Mattia Patti è Professore associato di Storia dell’Arte Contemporanea dell’Università di Pisa, dove ha preso servizio nel 2011 e dove è titolare di diversi insegnamenti: Storia dell’arte contemporanea per il corso di laurea triennale e magistrale; Storia delle tecniche artistiche per il triennio; Diagnostica per lo studio delle opere d’arte per la magistrale.
Dal 2017 al 2023 è stato Presidente del corso di studi magistrale in Storia e Forme delle Arti Visive, dello Spettacolo e dei Nuovi Media. È stato inoltre Direttore del CISBeC, Centro Interdipartimentale di Scienze per i Beni Culturali, e Responsabile del LAD, Laboratorio di Archeometria e Diagnostica del Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere (che ha contribuito a fondare).
Patti è membro del Collegio della Scuola di Dottorato di Interesse Nazionale in Heritage Science, coordinata dall’Università La Sapienza di Roma. Per il PhD in Heritage Science, Patti è responsabile dal 2023 del Curriculum 4, La vita delle cose. Storia dei materiali, delle tecnologie e delle tecniche di produzione, tra archeologia, arte e scienza.
È altresì membro del Collegio della Scuola di Dottorato di Ricerca in Storia delle Arti e dello Spettacolo, coordinata dall’Università di Firenze. Nell’ambito del Dottorato fiorentino, Patti è stato tra i promotori dell’attivazione del curriculum in Tecnologie, conservazione e restauro dei prodotti artistici e dello spettacolo. Ha seguito come tutor diverse tesi dottorali, alcune delle quali incentrate su problemi di tecniche e conservazione.
Patti si è laureato all’Università di Pisa nel 2001 con una tesi sugli scritti di arte contemporanea di Giovanni Testori, tema a cui ha dedicato diverse pubblicazioni, fra le quali, nel 2022, il volume Giovanni Testori. “Una dolcissima violenza sulle cose”. Lettere e scritti negli anni di Pattuglia. Nel 2008 ha conseguito il Diploma di perfezionamento (PhD) alla Scuola Normale Superiore con una tesi su Osvaldo Licini. Ipotizzando un nuova catalogazione dei dipinti di Licini, Patti si è servito delle indagini riflettografiche e di altre tecniche non invasive, riuscendo a risolvere importanti incongruenze del catalogo liciniano. I risultati delle indagini sono stati pubblicati tra l’altro nel volume Tracce disperse e segni nuovi. Osvaldo Licini attraverso la riflettografia infrarossa (Pisa 2006).
A partire dal 2005, Patti si è sempre più spesso occupato di indagare le opere d’arte nella loro dimensione materiale, in particolare servendosi di tecniche diagnostiche non invasive. Nel 2008 ha iniziato a collaborare con l’Opificio delle Pietre Dure e con l’Istituto Nazionale di Ottica del CNR di Firenze (ente a cui è associato dal 2010), con l’incarico di compiere ricerche storico-artistiche, di realizzare analisi e di interpretarne i risultati. Agendo in stretta collaborazione con i restauratori dell’Opificio e con i fisici del CNR-INO, ha partecipato a numerose campagne di analisi, ordinate all’interno di progetti di ricerca di interesse nazionale e internazionale. Da queste esperienze nascono, fra gli altri, gli studi pubblicati su Beato Angelico (2009 e 2021), Carlo Crivelli (2009), Vincenzo Foppa (2011), Albrecht Dürer (2014), Giovanni Fattori (2016 e 2025), Edvard Munch (2015), Gaetano Previati (2018), Vittore Grubicy (2015), Osvaldo Licini (2014, 2019, 2020), oltre che su pittori futuristi (varie pubblicazioni dal 2013 a oggi).
Dal 2012 al 2016 è stato coordinatore nazionale del progetto FUTURAHMA. Dal Futurismo al ritorno al classico (1910-1922). Tecniche pittoriche, critica delle varianti e problemi conservativi (FIR 2012), teso a indagare le tecniche pittoriche delle avanguardie italiane di inizio Novecento, e, in particolare, del gruppo futurista. Nell’ambito del progetto FUTURAHMA sono state realizzate numerose campagne di indagini e ricerche d’archivio. Per FUTURAHMA Patti ha inoltre coordinato uno studio sulle opere futuriste della Estorick Collection di Londra. I risultati delle ricerche s