Martedì 17 febbraio, alle ore 21.00, presso il Cinema Lumière (Vicolo del Tidi 6) avrà luogo la presentazione del volume di Alaa Faraj dal titolo “Perché ero ragazzo” (Sellerio, 2025)
L’evento è organizzato dal Centro Interdisciplinare di Scienze per la Pace (CISP) dell’Università.
Programma
Saluti istituzionali
Enza Pellecchia, Coordinatrice della Rete delle Università Italiane per la Pace
Intervengono
Alberto di Martino, docente di Diritto penale della Scuola Superiore Sant’Anna
Renata Pepicelli, docente di Storia dei paesi islamici all’Università di Pisa
Adriano Prosperi, professore emerito della Scuola Normale Superiore
Saverio Tommasi, scrittore e giornalista di Fanpage
Alessandra Sciurba, docente di Filosofia del diritto all’Università di Palermo e curatrice del libro
Modera Federico Oliveri, ricercatore di Filosofia del diritto dell’Università di Camerino.
La presentazione sarà accompagnata dalle letture di Antonio Cocuzza.
“Perché ero ragazzo”
In Perché ero ragazzo, pubblicato da Sellerio nel 2025, Alaa Faraj racconta la storia del suo viaggio dalla Libia all’Europa e della sua lotta per la giustizia. Deciso a studiare ingegneria e fare il calciatore, ma bloccato dalla guerra civile scoppiata nella primavera del 2015, si imbarca a 19 anni verso l’Europa. Ma in quel viaggio 49 persone muoiono asfissiate nella stiva dove i trafficanti le avevano rinchiuse: è la strage di Ferragosto. A causa della nazionalità libica e di alcune testimonianze infondate che lo identificano come “scafista”, Alaa viene arrestato insieme a due suoi amici e ad altre cinque persone con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di omicidio plurimo.
Scritto nel carcere Ucciardone di Palermo, su più di 300 fogli inviati per posta alla curatrice del volume, Perché ero ragazzo racconta in modo indimenticabile la decisione di partire e il viaggio del protagonista ma, soprattutto, ripercorre la dolorosa esperienza del suo arresto e delle accuse, del carcere e del processo, e la graduale presa di coscienza di una “missione” da compiere: ripristinare la giustizia.
Segnato da lacune e incongruenze, il procedimento si conclude con la condanna a trent’anni di reclusione. Dopo aver negato la revisione del processo, è stata la stessa Corte d’Appello di Messina a suggerire che Alaa Faraj chiedesse la grazia al Presidente della Repubblica. Ed è, probabilmente, anche grazie a Perché ero ragazzo e al suo grande successo editoriale, se lo scorso 22 dicembre è stato reso noto che il Capo dello Stato ha accolto la richiesta, riducendo la pena di 11 anni e 4 mesi. Considerando anche la liberazione anticipata, la pena si riduce a circa cinque anni, consentendo l’accesso alla semilibertà. Ma la battaglia di Alaa non è finita: con la sua avvocata, Cinzia Pecoraro, intende chiedere nuovamente la revisione del processo per poter provare la sua innocenza.
Attraverso una narrazione essenziale e coinvolgente, Perché ero ragazzo solleva domande importanti: cosa insegna la storia di Alaa Faraj, la sua resistenza al dolore, la sua fiducia nella democrazia, la sua scelta di difendersi senza aggredire? Cosa ha reso il suo libro capace di catturare l’attenzione, tanto da incidere sul corso di una storia che sembrava già scritta? Come è possibile spiegare un esito processuale che sembra ignorare non solo le garanzie di base, ma anche le dinamiche delle migrazioni che attraversano la frontiera del Mediterraneo? Quante altre persone sono state accusate e condannate come “scafisti” in Italia negli ultimi anni, e perché? Che cos’è il diritto senza giustizia?
La presentazione sarà l’occasione per affrontare insieme questi e altri interrogativi.