaria che tutela il benessere degli animali impiegati nella ricerca in cui è prescritto il percorso riabilitatativo per gli esemplari non più utilizzabili in procedure sperimentali. In particolare, la scelta de “la collina dei conigli” è avvenuta dopo un’attenta selezione per assicurare che l’associazione fosse in possesso delle competenze e della formazione specifica richiesta per questo tipo di attività di recupero.

Una volta abbandonato il laboratorio, gli animali vengono sottoposti ai controlli sanitari da parte di veterinari e comportamelisti che provvedono ai trattamenti necessari ed al riadattamento alimentare e comportamentale in base alle esigenze etologiche specie specifiche, con particolare riguardo all'interazione con l'uomo e con altri animali.

La stipula della convenzione è stata possibile grazie all'impegno, in particolare, di Stefano Martinelli, presidente dell'associazione “La collina dei conigli” e della sua collaboratrice Marina Giorgi e per l'Ateneo di Alessandra Coli, responsabile del benessre animale, e di Antonella Pochini, Responsabile Unità Etica e Benessere Animale, della Direzione Servizi per la ricerca ed il trasferimento tecnologico.

 

Didascalia foto: Stefano Martinelli mentre ritira uno degli animali all'Università di Pisa

Materiali sostenibili ricavati a partire da scarti agro-alimentari, da cui vengono estratte le molecole essenziali per la produzione di rivestimenti per substrati di carta-cartone e plastica, in particolare usando gli scarti di frutta, crostacei e legumi. Questo era l’obiettivo, raggiunto, del progetto europeo ECOFUNCO, coordinato dall'unità di ricerca del Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale dell’Università di Pisa (DICI) che fa parte del Consorzio Interuniversitario di Scienza e Tecnologia dei Materiali (INSTM). I 17 partners europei, sia di ricerca sia industriali, si riuniranno a Pisa il 17 e 18 giugno per la prima conferenza internazionale di Chimica Verde e imballaggi sostenibili, durante la quale verranno presentati i risultati del progetto.

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“Le ricadute sono evidenti - commenta Patrizia Cinelli, docente di Fondamenti chimici delle tecnologie al DICI e coordinatrice di ECOFUNCO - se pensiamo che quasi il 60% della plastica non riciclabile viene da imballaggi alimentari. Le difficoltà nel riciclo dei packaging per alimenti, dei contenitori e posate monouso e dei prodotti per la cura della persona derivano sia dall’uso di materiali non sostenibili sia dalla composizione, un multistrato di materiali diversi, molto difficili da separare quando vanno differenziati. ECOFUNCO ha messo a punto gli strumenti per una economia circolare nel campo dei monouso perché dà nuova vita agli scarti agro-alimentari, ora usati per produrre materiali sostenibili che possono sostituire le confezioni di plastica non biodegradabile, difficilmente riciclabili. Per esempio, dalla buccia del pomodoro e dal melone si estrae la cutina, le proteine da scarti dei legumi, e chitina e chitosano dall’esoscheletro dei crostacei”.

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 La sostituzione della plastica convenzionale con un materiale sostenibile e compostabile assume una grande importanza nel settore agroalimentare, dove il 70% della plastica adoperata non viene riciclata, ma è dispersa nel suolo e nel mare o bruciata nei termovalorizzatori, con danni immensi all’ambiente.

“Al Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale – prosegue Cinelli – abbiamo attivato diversi progetti per evitare un futuro in cui il nostro ambiente sarà sommerso dalla plastica, sia studiando tecniche di smaltimento e biodegradazione dei rifiuti plastici più efficienti ed efficaci, che consentano la riduzione della quantità di materiale disperso nell’ambiente, sia, come nel caso di ECOFUNCO, lavorando per la sostituzione degli imballaggi con confezioni biodegradabili con le medesime prestazioni”.

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Queste soluzioni sono ora possibili grazie alla ricerca. Dopo la conferenza “Green chemistry and sustainable coatings” (chimica verde e imballaggi sostenibili) si apre una nuova fase, il cui scopo, grazie alla collaborazione con partner industriali, sarà progettare la produzione su vasta scala del packaging alternativo.


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Un parterre d’eccezione pubblico-privato che conta complessivamente cinquanta attori distribuiti su tutto il territorio nazionale. Un investimento di 394 milioni di euro per i primi 3 anni (2023-2025). 696 ricercatori dedicati e 574 quelli neoassunti. Sono questi i numeri che indicano la portata del Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile, un progetto che nasce con l’ambizione di essere uno strumento reale per la crescita e lo sviluppo del settore della mobilità. Il Centro nasce con una chiara missione: accompagnare la transizione green e digitale in una ottica sostenibile, garantendo la transizione industriale del comparto e accompagnando le istituzioni locali a implementare soluzioni moderne, sostenibili e inclusive nelle città e nelle regioni del Paese.

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Il Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile è infatti una risposta concreta ai bisogni di crescita di un settore chiave per l’economia che da solo si stima raggiungerà un valore complessivo di 220 miliari di euro nel 2030, assorbendo il 12% della forza lavoro. In questo contesto, si inseriscono le istituzioni comunitarie che spingono per il raggiungimento di una nuova mobilità sostenibile secondo le indicazioni del Green New Deal.

Sempre più rilevanti sono i temi legati alla decarbonizzazione, alla decongestione stradale, alla mobilità autonoma connessa e smart, alla sicurezza dei veicoli e delle infrastrutture, all’accessibilità, all’inserimento nel mercato di nuove professionalità e competenze. Il Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile risponde a queste esigenze supportando e stimolando la domanda e l’offerta di ricerca, innovazione tecnologica, formazione e competenze.

Saranno cinque i vettori del progetto, ovvero le aree e gli ambiti tecnologici di maggiore interesse: mobilità aerea; veicoli stradali sostenibili; trasporto su acqua; trasporto ferroviario; veicoli leggeri e mobilità attiva. Il Centro Nazionale si occuperà di rendere il sistema della mobilità più “green” nel suo complesso e più “digitale” nella sua gestione, attraverso soluzioni leggere e sistemi di propulsione elettrica e a idrogeno; sistemi digitali di riduzione degli incidenti; soluzioni più efficaci per il traporto pubblico; un nuovo modello di mobilità accessibile e inclusiva.

Il Centro sarà strutturato secondo l’impostazione Hub&Spoke, ovvero con un punto centrale a Milano e 14 nodi distribuiti in modo capillare da Nord a Sud, a garanzia di quel riequilibro territoriale alla base delle iniziative indicate dal PNRR e grande obiettivo di modernizzazione del Paese.

"L'Università di Pisa rappresenta da tempo un’eccellenza internazionale nella ricerca multidisciplinare sui temi della mobilità sostenibile ed eco-compatibile – commenta il professor Andrea Caiti, coordinatore del Centro per l’Università di Pisa e direttore del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione – La partecipazione come ente di ricerca promotore nell'appena costituito Centro Nazionale di Mobilità Sostenibile è da un lato una conferma della rilevanza del nostro Ateneo nel settore, e dall'altro una nuova straordinaria possibilità di crescita scientifica anche per i numerosi giovani ricercatori e dottorandi previsti nel progetto".

I soggetti coinvolti sono:

Enti di ricerca promotori
Politecnico di Milano, Cnr, Politecnico di Torino, Politecnico di Bari, Università di Bergamo, Università di Parma, Università di Torino, Università di Palermo, Università di Bologna, Università di Modena e Reggio Emilia, Università di Cagliari, Università di Roma La Sapienza, Università Federico II di Napoli, Università di Salerno, Università Napoli Parthenope, Università del Salento, Università di Padova, Università di Pisa.

Enti di ricerca aderenti
Università Bicocca, Università di Brescia, Università di Cassino e del Lazio Mediorientale, Università di Firenze, Università di Genova, Università di Reggio Calabria, Università politecnica delle Marche.

Fondatori
Autostrade, Eni, Ferrari, Fincantieri, Fs, Leonardo, Angel company, Pirelli, Almaviva, Iveco group, Unipol, Fnm, Poste, Snam, A2A, Intesa Sanpaolo.

Partecipanti
Brembo, Hitachi, Avio aero, Teoresi Group, Accenture, Thales, Stellantis – crf, Atos

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