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Elette le venti piante simbolo delle venti regioni italiane, si va dalla alla Primula di Palinuro per la Campania che cresce endemica a picco sul mar Tirreno, allo Zafferano etrusco per la Toscana, al Pino locato per la Basilicata che si trova solo nel Parco Nazionale del Pollino, o ancora alla Sassifraga dell’Argentera per il Piemonte, la più votata in assoluto, una bellissima pianta erbacea a fiori rosa, tipica delle Alpi occidentali.

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Basilicata - Pinus heldreichii Christ subsp. leucodermis (Antoine) E.Murray (Pino loricato)

 

L’iniziativa, promossa dalla Società Botanica Italiana, è stata coordinata da Lorenzo Peruzzi, professore di Botanica sistematica presso il Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa e Direttore dell’Orto e Museo Botanico. A votare sono stati oltre 500 appassionati ed esperti botanici da tutta Italia che hanno eletto le piante vincitrici a partire da una rosa di candidature, con un meccanismo per certi versi simile a quello delle primarie.

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CampaniaPrimula palinuri Petagna (Primula di Palinuro)



“L’idea è di sensibilizzare cittadini e istituzioni sul tema della biodiversità vegetale – spiega Lorenzo Peruzzi – e così sono state elette venti piante, che per valenza storico-scientifica, peculiarità biogeografiche e bellezza, possano essere assurte a "simbolo" di ognuna delle venti regioni italiane”.

I risultati della votazione saranno presentati ufficialmente durante la giornata di studio “La flora in Italia: stato delle conoscenze, nuove frontiere, divulgazione”, organizzata dalla Fondazione per la Flora Italiana e dalla Società Botanica Italiana il prossimo 7 dicembre al Dipartimento di Biologia Ambientale dell’Università di Roma La Sapienza. Ma ecco intanto i risultati per ogni regione con un link che rimanda al Portale della Flora d'Italia.

AbruzzoAdonis distorta Ten. (Adonide curvata), eletta con il 47% dei voti. Si tratta di una graziosa pianta erbacea a fiori gialli, endemica delle più alte cime dell’Appennino centrale. Descritta da Michele Tenore, botanico ottocentesco di origine abruzzese.
Basilicata - Pinus heldreichii Christ subsp. leucodermis (Antoine) E.Murray (Pino loricato), eletta con il 50% dei voti. Si tratta di una maestosa conifera, presente in Italia soltanto nei territori del Parco Nazionale del Pollino.
CalabriaSoldanella calabrella Kress (Soldanella calabrese), eletta con l’88% dei voti. Si tratta di una graziosa piccola pianta erbacea a fiori viola, endemica delle montagne della Calabria centro-meridionale.
CampaniaPrimula palinuri Petagna (Primula di Palinuro), eletta con il 36% dei voti. Si tratta di una bellissima primula costiera a fiori gialli, che cresce su rupi a picco sul mar Tirreno; endemica delle coste tra Campania meridionale e Calabria settentrionale e già parte del logo del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Descritta per Capo Palinuro da Vincenzo Petagna, botanico napoletano che ha operato nell’ottocento.
Emilia-RomagnaPrimula apennina Widmer (Primula appenninica), eletta con il 59% dei voti. Si tratta di una graziosa primula a fiori rosa, endemica dei crinali rocciosi dell’Appennino settentrionale, nei territori del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano.
Friuli Venezia GiuliaArmeria helodes F.Martini & Poldini (Spillone palustre), eletta con il 56% dei voti. Si tratta di una pianta erbacea a fiori rosa, endemica della regione, dove cresce nell’area delle risorgive.
LazioStyrax officinalis L. (Storace comune), eletta con il 59% dei voti. Si tratta di un grande arbusto con vistosi fiori bianchi, presente allo stato spontaneo in Italia soltanto tra il Lazio e la Campania.
LiguriaCampanula isophylla Moretti (Campanula di Capo Noli), eletta con il 48% dei voti. Si tratta di una vistosa campanula rupicola, con areale limitato alla sola area del Finalese in Liguria.
LombardiaSilene elisabethae Jan (Silene di Elisabetta), eletta con il 41% dei voti. Si tratta di una bellissima pianta erbacea a fiori fucsia, endemica di un’area a cavallo tra Lombardia e Trentino-Alto Adige.
MarcheMoehringia papulosa Bertol. (Moehringia vescicolosa), eletta con il 72% dei voti. Si tratta di una piccola pianta rupicola con minuti fiori bianchi, endemica della regione.
MoliseAcer cappadocicum Gled. subsp. lobelii (Ten.) A.E.Murray (Acero di l’Obel), eletta con l’80% dei voti. Si tratta di un albero endemico dell’Italia centro-meridionale, particolarmente frequente nelle foreste del Molise.
Piemonte Saxifraga florulenta Moretti (Sassifraga dell’Argentera), eletta con il 42% dei voti. Si tratta di una bellissima pianta erbacea rupicola a fiori rosa, endemica delle Alpi occidentali e presente in Italia soltanto in Piemonte. È la pianta che ha ricevuto il maggior numero assoluto di voti, tra tutte le regioni italiane, assieme all’Abete delle Madonie.
PugliaArum apulum (Carano) P.C.Boyce (Gigaro pugliese), eletta con il 71% dei voti. Si tratta di una peculiare pianta erbacea con una vistosa spata rossastra, endemica della Puglia. Descritta da Enrico Carano, botanico pugliese attivo nella prima metà del novecento.
SardegnaRibes sardoum Martelli (Ribes sardo), eletta con l’80% dei voti. Si tratta di un piccolo arbusto con frutti rossi, endemico della Sardegna.
SiciliaAbies nebrodensis (Lojac.) Mattei (Abete delle Madonie), eletta con il 37% dei voti. Si tratta di una conifera endemica delle Madonie. Descritta da Michele Lojacono Pojero, botanico siciliano che ha operato a cavallo tra ottocento e novecento. È la pianta che ha ricevuto il maggior numero assoluto di voti, tra tutte le regioni italiane, assieme alla Sassifraga dell’Argentera.
Toscana Crocus etruscus Parl. (Zafferano etrusco), eletta con il 32% dei voti. Si tratta di una graziosa pianta erbacea a fioritura precoce, presente anche in Emilia-Romagna e Umbria, ma con la maggior parte del suo areale che ricade in Toscana. Descritta da Filippo Parlatore, professore per decenni a Firenze nell’ottocento, la cui attività pose le basi per la successiva fondazione della Società Botanica Italiana.
Trentino-Alto AdigeAndrosace hausmannii Leyb. (Androsace di Hausmann), eletta con il 60% dei voti. Si tratta di una minuta pianta erbacea a fiori bianchi, endemica delle Alpi centro-orientali e presente in tutta la regione. Dedicata a Franz von Hausmann, botanico altoatesino autore della prima Flora del Tirolo.
Umbria Ionopsidium savianum (Caruel) Arcang. (Bivonea di Savi), eletta con il 60% dei voti. Si tratta di una piccolissima piantina a fiori bianchi, presente in Italia soltanto in Umbria, Lazio e Toscana.
Valle d’AostaAstragalus alopecurus Pall. (Astragalo maggiore), eletta con il 60% dei voti. Si tratta di una vistosa erba a fiori gialli, presente in Italia soltanto in Valle d’Aosta.
VenetoSaxifraga berica (Bég.) D.A.Webb (Sassifraga dei Berici), eletta con il 47% dei voti. Si tratta di una pianta erbacea a fiori bianchi, endemica del Veneto.

Il professor Ugo Boggi, ordinario di Chirurgia generale all’Università di Pisa e direttore dell’Unità operativa di Chirurgia generale e dei trapianti dell’Aoup, è stato eletto presidente della Società italiana dei trapianti d’organo (SITO) nel corso del 42° congresso tenutosi a Bologna dal 22 al 24 novembre. 13866136 416999 Ugo Boggi

La carica di presidente, operativa per il triennio 2020-2022, giunge a coronamento di una carriera di successi e di riconoscimenti nazionali e internazionali. Il professor Boggi, infatti, carrarese di nascita e pisano per curriculum di studi e impegno lavorativo, è appunto docente ordinario all’Ateneo pisano e, dal 1999, è responsabile dei programmi di trapianto di rene e di pancreas dell’Aoup, dove ha realizzato il principale programma di trapianto di pancreas attivo in Italia, ha concepito e adottato nuove tecniche chirurgiche e ha promosso e realizzato più di chiunque altro in Italia la donazione renale da vivente.

“È nostro orgoglio - ha dichiarato il professor Boggi - che negli ultimi 20 anni in Italia non ci sia stata nessuna novità significativa nel settore dei trapianti d’organi addominali che non sia stata concepita o realizzata per la prima volta a Pisa”. Effettivamente proprio il professor Boggi, fra le altre cose, ha realizzato il primo trapianto renale cross-over in Italia (15 novembre 2005), la prima donazione renale laparoscopica con accesso singolo (SILS) (13 marzo 2010) la prima donazione renale robotica in Italia (22 novembre 2008), la prima donazione laparoscopica di settore laterale sinistro per trapianto di fegato adulto-bambino in Italia (10 maggio 2010), il primo trapianto simultaneo di rene da donatore vivente e di pancreas da donatore cadavere in Europa (13 giugno 2001), il primo trapianto renale robotico in Europa (3 luglio 2010), il primo trapianto robotico di pancreas al mondo (27 settembre 2010) e la prima donazione robotica di fegato destro per trapianto adulto-adulto nel mondo (17 aprile 2012).

 Anche per questi risultati la prestigiosissima Università di Pittsburgh, primo ateneo americano in ambito chirurgico e celebre per aver sviluppato e reso possibile il trapianto epatico nel mondo, ha voluto il professor Boggi nel proprio corpo docente. Il chirurgo – che negli anni ha trapiantato oltre 1500 organi - è infatti anche professore di Chirurgia generale all’Università di Pittsburgh.

Nel suo curriculum anche il ruolo di Fellow onorario dell’European board of surgery per i trapianti di rene e di pancreas. L’European board of surgery è parte dell’Union européenne des médecins spécialistes (Uems), agenzia che opera alle strette dipendenze della Comunità Europea ed accredita le attività mediche e chirurgiche in Europa.

Nel periodo di presidenza del professor Boggi la Sito dovrà anche organizzare il congresso della Esot-Società europea dei trapianti in programma a Milano per l’anno 2021. A questo congresso sono attesi oltre 4000 partecipanti fra chirurghi, medici, scienziati di base, ed infermieri.boggi1

Nella foto il professor Ugo Boggi con il presidente uscente della SITO, professor Umberto Cillo (Padova)

Il congresso dell’Esot, che si realizza ogni due anni, attrae infatti gli specialisti del trapianto non solo dall’Europa ma da tutto il mondo. Sarà quindi una grande occasione di visibilità per tutta la trapiantologia italiana. Grazie all’elezione a presidente della Sito, il professor Boggi entrerà anche a far parte del consiglio direttivo della Esot in qualità di rappresentante dell’Italia.

La Sito ha oltre 1000 soci, è una delle principali società scientifiche italiane ed è l’unica accreditata dal Ministero della salute per la realizzazione delle linee guida per i trapianti d’organo. Al congresso di Bologna erano presenti 806 partecipanti in rappresentanza di tutti i Centri trapianti d’Italia e di tutte le regioni italiane. Sono state presentate oltre 300 relazioni scientifiche. L’evento è stato anche caratterizzato dal riconoscimento del prestigioso ruolo di socio onorario ai due chirurghi che la società ha ritenuto abbiano contribuito maggiormente allo sviluppo del trapianto degli organi addominali in Italia negli anni 80-90 e nel primo decennio degli anni 2000: il professor Vincenzo D’Amico di Padova ed il professor Mauro Salizzoni di Torino. L’ambito riconoscimento è stato consegnato anche al professor Stefano Faenza di Bologna, per il contributo dato nell’ambito dell’anestesia e della rianimazione applicata ai trapianti d’organo.

 Poco prima dell’inizio effettivo del mandato di presidenza il professor Boggi, in collaborazione con i professori Piero Marchetti e Fabio Vistoli, organizzerà a Pisa (17-19 ottobre 2019) su incarico della Società mondiale dei trapianti (The transplantation society - Tts) e dell’International pancreas & islet transplant association (Ipita) la prima consensus conference mondiale sul trapianto di pancreas, grazie al supporto della Fondazione Pisa e dell’Università di Pisa.

Ulteriore motivo di orgoglio per la scuola trapiantologica di Pisa è stata la nomina del professor Giandomenico Biancofiore a membro del consiglio direttivo della Sito in rappresentanza dell’area anestesia e rianimazione. Il professor Biancofiore si va ad aggiungere al professor Vistoli, chirurgo e docente all’Università di Pisa, già membro del consiglio direttivo per l’area trapianti di rene e di pancreas. Complessivamente, quindi, ben tre medici pisani faranno parte del prossimo consiglio direttivo della società.

“Questo importante incarico – prosegue Boggi - viene certamente a riconoscere un lungo impegno personale nel settore dei trapianti nel quale spesso ho percorso strade innovative, aprendo nuovi settori che poi si sono rilevati successi nazionali ed internazionali. Di questo sono molto contento ed orgoglioso. L’incredibile successo ottenuto dimostra come il lavoro fatto negli anni sia stato riconosciuto dai colleghi che hanno saputo apprezzare il valore dei fatti. A livello personale è quindi senza dubbio una soddisfazione enorme. Sono però convinto che questo riconoscimento vada anche a tutto il sistema trapianti di Pisa, e della Regione Toscana. Tutti insieme, per tanti anni, abbiamo lavorato ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Io spero anche che questa carica possa aiutare a riportare definitivamente quella serenità nel sistema trapianti pisano che recentemente era venuta un po’ meno a seguito di alcune notizie, probabilmente prive di reale fondamento, che avrebbero ipotizzato un ridimensionamento del gioiello trapiantologico pisano. Anche in quest’ottica credo che questo riconoscimento arrivi nel momento giusto. Sono anche contento – conclude - che quando il prossimo anno organizzeremo la prima consensus conference mondiale sul trapianto di pancreas potrò partecipare anche come presidente della Sito, e non solo come “incaricato” della Società mondiale dei trapianti d’organo e ideatore di questa iniziativa. Sono infine fiero, ed anche un po’ emozionato, del fatto che per tre anni rappresenterò le istanze di tutta la trapiantologia italiana in ambito europeo. Lo sono per me, per il sistema trapianti che rappresento, per la mia istituzione, per la mia città e per tutta la Regione Toscana”.

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Il primo impianto in Toscana di una vertebra stampata in 3D è stato eseguito con successo nelle scorse settimane a Pisa, nell’Unità operativa di Ortopedia e traumatologia 2 dell’Aoup diretta dal professor Rodolfo Capanna del Dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia dell'Università di Pisa.

Il paziente è un uomo di 56 anni, affetto da una neoplasia primitiva ossea che interessava la terza vertebra lombare, in trattamento nel reparto di Oncologia dell’ospedale di Prato. Dopo un esame bioptico, che aveva confermato la malignità della lesione, è stato pianificato un intervento chirurgico di resezione in blocco della vertebra L3 affetta dal tumore e di ricostruzione della stessa mediante una nuova vertebra, stampata in titanio in 3D, ottenuta dalla rielaborazione e ricostruzione dell’esame Tac del paziente.

 

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La protesi impiantata



L’impianto utilizzato é stato sviluppato specificamente per questo paziente partendo dalle immagini tac della sua colonna vertebrale, che sono state ricostruite tridimensionalmente per poter ottimizzare il disegno dell’impianto. La collaborazione dei chirurghi con gli ingegneri dell’ITC (Instituto Tecnológico de Canarias) ha portato al disegno di un impianto perfettamente congruente alla resezione in blocco pianificata in fase preoperatoria. Il design è stato ottimizzato in modo da ottenere le condizioni biomeccaniche (elasticità e resistenza) più adatte a favorire la sua colonizzazione da parte del tessuto osseo del paziente; a tal fine a struttura dell’impianto ha una porosità di circa il 90 % per lasciare spazio libero, che sarà occupato dall’osso di nuova generazione. L’impianto è stato realizzato con una stampante tridimensionale partendo da polvere di titanio grado 23.

L’intervento chirurgico, durato 13 ore, è stato eseguito mediante un doppio approccio chirurgico posteriore ed anterolaterale, e vi ha preso parte un’equipe multidisciplinare composta da: professor Paolo Parchi, associato all’Università di Pisa, dottor Simone Colangeli, dottoressa Sara Stagnari (chirurghi ortopedici); dottor Alessandro Gasbarrini (chirurgo ortopedico, direttore dell’Unità operativa di Chirurgia vertebrale oncologica e degenerativa all’Istituto ortopedico Rizzoli, ideatore della metodica come consulente esterno); dottor Daniele Adami e dottor Michele Leo (chirurghi vascolari); dottoressa Silvia Nardi, dottoressa Elisa Dimitri, dottor Leonardo Santini, dottoressa Elisa Bulleri (anestesisti e rianimatori); Andrea Meini, Francesca Pellicci, Lisa Lodovichi, Barbara Carmignani, Valerio Lupi (strumentisti ed infermieri di sala operatoria); Marzia Frangioni, Sabrina Micheletti (infermieri addetti all’anestesia); Alfredo Orsi, Francesco Maenza, Agusto Micheli (tecnici di radiologia sanitaria); Marco Cini (infermiere di sala gessi). Durante la degenza il paziente ha ripreso la deambulazione assistita ed è stato dimesso in buone condizioni il 14° giorno post-operazione.

Questo intervento è frutto di una crescente collaborazione clinica e scientifica tra il reparto di Chirurgia vertebrale oncologica e degenerativa del Rizzoli diretto dal dottor Gasbarrini e la Ortopedia e Traumatologia II universitaria dell’Aoup diretta dal professor Capanna i cui obiettivi sono lo sviluppo di attività di ricerca su metodiche innovative e una gestione combinata di casi ad elevata complessità (edm).

Nuovo appuntamento con l’eccellenza per l’Università di Pisa che ha celebrato sabato 24 novembre la nuova edizione del PhDay2018, la Giornata dedicata ai dottorati di ricerca dell’Ateneo. Tra i molti eventi in programma, il conferimento di sei premi per insignire le tesi di dottorato più meritevoli che sono state discusse nell’ultimo anno, una per ciascuna area del sapere. Gli elaborati sono stati selezionati in base a parametri quali l’originalità e l’innovazione dei risultati conseguiti, la rilevanza nel settore di riferimento e l’impatto di internazionalizzazione delle ricerche condotte.

Sei nuove speranze della ricerca, quattro donne e due uomini, quattro toscani e due siciliani, questi i loro nomi e il frutto delle loro fatiche. Edoardo Battaglia, dottore in Ingegneria dell’informazione, è stato premiato per la tesi "Touch on the Go: Wearable Haptics for Sensing and Augmented Perception"; Rossella Bruno, dottoratasi in Fisiopatologia clinica, ha visto premiata la sua tesi "Analysis and validation of new biomarkers for the diagnosis of malignant pleural mesothelioma"; Regina Fichera, dottoressa di ricerca in Scienze dell’antichità e archeologia, è risultata la migliore nel settore umanistico con una tesi dal titolo "Il miracolo nelle biografie dei filosofi neoplatonici della tarda antichità (IV-VI sec. d.C.)". Gli altri tre vincitori sono Anna Grassi, la più giovane (è nata nel 1989), per la tesi in Fisica "Collisionless shocks in the context of laboratory astrophy", smentendo ancora una volta – se ce ne fosse stato bisogno – pregiudizi sempre difficili da superare sul rapporto tra donne e discipline scientifiche; Patrizia Pacini Volpe, dottoratasi in Scienze politiche, con l’elaborato " Anatomia della prigione. Aspetti politico-sociali della condizione carceraria in Italia e in Francia"; e Alberto Vangelisti, dottore in Scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali, per la tesi "Transcriptome analysis of plants-fungus interaction: RNA-seq approach on sunflower (Helianthus annus L.) mycorrhizal roots".
La premiazione, effettuata dal rettore Paolo Mancarella con la delegata ai Dottorati di ricerca, Marcella Aglietti, e i ventitré coordinatori dei dottorati con sede presso l’Ateneo (ma ve ne sono altri 10 attivi in convenzione con altri Atenei) è avvenuta nell’ambito della Cerimonia di consegna dei diplomi ai circa 220 nuovi dottori di ricerca di quest’anno.

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In foto da sinistra, Grassi (la mamma della premiata), Pacini Volpe, Fichera, Vangelisti, Mancarella, Battaglia, Aglietti, Bruno.

giornata si è avviata con l'inaugurazione dell'anno dottorale dell'Università di Pisa, alla presenza di molti degli oltre 700 immatricolati, dei quali 260 solo per il primo anno. La Giornata s’intitolava “La ricerca cambia la vita”, e il valore dell’esperienza costruita durante il proprio percorso dottorale è stato testimoniata da quattro ex-allievi che, conseguito il titolo di laurea o di dottore di ricerca presso l’Ateneo pisano, hanno poi proseguito il proprio cammino accademico e professionale all’insegna del successo e della massima gratificazione personale, in Italia e nel mondo.

Così Alessandro Launaro, classe 1979 ed ex dottorando in Storia Antica, ha raccontato com’è diventato uno dei massimi specialisti al mondo di storia dell’Italia Romana: oggi professore all'Università di Cambridge, Direttore in Studi Classici al Gonville and Caius College e a capo, insieme a Martin Millet, di un progetto di ricerca archeologica nella città romana di Interamna Lirenas. Non da meno il dottor Piergiorgio Morosini, che dopo aver conseguito il dottorato in Diritto privato a Pisa è diventato il magistrato che ha presenziato l’udienza preliminare del processo sulla c.d. “Trattativa Stato-Mafia” e, dal 2014 al 2018, membro del Consiglio Superiore della Magistratura. Il dottorato di ricerca conseguito nel 1997 in Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa è stato invece il viatico che ha permesso a Riccardo Marian di assurgere, dopo le sue ricerche al CERN e aver fondato l’azienda Yogitech, al titolo di Intel Fellow e al ruolo di Chief Functional Safety Technologist per tutto il gruppo Internet of Things di Intel Corporation. Di esempio anche il caso della dottoressa Francesca Iezzi, laureatasi in Matematica presso l’Ateneo pisano e dal 2017 presso l'Università di Edimburgo, dove coordina l’ambito della divulgazione scientifica. Quattro modelli d’ispirazione e di motivazione per i giovani ascoltatori.

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In foto da sinistra, Marian, Mancarella, Iezzi, Aglietti; Morosini e Launaro.

Il programma ha inoltre previsto numerosi seminari e workshop dedicati alle opportunità di formazione specificamente pensate per i dottorandi, oltre a laboratori di ricerca, panel session e spazi informativi a cura dell’Ufficio dottorati e dall’Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani.

"L’Università di Pisa - ha ricordato il rettore Mancarella - sta puntando molto sui dottorati di ricerca, con un investimento superiore rispetto ad altri atenei di analoghe dimensioni e pari alla ragguardevole somma di oltre 5 milioni di euro per il solo 2019. La valorizzazione del dottorato ha visto altri riconoscimenti importanti, come la riforma dello Statuto, con l’attribuzione di un posto per i rappresentanti dei dottorandi nel massimo organo di governo accademico, la creazione della borsa in memoria di Giulio Regeni e la realizzazione nel prossimo semestre di oltre 20 moduli di didattica trasversale in conformità ai più alti parametri della formazione di terzo livello nell’ambito della ricerca italiana ed internazionale".

"Guido Emilio Tonelli ha dedicato la propria vita professionale alla ricerca delle origini dell'Universo contribuendo ad evidenze scientifiche di portata epocale nel mondo dell'infinitamente piccolo e dell'infinitamente grande". Con queste parole il Presidente dell’Associazione Laureati dell'Ateneo Pisano, Paolo Ghezzi, ha avviato la lettura della Motivazione del conferimento del "Campano d'Oro" 2018 al professor Guido Tonelli, ordinario di Fisica dell'Università di Pisa.

La cerimonia di consegna del prestigioso riconoscimento, assegnato dall'ALAP e giunto quest'anno alla 48a edizione, si è svolta venerdì 23 novembre nella sede del Museo della Grafica di Palazzo Lanfranchi. Dopo i saluti portati dalla prorettrice vicaria Nicoletta De Francesco e dall'assessore comunale alle politiche educative con delega alla divulgazione scientifica, Rosanna Cardia, sono intervenuti il professor Arnaldo Stefanini, che ha tenuto la Laudatio, e il presidente Ghezzi, che ha letto la Motivazione. Alla consegna del premio, è quindi seguito il saluto del professor Guido Tonelli. L'incontro si è concluso con un omaggio musicale.

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"È per me un grande onore e un immenso privilegio ricevere il 'Campano d’Oro' - ha detto il professor Tonelli - non solo perché il mio nome viene inserito in un albo d’oro che contiene un numero impressionante di persone eccezionali. Alcuni sono stati i miei miti fin da quando ero un giovane studente di fisica dell’Ateneo. Mi riferisco a grandi scienziati come Franco Rasetti, Gilberto Bernardini e Carlo Rubbia, per non parlare delle altissime personalità che hanno dato lustro al nostro paese in campo artistico e culturale, nel mondo della politica e delle istituzioni". Il messaggio finale del professor Tonelli è stato rivolto all'Ateneo e al futuro: "la nostra Università ha una grande tradizione di eccellenza che le nuove generazioni di studenti e giovani ricercatori dell’oggi sapranno rinnovare e far crescere ulteriormente".

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Nel suo intervento la professoressa De Francesco ha sottolineato come "il professor Tonelli non sia solo un grande fisico e uno scienziato moderno. Soprattutto nei suoi lavori più recenti ha dimostrato di essere un intellettuale a tutto tondo, introducendo analisi e riflessioni che si staccano dalla fisica per toccare aspetti più propriamente storici e filosofici". In chiusura la prorettrice vicaria ha citato le motivazioni con cui nel 2014 l'allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha concesso la Medaglia d'onore al professor Tonelli, "ultimo esempio - era scritto - di una tradizione di eccellenza dell'Università di Pisa che è cominciata con Galileo Galilei per passare attraverso scienziati quali Enrico Fermi, Bruno Pontecorvo e Carlo Rubbia".

"È una grande soddisfazione per tutta la città - ha dichiarato l'assessore Cardia - attribuire questo riconoscimento ad uno dei maggior studiosi a livello mondiale di fisica sperimentale che, con la sua attività di ricerca portata avanti presso i più prestigiosi centri internazionali, ha contribuito in prima persona al raggiungimento di traguardi scientifici epocali per la storia della fisica. La sua attività di insegnamento e di studioso qui a Pisa costituisce un motivo di grande orgoglio non solo per il mondo accademico e universitario, ma per la città intera, che, grazie all’impegno, all’intelligenza e alla passione di persone come lui, si conferma città ad alta vocazione scientifica".

Nella foto in alto: da sinistra, Ghezzi e Tonelli.
Nella foto in basso: da sinistra, Stefanini, De Francesco, Ghezzi e Cardia.

La dottoressa Marzia Del Re dell’unità operativa Farmacologia clinica e Farmacogenetica dell'Aoup, diretta dal professor Romano Danesi dell'Università di Pisa è stata premiata per le sue ricerche sul tumore del polmone nel corso del congresso dell’Associazione italiana di oncologia medica, che si è tenuto a Roma dal 16 al 18 novembre. Il premio le è stato assegnato per lo sviluppo e l’applicazione clinica di tecniche di analisi molecolare su sangue di pazienti trattati con farmaci inibitori del recettore del fattore di crescita EGF, un tipo di terapia somministrata a pazienti la cui patologia è contraddistinta da caratteristiche mutazioni che coinvolgono appunto il bersaglio farmacologico.

 

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La dottoressa Marzia Del Re, a sinistra, con la professoressa Silvia Novello.


“Con queste informazioni - spiega Del Re - potremo seguire l’evoluzione adattativa del tumore nei confronti del trattamento farmacologico, individuando precocemente non solo la risposta alla terapia ma anche lo sviluppo di resistenze. Sono disponibili farmaci con caratteristiche differenziate per quanto concerne attività terapeutica e tollerabilità, quindi disporre di strumenti accurati di monitoraggio farmacologico permette di adattare il trattamento al paziente, come dimostrato nel caso di osimertinib, un farmaco avanzato di terza generazione che si aggiunge ai già noti gefitinib, erlotinib e afatinib, di prima e seconda generazione, utilizzati per il trattamento del tumore del polmone. Ciò rientra nella più ampia applicazione della medicina di precisione, dove la conoscenza accurata delle caratteristiche dei farmaci e la disponibilità di strumenti avanzati di indagine molecolare mini-invasiva – come, ad esempio, il sangue o altri fluidi corporei – ha rivoluzionato il modo con cui viene gestito il paziente, grazie alle informazioni che il clinico riceve dal laboratorio”.

“Il premio che ho ricevuto - sottolinea Del Re - è il risultato della collaborazione multidisciplinare di un team di giovani oncologi e farmacologi, tra cui gli oncologi Iacopo Petrini e Enrico Vasile – del gruppo del dottor Antonio Chella e del professor Alfredo FalconePaola Bordi e Marcello Tiseo dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Parma. Voglio inoltre condividere il riconoscimento con le mie più strette collaboratrici e amiche: le dottoresse Eleonora Rofi, Stefania Crucitta e Giuliana Restante”.

 

Nella classifica del “social populism” Matteo Salvini è il leader del “bold populism", mentre Matteo Renzi e Silvio Berlusconi del “moderate populism”. E tuttavia il populismo è 'endemico' nella facebooksfera italiana e i leader politici, anche quelli non populisti, non disdegnano l’uso di questo genere di retorica. Sono queste, in estrema sintesi, le conclusioni dello studio “Socially mediated populism: the communicative strategies of political leaders on Facebook” pubblicato sulla rivista “Palgrave Communications” del gruppo Nature e condotto da due ricercatori delle Università di Pisa e di Milano. Roberta Bracciale e Gianpietro Mazzoleni hanno monitorato per un anno, da ottobre 2016 a ottobre 2017, l’attività su Facebook di Silvio Berlusconi, Luigi Di Maio, Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Matteo Renzi, analizzando in tutto 3.725 post.

In Italia gli utenti di internet sono circa 43 milioni di cui 34 milioni sono attivi, anzi molto attivi, su Facebook – racconta Roberta Bracciale del dipartimento di Scienze politiche dell’Ateneo pisano – nel periodo analizzato i cinque leader hanno ricevuto in totale 53 milioni interazioni, fra mi piace, reazioni, commenti e condivisioni, con un minimo di 7.000 interazioni per post, è il caso Giorgia Meloni, a un massimo di 25mila per Matteo Salvini”.

Per definire il grado di populismo dei vari leader i ricercatori si sono quindi concentrati sui post più condivisi e quindi più visibili, 934 in tutto (Berlusconi, 66; Di Maio, 283; Meloni, 216; Renzi, 156; Salvini, 213), che hanno studiato alla ricerca di contenuti riconducibili al concetto di populismo.

 

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“Abbiamo costruito un ‘indice di populismo’ sulla base di tre indicatori, cioè la retorica dell’appello al popolo, dell’attacco all’élite e dell’altro come nemico – spiega Roberta Bracciale – da cui abbiamo modulato una scala crescente di per definire il posizionamento dei vari leader politici”.

“In generale al di là dei singoli e specifici posizionamenti – conclude Bracciale - quello che è emerso è che la comunicazione su Facebook di Berlusconi e Renzi rientra nel populismo che abbiamo definito moderato, quella di Meloni e Di Maio è invece caratterizzata da un livello di populismo più soft, mentre la retorica di Salvini è un ottimo esempio di populismo ‘completo’, ovvero utilizza più degli altri tutte le argomentazioni populiste riconducibili ai tre indicatori che abbiamo individuato”.

E’ la parola pace piuttosto che vittoria a ricorrere di più nei diari e nelle lettere dei militari della Grande Guerra. E gli aggettivi che ricorrono maggiormente per descrivere i soldati sono povero, buono o stanco, mentre solo in secondo piano compaiono attributi come valoroso o prode. E’ dunque una retorica antieroica quella che si ritrova nelle parole dei soldati, tant’è che come grande assente c’è il verbo uccidere: i soldati muoiono, ma non uccidono.

Sono queste alcune delle considerazioni che emergono a conclusione di “Voci della Grande Guerra”, un progetto finanziato dalla Presidenza Consiglio dei Ministri nell’ambito delle celebrazioni centenario del primo conflitto mondiale e realizzato dall’Università di Pisa in collaborazione con l’Istituto di Linguistica Computazionale CNR, l’Università di Siena e l’Accademia della Crusca.

Il lavoro congiunto di storici e linguisti computazionali ha portato alla creazione di un archivio digitale consultabile on line (www.vocidellagrandeguerra.it), il più grande mai realizzato, che costituisce una base unica per capire come gli italiani hanno sentito e raccontato la guerra e comprendere altresì come il conflitto abbia mutato profondamente la lingua italiana.

 

 

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Le world cloud di aggettivi e verbi riferiti a soldati

“Grazie all’uso di tecniche avanzate di linguistica computazionale, web semantico e visualizzazione dell’informazione è possibile interrogare l’archivio digitale in modo semplice ed efficace in modo da far conoscere e apprezzare la polifonia delle voci dell’Italia in guerra - ha spiegato Alessandro Lenci del dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica dell’Università di Pisa – la voce ufficiale della propaganda, ma anche quella dei soldati e degli ufficiali, degli intellettuali e del popolo, del consenso del dissenso, degli uomini e delle donne”.

L’intero corpus va dal 1914 al 1918 e comprende diari, lettere e testi provenienti dalla Biblioteca nazionale centrale di Firenze, dal Museo storico italiano della guerra di Rovereto e dal Museo storico di Trento, Atti parlamentari pubblici e sedute dei Comitati segreti della Camera, articoli di giornalisti come Luigi Barzini, orazioni interventiste di Gabriele D’Annunzio e lettere di soldati di varie provenienze geografiche ed estrazioni sociali.

“Per la prima volta sono dunque riunite e consultabili insieme in un ambiente digitale fonti documentali molto diverse – conclude Lenci - Si tratta di un patrimonio a disposizione dei ricercatori e di una risorsa per i cittadini e gli studenti per conservare la memoria storica della Grande Guerra e di chi da diverse prospettive l’ha vissuta”.

I testi del corpus sono stati infatti usati come fonte per la sceneggiatura della pièce teatrale “Il Cannone non fa Bum. Voci della Grande Guerra” per la regia di Franco Farina, con la partecipazione di Alice Bachi, Giorgio Vierda e la compagnia teatrale studentesca di Pisa Nosòdi. Lo spettacolo è stato presentato presso l’Accademia della Crusca il 5 novembre e verrà successivamente replicato nelle scuole nell’ambito di iniziative per la diffusione della memoria storica della Grande Guerra.

 

Selena Ghio, dottoranda al Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa, ha vinto una borsa di studio di 10mila euro intitolata ad Amelia Earhart, l’aviatrice statunitense che negli anni Trenta del Novecento stabilì numerosi record di volo, diventando un simbolo dell’emancipazione femminile.

Il premio è conferito da Zonta International, un’organizzazione impegnata a migliorare le condizioni delle donne nel mondo, che ogni anno bandisce 30 borse di studio da assegnare a studentesse iscritte ai corsi di dottorato in ingegneria o scienze aerospaziali, per favorire i loro studi in ambiti più tradizionalmente maschili.

 

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Da sinistra, Fernanda Gallo Freschi, Governor del Distretto 28 (Italia, Germania, Svizzera tedesca, Liechtenstein, Repubblica Ceca, Turchia) di Zonta International, Selenia Ghio, Nicoletta De Francesco, Prorettrice Vicaria dell’Università di Pisa, Laura Santagada, Vice Area Director del Distretto 28 di Zonta International, Daniela Pedrini, Presidente Zonta e-Club Italy, AE Fellow, Maria Vittoria Salvetti, Professoressa del Dipartimento di Ingegneria Industriale, e Civile dell’Università di Pisa, vice-presidente della Scuola di Ingegneria


Selenia Ghio, 27 anni originaria di Marina di Carrara, è una delle tre vincitrici italiane di quest’anno e si è aggiudicata il premio con un progetto di ricerca che riguarda il monitoraggio attraverso sensori radar della cosiddetta “spazzatura spaziale”, cioè degli oggetti spaziali residui di lanci o collisioni che orbitano intorno alla Terra.

“La quantità di oggetti spaziali in orbita intorno alla Terra – spiega Selenia Ghio - originati a seguito del lancio di satelliti, collisioni o esplosioni è aumentata più rapidamente del previsto nel corso degli anni. Questa crescita rappresenta un grave pericolo per i veicoli spaziali operativi e le attività umane nello spazio. Al fine di garantire la sicurezza delle attività spaziali, è necessario ottenere più informazioni possibili su questi oggetti le cui caratteristiche non sono note a priori”.

La dottoranda dell’Università di Pisa va così ad aggiungersi alle oltre 1,144 donne nel mondo che, dal 1938 ad oggi, hanno ottenuto il prestigioso riconoscimento per meriti accademici e comprovata capacità di studio.

 

bincheri volume cover"La situazione italiana a un quarto di secolo dalla Conferenza Mondiale sulle Donne di Pechino. Il gap di genere tra ostacoli nel mondo del lavoro e stereotipi culturali" (Ets, 2018) è il titolo del nuovo libro curato da Rita Biancheri docente del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Pisa, e da Giovanna Spatari, docente di Medicina del Lavoro dell’Università di Messina.

Pubblichiamo di seguito un estratto dal volume a firma di Rita Biancheri.

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Il tema delle pari opportunità e dell’equità di genere si ripresenta periodicamente all’attenzione della stampa in seguito alla ripresa di un dibattito, spesso mal posto e sensazionalistico, sulle difficoltà di fare carriera e sugli stereotipi che perdurano nelle radici sessiste della nostra cultura. Gli argomenti che da più parti vengono sollevati sembrano non tener conto dei numerosi studi, progetti europei e conoscenze che su questo tema hanno alimentato un confronto euristico significativo, evidenziando con chiarezza quali sono gli ostacoli e le barriere che nell’accademia e nei luoghi di lavoro discriminano le donne, escludendole dai ruoli apicali e rendendo la loro presenza debole nella sfera pubblica. Una rivoluzione incompiuta, sostiene Esping-Anderesen, una democratizzazione della nostra società che si ferma sulla soglia della sfera privata, dove gli eventi di cronaca quotidiani ci pongono di fronte a drammi esistenziali e a difficoltà che rendono non effettivo il principio della sostanzialità dei diritti per tutte le donne.

Ripercorrere le tematiche, che hanno caratterizzato l’ampia articolazione degli interventi e delle proposte politiche, della Conferenza mondiale delle donne di Pechino del 1995 ha un duplice scopo: da una parte far emergere, a più di vent’anni dall’incontro, la lentezza e vischiosità dei cambiamenti per una scarsa volontà di perseguirne gli obiettivi, dall’altra sostenere la ricerca individuando nuovi contributi per andare avanti, senza scoraggiarsi e con determinazione, per realizzare una società più giusta in grado di promuovere le capacità femminili, mettendo al centro il valore della differenza.

Il volume si propone non solo di mantenere viva l’attenzione su temi cruciali che riguardano tutti/e, dalla sfera familiare all’ambito occupazionale ed educativo, ma anche di fare chiarezza in uno scenario che sembra dimenticare troppo spesso gli esiti di importanti ricerche, come se in quest’ambito studiose e studiosi non abbiano pubblicato libri, disseminato risultati, tenuto convegni trasversalmente in tutte le discipline. Proprio per questo il rischio è quello di ripartite sempre da capo e ritrovarsi a sostenerne l’importanza, fiaccando però le energie più vitali proprio per l’insostenibile leggerezza che non raramente accompagna le argomentazioni e i luoghi comuni, ma soprattutto non permettendo agli studi di genere di essere inseriti a pieno titolo nella formazione universitaria e, quindi, non consentendo un’adeguata diffusione delle ra-dici storiche, sociali e di potere che invece dovrebbero essere i nodi da sciogliere e su cui concentrare le “azioni positive”.

Occorre, dunque, modificare l’organizzazione tuttora improntata unilateralmente sul neutro maschile, per contrastare quel fenomeno di “endogamia sociale” per cui si premiano le affinità. In altri termini, altrimenti si continua a rinforzare quel fenomeno, chiamato effetto Matilda, opposto all’effetto San Matteo, che produce per gli uomini un circuito cumulativo, premiando esponenzialmente coloro che già si trovano in un contesto privilegiato. La posizione europea è chiara occorre avviare un approccio comprensivo e sostenibile per trasformare strutturalmente le istituzioni, capitalizzare e valorizzare i talenti aumentando la presenza delle donne in tutti i settori.

Il progetto europeo TRIGGER (Transforming Institutions by Gendering contents and Gaining Equality in Research) della nostra Università - e presentato in questo libro - ha dato pienamente conto dei diversi elementi che formano il soffitto di cristallo: dai percorsi di socializzazione e familiari alle dinamiche segregative e valutative. Di conseguenza le ricette sono note, è necessario sostenerle con convinzione se c’è l’intenzione di rendere operative molte delle misure di contrasto diagnosticate anche in questo lavoro.


Rita Biancheri

 

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