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Giovedì 26 aprile si è inaugurata al Museo della Grafica di Palazzo Lanfranchi la mostra Navigare tra segni. Sardegna e Toscana nell’incisione tra XX e XXI secolo, un affascinante viaggio tra le opere dei maggiori protagonisti dell’incisione in Sardegna nei diversi momenti del ‘900 e della contemporaneità, sullo sfondo delle possibili tangenze ed evocazioni con quanto avviene in Toscana.

Il percorso presenta una ricca selezione di opere che documentano gli esiti più alti della straordinaria stagione dell’incisione sarda nel ‘900, con interpreti autorevoli e rappresentativi come Felice Melis Marini, Giuseppe Biasi, Mario Delitala e Stanis Dessy, a cui si aggiungono le voci di Giovanni Dotzo, Carmelo Floris, Foiso Fois, Mansueto Giuliani, Enea e Giovanni Marras, Dina Masnata, Antonio Mura, Carlo Murroni, Raffaele Angelo Oppo, Enrico Piras e Anna Marongiu Pernis, testimoniando così la profonda ricerca di identità e appartenenza attraverso le poetiche modulazioni del segno.

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In suggestivo controcanto, che trova ragione nell’antico legame storico e culturale riaffermato agli inizi del XX secolo nella dimensione paesaggistica, vengono presentati alcuni brani dell’incisione in Toscana. Del resto, la “scoperta” novecentesca della Sardegna si lega anche al viaggio e alle immagini del celebre fotografo fiorentino Vittorio Alinari, che nel suo In Sardegna. Note di viaggio (1915) indicava un forte motivo paesaggistico e sentimentale. E le emozioni di Alinari erano condivise dal giovane pittore e incisore fiorentino Guido Spadolini, così inserendo quel motivo all’interno dei percorsi dell’incisione in Toscana e di un’idea di paesaggio destinata ad accompagnare gli sviluppi e i linguaggi. Lo prova la lunga e felice stagione che dalla lezione di Giovanni Fattori, e attraverso la produzione di Carlo Raffaelli, Emilio Mazzoni Zarini, Achille Lega, Ulvi Liegi, Lorenzo Viani, Moses Levy o Giuseppe Viviani, arriva a grandi interpreti come Gianni Cacciarini, Rodolfo Ceccotti e Vairo Mongatti.

In un dialogo che intende sottolineare la densità di suggestioni, temi e linguaggi ancora offerti alla contemporaneità, il prezioso nucleo di opere novecentesche diventa presupposto per ospitare alcune tra le presenze più significative dell’incisione sarda contemporanea nelle sue molteplici sperimentazioni. Ancora oggi, è l’incisione a rappresentare uno degli ambiti espressivi più frequentati dagli artisti, spesso con esiti di sorprendente originalità: lo documentano le opere di Paola Dessy, Giovanna Secchi, Roberto Puzzu, Marco Ippolito, Angelino Fiori, Mario Tomasello, Elisa Ottaviani, Emma Lazzaroli, Gabriella Corso, Rosanna D'Alessandro, Angelo Liberati, Maristella Pau, Maria Antonietta Onida, Giovanni Pisano, Piergiorgio Barranca, Giovanni Dettori.

Mostra realizzata dal Museo della Grafica (Comune di Pisa, Università di Pisa), con la cura di Paolo Bellini, M. Beatrice Dotzo, Giorgio Marini e Alessandro Tosi e il patrocinio di Regione Toscana, Regione Autonoma de Sardigna / Regione Autonoma della Sardegna, Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Biblioteca Universitaria di Cagliari - Gabinetto delle Stampe "Anna Marongiu Pernis", Accademia di Belle Arti “Mario Sironi” (Sassari), Fondazione Il Bisonte per lo studio dell’arte grafica (Firenze), Fondazione Spadolini Nuova Antologia (Firenze), Società Storica Pisana (Pisa), Associazione Culturale Stanislao Dessy (Sassari), Associazione Remo Branca (Iglesias).

Partite le prime collisioni tra elettroni e antielettroni nell’acceleratore SuperKEKB, progettato per diventare l’acceleratore di particelle a più alta luminosità al mondo. Il 25 aprile nel Laboratorio KEK, a Tsukuba, in Giappone, è entrato nel vivo l’esperimento Belle II, frutto di una vasta collaborazione internazionale (750 fisici e ingegneri provenienti da 25 paesi), al quale partecipa anche l’Università di Pisa. L’obiettivo degli scienziati è chiarire alcuni misteri ancora aperti che riguardano ad esempio l’asimmetria tra materia e antimateria, la materia oscura o le onde gravitazionali esplorando i territori della fisica oltre il Modello Standard. La ricerca si baserà sulla misura di altissima precisione di decadimenti rari di particelle elementari, come i quark beauty, i quark charm e i leptoni tau.

 

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L’acceleratore SuperKEKB

 

“Queste prime collisioni rappresentano una pietra miliare nello sviluppo dell’acceleratore e dell’esperimento - sottolinea Francesco Forti dell’Università di Pisa e dell’INFN, presidente del comitato esecutivo dell’esperimento - Per quanto siano il punto di arrivo del lavoro di costruzione, sono soltanto il punto di partenza della presa dati e delle analisi, che ci porteranno a esplorare nuovi territori della fisica”.

“È emozionante osservare per la prima volta nel nostro rivelatore i segnali delle particelle prodotte nelle collisioni elettrone-positrone”, commenta Giuseppe Finocchiaro, ricercatore dei Laboratori Nazionali di Frascati dell’INFN, che coordina la partecipazione italiana all’esperimento. “Terminata la costruzione, inizia ora una nuova fase dell'esperimento, in cui raccoglieremo i primi dati e dovremo imparare a decodificare con precisione la risposta dei nostri complessi strumenti di misura."

 

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Un gruppo di fisici di Belle II nella stanza di controllo dell'esperimento al momento della conferma delle prime collisioni dei fasci. Fra loro, al centro, anche i tre “pisani” Laura Zani, dottoranda dell’Università di Pisa, Luigi Corona, laureando dell’Università di Pisa e Alberto Martini, laureato all’Università di Pisa

 

A differenza del Large Hadron Collider (LHC) del CERN a Ginevra, che è l’acceleratore più potente del mondo dove vengono fatti scontrare protoni e ioni a energie record, SuperKEKB è stato progettato per essere l’acceleratore di elettroni e positroni a più alta luminosità. Nei prossimi 10 anni di attività di SuperKEKB si prevede che saranno generati circa 50 miliardi di eventi di produzione di coppie di mesoni B e anti-B: una quantità 50 volte superiore all'intero campione di dati del progetto KEKB/Belle.

Oltre a Francesco Forti, il gruppo di ricerca dell’Università di Pisa che partecipa all’esperimento è composto da Giovanni Batignani, Stefano Bettarini, Eugenio Paoloni, Giuliana Rizzo, Giulia Casarosa, Thomas Lueck, Laura Zani, Luigi Corona, Michael De Nuccio, ed opera in stretta collaborazione con l’INFN.



È l’espressione “più potente” di un set di geni a determinare lo sviluppo delle fragole. La scoperta arriva da una ricerca di un team internazionale che ha indentificato per la prima volta i meccanismi genetici che sono che sono alla base dello sviluppo di questo “falso frutto” primaverile. Pubblicato sulla rivista “GigaScience” e coordinato dal centro di ricerca inglese Driscoll’s Genetics Limited, lo studio è stato realizzato dai genetisti e bioinformatici dell’Ateneo pisano del gruppo del professore Andrea Cavallini insieme ai ricercatori delle università di Modena, Milano, Padova e della Fondazione Mach di San Michele all'Adige.

“Abbiamo confrontato il genoma della fragola e quello di una specie vicina, Potentilla micrantha, che non produce i tipici frutti carnosi della specie coltivata – spiega Andrea Cavallini dell’Università di Pisa – questo ci ha consentito di identificare i meccanismi genetici che sono potenzialmente alla base dello sviluppo delle fragole, in realtà un falso frutto, prodotto dall'accrescimento del ricettacolo della infiorescenza”.

 

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Fragola e Potentilla a confronto


La specie Potentilla micrantha, conosciuta anche come “fragola secca” o “cinquefoglia” condivide infatti numerose caratteristiche morfologiche ed ecologiche con la fragola e queste somiglianze hanno spinto i ricercatori a realizzare uno studio di genomica comparata, sequenziando, per la prima volta, il genoma e il trascrittoma di Potentilla.

“Come emerge dalla ricerca, lo sviluppo delle fragole – continua Cavallini – sembra essere legato alla diversa espressione di alcuni specifici geni, che codificano delle proteine del tipo ‘MADS-box’, molto più attivi nella fragola e che sono già noti per essere implicati nello sviluppo del frutto in altre specie”.

In particolare il team dell'Ateneo pisano composto da Elena Barghini, Flavia Mascagni, e Lucia Natali ha contribuito al sequenziamento e all'annotazione del genoma, con particolare riferimento a sequenze molto ripetute.

"I dati genomici e trascrittomici, oltre a costituire una risorsa preziosa per studi futuri sullo sviluppo del frutto nella fragola e in altre Rosaceae - conclude Flavia Mascagni, neo-ricercatrice dell’Università di Pisa - rappresentano uno dei primi genomi di piante superiori ad essere stati sequenziati con la nuova tecnica di sequenziamento ‘Pacific Biosciences’ e fanno luce anche sull'evoluzione delle dimensioni e dell'organizzazione del genoma nella famiglia delle Rosaceae".

 

agro innovation award copyNel corso della cerimonia di inaugurazione del 265° anno accademico dei Georgofili, a Firenze, nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, il 20 aprile 2018 si è svolta la premiazione dei vincitori della prima edizione dell’Agroinnovation Award - promossa dall'Accademia dei Georgofili in collaborazione con Image Line - destinata a sei giovani neolaureati magistrali che si sono distinti con una tesi particolarmente innovativa nel settore agrario.

Tra i premiati due allievi dell’Università di Pisa, laureati magistrali in Produzioni agro-alimentari e gestione dell’agroecosistema: Laura Paladini, per la tesi “Satellite crop mapping to better understand agro-ecological zones” (area “informatica in agricoltura”); Marco Zito, per la tesi “Valutazione di nuovi formulati feromonici per il controllo di lepidotteri ed emitteri in vigneti della Maremma” (area “difesa integrata”).

I vincitori hanno ricevuto un premio del valore di 1.500 euro ciascuno. La commissione esaminatrice ha passato al vaglio 84 lavori prima di decretare il vincitore per ognuna delle sei aree disciplinari.

Nella foto della premiazione, Laura Paladini è la seconda da destra e Marco Zito è il terzo da destra. 

Martedì 24 aprile IngeniArs S.r.l., spin-off dell’Università di Pisa, ha organizzato il workshop sui sistemi di comunicazione di ultima generazione a bordo di satelliti. L’evento, che si è tenuto al Centro Congressi Le Benedettine, ha visto la partecipazione delle eccellenze nel mercato spazio nazionale e internazionale, tra cui Thales Alenia Space, National Instruments e Leonardo. Immancabile la presenza dell’Agenzia Spaziale Italiana e dell’Agenzia Spaziale Europea, a testimonianza del ruolo che stanno assumendo nelle missioni spaziali sistemi di comunicazione di bordo ad alta velocità, quali quelli basati sullo standard "SpaceFibre". L’iniziativa è stata coordinata da Franco Malerba, primo astronauta italiano della storia, che sta mettendo la sua esperienza a disposizione di IngeniArs nel percorso di affermazione di questa giovane e brillante Start-Up nel mercato internazionale.

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Nella foto, da sinistra verso destra: Luca Dello Sterpaio, Antonino Marino, Camilla Giunti, Luca Fanucci (seduto), Franco Malerba (seduto), Marco Trafeli, Riccardo Cassettari, Daniele Davalle.

“IngeniArs - ha detto infatti Franco Malerba - sta dimostrando di avere tutte le competenze e le capacità per far crescere il proprio ruolo nel panorama spazio sia italiano che internazionale. Questo Workshop conferma l’eccellenza del lavoro svolto da IngeniArs e contribuisce a consolidare l’importanza prospettica di 'SpaceFibre' nelle roadmap spazio italiane e internazionali. La comunità degli esperti protagonisti di 'SpaceFibre' in questa fase di definizione e di prime implementazioni è necessariamente una élite di pionieri e Ingeniars ne fa pienamente parte”.

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Il professor Luca Fanucci con Franco Malerba.

Il professor Luca Fanucci, docente dell’Università di Pisa e CEO di IngeniArs, ha ricordato che l'azienda "nasce nel 2014 dal desiderio di mettere le conoscenze ed esperienze di noi soci fondatori al servizio di settori innovativi quali lo spazio, la telemedicina e l’automotive. Un importante fattore di accelerazione per l’azienda è rappresentato dalla vittoria dei programmi Horizon 2020 SME Instrument Fase 1 e Fase 2 dell’Unione Europea, che ci hanno permesso, tra le altre cose, di assumere brillanti dottori di ricerca e laureati provenienti dall’Ateneo Pisano. Offrire opportunità di lavoro ad alta qualificazione sul territorio pisano è per noi motivo di grande orgoglio”.

L’implementazione della tecnologia di nuova generazione "SpaceFibre", oggetto del workshop, è prevista dal progetto Horizon 2020 SIMPLE (Spacefibre IMPLementation design & test Equipment), attraverso la realizzazione dei prodotti SpaceFibre IP-core, SpaceFibre Analyser Box e SpaceFibre Analyser PXI entro la fine del 2018. Ciò permetterà a IngeniArs di arricchire il proprio portafoglio prodotti con un’offerta unica e altamente innovativa, in grado di rispondere al meglio alle future esigenze del mercato spazio.

Il professor Marco Raugi, prorettore alla Ricerca applicata e al trasferimento tecnologico dell’Ateneo, ha sottolineato come “IngeniArs sia una delle spin-off di talento dell’Università di Pisa, a conferma del ruolo fondamentale della ricerca e del trasferimento tecnologico portato avanti dall’Ateneo. L’impegno dell’Ateneo è quello di creare le condizioni sempre migliori per favorire la nascita e lo sviluppo di iniziative imprenditoriali come IngeniArs, che possano affermarsi nel panorama nazionale e internazionale, nonché offrire un futuro lavorativo ai numerosi giovani talentuosi che l’Università è in grado di formare”.

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Gli speaker del convegno.

 

image001È stato assegnato a Jacopo Soldani il “Christos Nikolaou Memorial Ph.D. Award”, il premio per la miglior tesi di dottorato nell’area del service-oriented e cloud computing. Jacopo Soldani ha conseguito il dottorato in Informatica (corso dottorale regionale “Pegaso”) presso il dipartimento di Informatica dell’Università di Pisa, dove ora è ricercatore post-doc nel gruppo “Service-oriented, Cloud and Fog Computing”.

La tesi, supervisionata dal professor Antonio Brogi del dipartimento di Informatica, propone nuove soluzioni per automatizzare il dispiegamento e la gestione di applicazioni multi-componente su piattaforme cloud. Il premio è stato assegnato da una commissione internazionale di esperti del settore, che ha riconosciuto l’originalità e l’innovatività delle soluzioni proposte dal dr. Soldani.

Il premio verrà ufficialmente consegnato il prossimo 25 giugno, a Creta, durante il “12th Symposium and Summer School On Service-Oriented Computing”. In tale occasione Jacopo Soldani terrà una relazione invitata in cui presenterà i suoi risultati su “Modelling, analysing and reusing composite cloud applications”.

Si è svolto venerdì 20 aprile, nell’Aula Magna del Polo Didattico delle Piagge, il primo incontro di matching di trasferimento tecnologico e placement fra le industrie dei comparti chimico petrolifero ed ecologia ambiente di Confindustria Livorno Massa Carrara e l’Università di Pisa, con la partecipazione degli studenti dei dipartimenti di Chimica e Chimica industriale e di Ingegneria civile e industriale.

Primo appuntamento di un articolato programma di iniziative previste dalla convenzione siglata fra la Confindustria della Costa e l’Università, l’incontro di oggi ha avuto l’obiettivo di illustrare le attività dei comparti, favorendo l’interscambio e la collaborazione riferiti a progetti di ricerca e al trasferimento tecnologico per agevolare la conoscenza delle rispettive opportunità in termini di domanda e offerta di professionalità.

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«L’iniziativa di oggi è, per i nostri studenti e docenti, un’opportunità molto importante per stabilire un forte collegamento con le imprese del territorio – ha commentato il professor Marco Raugi, prorettore per la ricerca applicata e il trasferimento tecnologico dell’Ateneo pisano - ed è anche la prima iniziativa, nata all'interno della convenzione UniPi-ConfLIMS, che vuole stimolare il collegamento tra università e impresa attraverso il doppio canale del trasferimento tecnologico e del placement, due azioni che a nostro avviso hanno aspetti che si compenetrano. Il trasferimento tecnologico, infatti, può avvenire non solo attraverso il trasferimento di progetti di ricerca nel mondo produttivo, l’avvio di start up e la nascita di brevetti, ma anche attraverso l’inserimento dei nostri giovani in aziende con propensione all’innovazione e alla ricerca.

L'evento odierno mira a far nascere una forte sinergia tra Università di Pisa e imprese del territorio – continua Raugi – gli studenti del dipartimento di Chimica e chimica industriale e dei corsi di studio in Ingegneria chimica potranno capire meglio quali profili professionali sono di maggiore interesse per le aziende del settore e, attraverso dei questionari, potranno segnalare la loro disponibilità a colloqui conoscitivi; i dipartimenti interessati avranno la possibilità di presentare la propria offerta di competenze verso le imprese; le imprese potranno segnalare tematiche di loro interesse per possibili collaborazioni con l'Università di Pisa».

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“Gettare un "ponte" tra ricerca e sviluppo industriale, migliorando l'efficacia del transfer tecnologico e di conoscenza tra Università e Industrie è l'obiettivo principale dell'accordo, che mette al centro la sinergia tra il mondo produttivo e quello accademico - ha dichiarato Stefano Santalena, vicepresidente di Confindustria LI-MS all’apertura dei lavori - Se il nostro territorio vuole giocare la sfida della competitività, deve accelerare con forza sulla dimensione dell’innovazione, nella logica irrinunciabile di un’Industria 4.0. Per la prima volta abbiamo l’occasione di lavorare concretamente per migliorare la collaborazione tra le nostre rispettive realtà e, a giudicare dalla partecipazione di oggi, abbiamo avuto la conferma che sia stata avvertita da tutti come un’opportunità da non perdere”.

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All’incontro sono intervenuti: Marco Raugi, prorettore UNIPI alla ricerca applicata e al trasferimento tecnologico; Stefano Santalena, vicepresidente di Confindustria LI-MS con delega al coordinamento delle Imprese Multinazionali; Carlo Luison, BDO Italia, che ha presentato il Bilancio di Sostenibilità del Comparto Chimico e Petrolifero Toscano, ormai giunto alle XVIII edizione; Andrea Pucci, Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale UNIPI e Roberto Mauro, Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale UNIPI. Ha concluso i lavori Fabrizio Loddo, presidente della sezione Chimici & Petroliferi Confindustria LI-MS. Ha coordinato i lavori Umberto Paoletti, direttore generale di Confindustria LI-MS.

Durante l’incontro è stato previsto uno spazio, nel quale le Aziende associate a Confindustria LI - MS, insieme ad una rappresentanza di Aziende associate a Confindustria Toscana Sud, si sono presentate agli studenti presenti: AMBIENTE SC, AMCOR FLEXIBLES VENTURINA, ENI REFINING & MARKETING, VENATOR ITALY, INEOS MANUFACTURING ITALIA, NUOVA SOLMINE, PRYSMIAN CAVI E SISTEMI ENERGIA ITALIA, REA IMPIANTI, SOLVAY SOLUTIONS ITALIA, TERMISOL TERMICA e TRELLEBORG SEALING SOLUTIONS ITALIA.

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In occasione dei 95 anni dalla fondazione, il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), ha dedicato un’intera giornata (con l'inaugurazione di una stele, un convegno e una mostra) al professor Vito Volterra (Ancona, 1860 – Roma, 1940), fondatore e primo presidente del Cnr. Volterra è stato matematico, senatore, fondatore della Società italiana per il progresso delle scienze (Sips) e presidente dell’Accademia dei Lincei. È stato un intransigente antifascista rifiutandosi, da scienziato e da senatore nominato da Giolitti nel 1905, di giurare fedeltà al regime, sottoscrivendo il “Manifesto Croce” degli intellettuali antifascisti.

Volterra ha iniziato la sua formazione accademica all'Università di Pisa, per poi entrare alla Scuola Normale. A soli 23 anni, pochi mesi dopo la laurea, ha vinto il concorso all’Università di Pisa per la cattedra di Meccanica Razionale. Nel 1887 è stato promosso ordinario e nel 1892 è diventato preside della Facoltà di Scienze. Subito dopo, tuttavia, il professor Volterra ha deciso di abbandonare la sede pisana, accettando il trasferimento prima all’Università di Torino e poi a quella di Roma.

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Massimo Inguscio, presidente nazionale del Cnr, ha ricordato la figura di Vito Volterra: "professore universitario a 23 anni - ha detto - si oppose con coraggio alle leggi razziali del regime fascista, fu scienziato di fama mondiale, senatore, ispiratore e fondatore del CNR 95 anni fa, e credeva in una società basata sulla scienza e che lo sviluppo economica-industriale del Paese derivasse dalla ricerca. In questa sua visione, Volterra colse tra i primi in Italia e nel mondo il ruolo chiave dell’interdisciplinarietà e della sinergia virtuosa tra università, ricerca pubblica, organismi statali e industria per favorire lo sviluppo nazionale. Nella visione di Volterra i metodi matematici che avevano dato grandi risultati nelle scienze fisiche avrebbero potuto avere lo stesso successo una volta trasportati nei nuovi campi della biologia, dell’economia, delle scienze politico-sociali. Il CNR compie 95 anni celebrando il suo fondatore e organizzando un evento sulla cybersecurity perché i crimini collegati alla sicurezza digitale sono considerati la seconda emergenza in Europa, dopo il cambiamento climatico e prima dell’immigrazione”.

“Con il professor Volterra - ha detto Domenico Laforenza, presidente dell’Area della ricerca di Pisa del Cnr - nasce il Cnr che come ipotizzato e progettato dal suo fondatore mantiene la multidisciplinarietà come atto distintivo. Volterra è esempio di come il rigore scientifico si possa e si debba coniugare ad un grande senso di rettezza civica. Gli insegnamenti di Volterra sono trasversali a più campi di studio ed intuì la necessità del dialogo tra industria, economia e sapere. Quella stessa multidisciplinarietà e quella interazione col mondo produttivo, la si trova oggi in quel nuovo orizzonte di ricerca applicata che è la cybersecurity”.

Nicoletta De Francesco, prorettrice vicaria dell’Università di Pisa, ha voluto innnanzitutto sottolineare come "questa giornata - per l'alto valore della testimonianza del professor Volterra, uno dei 12 docenti italiani che si rifiutarono di giurare fedeltà al fascismo, perdendo la cattedra universitaria - si pone idealmente in continuità con le manifestazioni del prossimo settembre, che ricorderanno gli 80 anni dalla firma delle leggi razziali a San Rossore. In questo ambito il nostro Ateneo renderà omaggio e risarcimento alla memoria di coloro che furono vittime delle discriminazioni, tra cui ci furono venti docenti e quasi trecento studenti espulsi e molti studenti ai quali fu impedita l’iscrizione dopo il 1938."

Ha poi citato alcuni dei documenti presenti nel fascicolo dello studente Vito Volterra custodito nell'Archivio storico dell'Ateneo a Montacchiello, in particolare il verbale dell'esame di laurea sostenuto il 30 giugno 1882, in cui si elencano le materie di esame e i nomi dei professori della Commissione. "Volterra - ha continuato la professoressa De Francesco - discusse una tesi di idrodinamica. Tra i membri della Commissione c'erano i due grandi maestri responsabili della 'doppia formazione' di Volterra: Ulisse Dini, docente di Analisi Superiore, che influì molto nel primo biennio di studi con la teoria rigorosa dei concetti fondamentali dell'Analisi Matematica; ed Enrico Betti, docente di Fisica Matematica e Presidente della Commissione, che lo indusse invece a spostare i suoi interessi verso l'area fisico-matematica. Il verbale si chiude con la formula che recita: 'Visto il resultato del suddetto Esame, il sig. Vito Volterra è stato approvato a pieni voti assoluti, e posta a partito la lode è stata questa approvata alla unanimità'”.

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E’ il dottor Ermes Lo Piccolo, dottorando in Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali, il vincitore della prima edizione del premio di studio istituito dall’Università di Pisa su proposta del Comune di San Miniato e intitolato alla memoria del dottor Gino Melani, imprenditore sociale nel settore della manutenzione del verde.

Ermes, originario di Palermo dove è nato nel 1990, ha così vinto 1300 euro grazie alla sua tesi “Proposta di riqualificazione delle aree verdi del Polo Didattico Piagge - Pisa” svolta con il tutoraggio dei professori Damiano Remorini e Salvatore Brunello Consorti e, come correlatore, l’architetto Francesco Monacci. Un lavoro quello di Ermes che è stato particolarmente apprezzato tanto che il suo progetto è rientrato anche nel piano di sviluppo e valorizzazione degli spazi verdi dell’Università di Pisa di imminente realizzazione.

 

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Un momento della cerimonia di premiazione (Foto Paolo Giannotti, Università di Pisa), da sinistra: Marzia Fattori (Assessore a Lavori Pubblici, Ambiente e Difesa del suolo, Politiche Energetiche del Comune di San Miniato); Paolo Vernieri; Ermes Lo Piccolo; Ciro Degl’Innocenti (Segretario dell’Associazione Nazionale Direttori e Tecnici Pubblici Giardini); Lucia Natali (vice-direttrice del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Università di Pisa); Elena Melani (sorella di Gino)


La cerimonia di premiazione si è svolta lo scorso 12 aprile al Polo Piagge durante il convegno “Linee guida per la gestione del verde urbano” alla presenza di un centinaio di tecnici del verde, professionisti, studenti e docenti. Nell’occasione il professore Paolo Vernieri ha ricordato la figura di Gino Melani, brillante “studente di ritorno” (si era iscritto all’Università di Pisa diversi anni dopo l’inserimento nel mondo del lavoro), persona preparata e appassionata, da tutti apprezzata la gentilezza e sempre aperto a iniziative in campo sociale e a difesa dei soggetti svantaggiati.

Studiare gli effetti della gravità alterata sui processi biologici, come accade ad esempio agli astronauti quando stanno a lungo nello spazio, e capire come porvi rimedio contrastando l’aumento di produzione di radicali liberi responsabili dell’invecchiamento cellulare. L’Università di Pisa è partner del progetto “PlanOx2” dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA), insieme ad un consorzio internazionale di ricerca che comprende l’unità di ricerca di Gianni Ciofani dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), il CNR di Marsiglia e l’Università di Amsterdam.

“Il progetto contribuirà alla comprensione dei meccanismi alla base dello stress ossidativo ed alla possibile prevenzione del danno a cui sono sottoposti gli astronauti durante i viaggi spaziali – spiega Alessandra Salvetti del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’ateneo pisano – ma più in generale lo studio potrebbe avere importanti ricadute in ambito biomedico, poiché si tratta degli stessi meccanismi che contribuiscono all’insorgenza di molte patologie degenerative come la distrofia muscolare”.

 

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Nella foto, da sinistra: Andrea Degl'Innocenti, Alessandra Salvetti, Leonardo Rossi e sullo sfondo l’LDC, la “centrifuga” utilizzata per generareipergravità presso ilCentro Europeo di Ricerca Spaziale e Tecnologica dell’ESA, nei Paesi Bassi.


E proprio in queste settimane Alessandra Salvetti, insieme al collega dell’Università di Pisa Leonardo Rossi e ad Andrea Degl’Innocenti (IIT), si trova al Centro Europeo di Ricerca Spaziale e Tecnologica dell’ESA, a Noordwijk nei Paesi Bassi, per condurre una serie di test in condizioni di microgravità e di ipergravità. Gli esperimenti sono condotti su planarie, vermi di pochi millimetri con un corpo piatto che rappresentano un organismo modello molto studiato dagli scienziati per le loro considerevoli capacità rigenerative.

“In particolare – conclude Alessandra Salvetti – la nostra equipe sta cercando di capire come contrastare l’invecchiamento cellulare utilizzando uno smart material, le nanoparticelle di ceria, cioè ceramiche biocompatibili dall'eccezionale capacità antiossidante ed autorigenerante, in grado di contrastare l'insorgenza di radicali liberi”.

 

 

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