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In che modo le tecnologie e i nuovi media hanno modificato l’universo delle persone sorde? Come si sono evolute le loro modalità di accesso alla comunicazione? Sono questi gli argomenti affrontati dalla tesi di Lorenzo Nizzi Vassalle, che si è laureato lunedì 2 luglio al corso di laurea triennale in Discipline dello spettacolo e della comunicazione, con la votazione di 110/110 e lode.

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Lorenzo è il primo studente sordo, fra quelli seguiti dall’USID – il servizio per gli studenti con disabilità del nostro Ateneo – a laurearsi al dipartimento di Civiltà e forme del sapere, al termine di un percorso formativo seguito con grande determinazione e passione. L’USID ha provveduto a uno specifico programma di riconoscimento vocale e trascrizione in diretta delle lezioni e a tutor che lo hanno affiancato nel cammino. La sua tesi triennale, che ha avuto come tutor la professoressa Sandra Lischi, ha per titolo “I sordi, l’audiovisivo e i nuovi media”: attraverso un percorso storico lo studio arriva fino alle odierne tecnologie digitali, dai cellulari ai tablet, che hanno profondamente mutato e arricchito le possibilità di comunicazione anche per le persone sorde, e a skype. La ricerca include in appendice una serie di interviste e testimonianze. La discussione si è svolta con l’interprete in LIS e la visione di materiali dimostrativi delle differenze di comprensione e decifrazione delle immagini a seconda del tipo di utenti: con o senza suono, con o senza l’apporto della Lingua Italiana dei Segni.

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All’affollata e partecipata seduta di laurea erano presenti anche il rettore Paolo Mancarella e il delegato all’integrazione degli studenti con disabilità dell'Ateneo, Luca Fanucci, che hanno voluto esprimere grande soddisfazione per questo traguardo, ottenuto da Lorenzo con tanta volontà e bravura e anche con il supporto di un servizio che è fra le eccellenze indubbie (e pionieristiche) dell'Università di Pisa.

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Lorenzo Nizzi Vassalle è nato a Viareggio nel 1994 e vive a Lucca. Fra i suoi progetti dopo la laurea, c'è quello di spostarsi a Milano per seguire la Scuola Orafa Ambrosiana, in modo da coronare un altro suo sogno, quello della creazione di gioielli.

Nella foto in alto:  il momento degli applausi (in LIS) per Lorenzo.
Nella foto al centro: Lorenzo con la Commissione, il rettore Paolo Mancarella e il delegato Luca Fanucci.
Nella foto in basso: l’abbraccio tra Lorenzo e il rettore.

Ha compiuto un anno il Contamination Lab dell’Università di Pisa, lo spazio fisico e virtuale con sede alle Benedettine che offre a studenti, dottorandi e ricercatori un ambiente stimolante per sviluppare progetti di innovazione a vocazione imprenditoriale. La giornata è stata l’occasione per fare un bilancio di un’esperienza nata da un progetto finanziato dal Miur e sviluppato dall’Unità Servizi per il trasferimento tecnologico dell’Università di Pisa, con la collaborazione di Scuola IMT Alti Studi Lucca, Scuola Normale Superiore e Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa.

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Un momento dei saluti del rettore Paolo Mancarella.

Nell’occasione sono stati premiati i migliori progetti d’impresa sviluppati all’interno del CLab, selezionati tra sei finalisti da un’apposita commissione composta da esperti di innovazione e trasferimento tecnologico. Vincitori, a parimerito, sono risultati Palpreast, un dispositivo indossabile per l’autopalpazione del seno, e Netralmec, un robot per il controllo delle infestanti sui tappeti erbosi. I due team di sono aggiudicati un premio molto ambito: sei mesi di incubazione (ufficio, utenze e servizi a valore aggiunto) presso un Polo Tecnologico convenzionato con l’Università di Pisa. Menzione speciale per EVRA, un progetto di startup artistico-culturale che si pone l'obiettivo di valorizzare il patrimonio culturale e di creare valore attraverso l’arte.

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I due progetti vincitori: il prototipo di Palpreast, il dispositivo per l'autopalpazione del seno, e il prototipo del robot per il controllo delle erbe infestanti sviluppato dal team Netralmec.

Palpreast è stato sviluppato da Lucia Arcarisi, laureanda di in Ingegneria biomedica, che sta svolgendo la tesi al centro Piaggio dell’Università di Pisa. Il dispositivo per l’autopalpazione del seno, che utilizza tecnologie open-source, è formato da un corpetto indossabile e adattabile, ha all’interno un tessuto sensorizzato che rileva le diverse pressioni, partendo dalla caratteristica che i noduli sono più rigidi nel tessuto sano.

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Lucia Arcarisi (Palpreast) premiata dal prof. Leonardo Bertini.

Netralmec, coinvolge un team di laureandi e laureati provenienti da diversi corsi di laurea, da ingegneria mecccanica a robotica, agraria, economia e informatica. Totalmente elettrico, il robot per il controllo delle infestanti sui tappeti erbosi utilizza un metodo meccanico senza ricorrere a sostanze chimiche, con una conseguente riduzione dell'impatto ambientale e ovviamente nessuna limitazione da parte della normativa. Inoltre acquisisce dati e monitora lo stato di salute del tappeto erboso. I ragazzi del team sono di Nigel Fioretti (team leader), Alessio Forconi, Samuele Bendinelli, Matteo Tucci, Daini Sofia, Davide Malatesta, Salvatore Auletta.

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Matteo Tucci e Samuele Bendinelli (Netralmec) premiati dal prof. Leonardo Bertini.

Gli altri progetti sono SPACE-i, di Ephraim Methew Titto, che introduce l’utlizzo di tecnologie aerospaziali nella progettazione di mega-infrastrutture. Discovery Inn, di Michele Toccafondo (team leader), Lorenzo Breschi e Lorenzo Eva, fruibile tramite website o app per turismo esperienziale, coniuga insieme viaggio, tour, escursione, curiosità, cultura e gaming. La novità sta nella formula di fruizione nei suoi due aspetti: audioguide in 7 differenti lingue che illustrano aspetti curiosi e particolari di ogni punto d'interesse selezionato. Il contest a premi con formula scatta-tagga-condividi. Giochi Equi, di Lorenzo Lami (team leader), Maria Laura Cambuli, Andrea Politano, è un progetto che prevede l’utilizzo di metodi della teoria dei giochi per controversie e trattative. Il mercato di riferimento è quello delle conferenze scientifiche e in particolare quello della produzione e gestione dei proceedings: soluzioni eque ai problemi di divisione, utilizzando metodi avanzati in matematica. EVRA, di Idamaria Franco (team leader), Giammario Spada e Leonardo Gasperetti, è un progetto di startup artistico-culturale che si pone l’obiettivo di valorizzare il patrimonio culturale e di creare valore attraverso l'arte. Per farlo, il team ha ideato un modello di business di sviluppo urbano sostenibile. Oltre a questo, il progetto intende rispondere al problema delle barriere architettoniche, economico-sociali, di rispondere al bisogno di intrattenimento ludico e di apprendimento attivo-immersivo dell'arte.

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Il gruppo dei finalisti.

All’evento, coordinato da Leonardo Bertini, per la promozione delle iniziative di spin off, start up e brevetti dell’Università di Pisa, hanno portato i loro saluti il rettore Paolo Mancarella, Cecilia Laschi, delegata alla Ricerca della Scuola Sant’Anna, Marco Raugi, prorettore per la ricerca applicata e il trasferimento tecnologico dell’Università di Pisa, la professoressa Giovanna Mariani, project manager del Clab, Monia Gentile, dell’Unità valorizzazione ricerca della Scuola Sant’Anna, Massimo Porciani, partner Cdi–Manager. Inoltre ha partecipato Lorenzo Bacci, dirigente della Regione Toscana, che ha parlato delle politiche della Regione a supporto della terza missione. Durante la mattinata si è svolta una tavola rotonda sui servizi per lo sviluppo d’impresa, che ha coinvolto rappresentanti di poli tecnologici e camere di commercio, partner attivi del Contamination Lab.

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Ephraim Methew Titto (SPACE-i).

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Lorenzo Lami (Giochi equi).

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Idamaria Franco (EVRA).

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Il team di Discovery Inn.

Domenici cover inside"Insegnare e apprendere la chimica" (Mondadori, 2018) è l'ultimo libro di Valentina Domenici, associata di chimica fisica all’Università di Pisa. La professoressa Domenici si occupa di formazione iniziale e in itinere degli insegnanti ed è membro del direttivo della divisione "Didattica della chimica" della Società Chimica Italiana. Da molti anni si interessa di comunicazione della chimica, di progettazione e realizzazione di attività di didattica delle scienze in ambito museale.

Pubblichiamo di seguito alcuni brani dalla premessa del volume.

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Il motivo che mi ha spinto a scrivere questo libro è in parte legato all’esperienza di questi anni come docente del corso di Didattica della Chimica. Lavorare con metodologie di didattica attiva direttamente con gli studenti universitari e sperimentare con loro l’efficacia di nuovi percorsi didattici della chimica, portando nelle scuole primarie e secondarie i prodotti di questo lavoro, mi ha permesso di capire meglio alcuni aspetti fondamentali dell’apprendimento e dell’insegnamento della chimica. Un’ulteriore spinta che mi ha portato a pensare di scrivere un manuale per i futuri insegnanti di chimica, deriva da un altro argomento a me caro: l’immagine della chimica nella società. La scuola infatti ha un ruolo assolutamente centrale: la percezione della chimica come materia ostica e astratta riflette il modo con cui questa scienza viene insegnata a scuola!

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Nella scrittura di questo libro ho tenuto conto delle nuove sfide della chimica dei nostri giorni e delle fondamentali relazioni che esistono tra questa scienza e la Società attuale. Non è possibile, infatti, insegnare questa scienza senza conoscere cosa sia oggi la chimica, quali siano le sue implicazioni nella vita quotidiana ed il suo ruolo nel nostro futuro e in quello del nostro Pianeta. Le finalità dell’insegnamento della chimica, infatti, non si esauriscono con l’apprendimento dei nodi concettuali della disciplina, ma vanno oltre, verso lo sviluppo nei discenti di una maggiore sensibilità e consapevolezza, di un atteggiamento critico ed equilibrato, per diventare veri cittadini di domani.

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La scelta dei contenuti e la suddivisione nelle varie parti del libro riflettono l’impostazione dei miei corsi di didattica della chimica, rivolti prevalentemente a studenti universitari e giovani laureati in chimica o in discipline scientifiche, che vogliano intraprendere il percorso di formazione verso l’insegnamento della chimica nella scuola. Tuttavia, anche gli insegnanti già in servizio potranno trovare in queste pagine spunti per approfondimenti sulle nuove metodologie e riflessioni critiche su aspetti concettuali utili ai fini dell’insegnamento della chimica nella scuola secondaria.

 

Cattedrale cover.jpgFacciate continue e svettanti che anticipano le soluzioni dei moderni grattacieli, città con camminamenti e sistemi di trasporto su più livelli dove il senso della velocità ed il movimento sono insiti nelle forme. Sono questi alcuni tratti che caratterizzano il lavoro di Mario Chiattone (1891-1957), architetto futurista legato a Umberto Boccioni e ad Antonio Sant’Elia, i cui progetti sono oggi conservati nel Museo della Grafica di Palazzo Lanfranchi. Si tratta di oltre quaranta opere che nel 1965 furono donate dalla famiglia Chiattone al Gabinetto Disegni e Stampe all’Università di Pisa allora diretto da Carlo Ludovico Ragghianti. Un corpus che sarà accuratamente analizzato e restaurato grazie al progetto europeo “Cattedrali della modernità. Progetti e colori delle metropoli ‘futuriste’ di Mario Chiattone” coordinato dal Dipartimento di Civiltà e forme del sapere dell’Università di Pisa e realizzato in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Ottica del CNR di Firenze e con l’Istituto di Scienze e Tecnologie Molecolari del CNR di Perugia.

“La possibilità di studiare l’intero corpus di opere di Chiattone costituisce un’occasione unica per far luce su un protagonista delle avanguardie italiane – spiega Mattia Patti professore dell’Ateneo pisano, che sta seguendo le indagini insieme ai colleghi Denise Ulivieri e Alessandro Tosi, quest’ultimo direttore scientifico del Museo della Grafica – in particolare ci occuperemo della produzione compresa tra il 1914 e il 1917, l’importanza dei progetti e dei dipinti è tale da imporre un esame approfondito delle loro caratteristiche tecniche e materiali non solo per conoscere meglio le modalità realizzative di queste opere, ma anche per elaborare un piano di conservazione”.

Tra le analisi realizzate, la riflettografia infrarossa multispettrale ha dato ad esempio importantissimi risultati anche per quanto riguarda lo studio dei metodi costruttivi seguiti da Chiattone, rivelando una fitta trama di linee e segni tracciati a matita durante la fase preliminare di lavoro e precedente all’applicazione del colore che caratterizza la maggior parte delle opere della collezione.


Alla fine del progetto, i risultati delle indagini confluiranno in una grande retrospettiva e in un catalogo scientifico delle opere di Mario Chiattone che l’Università di Pisa e il Museo della Grafica hanno programmato per il 2020. L’ultima mostra su Chiattone è stata realizzata in Italia nel 1965 in occasione della donazione all’Ateneo pisano e all’epoca fu redatta una prima schedatura delle opere molto sintetica, ad oggi l’unica esistente.

“Attraverso la nostra ricerca – conclude Mattia Patti – cerchiamo di colmare una clamorosa lacuna nel panorama degli studi sull’architettura d’avanguardia italiana di inizio Novecento. La collezione di progetti e dipinti di Mario Chiattone dell’Università di Pisa è un nucleo di eccezionale importanza nel panorama dell’architettura futurista, sono opere continuamente richieste da tutto il mondo per esposizioni temporanee, non ultimo dal Guggenheim di New York, opere che ora finalmente vorremmo valorizzare anche in Italia”.

 

In a small ceremony held in the Mappamondi Hall of the Rectorate, the University of Pisa awarded final diplomas to the first students who successfully completed for the academic year 2017/2018 the Foundation Course, an educational programme for international students who need to fill the gap of a year's education in order to enrol in Italian Universities. Professor Leonardo Bertini, delegate for the promotion of spin-off initiatives, start-ups and patents, was there on behalf of the rector to greet the students. The Programme Directors for the two FC curriculums – Professor Chiara Roda, director for the Foundation Course Science, and Arturo Marzano, director for the Foundation Course Humanities, were also present, along with the staff from the International Cooperation Unit, coordinated by Paola Cappellini.

The students awarded with the diploma were Sahil Singh (India), Razan Hijazi (Israel), and Amanda Sanchez (Venezuela). Two more students, Emily Apostolidou (Cyprus) and Anastasia Kormschikova (Russia), were not present, as they have already returned to their home country. A second round of awards will take place next September.

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The Foundation Course is a one-year programme, to bridge the education gap of international students (as the Russians, the Americans and the South Americans) who cannot directly enrol in an undergraduate degree programme at Italian universities. The University of Pisa was the first in Italy to have run this important course, already launched for several years in the most important universities in Europe. By attending the Foundation Course and passing its exams, students will be able to continue their academic career in an undergraduate degree programme.

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The University of Pisa offers two curriculums. One in Humanities (Foundation Course Humanities – FCH) and one in Science (Foundation Course Science –FCS). The curriculum for the science course has been considered carefully, taking into account the preparation required to pass the admission test for Medicine, but also for other scientific degree programmes such as Engineering or Pharmacy.

Alongside the lessons for their curriculum, the FC students are required to take an intensive Italian language course at the University Linguistic Centre, Centro Linguistico di Ateneo (CLI), designed to equip them with the linguistic knowledge to take a degree programme entirely held in Italian.

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Sarà pubblicato entro il 2 di luglio prossimo e chiuderà il 3 agosto il bando per poter accedere al corso di laurea magistrale a ciclo unico in Scienze della formazione primaria (http://formazioneprimaria.cfs.unipi.it), novità assoluta e di grande rilievo all’interno dell’offerta formativa dell’Università di Pisa. I dati occupazionali (forniti dal consorzio AlmaLaurea) relativi a questo percorso formativo sono particolarmente significativi: la percentuale di occupati raggiunge l'88% dopo un anno dal conseguimento del titolo, arrivando al 96% a cinque anni dalla laurea.

Il corso, a numero programmato, è l'unico che abilita all'insegnamento nella scuola pre-primaria e primaria, permettendo di partecipare ai successivi concorsi per l'immissione in ruolo e finora, in Toscana, era attivo solo presso l’Università di Firenze.

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"La cancellazione del vincolo che prevedeva per ogni regione un solo corso in Scienze della formazione primaria - ha commentato il rettore Paolo Mancarella - ha permesso al nostro Ateneo di venire incontro alle esigenze e alle richieste del territorio, sviluppando un progetto formativo variegato, particolarmente innovativo e affascinante, che prevede lezioni interattive e multidisciplinari, laboratori e, dal secondo anno, tirocini negli istituti scolastici. Tutto ciò è reso possibile dalla presenza nella nostra Università di molteplici e specifiche competenze nei campi della formazione e della ricerca".

Proprio lo sviluppo di un progetto formativo e culturale di alto livello che possa valorizzare le specifiche competenze dell’Ateneo ha impegnato da circa un anno il gruppo di lavoro, coordinato da Pietro Di Martino, delegato del rettore per la Formazione degli insegnanti, e dalla professoressa Cecilia Iannella (nella foto subito in basso). A testimonianza del coinvolgimento complessivo dell'Ateneo, il progetto nasce come interdipartimentale (al dipartimento di Civiltà e forme del sapere, referente, si affiancano i dipartimenti di Matematica e di Patologia chirurgica, medica, molecolare e dell’area critica) e include docenti di molti altri dipartimenti.

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Accanto all'acquisizione di solide conoscenze nei diversi ambiti disciplinari oggetti di insegnamento, il corso mirerà a sviluppare competenze pedagogiche, psicologiche, antropologiche e didattiche, con particolare attenzione alle didattiche disciplinari. Rispetto a quest’ultimo aspetto, l’Università di Pisa può vantare, in particolare, una radicata tradizione di ricerca nel campo della didattica della matematica e una lunga esperienza nella formazione scientifica degli insegnanti a livello di scuola dell’infanzia e primaria.

Il progetto formativo intende puntare anche sulla conoscenza e valorizzazione del nostro territorio, da un punto di vista storico, geografico e naturalistico, anche come strumento per generare curiosità nei bambini e realizzare occasioni empiriche per l’osservazione e la scoperta del mondo circostante. Un'attenzione specifica riguarderà, inoltre, lo sviluppo di competenze e strumenti per l’integrazione scolastica di bambini con disabilità, bisogni speciali o disturbi specifici di apprendimento, così come la capacità di gestione di contesti multiculturali.

"Con questo progetto culturale - ha detto il delegato per la Formazione degli insegnanti, Pietro Di Martino (nella foto in basso) - l'Ateneo pisano conferma l’interesse per la formazione degli insegnanti e l’attenzione prestata al rapporto con il tessuto educativo di base nel suo complesso, coprendo in modo organico un arco che parte dalla scuola dell’infanzia e arriva alla scuola secondaria di secondo grado. L’attivazione del nuovo corso rinnova e fa crescere le possibilità di contaminazione positiva tra università e scuola, rispondendo a un’esigenza formativa molto forte espressa da scuole e istituzioni di diverso tipo e offrendo un’opportunità molto importante ai tanti studenti della Toscana occidentale interessati al mestiere di insegnante della scuola dell’infanzia o primaria”.

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Intesa tra Regione Toscana, Comune di Pisa e Università di Pisa per potenziare le attività di promozione dell'offerta territoriale locale e quindi la capacità di attrarre investimenti. Nei giorni scorsi è stato firmato a Pisa un protocollo per dar vita a una cooperazione rafforzata in tema di attrazione degli investimenti. Alla firma erano presenti per la Regione Toscana l’assessore Stefano Ciuoffo, il sindaco uscente Marco Filippeschi e il professor Leonardo Bertini, delegato per la promozione delle iniziative spin off, start up e brevetti dell’Università di Pisa.

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"Il protocollo in questione – spiega Ciuoffo – fa seguito a quello più ampio adottato per rilanciare la rete territoriale ‘Invest in Tuscany' e che ha visto tra i firmatari la stessa Regione, Anci Toscana, la Città Metropolitana di Firenze e oltre 20 Comuni toscani. Pisa è strategica nelle azioni di sviluppo regionali e la sua vocazione negli anni ad attrarre investimenti va consolidata con comunità di intenti tra gli attori del territorio per favorirne il permanere e attrarne di nuovi".

Quatto i temi di lavoro comune individuati dal documento: anzitutto l'identificazione e la valorizzazione dell'offerta territoriale per gli investimenti. L'obiettivo è proseguire l'attività di collaborazione avviata con una precedente intesa tra Regione Toscana, Upi e Anci per rilevare le opportunità esistenti in termini di aree ed edifici a destinazione produttivo/industriale e direzionale a livello locale, sia di natura pubblica che privata.

Successivamente viene impegnato il Comune di Pisa rispetto alle attività di facilitazione e assistenza nei confronti dei potenziali nuovi investitori, attraverso l'offerta di servizi che agevolino l'investitore nella fase di accompagnamento alla localizzazione, in maniera complementare alla dimensione regionale dell'intervento.

Il terzo punto impegna la Regione nelle attività di assistenza alle multinazionali già insediate (aftercare), sia per favorirne l'espansione che per scongiurarne l'eventuale disinvestimento. Attività dalla quale potrebbe anche scaturire la possibilità di scoprire nuovi potenziali investitori da contattare (fornitori stranieri o di altre regioni italiane delle multinazionali insediate).

L'ultimo tema dell'accordo riguarda l'impegno dell'Università di Pisa che consiste nell'animazione territoriale e nella promozione del territorio a sostegno del consolidamento della rete "Invest in Tuscany". «L’Università di Pisa ha aderito con grande entusiasmo a questa iniziativa – ha dichiarato il professor Leonardo Bertini – È fondamentale mettere a disposizione le competenze dell’Università che coprono tutti i campi del sapere, nell’ottica di una sempre maggior promozione della ricerca e del legame del territorio».

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I tre soggetti firmatari si impegnano inoltre ad avviare un confronto strutturato e periodico per condividere informazioni sulle novità a livello normativo nazionale, regionale e locale connesse al tema dell'attrazione degli investimenti; ma anche su iniziative e strumenti, in particolare incentivi,che abbiano ricadute a livello locale. Elemento da sottolineare è l'apertura del protocollo all'adesione di altri enti pubblici che si occupano di sviluppo economico ed attività di ricerca, con particolare riferimento a tutti i soggetti che gravitano attorno al sistema universitario pisano, considerato come un importante bacino di contatti e di partnership di natura scientifica ed operativa con importanti multinazionali attive in Toscana e quindi di possibili nuovi investitori. (Fonte Regione Toscana).

In un incontro ospitato nella Sala Cherubini del rettorato, l’Università di Pisa ha accolto in visita ufficiale l’ambasciatore di Cuba in Italia Jose Carlos Rodriguez Ruiz, accompagnato dal ministro consigliere Jorge Luis Alfonzo Ramos. Della delegazione facevano parte anche il professor Rodolfo Arencibia Figueroa, presidente dell’Associazione cubana di tecnici agricoli e forestali (ACTAF) e collaboratore scientifico ABOCA e il responsabile e collaboratore del Grupo Plantas Medicinales, Yisniel Troche Borges. Gli ospiti sono stati accolti dal rettore Paolo Mancarella e dal prorettore per la cooperazione e le relazioni internazionali Francesco Marcelloni. All’incontro erano inoltre presenti alcuni docenti, ricercatori e dottorandi dell’Ateneo.

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Dopo i saluti istituzionali, è intervenuta la professoressa Lucia Guidi, presidente del corso di laurea in Scienze agrarie, che ha raccontato la sua recente esperienza a Cuba, invitata da ACTAF a un evento di Plantas Medicinales 2018. La professoressa Guidi ha consegnato alle autorità tre accordi di cooperazione internazionale firmati dai rettori dell’Università dell’Avana e dell’Università di Cienfuegos, e dall’Associazione Cubana di Tecnici Agricoli e Forestali ACTAF.

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Oltre a parlare di scambio di docenti, ricercatori e studenti, si sono discusse possibili collaborazioni nell’area delle Scienze agrarie, dove ci sono già delle attività in corso tra Cuba e l’Ateneo pisano, e nelle aree di Farmacia, Biologia e Medicina per una futura collaborazione con la casa farmaceutica BIOCUBAFARMA.

Per inquadrare gli ambiti di future collaborazioni, Tommaso Salamone, responsabile dell’Unità programmi internazionali di cooperazione, formazione e mobilità dell’Università di Pisa, ha illustrato le possibilità di finanziamento all'interno dell’Azione Chiave 1 - Mobilità per l'apprendimento individuale - Mobilità internazionale per crediti KA107 e dell'Azione Chiave 2 - Cooperazione per l'innovazione e lo scambio di buone pratiche - Capacity Building. A seguire, Laura Nelli, responsabile dell’Unità Promozione internazionale, ha parlato del progetto “Inclinados Hacia América Latina”, che ha dato l’opportunità a tre studenti di Cuba di iscriversi a una laurea magistrale all’Università di Pisa. Una di loro, Amalia De La Guardia, prossima laureanda in Scienze e tecniche delle attività motorie preventive e adattate, è venuta a salutare l’ambasciatore e ringraziare l’Università di Pisa per come è stata accolta e accompagnata nel suo percorso formativo.

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I docenti, ricercatori e dottorandi presenti all'incontro erano Filippo Minutolo, coordinatore dell'Area per l’Internazionalizzazione del dipartimento di Farmacia; Diego Peroni, vice direttore del dipartimento di Medicina clinica e sperimentale;  Emanuele Cigna, professore del dipartimento di Ricerca traslazionale e delle nuove tecnologie in Medicina e Chirurgia; Rossella Di Stefano, professoressa del dipartimento di Patologia chirurgica, medica, molecolare e dell'area critica; il professor Gianfranco Natale, responsabile CAI di tutta l'area medica; Rossano Massai, professore del dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali; Lucia Guidi, presidente del corso di laurea in Scienze agrarie; il ricercatore in Psicologia generale Ciro Conversano; i dottorandi Costanza Ceccanti, del dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali, e Marco Marcasciano chirurgo plastico e dottorando dell’Università Roma La Sapienza.

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Un team di ricercatori è riuscito a ricostruire le fasi del meccanismo di funzionamento della serotonina, la cosiddetta molecola della felicità, a livello dei circuiti neuronali dei gangli della base, in particolare del circuito talamo-striatale. Questi circuiti sono importanti per il controllo del movimento e della flessibilità comportamentale, ossia la capacità di adattarsi ai cambi di contesto da un punto di vista emotivo e motorio, e non funzionano correttamente nel caso di patologie come il morbo di Parkinson o i disturbi ossessivi-compulsivi.

La ricerca, pubblicata sulla rivista internazionale Neuron, è stata coordinata da Raffaella Tonini del dipartimento di Neuro Modulation Cortical e Subcortical Circuits dell’IIT- Istituto Italiano di Tecnologia, con la collaborazione del dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa e di un partenariato internazionale di enti di ricerca fra cui la Sorbonne Université di Parigi.

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“Ricostruire in maniera molto accurata i meccanismi molecolari con cui la serotonina funziona nel cervello – spiega Raffaella Tonini, coordinatrice del team di ricerca - è importante anche per capire cosa avviene in condizioni patologiche in cui la serotonina non viene prodotta o in cui mancano i recettori specifici a cui legarsi”.

Nel corso dello studio, i neuroscienziati hanno utilizzanto approcci sperimentali avanzati, tra cui l’optogenetica e la chemogenetica, per accendere e spegnere i neuroni attraverso la luce o l’attivazione di proteine geneticamente ingegnerizzate. Manipolando i livelli di serotonina, i ricercatori hanno così potuto definire per la prima volta il meccanismo d’azione di un suo specifico recettore, il recettore 5-HT4, e il tipo di connessioni neuronali che modula. Tale meccanismo d’azione sembrerebbe dipendere dalla localizzazione di questo recettore in regioni specifiche del neurone.

“Questo è stato possibile – spiega il professore Massimo Pasqualetti dell’Ateneo pisano - grazie alla possibilità che oggi abbiamo in laboratorio di generare modelli animali in cui l'attività di una specifica popolazione neuronale, in questo caso quella dei neuroni che producono la serotonina, può essere modulata in remoto, così da verificare in tempo reale le conseguenze della riduzione di rilascio di serotonina a livello dello striato”.

La serotonina è un neuromodulatore fino ad oggi noto per aver funzione nel regolare l’umore, l’appetito e altre funzioni legate all’aspetto emozionale. Il team IIT con questo studio ha dimostrato che la comunicazione tra neuroni del talamo e quello dello striato è ridotta se avviene in assenza di serotonina. Studi attualmente in corso nel laboratorio di Raffaella Tonini suggeriscono che bloccando l’azione del recettore 5-HT4, la capacità di adattarsi ad una nuova situazione, cambiando strategia d’azione, è più lenta.

Questo studio getta dunque le basi per comprendere patologie come la depressione, in cui il recettore per la serotonina 5-HT4 non viene prodotto in normale quantità, avvalorando recenti teorie neuropsichiatriche che evidenzierebbero nei pazienti affetti da depressione un’incapacità di adattarsi ai cambiamenti imposti dall’ambiente.

“Capire i meccanismi molecolari con cui la serotonina opera in determinati circuiti neuronali è importante anche per il trattamento di patologie che hanno sintomi di comorbidità, tra cui i disturbi cognitivi e dell’umore associati al morbo di Parkinson, consentendo di migliorarne la terapia” – conclude Raffaella Tonini.

 



 

Favorire la mobilità e l’internazionalizzazione delle carriere degli studenti, è con questo obiettivo che l’Università di Pisa, prima in Italia e fra i primi atenei in Europa, ha adottato l’innovativa tecnologia Blockchain.

Il progetto, nato dalla collaborazione tra l’Università di Pisa e CIMEA, il Centro di Informazione sulla mobilità e le Equivalenze accademiche membro della rete ENIC-NARIC dell’UE, del Consiglio d’Europa e dell’UNESCO, e finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MIUR), rappresenta un importante passo in avanti nel processo di centralità dello studente.

Gli studenti infatti, grazie alla tecnologia Blockchain, il registro digitale in cui le transazioni svolte in “cryptocurrency” sono archiviate in modo cronologico e pubblico, potranno avere sempre a disposizione un proprio “portafoglio” di informazioni, contenente il titolo di ingresso all’università e la comparabilità dei propri titoli nel sistema italiano, che potranno sempre condividere in maniera sicura e immutabile. Al momento dell’iscrizione, gli studenti Unipi potranno quindi registrare permanentemente i propri titoli secondo standard internazionali, così da renderli “leggibili” in Italia e all’estero. Inoltre, il sistema Blockchain consentirà loro di aggiungere titoli successivi, certificare e condividere le proprie qualifiche in modo sicuro e permanente con altre istituzioni o con i futuri datori di lavoro.

La partnership tra l’Università di Pisa e CIMEA aggiunge un tassello fondamentale al processo di riconoscimento dei titoli e all’analisi della comparabilità dei titoli esteri nel sistema italiano, attraverso l’utilizzo dei principali sistemi di classificazione internazionale e la portabilità delle valutazioni di comparabilità ricevute da istituti esteri.

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“Il nostro Ateneo – commenta il prof. Paolo Maria Mancarella, rettore dell’Università di Pisa, - è da sempre attento all’internazionalizzazione e all’innovazione sia nella ricerca che nella didattica. Questo progetto coniuga entrambi gli aspetti, con l’innovazione che diventa uno strumento sia per agevolare la mobilità degli studenti, sia per rafforzare la dimensione internazionale del nostro Ateneo. Un progetto che mi porta ad immaginare un mondo futuro in cui gli studenti potranno muoversi da un ateneo ad un altro, in paesi diversi, senza doversi scambiare fisicamente documenti, in un’ottica di completa dematerializzazione.”

“Il progetto nasce originariamente dal desiderio di velocizzare il processo di immatricolazione degli studenti internazionali ai corsi di studio del nostro Ateneo” - aggiunge il prof. Francesco Marcelloni, Prorettore alla Cooperazione e Relazioni Internazionali dell’Università di Pisa, - dando la possibilità di sottomettere tutta la documentazione in formato digitale attraverso una semplice interfaccia e procedendo alla validazione dei titoli presentati dal candidato tramite il servizio messo a disposizione da CIMEA. Grazie alla Blockchain, questa verifica rimarrà certificata allo studente che potrà utilizzarla durante tutta la sua vita. Questo primo prototipo verrà poi esteso per la gestione delle carriere di tutti gli studenti iscritti all’università di Pisa.”

“Sono particolarmente orgoglioso della partnership con l’Università di Pisa per questa straordinaria innovazione nella vita degli studenti. – dichiara Luca Lantero, Direttore di CIMEA - L’obiettivo principale per il nostro Centro è quello di promuovere la mobilità accademica in tutte le sue forme. La possibilità di avere un certificato digitale su Blockchain potrà aiutare gli studenti durante e dopo la propria carriera accademica, facilitando il lavoro dei valutatori di titoli”.

“Siamo di fronte ad una vera innovazione nel settore universitario” - aggiunge la Prof.ssa Antonella Martini, Presidente di CIMEA - “in linea con le attuali politiche di internazionalizzazione del MIUR e gli obiettivi del recente Comunicato di Parigi dei Ministri della formazione superiore, avvicinandosi sempre più, grazie all’impulso dell’Italia e dell’Università di Pisa, alla realizzazione di procedure di riconoscimento automatico delle qualifiche accademiche”.

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