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Nell’immaginario collettivo è l’idea che tecnologie sviluppate dalla fisica della materia nella sua forma condensata, siano associate a dispositivi miniaturizzati, concepiti per facilitare la nostra vita quotidiana, come quelli usati per scrivere e forse leggere questo pezzo, una versione evoluta degli utensili inventati nell’età del ferro. Ma è possibile che tecnologie quantistiche possano contribuire a rispondere anche a domande fondamentali sull’Universo?

A rafforzare una risposta positiva a questa inattesa domanda, è uno studio teorico finalizzato alla messa a punto di una nuova classe di dispositivi per misure di precisione estremamente sofisticate, interferometri atomici che usano stati quantistici della materia come strumenti per verifiche della relatività generale e dunque di larga parte della nostra attuale comprensione del funzionamento dell’Universo. Di questo studio sono autori Marilù Chiofalo, professoressa di Fisica della materia all’Università di Pisa, e Leonardo Lucchesi, che ne ha fatto l’oggetto della sua tesi di laurea magistrale con la supervisione della stessa Chiofalo, e oggi dottorando dell’Università di Pisa. Lo studio è stato pubblicato il 9 agosto scorso sulla rivista “Physical Review Letters” della American Physical Society con il titolo “Many-Body Entanglement in Short-Range Interacting Fermi Gases for Metrology”.

 

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Al centro della ricerca “made in Pisa” sono i fermioni, le particelle quantistiche così chiamate in onore di Enrico Fermi. Come tutte le particelle quantistiche, a ogni fermione è associata un’onda di probabilità di essere in un certo spazio ad un dato tempo, e due di loro possono essere preparati in modo da continuare a condividere determinate caratteristiche anche se allontanati a grande distanza, come se le loro onde di probabilità fossero irrimediabilmente aggrovigliate tra loro, una proprietà che viene chiamata entanglement: è come se, lanciando due dadi, l’uscita di un numero sul primo dado garantisca l’uscita dello stesso numero sull’altro.

Nello studio, questo concetto è esteso ad un insieme di moltissimi atomi di natura fermionica: “Usando la duplice natura delle correlazioni tra atomi - spiega Marilù Chiofalo- legata alle caratteristiche quantistiche e alle forze con cui interagiscono tra loro, è come se le onde di probabilità dei molti atomi entangled formassero un ciuffo di capelli non pettinato per anni. Paradossalmente, mentre l’entanglement potenzia le caratteristiche quantistiche e dunque probabilistiche dello stato (tanto che non sappiamo come sia fatto), sappiamo però che ne riduce l’incertezza al livello utile per un interferometro atomico: la misteriosa bellezza della fisica quantistica!».

Il lavoro di Lucchesi e Chiofalo si inserisce nell’ambito della fiorente attività di ricerca mirata a migliorare le prestazioni di dispositivi quantistici di misura, attirando vivo interesse in una comunità dove si incrociano tante fisiche: informatica quantistica, interazioni fondamentali, cosmologia, fisica della materia: «In questo scenario, il nostro studio trasmette due messaggi cruciali – aggiunge Leonardo Lucchesi – A differenza di studi precedenti, dimostriamo che il far interagire gli atomi anche a cortissima distanza, riesce a potenziare le proprietà di entanglement: lo stato con migliori prestazioni si è infatti dimostrato un grappolo “molto aggrovigliato” di atomi, nella forma di gocce quantistiche. Inoltre, stabiliamo un metodo non convenzionale per caratterizzare le fasi quantistiche di un sistema di molti atomi, basato proprio sull’informazione relativa al loro contenuto di entanglement, di fatto estendendo il concetto di informazione quantistica di Fisher, - nato nell’informatica quantistica - alla descrizione di come gli atomi si ordinano a costituire la materia, un concetto al cuore della fisica della materia nella sua forma condensata».

«La storia continua – aggiunge Chiofalo. È necessario concepire un protocollo operativo per l’interferometro e controllare la fragilità dello stato mentre interagisce inevitabilmente con l’ambiente esterno, aspetti che stiamo indagando in una collaborazione internazionale. Il nostro studio, nell’ambito della ricerca MAGIA-Advanced finanziata dall’INFN, è nel solco della proposta Atomic Experiment for Dark Matter and Gravity Exploration in Space (AEDGE), alla quale abbiamo contribuito con decine di colleghi e colleghe, e appena sottomessa all’Agenzia Spaziale Europea in risposta alla Call for White Papers per il piano Voyage 2050. L’idea di AEDGE è concepire esperimenti di interferometria atomica, complementari a VIRGO-LIGO o esperimenti di alte energie, per indagare problemi aperti di cosmologia e interazioni fondamentali: per rilevare materia oscura, onde gravitazionali, o ancora per verificare se particelle con masse differenti cadano in gravità con la stessa accelerazione, un test realizzato ingegnosamente per primo da Galileo con il pendolo, e che oggi mira a precisioni da mille a un milione di volte superiori.»


Queste nuove frontiere della ricerca saranno al centro della prossima Conferenza internazionaleQuantum gases, fundamental interactions, and cosmology” (QFC), che dal 23 al 25 ottobre radunerà a Pisa da tutto il mondo autorevoli scienziate e scienziati, che metteranno insieme in modo fecondo le loro energie provenendo da discipline diverse, per far nascere nuove idee.

La pubblicazione dell’articolo sulla prestigiosa rivista internazionale è un’ulteriore testimonianza dell’eccellenza delle ricerche portate avanti all’Università di Pisa, un Ateneo con oltre 50.000 iscritti dove studenti brillanti come Leonardo Lucchesi – 25 anni, originario di Viareggio – riescono a sviluppare le loro idee in tesi di laurea che poi diventano apripista per studi di frontiera.

The beluga or white whale (Delphinapterus leucas) and the narwhal (Monodon monoceros) are two fascinating cetaceans that live exclusively in the cold Arctic waters, never departing from them, being the only extant relatives of the Monodontidae family. Nowadays, it is impossible to see these whales in the warm Mediterranean waters and even more absurd - so it was thought - that they could have lived in this sea at the beginning of the Pliocene, when the climate of the Mediterranean area was tropical. In turn, it happened. In Arcille, a small village near Grosseto (Tuscany, Italy), in a sand quarry, the fossil skull of a monodontid of about 5 million years ago was discovered. It was named Casatia thermophila. "Casatia" is a tribute to Simone Casati, discoverer of many important fossils of Tuscany (and, in particular, of the Arcille quarry), whereas "thermophila" means "lover of heat", to emphasize that this cetacean lived in tropical waters.

 

 

 

The study, just published in the international Journal of Vertebrate Paleontology, was made by Giovanni Bianucci and Alberto Collareta, paleontologists from the Department of Earth Sciences of the University of Pisa, alongside with Fabio Pesci and Chiara Tinelli, who took part in the study in the framework of their thesis activities , respectively of master's degree and doctorate. The discovery occurred during a paleontological excavation that also involved the Superintendence for the Archaeological Heritage of Tuscany, the Natural History Museum of the University of Pisa, and the GAMPS geopaleontological group (of which Simone Casati is president). The fossil is now exhibited in the recently renovated Cetacean Gallery of the Natural History Museum of Pisa.

"While a great deal is known about monodontid biology - explains Giovanni Bianucci - thanks to the research carried out on living belugas and narwhals by scientists from all over the world, very little is known about the evolution of these cetaceans, because their fossil record is extremely scarce. In fact, until now only three extinct species of monodontids were known, each of them was described on the basis of a single fossil skull. Therefore, the skull that we found in Arcille is of extraordinary importance not only because it is the first of monodontid discovered in the Mediterranean area, but also because it allowed us to describe the fourth fossil species of Monodontidae worldwide ”.

"But the scientific importance of this discovery - continues Bianucci - goes beyond the rarity of the discovery. The exceptional nature of the finding lies in the fact that, apparently, this fossil was found "out of place", i.e. in an area of our planet where we never expected to find it. The reason beyond the absence of monodontids from the present-day Mediterranean is very simple: the waters are too warm and not suitable for cetaceans that have chosen the North Pole as their "home" and that never go beyond the Arctic Ocean. However, the most incredible aspect of this discovery relies in the fact that, about five million years ago, the Mediterranean was even warmer than now, with temperatures close to the tropical ones ”.

"The fact that the Mediterranean was a warm sea during the lower Pliocene has been known for some time - says Alberto Collareta - but other extraordinary fossils that we found in the quarry of Arcille support the hypothesis that Casatia thermophila swam together with marine animals of tropical waters, such as the fearsome Zambesi shark (Carcharhinus leucas), the voracious tiger shark (Galeocerdo cuvier) and the enormous marlin (Makaira nigricans)", all forms now absent from the Mediterranean.

“During monitoring of the Arcille quarry - adds Chiara Tinelli - we also recovered numerous sirenian skeletons referred to the fossil species Metaxytherium subapenninum, an ancestor of the dugong, a marine mammal that inhabits tropical coastal waters ”.

"Overall - Collareta continues - this fossil assemblage is indicative of a frankly tropical paleoenvironment, without analogues in the extant Mediterranean Sea. The discovery of Casatia thermophila within a similar paleoenvironment represents therefore the definitive confirmation that the narwhal and the beluga derive from forms of warm, tropical seas. It is probable that the two extant species of monodontids have evolved their extraordinary adaptations to cold waters in a very recent time, during the Quaternary (from about 2.6 million years ago to today), when the northern hemisphere was affected by repeated glaciations and a trend of progressive climatic degradation".

"Studying the Arcille monodontid was really an important and formative experience for me" - says Fabio Pesci - Morphometric study and phylogenetic analysis were quite complex, at least for a student who experimented himself for the very first time in a research of this type. But it was exciting to find the data to support the fact that this fossil belonged to a monodontid species new to science ".

"The research we conducted in the Arcille quarry - concludes Bianucci - allowed us to discover only a small part of the extraordinary fossil heritage that is hidden in the Tuscan territory. The Tuscan hills represent, in fact, one of the areas with the highest concentration of fossils of marine vertebrates in the world. During the Pliocene, a large part of the Tuscan territory was submerged by a sea populated by a great variety of organisms. The deep geological and climatic changes that have occurred since then have reshaped the

the territory, making it a true "open-air mine" full of clues that, if properly interpreted, can reveal many other unexpected aspects of the marine fauna of the past ".

Il beluga (Delphinapterus leucas) e il narvalo (Monodon monoceros) sono due affascinanti cetacei che vivono esclusivamente nelle gelide acque artiche, senza mai allontanarsene, e sono gli unici rappresentanti attuali della famiglia dei Monodontidi.

Oggi è impossibile vederli nelle calde acque del Mediterraneo e ancora più assurdo - almeno così si pensava - che potessero essere vissuti in questo mare all’inizio del Pliocene, quando il nostro clima era tropicale. Invece è successo. Ad Arcille, vicino a Grosseto, in una cava di sabbia è stato scoperto il cranio fossile di un monodontide di circa 5 milioni di anni fa. Gli è stato dato il nome di Casatia thermophila. ‘Casatia’ è un omaggio a Simone Casati, scopritore di molti importanti fossili della Toscana e in particolare della cava di Arcille, e ‘thermophila’ significa ‘amante del caldo’ per sottolineare che questo cetaceo viveva in acque tropicali.

 

Lo studio, appena pubblicato nella rivista internazionale “Journal of Vertebrate Paleontology”, è stato condotto da Giovanni Bianucci e Alberto Collareta, paleontologi del dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, oltre a Fabio Pesci e Chiara Tinelli nell’ambito delle loro attività di tesi, rispettivamente di laurea magistrale e di dottorato. La scoperta è stata fatta durante uno scavo paleontologico che ha coinvolto anche la Soprintendenza per i beni archeologici della Toscana, il Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa e il Gruppo geopaleontologico GAMPS, di cui Simone Casati è presidente. Il fossile è ora esposto nella Galleria dei Cetacei, recentemente rinnovata, del Museo di Storia Naturale di Pisa.

“Mentre sulla biologia dei monodontidi si sa moltissimo – spiega Giovanni Bianucci - grazie alle ricerche che vengono fatte sui beluga e i narvali da scienziati di tutto il mondo, pochissimo si sa sull’evoluzione di questi cetacei perché le testimonianze fossili sono estremamente scarse. Infatti, fino ad oggi si conoscevano soltanto tre specie estinte di monodontidi, ciascuna di essa descritta su un unico cranio fossile. Pertanto il cranio che abbiamo trovato ad Arcille è di straordinaria importanza non solo perché si tratta del primo di monodontide scoperto nell’area Mediterranea, ma anche perché ci ha permesso di descrivere la quarta specie fossile al mondo di questa famiglia”.

“Ma l’importanza scientifica di questa scoperta – continua Bianucci - va oltre la rarità del ritrovamento. L’eccezionalità del reperto sta nel fatto che, apparentemente, questo fossile è stato trovato ‘fuori posto’, cioè in un’area del nostro pianeta dove non ci saremmo mai aspettati di trovarlo. Se oggi i monodontidi non vivono nel Mediterraneo il motivo è molto semplice: le acque sono troppo calde e non adatte per dei cetacei che hanno scelto il Polo Nord come loro “casa” e che non si spingono mai oltre l’oceano glaciale artico. Ma l’aspetto ancora più incredibile è che circa cinque milioni di anni fa il Mediterraneo era addirittura più caldo di adesso, con temperature vicine a quelle tropicali”.

“Che durante il Pliocene inferiore il Mediterraneo fosse un mare caldo si sapeva da tempo - afferma Alberto Collareta – ma altri fossili straordinari che abbiamo trovato nella cava di Arcille supportano il fatto che Casatia thermophila nuotava insieme ad animali marini di acque tropicali, come ad esempio il temibile squalo zambesi (Carcharhinus leucas), il vorace squalo tigre (Galeocerdo cuvier) e l’enorme marlin (Makaira nigricans)”, tutte forme oggi assenti dal Mediterraneo”.

"Durante il monitoraggio della cava di Arcille – aggiunge Chiara Tinelli – abbiamo recuperato anche numerosi scheletri di Sirenii riferiti alla specie fossile Metaxytherium subapenninum, un antenato del dugongo, mammifero marino che abita le acque costiere tropicali”.

“Nel complesso - riprende Collareta - questa comunità fossile è indicativa di un paleoambiente schiettamente tropicale, privo di analoghi nel Mediterraneo attuale. Il rinvenimento di Casatia thermophila all'interno di un simile paleoambiente rappresenta dunque la conferma definitiva che il narvalo e il beluga derivano da forme di mare caldo tropicale. E' probabile che le due specie attuali di monodontidi abbiano evoluto i loro straordinari adattamenti alle acque fredde in tempi geologicamente molto recenti, durante il Quaternario (da circa 2,6 milioni di anni fa ad oggi), quando l'emisfero settentrionale fu interessato da ripetute glaciazioni e da un trend di progressivo irrigidimento climatico”.

“Per me è stata un’esperienza veramente importante e formativa.” – afferma Fabio Pesci - Lo studio morfometrico e l’analisi filogenetica sono stati abbastanza complessi, per uno studente che si cimentava per la prima volta in una ricerca di questo tipo. Ma è stato entusiasmante trovare i dati a supporto del fatto che questo fossile apparteneva ad una specie nuova per la scienza”.

“Le ricerche che abbiamo condotto nella cava di Arcille – conclude Bianucci – ci hanno permesso di scoprire solo una piccola parte dei reperti fossili straordinari che si nascondono nel territorio toscano. Le colline toscane rappresentano, infatti, una delle aree con maggiore concentrazione di fossili di vertebrati marini a livello mondiale. Durante il Pliocene buona parte del territorio toscano era sommerso da un mare popolato da una grande varietà di organismi. I profondi mutamenti geologici e climatici intercorsi da allora hanno rimodellato il territorio, rendendolo una vera ‘miniera a cielo aperto’ ricca di indizi che, se debitamente interpretati, possono svelare molti altri aspetti inattesi della fauna marina del passato”.

 

Si è conclusa da pochi giorni la stagione delle competizioni dell’E-Team, la squadra corse dell’Università di Pisa che ha mostrato non solo di poter competere con le squadre più forti al mondo, ma anche di poter vincere.

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È successo alla Formula Student Germany, la manifestazione più importante all’interno del panorama del motorsport studentesco, che ha visto la partecipazione di ben 119 team provenienti da 25 diverse nazioni. Ancora una volta, non si tratta di una semplice gara, ma di un’iniziativa che ha lo scopo di valutare il miglior prototipo da competizione sotto ogni aspetto: sportivo, commerciale, tecnologico ed ecosostenibile. Anche in questa occasione gli studenti dell’Università di Pisa si sono ritrovati ad affrontare numerose prove sia statiche che dinamiche.

La validità del progetto portato avanti dal settore del Business Plan, già apprezzata a Varano dai giudici della Formula SAE Italy, è stata riconfermata in Germania, dove per la seconda volta l’E-Team ha conquistato il primo posto (Business Presentation Event). L’idea che ha portato alla vittoria l’Università di Pisa è stata quella di realizzare un racing video game sui circuiti reali integrando nelle monoposto dei visori per realtà aumentata. Cambiando il modo di vedere l’intrattenimento nel mondo del motorsport e in quello del gaming la squadra si è presentata come “The Next Generation of Motorsport Entertainment”, conquistando il gradino più alto del podio. 
Altre soddisfazioni sono poi giunte dalle prove dinamiche, dove pure sono stati conseguiti risultati che testimoniano i continui progressi ottenuti dalla squadra in questi anni e soprattutto in questa stagione. Spiccano tra gli altri un inaspettato 5° posto nella prova di Acceleration (accelerazione di 75 metri su un rettilineo piano), che ha visto l’E-Team superare squadre comunemente ritenute tra le più efficienti.

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Su questa scia, anche alla Formula Student Czech Republic, seguita immediatamente alla Formula Student Germany, la squadra corse dell’Università di Pisa ha conquistato un 5° posto nell’Autocross (prova di sprint su due giri di circuito) e il 7° nella classifica generale, superando senza nessun intoppo la prova più temuta tra tutte: l’Endurance (22 km senza poter mai mettere mani sulla macchina).

Kerublast, l’ultimo prototipo realizzato dall’E-Team, si configura quindi come il prodotto di un intenso e proficuo lavoro che ha finalmente mostrato il suo considerevole valore ingegneristico e la sua ingente forza di innovazione!
Con questi risultati si conclude una stagione già ricca di gratificazioni, a cominciare dalla nascita della nuova divisione Driverless. Per la prima volta nella sua storia l’E-Team ha, poi, dimostrato di riuscire non solo a portare a termine ben tre significative competizioni, ma anche di saperlo fare nel migliore dei modi!
Su queste basi quindi la squadra corse dell’Università di Pisa si prepara ad affrontare, con ancora più grinta e passione, un nuovo e intenso anno di continua ricerca e impegno, con l’obiettivo di coltivare quel ricco potenziale messo in evidenza dalle vittorie ottenute!

L’Università di Pisa partecipa al lutto che ha colpito la Scuola Normale Superiore per la scomparsa del professor Luigi Arialdo Radicati di Brozolo, fondatore della moderna scuola pisana di Fisica teorica e già Direttore della Scuola Normale alla fine degli anni Ottanta. Il professor Radicati avrebbe compiuto cento anni il prossimo 12 ottobre, giorno in cui era previsto un convegno in suo onore alla Scuola Normale.

Luigi Radicati (fonte www.sns.it)

Nato a Milano nel 1919, Luigi Arialdo Radicati di Brozolo si è laureato in Fisica all'Università di Torino nel 1943 con Enrico Persico ed è stato docente di Fisica teorica prima all'Università di Napoli e poi all'Università di Pisa. Nel 1962 si è trasferito alla Scuola Normale Superiore, dove è stato professore ordinario di ruolo fino al 1989, ricoprendo la carica di Vicedirettore dal 1961 al 1964 e di Direttore dal 1987 al 1991. Nel 1994 è stato nominato Professore Emerito della Scuola Normale.

Socio dell'Accademia Nazionale dei Lincei, il professor Radicati ha dato importanti contributi su diverse e fondamentali questioni della fisica teorica, occupandosi essenzialmente di elettrodinamica, fisica dei nuclei, teoria dei campi e fisica delle particelle subnucleari. Nel 1966 gli è stato conferito il premio Feltrinelli per la Fisica e nel 2004 è stato nominato Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana.

 

nature home copy copyI robot hanno bisogno di conoscere la ragione per cui compiono un lavoro e se le condizioni in cui operano siano in sicurezza per loro stessi e per gli esseri umani con cui interagiscono. In altre parole, anche le macchine devono comprendere il senso di quello che stanno facendo e non eseguire ciecamente comandi e operazioni. Secondo uno studio pubblicato su "Nature Machine Intelligence" e che ha conquistato la copertina della rivista, frutto della collaborazione tra l’Università di Birmingham, l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna, l’Università di Pisa, l’ARC Centre of Excellence for Robotic Vision (Queensland University of Technology di Brisbane) e il German Aerospace Center (DLR), questa necessità potrebbe portare a un profondo cambiamento nel mondo della robotica. Come sostiene infatti Valerio Ortenzi, ricercatore dell’Università di Birmingham e prima firma del paper, il cambiamento nel pensiero di un robot sarà obbligato e investirà vari settori, come quello dell’automazione e dell’industria 4.0, o come quello dell’interazione uomo-robot in ambienti domestici.

Lo studio esplora la questione della presa degli oggetti da parte di un robot. Afferrare un oggetto in natura è un’azione perfezionata molti anni fa, ma che rappresenta un’avanguardia robotica. La maggior parte delle macchine utilizzate finora in fabbrica lavora in maniera automatica, raccogliendo oggetti in luoghi e tempi prestabiliti. Per garantire che ciò avvenga, anche in ambienti non strutturati e in interazione con gli esseri umani, è necessaria l’interazione di più tecnologie complesse che includono sistemi di visione e Intelligenza Artificiale in grado di far vedere alla macchina l’oggetto e determinarne la proprietà (è un oggetto rigido o flessibile) e la forza di presa.
Lo studio evidenzia un problema, anche quando il procedimento appena descritto avviene correttamente: ciò che per il robot può essere considerato come un’azione di successo, potrebbe invece rivelarsi un fallimento nella vita reale o nell’interazione con un essere umano. 

I ricercatori riportano alcuni esempi, ispirati a robot che lavorano a fianco di essere umani. “Immaginate di chiedere a un robot di passarvi un cacciavite in un laboratorio – spiega Valerio Ortenzi – i codici in possesso del robot lo spingeranno a impugnare il manico e passarvi il cacciavite dalla parte sbagliata, compiendo un ‘passaggio di consegne’ pericoloso. Il robot invece ha bisogno di sapere quale è l’obiettivo finale di un’azione, al fine di ripensare la sua attività e di adattarla al contesto.”

“Pensate anche a un robot in una casa di cura che passa un bicchiere d’acqua a un anziano – continua Marco Controzzi, ricercatore dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna e responsabile scientifico del Human-Robot Interaction Lab – Il robot non deve solo impedire che il bicchiere caschi o che si versi l’acqua, ma capire a chi passerà il bicchiere per favorire il passaggio dell’oggetto”. “In altre parole – prosegue Francesca Cini, PhD student dell’Istituto di BioRobotica - quello che è ovvio per un essere umano deve essere programmato in un robot e questo implica un approccio totalmente diverso.”

“Le metriche tradizionali utilizzate dai ricercatori negli ultimi venti anni per valutare la manipolazione robotica – conclude Matteo Bianchi, ricercatore del Centro Piaggio e del dipartimento di Ingegneria dell’informazione dell’Università di Pisa (nella foto in basso, durante un'intervista televisiva) - non sono sufficienti. I robot hanno bisogno di una nuova filosofia.”

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L'Università di Pisa entra nella top-200 dell'Academic Ranking of World University (ARWU), più noto come ranking di Shanghai. In particolare, l'Ateneo pisano si posiziona nella fascia 151-200 (su più di 1.800 università classificate), risalendo dalla fascia 201-300 in cui si era posizionato negli scorsi anni.

Proiettando la classifica a livello nazionale l'Università di Pisa si piazza nel gruppo di testa, assieme all'Università La Sapienza di Roma e all'Università di Milano, anche queste nella fascia 151-200 della classifica. Nel gruppo "inseguitore" 201-300 compaiono il Politecnico di Milano e le università di Bologna, Firenze, Padova e Torino. Le università italiane entrate in classifica sono in tutto 46. Le altre istituzioni toscane in classifica sono l'Università di Firenze (201-300), la Scuola Normale (401-500) e l'Università di Siena (501-600).

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Il ranking di Shanghai è la classifica internazionale delle università di più lunga tradizione e tra le più autorevoli e riconosciute. La caratteristica di questo ranking è che misura prevalentemente le performance di ricerca in ambito scientifico, concentrandosi in particolare sulle punte di eccellenza all'interno delle istituzioni. Gli indicatori su cui si basa riguardano il numero di docenti ed ex studenti dell'Ateneo che hanno vinto un premio Nobel o una medaglia Fields, la produttività scientifica complessiva, il numero di articoli pubblicati su “Nature” o “Science” e il numero di ricercatori altamente citati. Rispetto allo scorso anno l'Università di Pisa è migliorata sotto tutti gli aspetti, ma in particolare sull'indicatore che misura i vincitori di premi Nobel e medaglie Fields. Ciò è dovuto al fatto che uno dei vincitori della medaglia Fields nel 2018 è stato Alessio Figalli il quale, come allievo della Scuola Normale, ha conseguito la laurea triennale e la laurea specialistica in Matematica all'Università di Pisa. L'indicatore su cui si registra il punteggio più alto è comunque quello che misura la produttività scientifica complessiva, con un netto miglioramento per quanto riguarda, in particolare, il numero di articoli altamente citati.

TondoSMAÈ arrivato agosto e quasi tutti i musei di Ateneo sono aperti: perché allora non approfittare della frescura offerta dagli alberi dell’Orto Botanico o della calma estiva per visitare mostre o collezioni che durante l’anno non si ha il tempo di vedere?
 
Fare del turismo nella città in cui si vive può riservare belle sorprese.

Il Museo della Grafica, ospita una tra le più importanti raccolte pubbliche di grafica contemporanea. Fino al 1° settembre vi sono inoltre in corso le tre mostre temporanee:

• ALFRED HITCHCOCK nei film della Universal Pictures 
• I COLORI DELLA PROSPERITÀ: frutti del vecchio e nuovo mondo 
• ARNO, COMPAGNO DI VITA 

L’Orto e Museo Botanico, dove è appena stata inaugurata una nuova piccola serra, per tutto il mese di agosto resterà aperto tutti i giorni fino alle 21 (escluso il weekend del 24 e 25 agosto che rimarrà chiuso a causa di un intervento di manutenzione per preservare i pregevoli esemplari di palme custodite al suo interno). Fondato nel 1543, è il primo orto botanico universitario del mondo e nei suoi tre ettari ospita piante dei cinque continenti. Al suo interno si trova il Museo Botanico, che conserva gli erbari così come le testimonianze dell’antica Galleria istituita dal Granduca di Toscana, Ferdinando I de’ Medici.
 
Anche il Museo di Storia Naturale (nato alla fine del XVI secolo come “Galleria” annessa al Giardino dei Semplici di Pisa, ovvero l’attuale Orto Botanico) è uno dei più antichi musei al mondo. Nel corso dei secoli ha arricchito le sue collezioni fino a custodire oggi un patrimonio di enorme valore storico e scientifico. Il museo è adesso ospitato nella trecentesca Certosa di Calci e include l’acquario di acqua dolce più grande in Italia. Da poco è visitabile una nuova esposizione dedicata all’Evoluzione degli Uccelli. Ancora in corso è, inoltre, la mostra temporanea Arthropoda. Viaggio in un microcosmo dedicata alla scoperta di insetti, ragni e scorpioni.
 
Per l’importanza dei suoi reperti, le Collezioni Egittologiche rappresentano un solido punto di riferimento per gli studiosi e gli appassionati di archeologia e storia dell’antico Egitto. Fanno parte della Pisa meno conosciuta. Si trovano infatti al primo piano del Palazzo Mazzarosa, in Via San Frediano, 12, a due passi da Piazza dei Cavalieri. Sono aperte tutti i giorni feriali, ma bisogna suonare il campanello sulla strada per farsi aprire.
 
La Gipsoteca di Arte Antica ospita, all’interno della chiesa di San Paolo all’Orto, una tra le prime raccolte di calchi in gesso istituite in Italia, offrendo una sintesi delle opere più note e significative dell’arte greca, etrusca e romana. Al primo piano sono esposte la collezione dell’Antiquarium di archeologia classica e le collezioni Paletnologiche.
 
Il Museo degli Strumenti per il Calcolo espone infine i pezzi più significativi di una raccolta di macchine legate alla storia dell’Informatica tanto ricca quanto unica in Italia: dagli aritmometri dell’Ottocento ai grandi calcolatori degli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, fino ai prodotti più rilevanti nella storia del Personal Computer. Il museo ospita il primo calcolatore scientifico italiano, la CEP (Calcolatrice Elettronica Pisana), costruito proprio dall’Università di Pisa, in un progetto che portò alla costituzione a Pisa di un nucleo di competenze che negli anni a seguire ha disseminato la cultura dell’Informatica in tutto il Paese. Su questa scia nacque nel 1969 il primo corso di laurea in Informatica d’Italia (Laurea in Scienze dell’Informazione), di cui quest’anno si celebra il cinquantesimo anniversario.
 
I musei di Anatomia, (Museo Anatomico VeterinarioMuseo di Anatomia Umana e Museo di Anatomia Patologica) resteranno invece chiusi ad agosto, dando appuntamento a tutti i visitatori a partire da settembre.
 
Ricordiamo che i musei universitari sono gratuiti per tutti gli studenti delle università toscane (che esibiscono la carta unica dello studente universitario della Toscana).

 

Orari estivi


Museo della Grafica-Palazzo Lanfranchi
Palazzo Lanfranchi, Lungarno Galilei 9, 56125 Pisa
Dal lunedì alla domenica dalle 9:00 alle 20:00
Chiuso il 15 di agosto

Orto e Museo Botanico
Via Roma 56 e, temporaneamente, Via Porta Buozzi 3, 56126 Pisa
Aperto tutti i giorni
Dal 1° giugno al 31 agosto: 8.30 – 21.00 (ultimo ingresso ore 20.00)
Dal 1° al 30 settembre: 8.30 – 20.00 (ultimo ingresso ore 19.00)
Chiuso il 24 e 25 agosto e il 21 e 22 settembre

Museo di Storia Naturale di Calci
Via Roma 79, 56011 Calci (Pisa)
Aperto tutti i giorni
Orario estivo (1 giugno – 30 settembre):
 10.00- 20.00

Collezioni Egittologiche
Via San Frediano 12, 56126 Pisa
Lunedì e giovedì  9.00 – 13.00
Martedì, mercoledì e venerdì  9.00 – 13.00  e  15.00 – 18.00
Chiuso Sabato e Domenica e il 15 agosto.

Gipsoteca di Arte Antica
Piazza San Paolo all’Orto 20, 56127 Pisa
Martedì – Sabato:  9.00 – 13.00  e  16.00 – 19.00
Chiuso Domenica e Lunedì e il 15 di agosto

Museo degli Strumenti per il Calcolo
Via Bonanno Pisano 2/B / Via Nicola Pisano 25, 56126 Pisa (area dei Vecchi Macelli)
Lunedì – Venerdì:  9.00 – 17.00
Chiuso Sabato e Domenica e il 15 di agosto

I Musei di Anatomia
Museo Anatomico Veterinario – Viale della Piagge 2, 56124 Pisa
Museo di Anatomia Umana – Scuola Medica, Via Roma 55, 56126 Pisa
Museo di Anatomia Patologica – Scuola Medica, Via Roma 57, 56126 Pisa
sono chiusi ad agosto.

https://www.sma.unipi.it/2019/07/lestate-dei-musei-di-ateneo/

logo cwur homeÈ uscita la classifica delle università mondiali compilata dal CWUR, il Center for World University Rankings che ha base negli Emirati Arabi. Il CWUR, nato nel 2012 sulla scia dei più famosi ranking internazionali – QS, Times Higher Education e ARWU di Shanghai – ha valutato quest’anno 20.000 università in tutto il mondo, stilando una classifica con le migliori 2000, di cui 66 italiane.

L’Ateneo pisano si è classificato al 285° a livello mondiale, 8° in Italia dietro Roma La Sapienza (138°), Padova (160°), Milano (190°), Bologna (194°), Torino (239°), Federico II di Napoli (255°) e Firenze (257°). L’Università di Pisa ha ottenuto i migliori risultati negli indicatori che valutano la qualità dell’offerta formativa (180° al mondo) e i risultati della ricerca (248°).

Il Center for World University Rankings (CWUR) pubblica la classifica delle università più ampia a livello globale. I ranking del CWUR si distinguono per l’utilizzo di indicatori oggettivi per i quattro parametri che compongono la metodologia di valutazione (qualità della didattica, tasso di impiego dei laureati, qualità del corpo accademico, risultati della ricerca), evitando di ricorrere a sondaggi o a richieste di dati alle stesse università come fanno i ranking internazionali più blasonati. La metodologia usata dal CWUR quest’anno ha voluto dare uguale enfasi alla didattica e alla ricerca.

Qui di seguito ricordiamo i parametri che compongono la metodologia usata dal CWUR.
1. Qualità dell’offerta formativa: il punteggio è dato dal rapporto tra dimensioni dell’istituzione e numero dei laureati che hanno ottenuto riconoscimenti internazionali, premi e medaglie (25%).
2. Tasso di impiego dei laureati: il punteggio è dato dal rapporto tra dimensioni dell’istituzione e il numero delle eventuali posizioni ricoperte dai laureati come CEO delle compagnie top a livello internazionale (25%).
3. Qualità del corpo accademico: il punteggio è dato dal numero di accademici che hanno ottenuto riconoscimenti internazionali, premi e medaglie (10%).
4. Performance della ricerca valutata in base ai seguenti parametri:

• pubblicazioni: il punteggio è dato dal numero degli articoli di ricerca comparsi su riviste scientifiche (10%);
• pubblicazioni di alta qualità: il punteggio è dato dal numero di articoli comparsi su riviste di alto livello (10%);
• influenza: il punteggio è dato dal numero degli articoli di ricerca comparsi su riviste molto influenti (10%);
• citazioni: il punteggio è dato numero degli articoli di ricerca più citati (10%).

Un cartellone di eventi che ha coinvolto oltre 2000 persone, con un picco di quasi 500 presenze - di cui molti bambini - durante la giornata finale del 20 luglio, quando gli esterni della Cittadella Galileiana si sono trasformati nel Virtual Luna Park, con istallazioni video, giochi e realtà aumentata per viaggiare virtualmente verso la Luna. Sono questi i numeri di “Luna50”, la manifestazione organizzata congiuntamente da Università di Pisa e Comune di Pisa per ricordare il cinquantesimo anniversario dello sbarco sulla Luna.

Un ciclo di iniziative durato più di due settimane che ha proposto, per lo più nei luoghi all’aperto della città e del suo litorale, conferenze, osservazioni astronomiche, proiezione di film e video, concerti, letture aperte a un pubblico estremamente vario per età, livello culturale e interessi.

Sfoglia la gallery con le foto degli eventi:

 

“La rassegna si è distinta per il registro appassionatamente interdisciplinare e per una scelta espressiva volutamente pluri-linguistica – commentano Chiara Bodei, Maria Antonella Galanti, Sergio Giudici e Sandra Lischi, membri del comitato scientifico della manifestazione – Studiosi di diverse aree hanno intrecciato punti di vista e competenze specifiche, offrendo una visione articolata e complessa della Luna. Italo Calvino diceva: “Chi ama la Luna davvero non si accontenta di contemplarla come una immagine convenzionale, vuole entrare in un rapporto più stretto con lei, vuole vedere di più nella Luna, vuole che la Luna dica di più”. Sulla falsariga delle sue parole, la manifestazione ha dato voce sia alla Luna degli scienziati, sia a quella degli umanisti, senza lasciare indietro la Luna dei musicisti, del cinema e delle arti figurative e drammatiche”.

La manifestazione ha visto anche il supporto di una serie di associazioni e centri culturali.

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