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Con una piccola cerimonia che si è tenuta nella Sala dei Mappamondi del rettorato, l’Università di Pisa ha consegnato i diplomi finali ai primi studenti che hanno conseguito il titolo del Foundation Course nell’anno accademico 2017/2018, il percorso formativo rivolto agli studenti internazionali che devono colmare il vuoto di scolarità di un anno per iscriversi alle università in Italia. A salutare i ragazzi era presente, a nome del rettore, Leonardo Bertini, delegato per la promozione delle iniziative di spin off, start up e brevetti, insieme ai responsabili scientifici dei due curricula del FC – professoressa Chiara Roda, responsabile del Foundation Course Science, e Arturo Marzano, responsabile scientifico del Foundation Course Humanities – e lo staff dell’Unità cooperazione internazionale, coordinato da Paola Cappellini.

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Gli studenti che hanno ritirato il diploma sono Sahil Singh (India), Razan Hijazi (Israele), e Amanda Sanchez (Venezuela). Erano assenti perché già ritornati nei loro paesi di origine Emily Apostolidou (Cipro) e Anastasiia Kormshchikova (Russia). A settembre seguirà una seconda tranche di diplomi.

Il Foundation Course è un programma della durata di un anno accademico che serve a colmare la scolarità di studenti internazionali (provenienti ad esempio da USA, Russia e alcuni Stati dell’America Latina) che non possono accedere direttamente a un corso di laurea di primo livello presso le università italiane. 

L’Università di Pisa è stato il primo ateneo italiano ad aver attivato questo importante percorso, già presente nelle più importanti università europee da diversi anni. Attraverso la frequenza del Foundation Course e con il superamento dei relativi esami, gli studenti possono proseguire la loro carriera accademica iscrivendosi a un corso di laurea di primo livello.

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L’Università di Pisa propone due diversi curricula, uno umanistico (Foundation Course Humanities - FCH) e uno scientifico (Foundation Course Science - FCS). I contenuti degli insegnamenti del curriculum scientifico sono stati pensati anche tenendo in considerazione la preparazione necessaria per il superamento dei test di accesso sia a Medicina sia ai corsi di laurea di carattere scientifico come, ad esempio, Ingegneria o Farmacia.

Gli iscritti al FC, accanto agli insegnamenti relativi al curricula scelto, seguono inoltre un corso intensivo di lingua italiana presso il Centro Linguistico di Ateneo (CLI), finalizzato a conferire loro le basi per poter affrontare un corso di laurea tenuto completamente in lingua italiana. 

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Il corso di laurea magistrale in Ingegneria nucleare dell’Università di Pisa ha bandito sei contributi da 1.500 euro per i nuovi iscritti che abbiano conseguito un titolo di laurea triennale in Italia. Il bando fa parte di una consolidata politica promozionale del corso di laurea nei confronti dei laureati triennali italiani. Se infatti una delle priorità del corso di laurea, i cui insegnamenti sono impartiti in inglese, è l’allargamento del bacino di attrazione ai Paesi stranieri, resta comunque centrale l’attenzione agli Italiani che, in passato e in anni recenti, hanno popolato il mercato del lavoro nei settori della fissione e della fusione nucleari, sia in Italia che all’estero.

“Anche in questo periodo di moratoria nucleare nel nostro Paese – sottolinea il professore Walter Ambrosini presidente del corso di laurea in Ingegneria nucleare - la formazione che impartiamo all’Università di Pisa ha dato agli studenti la possibilità di lavorare in Italia e all’estero nel settore nucleare e in quello dell’ingegneria industriale più in generale, facendoli emergere per la completezza della loro preparazione e per le loro personali capacità”.

 

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Gli ingegneri nucleari pisani riscuotono infatti grande successo grazie ad una formazione di base impiantistica e meccanica che dà loro una visione completa degli impianti industriali e dei loro problemi di esercizio e di sicurezza. Tradizionalmente poi l’Ingegneria nucleare attrae studenti molto motivati, che vedono nelle discipline che caratterizzano il corso un’occasione per la loro crescita culturale e professionale e per poter essere introdotti nel mondo della ricerca e delle applicazioni energetiche più avanzate. Il contesto in cui questi studenti vengono ben presto ad operare, anche grazie alle numerose possibilità di stage in Italia e all’estero, è altamente professionale ed internazionalizzato, da cui l’esigenza di impartire i corsi in lingua inglese, in modo da favorire l’ingresso in questo mondo con le adeguate abilità linguistiche.

Non ultimo, il conseguimento della certificazione di European Master of Science in Nuclear Engineering (EMSNE) rilasciata dalla European Nuclear Education Network (ENEN) è ormai una costante per i nostri ingegneri che ne facciano richiesta, a testimonianza della qualità dei loro studi e dell’internazionalizzazione del loro percorso.

“L’energia nucleare è e sarà sempre più in futuro un ingrediente importante del processo di decarbonizzazione della produzione di energia – conclude Walter Ambrosini - anche se le politiche energetiche nazionali tentennano periodicamente nel confrontarsi con questa nuova forma di energia, non vi è dubbio che il suo ruolo verrà messo in sempre maggiore evidenza proprio dalle preoccupazioni ambientali che le sono talora avverse. Non producendo gas serra, infatti, gli impianti nucleari contribuiscono alla stabilità e alla sicurezza dell’approvigionamento energetico con minimo impatto ambientale”.

In sintesi, chi si iscrive al corso di laurea in Ingegneria nucleare dell’Università di Pisa, oltre a beneficiare dei contributi messi a bando quest’anno, fruirà di numerosi vantaggi: una lunga ed illustre tradizione nota in tutto il mondo; una formazione apprezzata dall'industria, basata su di un substrato di ingegneria meccanica e nucleare rivendibile in ogni settore; contatti internazionali, in particolare con ENEN e FuseNet, le due reti europee per l’istruzione nei settori della fissione e della fusione nucleari, per lavorare nel mondo degli sviluppi più recenti in questi settori; ampie possibilità di stage per tesi in Italia e all'estero, per favorire il job placement.

Per informazioni sul corso di laurea magistrale In Ingegneria nucleare, visita il sito http://nucleare.ing.unipi.it/it/ in particolare la galleria degli studenti passati (“Testimonial”), o scrivi al Presidente del Corso di Laurea Magistrale: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Ulteriori notizie sono reperibili sulla pagina Facebook e sul gruppo LinkedIn Studiare Ingegneria Nucleare a Pisa.

Il più grande finanziamento per la ricerca scientifica nell’ambito dei disturbi del neurosviluppo è stato assegnato dall'Innovative Medicines Initiative a un consorzio internazionale guidato dall'Istituto di Psichiatria, Psicologia e Neuroscienze (IoPPN) del King's College di Londra. Partner italiano del consorzio è l’equipe guidata dal professor Filippo Muratori (nella foto in basso), direttore dell’unità operativa di Psichiatria dello Sviluppo del IRCCS Fondazione Stella Maris di Calambrone e docente dell’Università di Pisa, che si occupa da anni di bambini autistici e delle loro famiglie.

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Il finanziamento di 115 milioni di euro per lo studio “Autism Innovative Medicine Studies-2-Trials (AIMS-2-Trials)” accrescerà la conoscenza dell'autismo e contribuirà a sviluppare nuove terapie per migliorare lo stato di salute e la qualità della vita delle persone autistiche. 
Più di 1 persona su 100 è autistica. Oltre alle caratteristiche principali dell'autismo, molte persone autistiche lottano con gravi comorbidità, come l'epilessia, l'ansia e la depressione, e l'aspettativa di vita delle persone autistiche si può ridurre fino a 30 anni. Tuttavia, le cause dell'autismo e delle difficoltà ad esso associate rimangono in gran parte sconosciuti ed esistono pochissime terapie efficaci e appropriate per l’autismo.
AIMS-2-Trials riunirà le persone autistiche e le loro famiglie, le istituzioni accademiche, le associazioni benefiche e le aziende farmaceutiche per studiare l'autismo e fornire un'infrastruttura per lo sviluppo e la sperimentazione di nuove terapie. In linea con le priorità della comunità delle persone con autismo, il consorzio si concentrerà anche sul perché alcune persone autistiche sviluppino problemi di salute aggiuntivi che hanno un impatto grave sulla qualità e sulla durata della loro vita.

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Il professor Declan Murphy, responsabile del progetto e direttore del Sackler Institute for Translational Neurodevelopment presso l'IoPPN del King's College di Londra afferma: "Molte persone autistiche vanno incontro ad una bassa qualità di vita, tuttavia la ricerca sull'autismo riceve molto meno investimenti rispetto ad altre condizioni che limitano l'aspettativa e la qualità della vita, come il cancro o la demenza. Questo finanziamento ci consentirà di colmare il divario tra le conoscenze biologiche e la clinica offrendo approcci personalizzati nei confronti dei problemi che incidono in modo severo sulla vita delle persone autistiche ".

Tutte le persone autistiche sono diverse e questo rende difficile identificare e testare nuove terapie. AIMS-2-Trials adotterà come approccio quello della medicina di precisione volto a personalizzare le terapie sulla base del profilo biologico individuale. Per raggiungere questo obiettivo sarà necessario sviluppare test in grado non solo di individuare precocemente l’autismo ma anche di prevedere la sua progressione nel tempo e la probabilità di insorgenza di ulteriori problemi di salute mentale. AIMS-2-Trials darà vita alla prima rete europea di studi clinici sull'autismo, oltre a consentire collaborazioni internazionali con enti no profit, agenzie governative e industrie per determinare rapidamente se le terapie sono efficaci. La collaborazione con le persone autistiche, le loro famiglie e i loro accompagnatori sarà parte cruciale per lo sviluppo di terapie che migliorino l’outcome e che riguardino molte persone con autismo.
Il professor Filippo Muratori afferma che “La partecipazione della Fondazione Stella Maris e dell’Università di Pisa a questo importante progetto europeo potrà permettere di migliorare le politiche nei confronti delle persone con autismo anche in Italia”.

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Attraverso l'Innnovative Medicines Initiative (IMI), i finanziamenti dell'Unione europea sono sostenuti anche da contributi devoluti dagli enti di beneficenza che operano a favore delle persone con autismo e dall'industria farmaceutica, con quasi 60 milioni di euro da parte dalle associazioni di beneficenza e 2,5 milioni di euro dalla Federazione europea delle industrie e delle associazioni farmaceutiche (EFPIA). Il progetto ha ricevuto finanziamenti dall’IMI-2 (numero 777394) e ha beneficiate del supporto da parte del programma di ricerca e innovazione dell’Unione Europea Horizon 2020, dell’EFPIA, della Fondazione Simons, di Autism Speaks e di Autistica, un ente di beneficienza inglese per la ricerca sull’autismo.

chiara amatoChiara Amato (foto), neolaureata in ingegneria aerospaziale all’Università di Pisa, ha vinto la Mela d’Oro della XXX edizione del Premio Fondazione Marisa Bellisario, “Donne ad alta quota”. La cerimonia si è svolta Roma al Foro Italico lo scorso 15 giugno e andata in onda su Raidue in seconda serata il 19 giugno.

Chiara, classe 1990 e originaria di Salerno, è risultata vincitrice spuntandola su tantissime candidature e superando un rigoroso processo di selezione che ha coinvolto più di 40 atenei italiani e tre grandi aziende – Acea, Leonardo Company e Terna. La commissione esaminatrice del Premio, presieduta da Stefano Lucchini e Lella Golfo, ha individuato i corsi di studio in Ingegneria Elettrica, Elettronica e Aerospaziale per assegnare la Mela d’Oro a tre brillanti neolaureate con il massimo dei voti.

Chiara Amato, laureata a luglio del 2017, è arrivata prima in Italia per l’Ingegneria aerospaziale grazie ad una tesi sulle problematiche di interazione con l'atmosfera durante il rientro delle navicelle spaziali, lavoro in cui l’hanno seguita come relatori i professori Luca D'Agostino dell’Università di Pisa e Marco Panesi dell’University of Illinois (USA). Dopo la laurea Chiara Amato è volata in America e ora sta studiando per conseguire dottorato di ricerca all’Università del Minnesota, Minneapolis-St. Paul (USA), dove è entrata a far parte del gruppo di ricerca del National Hypersonic Research Center.

“Questo riconoscimento ad una nostra laureata ci riempie d’orgoglio – dice il professore Roberto Galatolo, presidente del Corso di studi in Ingegneria aerospaziale dell’Ateneo pisano - a nome di tutti i docenti del corso di studio faccio a Chiara le mie più vive congratulazioni, assieme ai miei migliori auguri per il suo futuro”.

 

Depigmentati e privi di occhi, caratteristiche tipiche di animali che conducono vita sotterranea, è questo il primo identikit di sette nuove specie, tutte toscane, che da oggi vanno ad arricchire l’inventario fauna italiana. La scoperta arriva dopo alcuni anni di ricerche condotte da Giuseppe Montesanto del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa e da Stefano Taiti dell’ISE-CNR di Firenze e del Museo di Storia Naturale, Sezione di Zoologia la “Specola” di Firenze e che hanno appena pubblicato i risultati del loro lavoro in un articolo su “Zoosystema”, rivista scientifica del Museo di Storia Naturale di Parigi.

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Moserius talamonensis, una delle sette nuove specie scoperte

Le sette nuove specie appartengono agli isopodi terrestri, ovvero crostacei che nel corso dell’evoluzione si sono adattati alla vita sulla terraferma, e sono imparentate con i comuni porcellini di terra. Gli esemplari sono lunghi pochi millimetri e vivono nelle cavità del sottosuolo, come grotte o anfratti della roccia madre, per cui è difficilissimo rinvenirli anche per i più appassionati naturalisti.

“Le specie animali che ad oggi conosciamo sono circa il 10% di quelle che in realtà potrebbero esistere sul nostro pianeta e sebbene l’idea di trovare nuove specie si associ più agli habitat tropicali o quantomeno esotici – spiega Montesanto - i ritrovamenti riguardano anche il nostro Paese e, per questo gruppo, non è raro rinvenire nuove specie; in Toscana gli ultimi casi di descrizioni di nuovi isopodi terrestri risalgono al 1995”.
In particolare, cinque delle sette nuove specie sono state rinvenute nelle province di Pisa e Livorno – da cui appunto alcuni dei nomi scelti come Leucocyphoniscus pisanus o Alloschizidium labronicum – e i ricercatori ritengono che si tratti di specie endemiche, cioè che vivono esclusivamente nel luogo geografico dove sono state trovate.

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Typhlarmadillidium occidentale, una delle sette nuove specie scoperte


“Le ricerche zoologiche nel campo della Tassonomia, sembrano essere un po’ “fuori moda – conclude Montesanto - oggi i nostri studenti dei corsi di laurea in Scienze Biologiche e Scienze Naturali ed Ambientali, sono sempre più orientati a ricerche molecolari più trendy al giorno d’oggi. Eppure ogni qual volta si va a cercare in nuovi ambienti, uno specialista esperto, riesce a scoprire alcune nuove specie e quindi a dare loro un nome rendendole note al mondo scientifico”.

Venerdì 15 gugno, il rettore dell'Università di Pisa, Paolo Mancarella, e il direttore del CISAM (Centro Interforze Studi per le Applicazioni Militari) di San Piero a Grado (PI), ammiraglio ispettore Rosario A. Gioia Passione, hanno firmato un accordo per il corso di dottorato di ricerca in Ingegneria dell’Informazione. Tale accordo permetterà agli ufficiali del Corpo del Genio Marina di accedere alle fasi concorsuali per l’accesso ai dottorati di ricerca inclusi nell’offerta formativa dell’ateneo pisano. L’accordo, grazie all’accesso a studi specialistici ad altissimo contenuto tecnologico, consolida una volta in più le sinergie già in essere nell'ambito della formazione universitaria tra Ateneo e CISAM.

Per l'Università di Pisa erano presenti alla firma anche la professoressa Marcella Aglietti, delegata del rettore per il dottorato di ricerca, e Licia Del Corso, responsabile dell'Unità "Dottorati di ricerca" dell'Ateneo.

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Martedì 12 giugno l’Università di Pisa ha ricevuto in rettorato una rappresentanza diplomatica dell’ambasciata della Repubblica Dominicana. La delegazione era guidata dall’ambasciatrice Alba Maria Cabral Peña-Gómez, accompagnata dal console onorario per la Toscana, Pasquale Balestrieri, e della sua ministra consigliera, Johanne Peña Arias. Gli ospiti sono stati accolti a Palazzo alla Giornata dal rettore Paolo Mancarella, dal prorettore per la Cooperazione e le relazioni internazionali, Francesco Marcelloni, e dallo staff dell’Ufficio Internazionale dell’ateneo, Laura Nelli, responsabile dell’Unità Promozione internazionale, Paola Cappellini, responsabile dell’Unità Cooperazione internazionale, e Belkis Hernandez, coordinatrice dei progetti per l’America Latina.

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Durante l’incontro è stato consegnato il primo accordo di cooperazione internazionale fra l’Istituto tecnologico di Santo Domingo (INTEC) e l’Università di Pisa, che apre possibilità di scambio con studenti e ricercatori della Repubblica Dominicana. L’accordo è il prodotto di un lungo lavoro che l’Unità promozione internazionale sta svolgendo da mesi per aumentare le relazioni e la presenza dell’Ateneo pisano nei paesi dell’America latina. Altre due importanti agenzie nazionali dominicane di ricerca scientifica – IIBI (Instituto de Innovación en Biotecnología e Industria) e IDIAS (Instituto Dominicano de Investigaciones Agropecuarias y Forestales) – hanno già espresso l’interesse di stringere accordi nell’ambito della formazione, scambio di ricercatori e progetti congiunti.
Gli ospiti hanno inoltre informato l’Università di Pisa che il MESCYT, Ministerio de Educación Superior, Ciencia y Tecnología della Repubblica Dominicana, ha espresso l’intenzione di voler integrare l’Università di Pisa nel bando delle borse di studio internazionali che ogni anno il governo dominicano concede a studenti meritevoli.

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Infine si è discusso della possibilità di attivare una collaborazione tra l’Università di Pisa e i produttori di ananas, cacao e caffè della Repubblica Dominicana. Infatti all’incontro sono stati invitati anche Maurizio Persico, direttore del Dipartimento di chimica e chimica industriale, Rossella Di Stefano, professoressa al dipartimento di Patologia chirurgica, medica, molecolare e dell’Area Critica, Lucia Natali, professoressa e vice direttore del dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali, Manuela Giovannetti, anche lei professoressa al dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali e direttore del Centro interdipartimentale di ricerca "Nutraceutica e Alimentazione per la Salute", Filippo Minutolo, professore al dipartimento di Farmacia e coordinatore di Area per l’Internazionalizzazione.

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L’ambasciatrice Alba Maria Cabral Peña-Gómez è una personalità di spicco della Repubblica Dominicana. Nata nel seno di una famiglia con una lunga tradizione politica, si annoverano fra i suoi avi il cinque volte presidente della Repubblica Dominicana, Buenaventura Báez, il presidente Marco Antonio Cabral, e il presidente del Senato dominicano Mario Fermin Cabral. Nell’ambito della politica, Alba Maria Cabral è fondatrice della “Federazione di Donne della Socialdemocrazia (Fedumusde)”; è stata Direttrice della Segreteria di Relazioni Internazionali del Partito Rivoluzionario Dominicano; membro della Commissione di Etica dell’Internazionale Socialista (IS); è stata Presidentessa del Foro di Donne dei Partiti Politici della Repubblica Dominicana; vicepresidente del Copal e attuale presidentessa in carica del Partito Rivoluzionario Dominicano. L’Ambasciatrice Cabral ha creato la Fondazione Donne per l’Educazione, entità che iniziò le sue attività con un programma di alfabetizzazione e formazione tecnica ai meno abbienti, e che in questo momento è diventata la prima istituzione nel portare istruzione universitaria dentro i recinti penitenziari dominicani, in collaborazione con l’università della Terza Età, la Procura Generale della Repubblica e la Commissione dominicana dei diritti umani. Donne, educazione e lotta contro la povertà, sono state in Alba Maria Cabral più che un’ispirazione, una pratica di vita.
Alba María Cabral è vedova di Jose Francisco Peña Gomez, insigne politico dominicano, che accompagnò nelle sue funzioni di Vicepresidente dell’Internazionale Socialista (IS) e Presidente dell’IS per America Latina.

Sono cinque i progetti di ricerca dell’Università di Pisa che la Commissione Europea ha finanziato attraverso il bando sugli Innovative Training Networks delle Marie Sklodowska-Curie actions, ottenendo un importo complessivo di 1.830.000 euro. Il bando di Horizon 2020 sostiene la formazione transnazionale dei giovani ricercatori con competenze innovative in ambito accademico ed extra accademico, sulla base di proposte tematiche libere, con approccio cosiddetto “bottom-up”.

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L’Ateneo pisano è partner beneficiario in tre delle cinque proposte finanziate, tutte della tipologia ETN - European Training Network: il primo progetto è “RHUMBO modelling and pRedicting Human decision-making Using Measures of subconscious Brain processes through mixed reality interfaces and biOmetric signals”, il cui responsabile scientifico è Gaetano Valenza, ricercatore presso il Centro Piaggio e il dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, che riceverà un finanziamento di 523.000 euro; il secondo è “DIGIMAN4.0 DIGItal MANufacturing Technologies for Zero-defect Industry 4.0 Production”, con responsabile scientifico Gualtiero Fantoni, professore associato presso il dipartimento di Ingegneria civile e industriale, che riceverà un finanziamento di 784.000 euro; il terzo è “Stardust-R Stardust Reloaded”, con responsabile scientifico Giovanni Federico Gronchi, professore ordinario presso il dipartimento di Matematica, che riceverà un finanziamento di 523.000 euro.

Negli altri due progetti finanziati l’Università di Pisa è partner organisation: il primo, sempre di tipologia ETN, è “ATLAS AuTonomous intraLuminAl Surgery”, con responsabile scientifico Mauro Ferrari, professore ordinario presso il dipartimento di Ricerca traslazionale e delle nuove tecnologie in Medicina e Chirurgia; l’altro è “EVOCATION Advanced Visual and Geometric Computing for 3D Capture, Display, and Fabrication”, responsabile scientifico Paolo Ferragina, professore ordinario presso il dipartimento di Informatica. Quest’ultimo progetto è un European Joint Doctorate (EJD).

Al bando, particolarmente competitivo, si sono candidate complessivamente 1.658 proposte di progetto. L’Università di Pisa ha partecipato con 36 proposte e, considerando l’esito generale della call, il tasso di successo dell’Ateneo pisano, pari all’11,1%, si allinea al tasso di successo medio europeo, che è del 11,41%, e considerando anche le due proposte come partner organisation, risulta addirittura superiore (13,8%).

Valutando il quadro generale della call, appare in netta crescita il trend di partecipazione e successo dell’Università di Pisa su questo bando di Horizon 2020, con 36 proposte di cui 5 finanziate: nel 2014 erano state 10 le proposte sottomesse (di cui 2 risultate finanziate), 9 le proposte del 2015 (di cui nessuna passata), 15 nel 2016 (di cui 1 finanziata) e 28 nel 2017, di cui nessuna finanziata. “Un risultato significativo – commenta il professor Lisandro Benedetti Cecchi, prorettore per la ricerca internazionale – che premia il percorso di supporto alla progettazione europea avviato dall’Ateneo: dal Bando BIHO, giunto alla sua seconda edizione, che premia le proposte di progetto come coordinatori che vengono finanziate o valutate sopra soglia, al servizio di supporto alla preparazione di proposte progettuali, recentemente potenziato presso l’Unità Servizi per la Ricerca grazie anche all’assunzione di 6 tecnologi con specifiche competenze. Molto resta ancora da fare per arrivare ad ottenere maggiori finanziamenti europei in qualità di coordinatori di progetti, ma il percorso è avviato e sarà ulteriormente rafforzato”.

Da ricordare che, nell’ambito della stessa call, una sesta proposta di progetto è stata ammessa in lista di riserva, con l’eventualità di venire finanziata nel caso in cui si liberassero risorse: si tratta di “POLKA POLlution Know-how and Abatement”, con responsabile scientifico Donatella Ciampini, professore associato presso il dipartimento di Fisica. Molte, infine, le proposte non finanziate ma che hanno ottenuto una valutazione positiva, superiore alla soglia per essere ammessi al finanziamento, pari a 70 punti.

citta operosa insideEsce come raccolta degli atti  di un convegno che si è svolto all'Università di Pisa il volume "Una città operosa. Archeologia della produzione a Pisa tra Età romana e Medioevo (All'Insegna del Giglio, 2018) curato dal professore Federico Cantini del dipartimenti di Civiltà e Forme del Sapere e da Claudia Rizzitelli della Soprintendenza Archeologica della Toscana.

Pubblichiamo di seguito una scheda di presentazione del libro.

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Le attività produttive stanno tornando al centro dell’interesse degli archeologi perché esse possono essere utilizzate come un ottimo indicatore dello sviluppo o della recessione delle economie antiche, specie se analizzate negli aspetti legati al tipo di tecnologia impiegata nei processi produttivi, alla scala degli investimenti fatti, alla quantità e qualità degli oggetti prodotti, alla distribuzione topografica delle officine e all’ampiezza del mercato entro cui circolano le materie prime e gli oggetti finiti.

Queste variabili analizzate nel tempo e nello spazio permettono di ricostruire quadri socio-economici estremamente ricchi ed inediti.

La scelta di concentrarsi su Pisa è legata alla volontà di osservare le trasformazioni delle città tra l’Età antica e quella medievale da una sede privilegiata, dove spesso i macrofenomeni economici si manifestarono con un certo anticipo e con caratteri del tutto straordinari rispetto gli altri centri urbani della regione. Ma questa eccezionalità fu una costante della storia pisana o si manifestò in forme e scale differenti nel tempo?

Ecco allora la necessità di osservare i fenomeni economici nella lunga durata, per individuarne i momenti di continuità e discontinuità, per scandirne i tempi di accelerazione e decelerazione, e per comprendere in che modo questi stessi fenomeni furono influenzati dalle trasformazioni che interessarono molte città europee e mediterranee tra Età romana e Medioevo.

Usare i Big Data per monitorare la povertà e le condizioni di vita in Europa. E’ questa una delle linee di ricerca sviluppate dalla professoressa Monica Pratesi dell’Ateneo pisano vincitrice della cattedra Jean Monnet per il triennio 2015-2018.

Cofinanziato dalla Commissione Europea, il progetto Jean Monnet Chair è una cattedra riconosciuta per tre anni ad un unico professore per ateneo, che stila un percorso formativo di approfondimento, composto di varie attività. Lo studio della povertà in Europa – la dizione ufficiale era “Small Area Methods for Monitoring of Poverty and Living conditions in EU (SAMPL-EU)” - è stato appunto l’argomento scelto dalla professoressa Pratesi nell’ambito del curriculum di Statistica ufficiale del corso di laurea magistrale in Economics dell'Università di Pisa e della Scuola Superiore Sant’Anna.

A conclusione del progetto, il materiale didattico della cattedra e le principali linee di ricerca seguite da alcuni studenti saranno inseriti nel volume "Small area methods for monitoring poverty and living conditions" di prossima pubblicazione con la Pisa University Press e curato dalla professoressa Monica Pratesi con i contributi di Lisa Bianco, Francesca Micocci, Alessandro Gemignani.

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Una delle classi della Cattedra Jean Monnet (European Local Indicators of Poverty and Living Conditions: traditional and new survey techniques in the era of data deluge and Big Data)

“Il tema che abbiamo trattato è particolarmente rilevante perché la misurazione della povertà locale è un aspetto cruciale per il monitoraggio degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, una questione di estrema rilevanza nel programma 2030 delle Nazioni Unite – racconta Monica Pratesi - Questo indirizzo è unico tra i corsi universitari italiani ed europei. In particolare, la cattedra ha migliorato le competenze di tipo quantitativo degli studenti nell'era dei “Big Data”, fornendo strumenti per la comunicazione dei risultati che inneschino processi di miglioramento delle politiche basate su evidenze empiriche e che forniscano indicazioni sui problemi di affidabilità delle stime e di valutazione quantitativa di politiche regionali”.

La cattedra ha previsto due corsi principali, uno sugli indicatori di povertà europea e uno sulla stima delle piccole aree, rivolti agli studenti dell'Università di Pisa, della Scuola Superiore Sant’Anna e agli studenti Erasmus. La frequenza è stata di circa 80 studenti per anno. Gli argomenti dei corsi sono stati presentati tramite lezioni frontali e brevi corsi tenuti da professori di Statistica e Statistica Economica provenienti da numerose università europee: Luigi Biggeri dell'Università di Firenze, Francesca Gagliardi dell'Università di Siena, Risto Lehtonen dell'Università di Helsinki, Ralf Münnich dell'Università di Trier, Natalie Shlomo dell'Università di Manchester. La cattedra ha inoltre ospitato numerosi seminari incentrati su misure di povertà, metodi di stima per piccole aree e progettazione di indagine tenuti da esperti internazionali come Achille Lemmi dell'Università di Siena, Partha Lahiri dell'Università del Maryland, Ulli Rendtel della Freie Universität di Berlino e molti ricercatori dell'Istituto nazionale di statistica (Istat).

La cattedra si è conclusa con un Workshop di studio e ricerca sulla “Stima per piccole aree di povertà e condizioni di vita” che si è tenuto a Pisa a maggio del 2018 durante il quale gli studenti hanno avuto la possibilità di incontrare numerosi esperti internazionali per presentare e discutere il loro lavoro finale.

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