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Parte dalle Università di Firenze, Pisa e Siena, in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale (USR) per la Toscana, il progetto “UNI.T.I. - UNIversità Toscane per l’Infanzia”.

UNI.T.I. mette in campo le competenze e l’esperienza di ricerca in didattica dei docenti delle tre Università toscane per la formazione e l’aggiornamento professionale degli insegnanti di scuola dell’infanzia. A monte del progetto c’è la condivisione da parte di tutti i soggetti promotori del ruolo cruciale dal punto di vista formativo di questo segmento scolare: ruolo troppo spesso dimenticato anche nel dibattito attuale sulla scuola in tempi di emergenza Coronavirus.
Il Progetto rappresenta, inoltre, una prima iniziativa di erogazione congiunta tra i tre Atenei toscani e l’USR di percorsi di formazione insegnanti in servizio condivisi e coordinati a livello regionale. L’auspicio è che da questa prima esperienza possa svilupparsi una collaborazione duratura su questo fronte tra i soggetti in gioco, che risponda alle esigenze formative avvertite dal mondo della scuola del nostro territorio.

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Oltre che agli insegnanti in servizio della scuola dell’infanzia, i seminari sono aperti agli studenti delle Università di Firenze, Pisa e Siena. Al termine l'USR rilascerà una certificazione a tutti i partecipanti.

UNI.T.I. prevede la realizzazione di tre incontri, tenuti in modalità Webinar, che mireranno ad approfondire tematiche particolarmente significative quali: la continuità educativa e il ruolo della scuola dell'infanzia (12 maggio), la partecipazione e l’inclusione (19 maggio), le emozioni e lo sviluppo del bambino (26 maggio).
I seminari si svolgeranno tramite la piattaforma GoToWebinar, messa a disposizione dall’USR Toscana, che permette l’iscrizione fino a 500 persone. Ogni incontro si svolgerà dalle ore 16 alle ore 18,30 e sarà organizzato in 20 minuti di seminario tenuto da tre esperti universitari e 20 minuti dedicati alle risposte alle domande poste dai partecipanti, selezionate da un moderatore.
L’iscrizione ai singoli eventi è obbligatoria e assolutamente gratuita.

Per iscriversi occorre collegarsi ai seguenti link e compilare il relativo modulo:
Incontro del 12 maggio: https://attendee.gotowebinar.com/register/3156281574904521483
Incontro del 19 maggio: https://attendee.gotowebinar.com/register/5248512564585641227
Incontro del 26 maggio: https://attendee.gotowebinar.com/register/2562817974789430795

Il progetto “UNI.T.I.” è stato sviluppato da un Gruppo promotore composto dai delegati alla formazione insegnanti dei tre Atenei, i professori Giovanna Del Gobbo dell’Università di Firenze, Pietro Di Martino dell’Università di Pisa e Emilio Mariotti dell’Università di Siena, e dal direttore generale dell'Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana, Ernesto Pellecchia.
Il Comitato scientifico è formato dai professori Clara Silva dell’Università di Firenze, Donatella Fantozzi dell’Università di Pisa e Alessandra Romano dell’Università di Siena.

Silvano dAltoÈ scomparso a Montecatini, dopo lunga malattia, all’età di 82 anni, il professor Silvano D’Alto. Architetto e sociologo, allievo di Giovanni Michelucci, è stato per lungo tempo docente di Sociologia urbana e di Sociologia dell’ambiente al dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa e membro della Fondazione Giovanni Michelucci di Fiesole.

Originario di Sarzana, D’Alto è stato un uomo di grande generosità e di rara sensibilità. Si era laureato in Architettura a Firenze e dopo alcuni anni dedicati alla professione e all’insegnamento nelle scuole superiori aveva cominciato a collaborare con l’allora dipartimento di Sociologia dove aveva iniziato un lungo rapporto di collaborazione e amicizia con il professor Gian Franco Elia, di cui sarà consigliere ascoltato quando Elia divenne rettore dell’Ateneo pisano.

Longilineo, ossuto, con una candida capigliatura che era il suo tratto distintivo, ha insegnato per tanti anni presso l’Università trasmettendo a generazioni di studenti l’amore per lo studio dello spazio urbano. Instancabile e curioso viaggiatore ha condotto con grande passione ricerche nella savana venezuelana, a Caracas, in Ungheria e in Inghilterra da cui sono derivate numerose pubblicazioni. Tra gli argomenti dei suoi studi ricorre il tema del rapporto urbano e sociale tra centro e periferia per ridare senso e dignità a quest’ultima, come ha detto in uno degli ultimi interventi pubblici: “Avendo riguardo a connettere tutto quello che in periferia è disconnesso o meglio aspetta di essere connesso con forza e con dolcezza di senso”.

È anche per questa delicatezza d’animo e di linguaggio che di lui resta il ricordo di un uomo che ha dedicato tutta la vita alla ricerca del senso profondo delle cose e alla cura degli altri.

Con prudenza e sicurezza verso la normalità. È questa la linea scelta dall'Università di Pisa per contenere la diffusione del virus Sars-Cov-2 nei suoi ambienti di lavoro e di studio durate la fase 2. La ripartenza potrà iniziare già dal 4 maggio, ma in modo graduale, via via che le misure di prevenzione e sicurezza adottate dall'Ateneo entreranno a pieno regime.

"La fase 2, non è il momento del 'liberi tutti', ma della convivenza con il virus - ha commentato il rettore Paolo Mancarella -. È giusto, a mio avviso, che il ritorno alla normalità avvenga per gradi e solo quando la sicurezza degli ambienti sarà garantita al massimo. Dando precedenza a chi è più penalizzato da questa situazione e, nello specifico, ai ricercatori precari e a chi ha progetti di ricerca con scadenze da rispettare". "Sarebbe da irresponsabili – prosegue Mancarella – non far tesoro, in questo delicato momento, di tutto quanto accaduto nel Paese e della risposta eccezionale che la nostra Comunità ha saputo dare all'emergenza".

Esami, lezioni, tesi “in presenza” non riprenderanno: proseguiremo con la didattica online almeno fino al 31 agosto.

Prevista, invece, una riapertura graduale dei laboratori di ricerca, il cui utilizzo sarà permesso, in via prioritaria, ad assegnisti, dottorandi all’ultimo anno, specializzandi, borsisti, laureandi e rtd-a che hanno un termine entro cui svolgere i loro compiti, così da non danneggiarli. Rimarranno chiusi, invece, i laboratori didattici.

Alle stesse categorie sarà anche dato accesso prioritario al servizio di prestito bibliotecario, che ripartirà su appuntamento. Esclusa, invece, la riapertura di sale studio e sale consultazione. Già richiesto alla CRUI, inoltre, un intervento legislativo che consenta la deroga al limite del 15% per le fotocopie dei libri.

Per il personale tecnico-amministrativo sarà incentivato al massimo lo smart-working fino al 31 agosto, limitando a casi specifici, ddebitamente concordati, la presenza in ufficio. Per quanto riguarda i tirocini, invece, istruzioni più precise ci saranno con le nuove Indicazioni complementari al Decreto rettorale di avvio della Fase 2.

In attesa di un calendario ufficiale delle riaperture annunciate, si lavora a pieno ritmo per rendere operative tutte le misure di prevenzione e sicurezza già adottate dall'Università.

Nello specifico, il Tavolo Tecnico ha previsto, prima della riapertura, un piano di sanificazione delle strutture e, a regime, un piano giornaliero di mantenimento. Tutti i dipendenti in servizio saranno forniti di un kit personale per la pulizia degli strumenti d’ufficio, mentre nelle strutture saranno disposti appositi distributori di gel igienizzante per la pulizia delle mani.

In arrivo migliaia di mascherine chirurgiche che si aggiungeranno a quelle che l'Ateno ha ricevuto in donazione anche in queste ore.

Per l'accesso alle strutture dell'ateneo sarà obbligatoria l’autocertificazione quotidiana, tramite apposito modulo, di non aver alcuno dei sintomi associati a Covid-19. La componente medica del Tavolo Tecnico, nella riunione del 29 aprile, ha infatti sconsigliato di limitarsi alla misurazione della febbre, poco efficace, essendo piuttosto importante rilevare tutta la sintomatologia. I 150 termometri ad infrarossi ordinati dall’Ateneo saranno dunque una misura integrativa rimessa al comportamento responsabile di tutti i lavoratori.

Ulteriore misura di prevenzione, i divisori in vetro/plexiglas per separare il personale dal pubblico, installati, prioritariamente, nelle biblioteche e successivamente in altri sportelli di front-office.

Sempre per garantire la massima sicurezza, inoltre, è confermata la distanza di 3 metri da tenere negli ambienti chiusi, già adottata dall’Università fin dal mese di marzo come misura di distanziamento sociale. In corso di approvazione in queste ore, infine, il nuovo Protocollo di Sicurezza Anticontagio aggiornato al Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 26 aprile 2020.

L’IRCCS Fondazione Stella Maris avvia uno studio, che coinvolgerà centinaia di famiglie, per valutare l’impatto che l’emergenza COVID19 ha avuto sui bambini e sugli adolescenti con proble-matiche neuropsichiatriche, sia sul piano psicologico, che sulla possibilità di proseguire almeno in parte le cure. È il primo studio rilevante per ampiezza, profondità e specificità che si realizza nel nostro Paese per indagare gli effetti del lockdown su questa parte debole della società.

COVID PS-IMPACT. Stress familiare e disturbi psicopatologici causati dall’emergenza CO-VID-19 nella popolazione pediatrica con disturbi neuropsichiatrici: l’esperienza della pandemia Sars-Cov-2 in Italia. È questo il titolo dell’inchiesta, sviluppata d’intesa con i direttori delle tre Unità Operative cliniche dell’IRCCS Fondazione Stella Maris (Neurologia e Neuroriabilitazione, professor Giovanni Cioni, Psichiatria, professor Filippo Muratori, Psichiatria e Psicofarmacologia, dottor Gabriele Masi) e tutti gli specialisti che vi lavorano e viene condotta dai medici in formazione della Scuola di Specializzazione in Neuropsichiatria infantile dell’Università di Pisa, diretta dalla professoressa Roberta Battini, che ha sede presso l’IRCCS.

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Per condurre lo studio c’è bisogno dell’aiuto di tutte le famiglie disponibili a dedicare un po’ del loro tempo a compilare on-line i tre questionari utili a capire come aiutare tutti i bambini, i ragazzi e le loro famiglie durante e dopo l’emergenza.

Lo studio fa parte dell’inchiesta EACD COVID-19 Survey-Families, promossa in questi giorni in più di 30 paesi dalla European Academy of Childhood Disability, per comprendere non solo l'impatto a breve e lungo termine del lockdown sui bambini e sui loro familiari rispetto alle loro condizioni di salute fisica, mentale, al loro stato finanziario, alle condizioni generali di vita ed alle possibilità di accesso all’istruzione ed a trattamenti e/o servizi, alla disponibilità di determinati tipi di trattamenti/servizi ed alla qualità dei trattamenti/servizi attualmente forniti.
Le informazioni, le opinioni e le proposte che le mamme e i papà forniranno saranno preziosissime per conoscere e dare evidenza alla loro situazione, con la fondata speranza che possano tradursi in proposte concrete per migliorare i servizi resi ai bambini e alle loro famiglie.

Lo studio non ha limitazioni geografiche ma è aperto a tutte le famiglie italiane con bambini e ragazzi con disturbi neuropsichiatrici. Il contributo di ognuno è importantissimo, per questo si chiede la massima partecipazione.

Per aderire al progetto è molto semplice, occorre accedere alla pagina dedicata sul sito dell’IRCCS Fondazione Stella Maris:
https://redcap.irccs-stellamaris.it/surveys/?s=C34CETAAJX, oppure sulla pagina FB dell’IRCCS Fondazione Stella Maris: https://www.facebook.com/IRCCSFondazioneStellaMaris/

Per qualsiasi chiarimento si prega di scrivere a “Linea Diretta”: https://www.fsm.unipi.it/linea-diretta/ o scrivere una mail a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Lo studio è stato approvato dal Comitato Etico Pediatrico della Regione Toscana il 21 aprile 2020.

(fonte: Ufficio Stampa IRCCS Fondazione Stella Maris)

LHF-Connect è il progetto che mette a disposizione delle strutture sanitarie le istruzioni per la costruzione di un robot di telepresenza, guidato tramite un software sviluppato da un team di ricerca dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) in collaborazione con l’Università di Pisa e rilasciato gratuitamente e open source, disponibile anche sulla piattaforma TechForCare.com recentemente lanciata dall’Istituto per la Robotica e le Macchine Intelligenti (I-Rim) e Maker Faire Rome.

 

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Il primo robot assemblato è ora operativo nelle corsie dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana (AOUP) di Cisanello (Pisa) e permette al personale sanitario di controllare i pazienti ricoverati affetti da Covid-19 in remoto e di connetterli con le loro famiglie e amici attraverso le video chiamate, per alleviare i lunghi periodi di degenza. Altri test sono stati eseguiti nel Nuovo Ospedale Apuano della Azienda USL Toscana Nordovest. La tecnologia consente inoltre di prestare forme di assistenza di base come la consegna dei farmaci, diminuendo l’esposizione del personale sanitario al virus e riducendo la possibilità di contagio.

In particolare il dispositivo è stato testato, sia in reparti Covid-19 che di terapia intensiva e sub-intensiva, mettendo in comunicazione una paziente ricoverata in corsia e i suoi familiari, che dal momento del ricovero non avevano avuto la possibilità di vedersi. La procedura è avvenuta senza rendere necessaria l’esposizione del personale medico. Durante la sperimentazione si sono valutate anche le procedure per la sanificazione del dispositivo e sono state studiate le modalità per garantire la massima protezione della privacy.

Si sono inoltre sperimentate le potenzialità nel campo della telemedicina effettuando un consulto a distanza in un reparto di terapia intensiva tra il direttore del Dipartimento di Anestesia e rianimazione dell’AOUP Fabio Guarracino e un paziente intubato. Il medico ha osservato i monitor e interloquito con l’infermiere che assisteva il paziente. L’utilizzo di LHF-Connect ha consentito di ridurre sensibilmente i tempi complessivi del consulto, poiché non si è resa necessaria la fase di preparazione e vestizione del medico, e di limitare l’esposizione del personale al rischio di contagio. Inoltre il consulto può avvenire a distanza, anche da una città all’altra, aprendo la strada a molte numerose applicazioni.

Un terzo robot, assemblato autonomamente seguendo le istruzioni del progetto, è invece operativo presso il Centro Polivalente Anziani Asfarm di Induno Olona (Va), un RSA al momento Covid19-free, grazie alle azioni preventive dei gestori della struttura, dove il dispositivo mette in comunicazione gli ospiti con i parenti e, tele-operato dagli operatori della struttura, fornisce assistenza portando quotidiani o medicinali.

Il robot è dotato di una intelligenza artificiale che ne aiuta la navigazione, ma viene supervisionato a distanza da una persona che gli impartisce gli ordini. Al momento il robot viene utilizzato con l’assistenza remota di ricercatori o di operatori sanitari, ma il progetto prevede di istruire i volontari che offriranno alcune ore per guidare a distanza i robot nei reparti Covid-19 che li richiedono, aiutando il personale sanitario già sovraccarico di attività. I volontari possono dare la propria disponibilità sul sito del progetto.

Tecnicamente LHF-Connect è costituito da una base mobile realizzata modificando un’aspirapolvere robotico commerciale, da un piedistallo e due cellulari o tablet. Il software sviluppato dal team IIT e Università di Pisa permette la supervisione del robot da parte di un operatore remoto, rendendolo così in grado di raggiungere i letti dei pazienti ricoverati in isolamento. Quando la connessione tra il paziente e il medico o il parente è stabilita, il pilota volontario abbandona la comunicazione per garantire la privacy.

Il progetto LHF, di cui LHF-Connect è il primo prodotto, prende il nome da “Low Hanging Fruits” cioè quei frutti della ricerca robotica più avanzata svolta negli anni passati, e che sono oggi a portata di mano per una applicazione vasta e immediata. Nell’emergenza Covid-19, i ricercatori del progetto LHF hanno raccolto le necessità delle strutture ospedaliere e pensato a soluzioni rapide e realizzabili con oggetti commerciali di largo consumo, collaudati e disponibili facilmente, in breve tempo e con una spesa ridotta.

Nel caso del robot di telepresenza la spesa complessiva dei componenti necessari si aggira intorno ai 1000 euro, mentre il software viene rilasciato gratuitamente dai ricercatori IIT e reso disponibile, secondo lo spirito Open Source, a tutti i coloro che vogliano utilizzarlo o migliorarne le funzionalità.

Questo progetto ha potuto svilupparsi anche grazie all’azienda iRobot, la casa madre di Roomba - il robot aspirapolvere più diffuso e prodotto in milioni di esemplari – che ha concesso al progetto tutto italiano LHF-Connect di accedere alle proprie librerie software usandole e modificandole. Il progetto LHF è libero da ogni interesse commerciale e aperto all’utilizzo di qualsiasi prodotto possa essere utile.

“Abbiamo parlato molto con i medici ed il personale sanitario, e abbiamo scoperto che non c'era bisogno di “rocket science” per essere veramente utili – oggi e dovunque serva - in questo momento di emergenza. Ci è stato detto che un semplice robot di telepresenza sarebbe stato di grande aiuto per gli operatori, continuamente esposti a rischi di contagio, e per i ricoverati in reparti Covid-19, che rimangono isolati per settimane senza poter avere contatti con le proprie famiglie” racconta Antonio Bicchi, ricercatore IIT, professore all’Università di Pisa e Presidente di I-Rim “Il nostro obiettivo è dare ora il nostro contributo per la gestione delle strutture ospedaliere e un leggero sollievo ai ricoverati e alle loro famiglie. La ricerca italiana in Robotica, che è una delle più forti al mondo, continua intanto a preparare il futuro.” conclude Bicchi.

“Il progetto LHF-Connect offre grandi opportunità ai pazienti affetti da Covid-19, alle persone che vogliono essere loro vicine ed al personale sanitario, duramente impegnato in questa situazione di vera emergenza,” dice Mauro Ferrari, Professore di Chirurgia e Direttore del Centro ENDOCAS dell’Università di Pisa. “Le potenzialità del progetto, tuttavia, si potranno sviluppare oltre i confini di questa fase e saranno utilissime per disegnare una assistenza sanitaria molto più improntata sull’uso della telemedicina. Per questo, sia la Direzione Aziendale, sia i medici già coinvolti nel progetto hanno manifestato interesse e grande disponibilità”.

“Quando si sarà allentata la pressione sui ricoveri per Covid-19, che stiamo già osservando da qualche settimana anche nel nostro ospedale – dichiara il direttore generale dell’Aoup Silvia Briani – è naturale che riprendano gradualmente tutte le attività ma niente potrà più essere replicato con le stesse modalità della fase pre-Covid-19 perché ci saranno nuovi standard di sicurezza cui attenersi. Per cui stiamo già lavorando alla cosiddetta ‘ripartenza’ in accordo con le indicazioni regionali e queste potenzialità offerte dal dispositivo, in particolare sulla telemedicina/teleconsulto sono interessanti e meritano quindi di essere testate”.

"Un progetto concreto che dà un contributo sostanziale nella gestione di questa emergenza che coinvolge ogni ambito della nostra vita, compreso quello affettivo. Ma che soprattutto richiede nuove modalità di intervento in campo assistenziale e medico - commenta il Rettore dell'Università di Pisa, Paolo Mancarella -. Con LHF-Connect facciamo un passo in più verso la Fase 2 e la nostra Università è fiera di aver fatto parte di questo progetto che nasce da una preziosa collaborazione tra pubblico e privato e che conferma, una volta di più, come il nostro sistema Universitario sia un'eccellenza su cui è necessario investire per il futuro del Paese"

Il progetto rientra nell’iniziativa TechForCare, una piattaforma, recentemente lanciata su iniziativa di I-RIM, l’Istituto per la Robotica e le Macchine Intelligenti che riunisce la ricerca accademica più visionaria e l’industria aperta alle tecnologie avanzate e Maker Faire Rome - The European Edition punto di incontro della community dei makers e degli innovatori.

TechForCare ha il ruolo di raccogliere le esigenze tecnologiche nate in seguito all’emergenza Covid-19 e connetterle con chi tra Istituti di ricerca e Makers può offrire soluzioni pronte in breve tempo.

Qualsiasi struttura sanitaria che abbia bisogno di questa specifica soluzione può collegarsi al sito www.lhfconnect.net dove, oltre a poter vedere il robot in azione, sono disponibili tutti i disegni, il software e le istruzioni per chiunque voglia replicare il dispositivo. Questa e altre iniziative saranno anche presenti sulla piattaforma TechForCare.com e sul sito istituzionale dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT).

La Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI), con la collaborazione anche dell'Università di Pisa, ha realizzato “Vicini a distanza” il video che racconta la pronta reazione degli atenei durante l’emergenza epidemiologica sul fronte della didattica a distanza. Oggi alle ore 12 le università diffondono il video attraverso i propri siti istituzionali e i canali social con l’hashtag #viciniadistanza.

La CRUI con la partecipazione delle università di tutto il paese ha realizzato il "Muro che unisce" (https://www.crui.it/il-muro-che-unisce.html) un insieme di immagini che raccontano il grande lavoro fatto in questa fase per la didattica, gli esami e le sedute di laurea. L'Università di Pisa ha collaborato per ora con le foto messe a disposizione dai professori Marcello Braglia di Impianti industriali meccanici (insieme allo studente Leonardo Marazzini), Gloria Cappelli di Lingua inglese (insieme alle studentesse Simona Barone, Cristina Distefano, Adriana Perrelli e Sara Vassalle), e Sergio Cortesini di Storia dell'arte contemporanea.

Negli scorsi giorni l'Università di Pisa aveva già supportato e contribuito al progetto con un proprio video e con altre iniziative lanciate con l'hashtag #UnipiNonSiFerma, a testimonianza di una comunità attiva e vivace anche di fronte alle difficoltà di questa fase. 

Guarda il video

ll Consiglio di Amministrazione dell’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio Universitario ha approvato nuove misure straordinarie per l’emergenza Covid-19 a beneficio degli studenti borsisti, in attuazione degli indirizzi recentemente deliberati dalla Giunta Regionale con la DGR 441 del 31 marzo 2020.
L’iniziativa che distribuirà agli studenti borsisti di tutta la Toscana più di 4 milioni di euro è stata assunta in considerazione dell’impossibilità di molti studenti fuori sede di poter far ritorno alle proprie famiglie a causa delle norme governative e delle difficoltà, anche economiche, che questi stanno incontrando questi giorni. 

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Nel dettaglio gli interventi prevedono contributi una tantum per gli studenti nelle residenze per il disagio di questi giorni e un contributo per pagare l’affitto per quegli studenti borsisti che risiedano fuori dalle residenze. Viene poi previsto un contributo di disagio per compensare la mancata o ridotta fruizione dei servizi mensa.
Vengono inoltre accantonate risorse a sostegno dei borsisti fuori sede qualora questi siano posti in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva, contraggano il virus e siano posti in quarantena, e nell’eventualità che vengano ricoverati in ospedale o in altre strutture preposte alla gestione dell’emergenza.

In sostanza, si tratta di un poderoso insieme di interventi che Regione e Azienda Regionale DSU mettono a disposizione degli studenti universitari borsisti per dare una risposta concreta al loro momento di grande disagio senza che debbano fare ricorso al supporto delle loro famiglie già duramente provate dalla crisi.
La copertura è stata possibile con le risorse regionali e proprie derivanti dalla gestione dei servizi che si sono rese disponibili a seguito dell’iscrizione nel conto economico preventivo 2020 di quelle residue delle annualità precedenti del Fondo Integrativo Statale (FIS) per le borse di studio.

L’Azienda si impegna a destinare ad altri interventi per gli studenti universitari tutte le risorse che verranno risparmiate dalla minore erogazione dei servizi a causa dell’emergenza sanitaria in corso.

“Era doveroso – dichiara il Presidente del DSU Toscana Marco Moretti – offrire un aiuto a tutti gli studenti universitari destinatari dei nostri benefici in questo momento di difficoltà. Si tratta in molti casi di fuori sede impossibilitati a far ritorno a casa e che avrebbero avuto bisogno di un sostegno straordinario dalle loro famiglie se l’Azienda non fosse intervenuta ad offrire loro adeguato supporto. Il DSU ha come missione primaria quella di garantire l’accesso allo studio universitario ai soggetti in condizioni economiche meno favorevoli che in un momento di emergenza sanitaria ed economica come quello che stiamo vivendo devono essere ancora di più aiutati”.

(fonte: Ufficio Stampa ARDSU Toscana)

Negli scorsi giorni è venuto a mancare il professor Jørgen Stender Clausen, a lungo docente di Lingue e letterature scandinave presso l'Ateneo di Pisa, dapprima in forza alla facoltà di Lettere e filosofia e in seguito, fino al 2013, al dipartimento FIlologia, letteratura e linguistica.

I colleghi lo ricordano come studioso preparato e attento, come uomo socialmente e civilmente impegnato e come docente estroso, esuberante, vitale, soprattutto sempre generoso e disponibile con i suoi studenti ai quali era capace di infondere entusiasmo per il mondo nordico da cui lui, danese, proveniva e che sapeva osservare con occhi resi più acuti dalla distanza. Tra la Danimarca e l'Italia, in cui ha vissuto più di cinquant'anni, tra Copenaghen e Lari, dove abitava immerso nella campagna contadina, aveva saputo costruire un ponte fatto di cultura e di affetti, che oggi non viene meno.

Parte da un gruppo di ricercatori delle Università di Pisa e di Firenze lo studio “IO CONTO 2020”, che ha l’obiettivo di valutare l’impatto dell’epidemia di Covid-19 sulla popolazione accademica italiana, di quantificare la percezione del rischio e l’utilizzo di misure di protezione personale e di analizzare gli effetti dei provvedimenti di contenimento dell’epidemia sulla loro salute psico-fisica. All’indagine possono partecipare gli studenti e i dipendenti di alcune università italiane, compilando un questionario della durata di circa 15 minuti.

Per gli studenti e i dipendenti dell’Università di Pisa il questionario è disponibile al sito: https://tinyurl.com/IOCONTO2020UNIPI fino al 26 aprile.
Lo studio prevede poi il monitoraggio dei partecipanti nel tempo, con l’invito a una nuova raccolta di dati a distanza di qualche mese. Le informazioni raccolte saranno utilizzate in forma anonima e aggregata.

IoConto2020

La compilazione del questionario è completamente volontaria e non obbliga in alcun modo a rispondere a quelli successivi. Il protocollo dello studio è passato al vaglio del Comitato Bioetico dell’Università di Pisa che si è assicurato che la privacy dei partecipanti sia tutelata in ogni momento della ricerca. Poiché lo studio si propone di misurare gli effetti nel tempo dei provvedimenti di contenimento (componente longitudinale dello studio), per i ricercatori è importante poter metter in relazione i dati forniti in momenti diversi della ricerca. A questo scopo alla fine del questionario sarà chiesto di creare una chiave identificativa partendo da informazioni note solamente al compilatore e che questi dovrà utilizzare in seguito qualora volesse partecipare alle fasi successive della ricerca. In alternativa, il compilatore potrà partecipare in modo completamente anonimo e le informazioni fornite serviranno solamente per una parte dello studio (componente trasversale).

I dati raccolti attraverso il questionario saranno analizzati dagli statistici del gruppo di lavoro e i risultati dello studio saranno pubblicati su riviste scientifiche, oltre a essere disponibili e costantemente aggiornati sulla pagina facebook dello studio https://www.facebook.com/IoConto2020.

Lo studio è coordinato da ricercatori dei dipartimenti di Medicina clinica e sperimentale (Laura Baglietto) e di Patologia chirurgica, medica, molecolare e dell'area critica (Carmen Berrocal) dell'Università di Pisa e del dipartimento di Statistica, informatica e applicazioni (Gianluca Severi e Michela Baccini) dell'Università di Firenze.

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The Centro interdipartimentale di Farmacologia marina (MARinePHARMA Center), promoted by the Department of Pharmacy and the Department of Biology of the University of Pisa, has opened.

The Center will deal mainly with research on new molecules in marine organisms which could prove to be useful in the field of therapeutics, but also of nutraceuticals and cosmetics. The Center, directed by associate professor Paola Nieri, includes 55 members of teaching staff who come from the two departments, but it is also open to researchers and academics from other fields.  

The range of marine biodiversity is greater than the range of land biodiversity and there is more diversity in the conditions of life of aquatic organisms. All of this leads to a higher chemodiversity with enormous potential for the discovery of new natural bioactive molecules, from which to select compounds with possible uses in the fields of human and animal health.

With its broad coastal heritage, Italy is an important starting point for this type of research, which could even begin with ecological problems such as the presence of invasive species in the Mediterranean Sea.

Companies operating in the health care sector could benefit greatly from studies dealing with the extraction and recognition of the biomolecules present in marine organisms. This strategy could also represent a good investment for the university through the possibility of creating public-private synergy with companies operating in the national territory and through the creation of new ‘bio-based’ enterprises.

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