Venerdì 15 maggio, alle ore 17.00, presso l’Aula B1 del Polo San Rossore (Via Risorgimento 19), avrà luogo la presentazione della riedizione dell’antologia di Ernesto de Martino dal titolo “Magia e Civiltà. Un’antologia critica fondamentale per lo studio del concetto di magia nella civiltà occidentale” (Edizioni del Museo Pasqualino).
Introduce Fabio Dei (Università di Pisa).
Ne discutono:
Simonetta Bassi (Università di Pisa)
Luigigiovanni Quarta (Università di Bergamo)
Pasquale Terracciano (Università di Roma Tor Vergata).
L’evento conclude il ciclo di tre appuntamenti organizzato dalla cattedra di Antropologia Culturale, in collaborazione con il Centro Interdisciplinare Scienze per la Pace (CISP) dell’Università di Pisa e con la Domus Mazziniana.
Quarta di copertina
Nel 1962 Ernesto de Martino curò un’antologia di scritti sulla magia per una collana divulgativa delle edizioni Garzanti. La magia era stata fino ad allora al centro dei suoi lavori etnologici e storico-religiosi, da Il mondo magico alle ricerche sulle culture subalterne del Mezzogiorno. Il suo approccio al tema fu dunque tutt’altro che banalmente divulgativo: costruì piuttosto una profonda e originale cornice di riflessione basata sul ruolo che la magia – o meglio, la polemica antimagica – ha avuto nella storia della civiltà occidentale. Quando parliamo di magia non possiamo non tenere sullo sfondo i vari momenti di questa storia che, dal Rinascimento alla rivoluzione scientifica, dall’Illuminismo al moderno storicismo, ha costruito un’idea di razionalità come contrapposta alla magia.
Nel raffrontarsi alla magia degli “altri”, l’etnologia ha riprodotto implicitamente una serie di pregiudizi polemici che rischiano di produrre distorsioni etnocentriche. Oppure, nel tentativo di sfuggire ai pregiudizi, ha intrapreso la strada del relativismo e dell’irrazionalismo, cedendo di fronte ai “prestigi” della magia e giustificando un suo cattivo ritorno. In questa chiave de Martino comincia con il presentare due studi storici di Eugenio Garin e Paolo Rossi, rispettivamente sulla magia naturale del Rinascimento e sulla rivoluzione scientifica, e allinea poi estratti di antropologi, psicologi, filosofi che hanno affrontato in vario modo la comprensione della magia, oscillando fra i due estremi della sua condanna e della resa di fronte al fascino di un pensiero precategoriale. Sono presentati brani di James Frazer, Émile Durkheim, Lucien Lévy-Bruhl, Ernst Cassirer, Sigmund Freud, Carl Gustav Jung, Jean Piaget, Mircea Eliade, Robert Volmat, Bronislaw Malinowski, Claude Lévi-Strauss, Adolf E. Jensen e dello stesso de Martino. Si tratta di un testo fondamentale sia per capire l’evoluzione del pensiero di de Martino, sia come punto di partenza per ogni possibile riflessione contemporanea sulla magia.
Da tempo fuori edizione, Magia e civiltà viene qui ripresentata con una introduzione di Fabio Dei, che ricostruisce il contesto della sua composizione e i rapporti di de Martino con gli autori antologizzati; e con un saggio di Martino Rossi Monti che discute, anche sulla base di documenti e epistolari inediti, le relazioni tra de Martino, Eugenio Garin e Paolo Rossi.
Ernesto de Martino, etnologo e storico delle religioni, è oggi unanimemente annoverato fra i grandi intellettuali del Novecento italiano. Tra le sue opere più note vi sono “Il mondo magico” (1948), “Morte e pianto rituale” (1958), “Sud e magia” (1959), “La terra del rimorso” (1961), “La fine del mondo” (postuma, 1977), tutte recentemente riedite presso Einaudi.
La collana Demartiniana, a cura dell’Associazione internazionale Ernesto de Martino e inaugurata dal detto volume, si propone di rendere accessibili testi (sia suoi che di studiosi a lui vicini) altrimenti irreperibili, di pubblicare documenti inediti e studi di interpretazione del suo pensiero.