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calendario 2019Gli Uffici dell'Amministrazione dell'Università di Pisa rimarranno chiusi da mercoledì 7 agosto (compreso) a mercoledì 21 agosto (compreso).

Gli sportelli della Segreteria studenti e di Matricolandosi saranno chiusi al pubblico dal 7 agosto al 23 agosto 2019.

Gli sportelli della Segreteria post-laurea e dell'Unità Orientamento e sostegno agli studenti saranno chiusi al pubblico dal 7 agosto al 21 agosto compresi.
I ticket aperti dagli utenti dello Sportello virtuale nel periodo dal 7 al 21 agosto 2019 potranno essere presi in esame dagli operatori a partire da giovedì 22 agosto 2019.

Il Career Service sarà chiuso dal 6 al 21 agosto compresi.

Nel periodo estivo le biblioteche resteranno chiuse o osserveranno orari ridotti. A questo link è possibile consultare gli orari completi. 

 

 

Il professore Federico Da Settimo Passetti, direttore del Dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa, ha ricevuto la medaglia ”Luigi Musajo 2019” nell’ambito del “XXVI National Meeting on Medicinal Chemistry” che si è svolto a Milano dal 16 al 19 luglio. Il prestigioso premio, rappresentato da una medaglia in argento, viene conferito ogni tre anni dalla Divisione di Chimica Farmaceutica della Società Chimica Italiana ad uno studioso italiano che, per l’attività di ricerca e didattica e l’impegno nell’ambito della Divisione abbia inciso significativamente sullo sviluppo delle Scienze Chimico‐Farmaceutiche in Italia.

Federico Da Settimo si è laureato in Chimica con lode all'Università di Pisa nel 1985 dove ha compiuto la sua carriera accademica sino a diventare nel 2001 professore ordinario e quindi direttore del dipartimento di Farmacia dal 2016. In quello stesso anno ha poi ricevutol’Ordine del Cherubino, un riconoscimento con il quale l’Ateneo pisano premia coloro che hanno contribuito ad accrescere il prestigio dell'Università di Pisa per i particolari meriti scientifici e culturali o per l'apporto dato alla vita e al funzionamento dell'Ateneo.

 

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Al centro il professore Da Settimo con il past-president della Divisione Gabriele Costantino a destra e l’attuale presidente Gianluca Sbardella a sinistra


Nell’ambito della Società Chimica Italiana, il Federico Da Settimo è stato Presidente della Divisione di Chimica Farmaceutica della Società Chimica Italiana nel triennio 2010-2012 e past-president nel triennio successivo.
La produzione scientifica del pofessore Da Settimo si concretizza in oltre centosessanta lavori, la maggior parte pubblicati su riviste internazionali altamente qualificate. La sua attività di ricerca è principalmente focalizzata sullo studio di piccole molecole eteropolicicliche contenenti il nucleo indolico quale scaffold privilegiato utili per lo sviluppo di nuovi agenti terapeutici ad azione ipnotico-sedativa, ansiolitica, antiinfiammatoria e antitumorale. L’interesse del Professore si è rivolto anche allo sviluppo di agenti diagnostici sia fluorescenti che radiomarcati. Il professore si è inoltre interessato allo sviluppo di inibitori di enzimi quali l’aldoso reduttasi, l’adenosina deaminasi e le proteine tirosina chinasi: in quest’ultimo campo ha descritto una nuova classe di agenti attivi sui tumori della tiroide.



Per il primo semestre del prossimo anno accademico sono in arrivo 33 nuovi progetti speciali per la didattica, l’iniziativa con cui l’Università di Pisa ha inaugurato dall’anno scorso un nuovo modo di fare lezione, che va oltre la tradizionale “aula”: gli studenti hanno la possibilità di partecipare a viaggi studio, lezioni fuori sede, iniziative all’estero e svolgere tante altre attività pensate per rendere più efficaci e incisivi gli insegnamenti dei corsi di laurea. Per i prossimi mesi l’Ateneo ha stanziato oltre 250.000 euro distribuiti tra progetti che comprendono viaggi di istruzione in Italia e all’estero, lezioni sul campo, scavi archeologici, cicli di seminari, teatro didattico, laboratori speciali e molto altro. L’elenco completo è disponibile a questo link.

Attivati per la prima volta lo scorso anno accademico, i progetti speciali sono finanziati con fondi che l’Ateneo dedica appositamente a questo scopo. Nell’anno accademico 2018/2019 sono 40 i progetti realizzati: queste inizitive hanno riscosso un immediato successo fra studenti e docenti, anche portando alla luce una grande quantità di attività didattiche innovative, inaspettate ed entusiasmanti offerte dai corsi di studio. 


Alcune delle iniziative dello scorso anno:

Per 13 studenti Unipi lezione fuori sede al Centro di ricerca Elettra Sincrotone di Trieste

L'avventura di 12 studenti del dipartimento di Scienze della Terra nel deserto del Perù 

Lezione fuori sede per gli studenti Unipi nei musei europei

All'Università di Pisa la didattica è... speciale 


Sfoglia la gallery con le foto di alcune iniziative:

 

 

Un team di microbiologhe del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Università di Pisa, in collaborazione con colleghi delle Università delle Marche, di Torino e dell’Istituto Zooprofilattico dell’Umbria e delle Marche, ha sequenziato per la prima volta a livello mondiale il DNA delle popolazioni di lieviti e batteri caratteristici dell’hákarl, lo squalo fermentato, alimento tradizionale della cucina islandese.

“Il processo di fermentazione promosso dai lieviti e batteri nativi – spiega Monica Agnolucci docente dell'Università di Pisa - trasforma i filetti dello squalo Somntosus microcephalus, originario delle acque prospicienti le coste della Groenlandia e dell'Islanda, nel Nordatlantico, nell’ hákarl, una prelibatezza della cucina nordica derivante dalle tradizioni vichinghe”.

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Lo squalo fermentato tipico della cucina islandese

 

L’hákarl rappresenta uno dei tipi di pesce fermentato consumati in tempi antichi in tutta Europa, e popolari anche presso i Romani, che ne ricavavano una salsa speciale chiamata garum. In Islanda e nei paesi nordici l’hákarl rivestiva un ruolo importante nella dieta come fonte di proteine ed energia, ed è ad oggi consumato come prelibatezza tradizionale anche dai turisti. Il prodotto ha una consistenza morbida, un colore biancastro simile al formaggio e un forte sapore di pesce: oggi è spesso servito sotto forma di piccoli cubetti e accompagnato da bicchierini di Brennivín, una bevanda alcolica fermentata tipica.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Food Microbiology, è stato condotto con un approccio multidisciplinare e multimodale, basato sia sulla coltura dei fermenti nativi che su tecniche coltura-indipendenti, utilizzando DNA estratto dai campioni, quali PCR-DGGE e Illumina sequencing.

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A sinistra Monica Angolucci, a destra Manuela Giovannetti

“Mentre il metodo coltura-dipendente ha permesso di determinare il numero reale di fermenti vitali nell’alimento – prosegue Monica Agnolucci – i due metodi basati sul DNA ci hanno fornito un quadro generale della complessa biodiversità microbica tipica dell’hákarl, identificando specie capaci di svolgere un ruolo importante nello sviluppo delle sue qualità sensoriali”.

“Il successo degli studi sugli alimenti e bevande fermentati, condotti da alcuni anni nei nostri laboratori – sottolinea Manuela Giovannetti professoressa dell'Università di Pisa – ci ha stimolato a proseguire con una nuova iniziativa, il Corso di Perfezionamento sui fermentati tradizionali, recentemente riscoperti anche da chef, gastronomi e food writers, per fornire conoscenze sulla loro produzione e sulle loro qualità prebiotiche, probiotiche e salutistiche, che sono il risultato dell’attività dei fermenti, lieviti e batteri lattici e acetici”.

Le altre autrici pisane dello studio, insieme a Monica Agnolucci e Manuela Giovannetti, sono Michela Palla e Caterina Cristani.

E’ on line la ricostruzione 3D della tomba di Khunes, un importante funzionario egiziano vissuto probabilmente al tempo del faraone Teti (2300 a.C. circa). A realizzare il modello immersivo e interattivo della sepoltura è stato Emanuele Taccola del Laboratorio di Disegno e Restauro (LaDiRe) dell’Università di Pisa grazie ai dati raccolti nel corso dell’ultima campagna di scavo a Zawyet Sultan, un sito nel Medio Egitto, sulla sponda orientale del Nilo, poco a sud della moderna città di Minya. Qui è attiva dal 2014 una missione archeologica diretta dai professori Gianluca Miniaci del Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa e Richard Bussmann dell’Università di Colonia in Germania.

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Modello 3D della tomba


In questa area, che deve aver avuto un ruolo chiave nell’unificazione dell’Egitto agli albori della sua civiltà, gli archeologi sono impegnati in un’analisi spaziale delle strutture e del paesaggio per esplorare le interconnessioni tra resti che vanno dal 3200 a.C. al 1300 a.C. Si tratta in particolare di una piramide lasciata incompleta (ca. 2600 a.C.) che sorgeva sopra un cimitero di epoca predinastica (ca. 3200 a.C.), di alcune tombe di dignitari scavati nella roccia (ca. 2300 a.C.), fra cui appunto quella di Khunes, di un tempio remesside (ca. 1300 a.C.) e infine di un villaggio del periodo greco-romano.

 

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Emanuele Taccola durante l’attività sul campo


“Il Laboratorio di Disegno e Restauro ha svolto un lavoro fondamentale di mappatura del sito grazie all’uso di un ricevitore GNSS differenziale – spiega Gianluca Miniaci – per la tomba di Khunes inoltre il rilievo è stato eseguito con metodo fotogrammetrico: grazie a questa procedura è stato possibile ottenere accurate informazioni metriche utili alla ricerca archeologica, nonché realizzare un modello 3D nel quale è possibile muoversi virtualmente indossando un visore”.

sirsi eleonora1La professoressa Eleonora Sirsi del Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Pisa è stata invitata a svolgere, nella mattina del 30 luglio, un’audizione dinanzi alla Commissione agricoltura e produzione agroalimentare del Senato con riferimento all’affare assegnato n.200 (affare sulla questione inerente alle nuove biotecnologie in agricoltura). Il tema è oggetto da tempo del lavoro di ricerca di Eleonora Sirsi come dimostrano le numerose pubblicazioni e la monografia “Ogm e agricoltura. Evoluzione del quadro normativo - Strategie di comunicazione - Prospettive dell’innovazione” (Editoriale scientifica 2017). Già nel 2016, nella passata legislatura, Eleonora Sirsi era stata convocata per un’audizione sul tema (affare 591 “Nuove tecnologie in agricoltura”) dalla Commissione agricoltura del Senato. 

 

Sono buoni, fanno bene alla salute e promettono di diventare una nota coloratissima nei nostri piatti. Parliamo dei fiori commestibili che sono al centro di Antea, un progetto di ricerca europeo al quale collabora anche l’Università di Pisa con i dipartimenti di Farmacia e di Scienze Agrarie, alimentari e agroambientali.

L’obiettivo di Antea è quello di sostenere la filiera emergente dei fiori eduli nell’area compresa fra Italia e Francia facendo evolvere la più antica produzione di fiori ornamentali come soluzione alla crisi degli ultimi anni del comparto della floricoltura. Nell’ambito di Antea il compito dei ricercatori dell’Ateneo pisano è quello di analizzare le oltre 40 specie selezionate per il progetto, compresi lo studio della composizione organica e delle caratteristiche organolettiche delle piante, i test allergologici e microbiologici per garantire la innocuità al consumo e infine anche l’individuazione delle tecnologie per la conservazione e il confezionamento delle preparazioni alimentari.

 

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“Le proprietà nutraceutiche dei fiori sono dovute alla presenza di composti salutari per la dieta umana, come i polifenoli, i più importanti con attività antiossidante oltre alla vitamina C e antociani, che sono anche i principali responsabili della colorazione,– spiega Laura Pistelli, docente dell’Ateneo pisano - al momento le nostre analisi stanno riguardando alcune varietà di salvia che hanno fiori (e talvolta anche foglie) che profumano di ananas, pesca o ribes e una specie di geranio dal sapore di limone”.

In particolare, le dottoresse Laura Pistelli e Ilaria Marchioni del dipartimento di Scienze Agrarie, alimentari e agroambientali si occupano delle analisi nutrizionali delle 40 specie, mentre la professoressa Luisa Pistelli e la dottoressa Basma Najar del dipartimento di Farmacia sono impegnate nell’individuazione dei composti volatili che determinano l’aroma dei fiori.


“Da anni i nostri gruppi di ricerca collaborano per valorizzare delle piante aromatiche e medicinali – conclude Laura Pistelli – e lo studio dei fiori eduli è filone di ricerca molto promettente, i fiori sono infatti una fonte alimentare da riscoprire e sempre più utilizzata anche dai grandi chef, dunque è necessario individuare le loro caratteristiche nutrizionali e nutraceutiche affinché possano essere meglio apprezzati dal pubblico”.

L'Università di Pisa, in collaborazione con Kedrion Biopharma, ha annunciato il progetto vincitore del bando “Proof-of-Concept” (PoC) destinato a finanziare la realizzazione di tecnologie all'avanguardia, passando da un’idea innovativa a un prototipo funzionante, per poi supportarne lo sviluppo industriale e il successivo trasferimento verso le imprese o il mercato.

Il vincitore, selezionato tra tredici idee innovative presentate da team di ricerca dell'Università di Pisa nel campo delle Life Sciences, è il progetto di biotecnologia INFOREC, “Ingegnerizzazione e produzione di fattore ottavo ricombinante a lunga emivita ed elevata attività coagulante”, il cui responsabile scientifico è Mauro Pistello, professore ordinario presso il dipartimento di Ricerca traslazionale e delle nuove tecnologie in Medicina e Chirurgia. INFOREC ha come obiettivo la generazione di mutanti di Fattore VIII (mFVIII) a lunga emivita ed elevata attività coagulante che potrebbero essere utilizzati nel trattamento dell'Emofilia A.

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“Sebbene tanti i progetti validi e tutti interessanti, a testimonianza dell'alto livello e della vitalità della ricerca dell'Università di Pisa – ha commentato a margine dell’annuncio il professor Alessandro Gringeri, Chief Medical and R&D Officer di Kedrion Biopharma – il progetto vincitore ha la potenzialità di aprire la strada ad importanti sviluppi sia nella terapia sostitutiva che in quella genica delle persone affette da Emofilia A, con un significativo miglioramento della loro cura”.

Il sostegno di Kedrion – che supporterà il progetto, della durata massima di un anno, con un investimento iniziale di 15mila euro – testimonia la vicinanza dell’azienda al territorio in cui opera e alle realtà locali con cui collabora da molti anni al fine di favorire la ricerca e incoraggiare l’innovazione. Un impegno che l'azienda ha deciso di ampliare e consolidare, dando avvio a un vero e proprio percorso strategico di “open innovation” orientato a promuovere un continuo e attivo scambio di idee, esperienze e know how con medici, ricercatori, università, start-up, enti pubblici e privati, e organizzazioni di pazienti.

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La cerimonia di premiazione si è svolta venerdì 26 luglio nella Sala Cherubini del rettorato dell'Università di Pisa. Hanno preso parte all'evento la professoressa Claudia Martini, prorettrice per la ricerca in ambito nazionale dell'Università di Pisa, i rappresentanti del dipartimento di Ricerca & Innovazione di Kedrion Biopharma e i docenti universitari responsabili dei progetti candidati. “La ricerca universitaria è uno strumento essenziale per lo sviluppo del Paese, costituisce un motore essenziale per la crescita dell’economia e del benessere della società – dichiara la professoressa Claudia Martini, prorettrice per la ricerca in ambito nazionale dell’Università di Pisa –. Spesso il cammino che porta a ricadute evidenti delle ricerche che si svolgono nei nostri laboratori è lungo e il suo concretizzarsi in strumenti e metodologie innovative, in benessere e terapie avanzate passa anche attraverso uno stretto rapporto con il mondo industriale. Iniziative come quella promossa da Kedrion Biopharma, attraverso il bando PoC, sono da plaudire per l’opportunità che offrono ai nostri ricercatori di sviluppare le loro ricerche in ambiti sempre più applicativi”.

Per il bando, aperto fino al 30 giugno 2019 – che interessava diversi ambiti delle Life Sciences, come Biotech, Pharma, Medical Devices, Digital Healthcare e Assistive Technologies – sono stati selezionati e valutati 6 progetti del dipartimento di Farmacia, 5 dai dipartimenti area medica, uno dal dipartimento di Chimica e uno dal dipartimento di Ingegneria dell’informazione dell'Università di Pisa.

Sono partite il 25 luglio le immatricolazioni all'Università di Pisa, che per il prossimo anno accademico propone un’offerta formativa ampliata, comprensiva di 60 corsi di laurea triennale, 9 corsi a ciclo unico e 69 corsi magistrali. Le novità per il 2019/2020 sono la laurea magistrale in Diritto dell’innovazione per l’impresa e le istituzioni e la laurea triennale in Ingegneria per il design industriale. Quest’anno per i nuovi immatricolati ci sarà anche un omaggio speciale: al momento del ritiro del libretto universitario, ai ragazzi verrà consegnata una borraccia in metallo personalizzata con il logo Unipi. L’operazione rientra nelle politiche di sostenibilità ambientale promosse dall’Ateneo che mirano a ridurre l’uso delle bottigliette di plastica all’interno dell’Università.

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Lo staff che accoglie gli studenti a Matricolandosi.

“La nostra Università è da sempre impegnata nella ricerca sullo sviluppo sostenibile, e abbiamo sia singoli insegnamenti sia corsi di studio che preparano gli studenti a guardare al mondo in quest’ottica fornendo loro gli strumenti tecnici necessari per poter realizzare uno sviluppo sostenibile – commenta il prorettore alla didattica Marco Abate – Il rispetto dell’ambiente parte anche dai gesti quotidiani: per questo abbiamo voluto lanciare questa iniziativa, come segnale di come sia possibile fare molto anche cambiando solo di poco le nostre abitudini”.

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Il prorettore Marco Abate con lo staff di Matricolandosi.

Con l'avvio delle immatricolazioni è stato inaugurato il Centro Matricolandosi, che insieme allo sportello "Welcome International Students!" (WIS!) ogni anno accoglie al Polo Fibonacci, in via Buonarroti 4, gli studenti italiani e internazionali che scelgono di iscriversi all'Ateneo pisano. Oltre al Centro Matricolandosi è attivo anche il relativo portale web (http://matricolandosi.unipi.it), pensato per essere fruito anche attraverso i dispositivi mobili, ed è disponibile un'applicazione che permette di calcolare in tempo reale l’importo delle tasse da pagare, con il semplice inserimento del voto di maturità e dell’ISEE. Per le matricole è anche disponibile, in formato cartaceo o pdf, la guida “UNIpiù” contenente le “Istruzioni per l’uso” dell’Università di Pisa che possono aiutare concretamente i nuovi studenti a entrare al meglio nella vita quotidiana universitaria, così diversa da quella scolastica a cui sono abituati.

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Lo staff di Matricolandosi mostra una demo delle borracce che verranno consegnate alle matricole al momento del ritiro del libretto universitario.

Per il prossimo anno accademico ci sono anche importanti novità in tema di tasse universitarie: in linea con la politica adottata da sempre dall’Ateneo, orientata verso una diminuzione della contribuzione universitaria sopratutto per le classi meno abbienti, sono stati confermati gli importi massimi delle tasse previsti per lo scorso anno e si è innalzato la fascia della “no tax area” da 22.000 a 23.000 euro, che esonera totalmente lo studente dal pagamento del contributo annuale. Inoltre, al fine di rendere più semplici, sicuri, trasparenti e veloci tutti i pagamenti verso l’Ateneo compresi quelli relativi alle tasse universitarie, è stato attivato il sistema di pagamenti elettronici “PagoPA”, che consente l’utilizzo di diversi canali, quali carta di credito, conto web, Paypal, sportello ATM, tabaccheria, sportello bancario e della modalità di versamento on line o di persona presso uno degli esercenti autorizzati.

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I primi ragazzi alle prese con le procedure di immatricolazione.

Anche quest’anno, il servizio di immatricolazione ripropone la procedura elimina-code: una volta effettuato il pagamento e seguita la procedura online, gli studenti devono solo perfezionare l’immatricolazione e fissare dalla fine di settembre un appuntamento per ritirare il libretto e la “Carta Unica Regionale dello Studente”, la tessera magnetica che permette a chi frequenta uno degli atenei della Toscana di accedere a tutti i servizi offerti dagli Atenei toscani e dall'Azienda regionale per il diritto allo studio, indipendentemente dall’università alla quale è iscritto. La Carta serve per accedere a tutti i servizi universitari e come “borsellino elettronico”, cioè come tessera ricaricabile per accedere al servizio mensa.

Homo naledi aveva una locomozione unica nel panorama evolutivo umano: la biomeccanica del femore rivela infatti che sul terreno aveva un’andatura bipede simile a quella dell’uomo moderno, mentre le caratteristiche dell’arto superiore, in particolare le dita arcuate, indicano una vita arboricola e dunque la capacità di arrampicarsi e di spostarsi fra gli alberi.

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La notizia arriva da due nuovi studi del professor Damiano Marchi del dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa e del team internazionale che nel 2015 ha annunciato la scoperta questa nuova specie di ominina. Gli scienziati hanno infatti recentemente pubblicato due nuove ricerche su Homo naledi. La prima, coordinata dal professor Marchi, è apparsa sul Journal of Human Evolution e riguarda proprio la biomeccanica del femore.

D. Marchi 2019“Lo studio sulla biomeccanica dell’arto inferiore – spiega il professor Marchi (a destra nella foto) –, il primo mai realizzato sinora, mostra una combinazione di caratteri unica: Homo naledi era infatti una specie impegnata in una locomozione di tipo bipede sul terreno, ma con un pattern di carico dell’arto inferiore diverso da qualsiasi altra specie ominina, il che potrebbe derivare dalla sua particolare anatomia postcraniale.’’

La seconda ricerca, pubblicata sull’American Journal of Physical Anthropology, descrive il nuovo ritrovamento di tre femori nella Camera di Lesedi, una caverna vicina alla Camera di Dinaledi dove sono avvenuti i ritrovamenti principali.
“I resti dell’arto inferiore rinvenuti nella Camera di Lesedi – aggiunge il professor Marchi – sono morfologicamente simili a quelli rinvenuti nella Camera di Dinaledi, con piccole differenze che aumentano la nostra conoscenza sulla variabilità all’interno della specie. Riteniamo che il ritrovamento identifichi due individui di cui uno parzialmente articolato, a differenza dei ritrovamenti della Camera di Dinaledi in cui le ossa non erano in connessione anatomica’’.

Questi due studi costituiscono un importante contributo per aumentare la conoscenza di Homo naledi, la nuova specie di ominino i cui resti sono stati portati alla luce tra il 2013 e il 2014 nel sistema di caverne denominato Rising Star in Sudafrica. Il professor Marchi è stato l’unico italiano a partecipare all’impresa scientifica che ha raccontato nel libro “Il mistero di Homo naledi. Chi era e come viveva il nostro lontano cugino africano” (Mondadori, 2016).

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