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Gianluca Brunori | giugno 2018

Una intensa esperienza nella progettazione europea

 

Gianluca Brunori, Professore Ordinario presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali, ha partecipato a 17 progetti europei, finanziati nell’ambito dei diversi programmi quadro per la ricerca che si sono succeduti: dal progetto “IMPACT - The socio-economic impact of rural development policies; realities and potentials”, finanziato nel 1999-2001, ai cinque progetti finanziati da Horizon 2020, attualmente in corso (ROBUST, SALSA, AGRISPIN, DIVERSIFOOD, SUFISA), che hanno attratto complessivamente finanziamenti europei pari a 1.230.000 euro, fino al più recente “LIAISON”, in fase di grant preparation. Due ulteriori proposte sono in fase di valutazione: una, in qualità di coordinatore, in risposta alla call RUR-02 di Horizon 2020, che ha già superato positivamente la prima fase di valutazione, ed una proposta è stata presentata in risposta alla prima call del nuovo programma europeo PRIMA. Abbiamo poste alcune domande al Professore.

 

Quale il filo conduttore dei numerosi progetti europei ai quali ha partecipato? “Ho sempre guardato all'agricoltura come componente di un più ampio sistema socio-ecologico, al ruolo dell'azienda agricola familiare come fattore fondamentale dello sviluppo rurale e della sostenibilità dei sistemi alimentari, alla necessità di sviluppare innovazione 'dal basso', mobilitando la capacità creativa degli agricoltori attraverso l'interazione con altri soggetti, compresi i consumatori.”

 

Potrebbe esprimere in poche battute l’esperienza maturata in questi anni di progettazione europea? Quali le principali criticità riscontrate e quali i maggiori benefici?: “È fondamentale coltivare una visione più ampia rispetto al proprio ambito specialistico di ricerca e la consapevolezza del contesto politico-sociale europeo e delle priorità strategiche dell'Unione. Inoltre, è molto importante aprirsi a nuove tematiche e a nuove modalità di collaborazione. I maggiori benefici riguardano la possibilità di inserire il proprio gruppo di ricerca, a partire dai dottorandi, in una rete internazionale. Inoltre non posso negare di aver avuto dai progetti europei una disponibilità di risorse inimmaginabile nel contesto nazionale. La principale criticità riguarda la gestione amministrativa dei progetti, e il sovrapporsi - talvolta il conflitto - delle regole europee con quelle nazionali. Oggi mi sembra che dall'Ateneo ci sia molto più supporto di un tempo, e questo lascia ben sperare, ma c'è ancora molto da fare per adeguare le routine dei dipartimenti.”


Ci racconti qualcosa del suo ruolo di membro del Scientific Advisory Board della JPI FACCE: “JPI FACCE è un'azione comunitaria co-finanziata e co-gestita dalla Commissione Europea e da alcuni Stati Membri, riguardante il rapporto tra agricoltura, sicurezza alimentare e cambiamento climatico. Lo Scientific Advisory Board cura la redazione dell'Agenda Strategica e la proposta del piano di implementazione, ovvero la scelta dei temi oggetto delle call oppure la promozione di iniziative come convegni e seminari su tematiche di particolare interesse, che verranno poi approvati nel Governing Board, composto dai rappresentanti della Commissione Europea e degli Stati Membri.  Nei due anni di partecipazione a questo organismo (ora sono stato eletto vice-presidente) ho potuto constatare l'importanza di un approccio strategico alla ricerca - che consiste nella organizzazione della riflessione su obiettivi di medio e lungo periodo e sulla definizione strumenti più appropriati per raggiungerli -  e della capacità di comprendere le connessioni tra discipline diverse. In particolare credo di aver dato un modesto contributo alla maturazione di una sensibilità sulle implicazioni socio-economiche della ricerca tecnologica.”

Quali consigli dà ai giovani ricercatori? “I giovani ricercatori sono costantemente sollecitati a produrre pubblicazioni, e questa tendenza può limitare la capacità di mantenere l'attenzione su 'grandi temi'. Credo viceversa che sia fondamentale integrare l'attività finalizzata alla pubblicazione con un costante sforzo di ampliamento dei propri orizzonti, necessario in un contesto in costante cambiamento. Uno dei modi per ampliare gli orizzonti è la progettazione europea. Cimentarsi con la progettazione europea è un percorso formativo fondamentale da incoraggiare fortemente. Inoltre, credo si debba stimolare fortemente i giovani a imparare a lavorare in team, anche a distanza. A mio avviso la collaborazione dovrebbe prevalere sulla competizione, in quanto dalla collaborazione nasce un clima di lavoro stimolante, che genera benefici sia sulla qualità della ricerca che sulla produttività.”

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