Contenuto principale della pagina Menu di navigazione Modulo di ricerca su uniPi
Venerdì, 26 Gennaio 2018 09:53

CantinaJazz - il Suono del Benessere

Parte domenica 28 gennaio alle 19,30 al cinema-teatro Lumiére di Pisa (Vicolo del Tidi, 6), la rassegna "CantinaJazz - il Suono del Benessere" con un primo evento dedicato al formaggio. Il ciclo di incontri, organizzato dall'associazione musicale Sinestesica, dal Centro NutraFood e dal Corso di Laurea in Enologia dell'Università di Pisa, prevede cinque appuntamenti dedicati alla nutraceutica, ovvero all'arte di mantenersi in salute grazie ai principi farmacologici dei cibi. A intrattenere gli ospiti di CantinaJazz fra musica e cibo ci saranno dunque dalle 19,30 Manuela Giovannetti e Marcello Mele, docenti dell’Università di Pisa, che parleranno del "pecorino amico del cuore" che non fa aumentare il colesterolo.
Dalle 20 la serata continuerà quindi con uno spettacolo musicale: sul palco Emiliano Loconsolo, accompagnato da Piero Frassi (piano), Nino Pellegrini (c.basso) e Vladimiro Carboni (batteria) più l’ospite speciale della serata, il sassofonista-clarinettista Nico Gori. Dal punto di vista eno-gastronomico, per degustazioni e assaggi, i protagonisti invece saranno la Cantina La Cura di Massa Marittima, il Caseificio Sociale di Manciano, la Casa del Pane di Gori e il liquorificio Taccola1895.
La rassegna ha il patrocinio del Comune di Pisa e il supporto della Banca Popolare di Lajatico e del Gruppo Forti Holding.
Il costo complessivo è di 28 euro a persona. E’ obbligatoria la prenotazione per email (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) o via telefono/whatsapp al: 320 8787288.

Dopo la grande affluenza dello scorso sabato, la Biblioteca di Filosofia e Storia mette a disposizione degli studenti nuove sale aperte fino alle 20, per un totale di 120 posti.

Accogliendo le richieste dei ragazzi, l’Università di Pisa ha infatti recentemente attuato il progetto di prolungare l’orario di apertura della biblioteca in via Pasquale Paoli nei pomeriggi del sabato - fino alle ore 20 appunto - garantendo i servizi bibliotecari di prestito e consultazione. Tale progetto è stato avviato in forma sperimentale a partire da sabato 20 gennaio e si protrarrà fino alla fine di giugno 2018.

_DSC9038.jpeg 

 

Venerdì 26 gennaio, alle ore 14, nell'Aula A del Polo Nobili, in via Volta 4 a Pisa, appuntamento con il primo incontro del ciclo "Dialoghi sul comportamento animale", organizzato dall’Unità di Etologia del dipartimento di Biologia dell'Università di Pisa. Sandro Lovari, docente al dipartimento di Scienze della vita dell'Università di Siena, parlerà di combattimenti tra grandi mammiferi in un seminario dal titolo "To fight or not to fight? Competition amongst large mammalian species". L’incontro, aperto a tutti, è in lingua inglese. Alla fine del suo intervento il relatore sarà disponibile per un dialogo con i partecipanti.
I “Dialoghi sul comportamento animale” si articoleranno in 5 incontri con cadenza mensile da gennaio a maggio presso le strutture dell’Ateneo pisano. L’obiettivo del ciclo di seminari è duplice: da un lato divulgare le conoscenze scientifiche derivate dallo studio comportamento animale in maniera accessibile, ma metodologicamente rigorosa; dall’altro offrire un'opportunità a studenti e professionisti di aggiornarsi sullo stato dell’arte della ricerca in questa affascinante disciplina, potendo tra l'altro dialogare con coloro che conducono tali ricerche in ambito accademico.

Il professore Fabrizio Franceschini dell’Università di Pisa sarà uno degli ospiti dello speciale di Radio3 della Rai che andrà in onda da Livorno sabato 27 gennaio in occasione del Giorno della Memoria. La trasmissione sarà trasmessa in diretta dal Teatro Goldoni dalle 20.30 alle 22.30 e condotta dal direttore di Radio3 Marino Sinibaldi. Sarà una serata ricca di testimonianze e riflessioni: insieme a Fabrizio Franceschini, linguista dell’Ateneo pisano, saranno sul palco i testimoni Aldo Liscia, Pierina Rossi, Edi Bueno, Gabriele Bedarida, il presidente della Comunità ebraica livornese Vittorio Mosseri, gli storici Lucia Frattarelli Fischer, Catia Sonetti, Gabriella Puntoni, e il cantautore e scrittore Simone Lenzi.
“Nel mio intervento – racconta Franceschini – mi soffermerò in particolare sul Bagitto, una varietà linguistica giudeo-italiana tipica di Livorno e attestata dalla fine del XVIII secolo, il termine viene dallo spagnolo ‘hablar bajito’, cioè ‘parlare sottovoce, in modo celato’ a significare l’idea di un linguaggio segreto, una lingua che proprio per questa sua natura diventerà anche uno strumento di opposizione velata al fascismo oltre ad costituire una forte componente identitaria per la comunità ebraica livornese”.

Le celebrazioni dell’Ateneo pisano per il Giorno della Memoria continuano quindi con un altro appuntamento organizzato dal Centro di Studi Ebraici (CISE). Venerdì 2 febbraio alle 10 a Palazzo Matteucci (Piazza Torricelli 2, Pisa) la professoressa Elisa Guida presenterà il suo libro "La strada di casa. Il ritorno in Italia dei sopravvissuti alla Shoah". Ne discuteranno con l'autrice i professori Arturo Marzano, Guri Schwarz e la direttrice del CISE Alessandra Veronese.

Il Giorno della Memoria di quest’anno coincide con l’ottantesimo anniversario della promulgazione delle leggi razziali nella tenuta di San Rossore a Pisa. Proprio negli giorni scorsi in Ateneo è stato presentato il programma delle iniziative "San Rossore 1938. Per ricordare l’80° anniversario della firma delle leggi razziali" che sarà organizzato il prossimo settembre e a cui è arrivato anche il sostegno di Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
“Desidero esprimervi tutto l'apprezzamento dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane per le prestigiose ed efficaci iniziative che state predisponendo – ha scritto Noemi Di Segni in una lettera all’Ateneo - Uno sforzo condiviso, che mette al centro l'inestimabile contributo dell'università italiana alla crescita del paese e alla trasmissione di responsabilità e valori. Nella città in cui il re Vittorio Emanuele III avallò l'infamia delle Leggi razziste, un impegno accademico di altissimo livello per affermare principi che l'intero paese è chiamato a difendere senza tregua davanti a nuove inquietanti minacce”.
“Contro nuove forme e nostalgici razzisti e neofascisti come quelli cui ormai quotidianamente assistiamo - conclude quindi la presidente Di Segni - è fondamentale che le nostre eccellenze nel campo dell'educazione e della formazione mettano in campo le loro migliori professionalità. L'educazione è l'unica vera speranza che abbiamo per assicurare un futuro a questo paese. Vi sono per questo grata per l'esempio che state offendo a tutto il paese”.

 

Il professore Fabrizio Franceschini dell’Università di Pisa sarà uno degli ospiti dello speciale di Radio3 della Rai che andrà in onda da Livorno sabato 27 gennaio in occasione del Giorno della Memoria. La trasmissione sarà trasmessa in diretta dal Teatro Goldoni dalle 20.30 alle 22.30 e condotta dal direttore di Radio3 Marino Sinibaldi. Sarà una serata ricca di testimonianze e riflessioni: insieme a Fabrizio Franceschini, linguista dell’Ateneo pisano, saranno sul palco i testimoni Aldo Liscia, Pierina Rossi, Edi Bueno, Gabriele Bedarida, il presidente della Comunità ebraica livornese Vittorio Mosseri, gli storici Lucia Frattarelli Fischer, Catia Sonetti, Gabriella Puntoni e il cantautore e scrittore Simone Lenzi.

“Nel mio intervento – racconta Franceschini – mi soffermerò in particolare sul Bagitto, una varietà linguistica giudeo-italiana tipica di Livorno e attestata dalla fine del XVIII secolo, il termine viene dallo spagnolo ‘hablar bajito’, cioè ‘parlare sottovoce, in modo celato’ a significare l’idea di un linguaggio segreto, una lingua che proprio per questa sua natura diventerà anche uno strumento di opposizione velata al fascismo oltre ad costituire una forte componente identitaria per la comunità ebraica livornese”.

 

giorno-della-memoria_inside.jpg

 

Le celebrazioni dell’Ateneo pisano per il Giorno della Memoria continuano quindi con un altro appuntamento organizzato dal Centro di Studi Ebraici (CISE). Venerdì 2 febbraio alle 10 a Palazzo Matteucci (Piazza Torricelli 2, Pisa) la professoressa Elisa Guida presenterà il suo libro "La strada di casa. Il ritorno in Italia dei sopravvissuti alla Shoah". Ne discuteranno con l'autrice i professori Arturo Marzano, Guri Schwarz e la direttrice del CISE Alessandra Veronese. L'appuntamento fa parte delle celebrazioni cittadine organizzate dal Comune di Pisa di concerto con associazioni, enti, scuole e università: qui tutto il programma.

Il Giorno della Memoria di quest’anno coincide con l’ottantesimo anniversario della promulgazione delle leggi razziali nella tenuta di San Rossore a Pisa. Proprio negli giorni scorsi in Ateneo è stato presentato il programma delle iniziative "San Rossore 1938. Per ricordare l’80° anniversario della firma delle leggi razziali" che sarà organizzato il prossimo settembre e a cui è arrivato anche il sostegno di Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane

“Desidero esprimervi tutto l'apprezzamento dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane per le prestigiose ed efficaci iniziative che state predisponendo – ha scritto Noemi Di Segni in una lettera all’Ateneo - Uno sforzo condiviso, che mette al centro l'inestimabile contributo dell'università italiana alla crescita del paese e alla trasmissione di responsabilità e valori. Nella città in cui il re Vittorio Emanuele III avallò l'infamia delle Leggi razziste, un impegno accademico di altissimo livello per affermare principi che l'intero paese è chiamato a difendere senza tregua davanti a nuove inquietanti minacce”.

“Contro nuove forme e nostalgici razzisti e neofascisti come quelli cui ormai quotidianamente assistiamo - conclude quindi la presidente Di Segni - è fondamentale che le nostre eccellenze nel campo dell'educazione e della formazione mettano in campo le loro migliori professionalità. L'educazione è l'unica vera speranza che abbiamo per assicurare un futuro a questo paese. Vi sono per questo grata per l'esempio che state offendo a tutto il paese”.

 

SleepActa, spin-off dell’Università di Pisa, ha concluso con successo la raccolta di capitale su un portale autorizzato dalla Consob (starsup.it). Ha infatti raggiunto l’obiettivo di 200 mila euro grazie a 55 investitori privati che hanno investito in media 4 mila euro a testa. La società può così dedicarsi allo sviluppo commerciale del nuovo prodotto “Dormi”, un servizio di monitoraggio del sonno che, grazie all’utilizzo di comodi braccialetti sensorizzati, è ideato per chi soffre di insonnia ma preferisce andare in farmacia piuttosto che in ospedale. E la sperimentazione in questo caso parte proprio da Pisa: al momento il nuovo prodotto “Dormi” è in vendita in esclusiva nella Farmacia Raimo.
La tecnologia di SleepActa è incentrata su un algoritmo basato su reti neurali artificiali. La start up è così in grado di offrire un servizio di analisi del sonno e di refertazione automatica tramite activity tracker indossabili. I dati sono raccolti 24 ore su 24 grazie a dei semplici braccialetti usati dagli appassionati di fitness. Il medico o il farmacista di riferimento devono solo abbinare il braccialetto del paziente a un computer e dopo una settimana inviare i dati a SleepActa e ottenendo così il referto via email in pochi minuti.
“Abbiamo rivoluzionato un vecchio esame, l’actigrafico, aggiornandolo al 2018 – dichiara Ugo Faraguna professore dell’Ateneo pisano e l’amministratore unico di SleepActa - la metodologia che proponiamo ha molti vantaggi: non è invasiva, consente al paziente di utilizzare il braccialetto che possiede e rende più veloce l’inquadramento da parte del medico e, con Dormi, del farmacista”.
“Stiamo preparando una rete capillare di farmacie con l’obiettivo di essere presenti con ‘Dormi’ in tutto il territorio nazionale e a breve in terra straniera – conclude Faraguna - Al momento il prodotto è in vendita in esclusiva a Pisa, ma stiamo registrando ovunque un grande interesse. Nelle farmacie convenzionate sarà disponibile una lista di specialisti accreditati, che consentiranno di accedere a un percorso diagnostico e terapeutico grazie al coinvolgimento di una rete di medici del sonno esperti nel trattamento dell’insonnia e altri disturbi del sonno”.
La soluzione semplice, non invasiva e veloce di SleepActa è fondamentale per poter inquadrare correttamente i disturbi del sonno sempre più diffusi tra la popolazione. In Italia 8 milioni di persone soffrono di insonnia e il 93% non si è mai rivolto a un medico. Eppure gli italiani spendono ogni anno mezzo miliardo di euro per l’acquisto di sonniferi. Nel 66% dei casi l’insonnia si protrae per oltre un anno e il 70% delle persone assume sonniferi senza controllo medico da almeno 2 anni. Il 67% delle persone che soffrono di insonnia ha una bassa qualità della vita e i colpi di sonno alla guida causano mille morti e 120 mila feriti l’anno.

SleepActa, spin-off dell’Università di Pisa, ha concluso con successo la raccolta di capitale su un portale autorizzato dalla Consob (starsup.it). Ha infatti raggiunto l’obiettivo di 200 mila euro grazie a 55 investitori privati che hanno investito in media 4 mila euro a testa. La società può così dedicarsi allo sviluppo commerciale del nuovo prodotto “Dormi”, un servizio di monitoraggio del sonno che, grazie all’utilizzo di comodi braccialetti sensorizzati, è ideato per chi soffre di insonnia ma preferisce andare in farmacia piuttosto che in ospedale. E la sperimentazione in questo caso parte proprio da Pisa: al momento “Dormi” è disponibile in esclusiva nella Farmacia Raimo.

dormi.png


La tecnologia di SleepActa è incentrata su un algoritmo basato su reti neurali artificiali. La start up è così in grado di offrire un servizio di analisi del sonno e di refertazione automatica tramite activity tracker indossabili. I dati sono raccolti 24 ore su 24 grazie a dei semplici braccialetti usati dagli appassionati di fitness. Il medico o il farmacista di riferimento devono solo abbinare il braccialetto del paziente a un computer e dopo una settimana inviare i dati a SleepActa e ottenendo così il referto via email in pochi minuti.


ugo_faraguna

 

“Abbiamo rivoluzionato un vecchio esame, l’actigrafico, aggiornandolo al 2018 – dichiara Ugo Faraguna (foto sopra) professore dell’Ateneo pisano e l’amministratore unico di SleepActa - la metodologia che proponiamo ha molti vantaggi: non è invasiva, consente al paziente di utilizzare il braccialetto che possiede e rende più veloce l’inquadramento da parte del medico e, con Dormi, del farmacista”.

“Stiamo preparando una rete capillare di farmacie con l’obiettivo di essere presenti con ‘Dormi’ in tutto il territorio nazionale e a breve in terra straniera – conclude Faraguna - Al momento il prodotto è in vendita in esclusiva a Pisa, ma stiamo registrando ovunque un grande interesse. Nelle farmacie convenzionate sarà disponibile una lista di specialisti accreditati, che consentiranno di accedere a un percorso diagnostico e terapeutico grazie al coinvolgimento di una rete di medici del sonno esperti nel trattamento dell’insonnia e altri disturbi del sonno”.

La soluzione semplice, non invasiva e veloce di SleepActa è fondamentale per poter inquadrare correttamente i disturbi del sonno sempre più diffusi tra la popolazione. In Italia 8 milioni di persone soffrono di insonnia e il 93% non si è mai rivolto a un medico. Eppure gli italiani spendono ogni anno mezzo miliardo di euro per l’acquisto di sonniferi. Nel 66% dei casi l’insonnia si protrae per oltre un anno e il 70% delle persone assume sonniferi senza controllo medico da almeno 2 anni. Il 67% delle persone che soffrono di insonnia ha una bassa qualità della vita e i colpi di sonno alla guida causano mille morti e 120 mila feriti l’anno.

 

Alcuni giorni fa è scomparsa la professoressa Regina Pozzi, a lungo docente di Storia moderna all’Università di Pisa. Nata nel 1940 a Valenza, in provincia di Alessandra, la professoressa Pozzi si era laureata all’Università di Pisa come allieva della Scuola Normale, iniziando la sua carriera accademica presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell'Ateneo pisano nel 1980. È stata direttore del dipartimento di Storia Moderna e Contemporanea dal 1987 al 1990 e dal 1995 al 1998. Dal 2006 era in pensione.

Per ricordare la sua figura, pubblichiamo qui di seguito l’introduzione al volume «Pensare l’Ottocento» (Pisa University Press, 2012), a firma della professoressa Cristina Cassina, ricercatrice di Storia delle discipline politiche al dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere e sua allieva. Il libro rende omaggio alla lunga carriera negli studi della professoressa Pozzi e la sua “Introduzione” restituisce un ritratto esauriente del suo pensiero scientifico, i cui tratti distintivi, come - si legge qui di seguito - furono il “genio” e l’“audacia”.

************** 

Cover pensar webù«Per Regina Pozzi» recita il sottotitolo. Si allude, così, in punta di piedi, quasi sottovoce, alla ragione da cui muove questo volume, “pensato” per rendere omaggio alla studiosa che invita a «Pensare l’Ottocento». Un gioco di parole e un gioco di azione-reazione: riflettere sul laboratorio del diciannovesimo secolo, oggi, vuol dire riflettere anche sulla sua produzione scientifica. Che difatti è al cuore di questo volume nato, a sua volta, in due tempi. Il primo ci riporta al 18 febbraio 2010: a una giornata, organizzata a Pisa, per salutare l’attività di Regina Pozzi come docente universitaria. Molti saggi qui raccolti sono stati presentati quel giorno. Altri sono giunti in un secondo momento: ad allargare l’orizzonte dei problemi, certo, ma anche per tentare di superare un limite comune a tante iniziative editoriali nate con il medesimo intento.

I libri concepiti per rendere omaggio a una lunga carriera negli studi, voglio dire, nascono quasi sempre con un difetto: sono un poco claudicanti perché il più delle volte lacunosi. E il presente volume non fa eccezione. Pur affrontando tante questioni, esso non riesce a rendere conto di tutte le linee di ricerca aperte da Regina Pozzi. Il problema, per fortuna, ha due facce: se molte sono le domande e ancor più gli interessi, è forse possibile racchiudere tutto in un volume? Insomma, la studiosa a cui questi studi e queste ricerche sono dedicati di un tale limite non deve affatto rammaricarsi.

Così come non me ne vorrà se, invece di ricostruire cronologicamente la biografia accademica, procederò in modo disordinato e partirò da uno spunto che, se venisse dalla sua penna, potrebbe dirsi di ego-histoire: da un rilievo sul nome.

Un nome importante e molto impegnativo: Regina. non a caso i compagni di studi preferirono chiamarla Ginetta, come nel suo ambito familiare e d’origine, e così hanno continuato. Poi, con il tempo, parallelamente allo sviluppo della carriera, il nome ha ritrovato una dimensione “normale”, più consona e proporzionata al nuovo ruolo assunto in campo professionale.

Questi due modi di rivolgersi a lei ancor oggi coesistono. Lo si è visto nella giornata del 18 febbraio. Se torno con il pensiero a chi ha portato i saluti delle istituzioni (Alfonso Maurizio Iacono e Giuseppe Petralia, Salvatore Settis e Daniele Menozzi); a chi ha presieduto le sessioni (Claudio Pavone e Adriano Prosperi); ai relatori (Michele Battini, Luca Scuccimarra, Cristina Cassina, Girolamo Imbruglia, Franco Sbarberi, Pier Paolo Portinaro, Mauro Moretti, Françoise Mélonio, Lucien Jaume); e soprattutto ai molti presenti, tra cui tanti colleghi venuti anche da parecchio lontano, ciò che subito salta all’occhio è la presenza di più generazioni. Così, quel giorno, per gli uni era Ginetta, per gli altri Regina; non è un caso se anche nei saggi qui raccolti i due diversi modi ritornano. Aggiungo che io l’ho conosciuta nella seconda fase della sua carriera e, per me, è sempre stata Regina.

Anche i luoghi che hanno ospitato quella giornata molto ci dicono sul suo percorso. La prima parte presso il dipartimento di Storia, dove Regina Pozzi era entrata nel 1968 come assistente di ruolo. Nel 1980, il passaggio a professore ordinario. Nell’Istituto, poi dipartimento di Storia Moderna e Contemporanea, poi dipartimento di Storia, ha svolto la maggior parte della sua attività didattica e scientifica: ha tenuto corsi di «Storia moderna» e di «Storia della Francia», di «Storia della storiografia contemporanea» e di «Storia contemporanea»; ha coordinato progetti di ricerca locali e nazionali, con il contributo finanziario dell’Ateneo, del CNR, del Ministero per l’Università e la Ricerca Scientifica. Per due volte è stata chiamata alla direzione del dipartimento, un ruolo che ha ricoperto nel triennio 1987-90 e poi dal 1994 al 1997.

La seconda parte della giornata, nella sala degli Stemmi della Scuola normale Superiore, ci porta ancora più indietro. Dopo gli studi al liceo classico di Alessandria, Regina Pozzi si trasferisce a Pisa, dove aveva vinto il concorso come allieva della classe di Lettere. Più che i singoli passaggi del corsum studiorum è utile ricordare chi furono, alla Facoltà di Lettere e Filosofia e alla Scuola normale, i suoi maestri “pisani”: Nicola Badaloni, Ottorino Bertolini, Delio Cantimori, Emilio Gabba, Arsenio Frugoni, Giovanni Miccoli, Ettore Passerin d’Entrèves, Guido Quazza, Carlo Ludovico Ragghianti, Luigi Russo. E tra tutti, Armando Saitta, a sua volta allievo di Gentile e Cantimori, il relatore della sua tesi di laurea e del diploma di perfezionamento in Normale.

Dipartimento di Storia e Scuola Normale Superiore: per chi non conoscesse Pisa, queste istituzioni distano poche centinaia di metri. Dunque una breve porzione di spazio che però, nel caso di Regina Pozzi, racchiude un bel tratto della sua carriera scientifica. La quale, per quanto attiene ai luoghi, abbraccia anche lunghi periodi trascorsi a Parigi: prima, come studentessa e perfezionanda, anche grazie alle opportunità offerte dalla Scuola Normale; poi, più volte, in qualità di professore invitato presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales. Dopo tanta Pisa, e tanta Parigi, una lunga parentesi istituzionale romana: presso il prestigioso Centro Interdisciplinare «Beniamino Segre» dell’Accademia nazionale dei Lincei, dove Regina Pozzi è stata chiamata nel triennio 1990-1993.

Questa tessitura di rapporti, di scambi e di esperienze, umane e culturali, si è ri essa nell’occasione del 18 febbraio. Che ha riunito, per Regina, studiosi provenienti dalle università di Parigi, Torino, Siena, Macerata, Napoli e, naturalmente, Pisa. Per dare conto del suo lavoro, hanno preso la parola francesi e italiani, studiosi di storia moderna e di storia contemporanea, di storia del pensiero politico e di storia della storiografia. Quasi a ricordare, di contro alla tendenza a uniformare le strutture della ricerca (tendenza, questa, che, contrariamente al secolo a cui Regina più si è consacrata, si potrebbe a ragione dire “stupida”), come e quanto sia invece fecondo, se non necessario, il dialogo tra diversi ambiti disciplinari.

Venendo al volume, ho detto che gran parte dei saggi sono stati presentati nel corso della giornata a lei dedicata. I primi due, che formano una sezione a sé, si confrontano con il tema delle sue domande storiografiche, delle scelte da lei compiute, di un modo tutto suo di guardare al lungo ottocento: mi riferisco ai lavori di Michele Battini, che a lungo dialoga con Regina attraverso il variegato prisma delle culture post-illuministiche; e di Françoise Mélonio, autrice di uno schizzo sintetico, penetrante e intuitivo. Nella seconda sezione sono invece raccolti contributi che si soffermano su nodi specifici dei suoi interessi. Tutti affrontano, in modo diretto o indiretto, uno o più cantieri aperti dalle sue molteplici ricerche. Ma forse è il caso di dire di più: tornano a lavorare i temi – antipolitica, scientismo, la nuova storia, il pensiero della decadenza, i molti volti e i mille dilemmi del liberalismo – e soprattutto gli autori a lei più cari, nel senso che maggiormente l’hanno sollecitata nel suo percorso: in particolare Guizot, Tocqueville, Taine, Renan.

Sarebbe riduttivo rendere conto del contenuto e del significato di questi saggi. Ancor più difficile entrare nei vuoti e nelle assenze di cui dicevo in apertura. Mi viene in mente, tra quelle macroscopiche, l’assenza di Thierry e della questione del pensiero razziale (a parte un breve richiamo nel lavoro di Battini); soprattutto il discorso, complesso, articolato, ripreso in più momenti e sotto varie forme (“regina”, tra queste, la recensione), sulla rivoluzione francese. La bibliografia che segue, forse non del tutto completa, è utile per orientarsi anche in questa parte della sua produzione.

Torno allora al suo modo di lavorare. Non intendo però pronunciarmi sul metodo storiografico di Regina Pozzi. Prendendomi un certo rischio, ho invece da proporre una notazione non del tutto estranea all’ordine, per così dire, morale (non saprei in quale altro modo definirlo). Se guardo al suo percorso scientifico, vedo brillare anche una punta di audacia (non d’imprudenza). Perché, inutile negarlo, ce n’è voluta una bella dose per andare a sollevare i veli della storia politica alla fine degli anni Settanta. Sì, certo, l’acuto sguardo dell’osservatrice straniera, Françoise Mélonio, rileva che gli studi politici nel nostro paese vantavano, allora, una tradizione più consolidata. Ma è necessario aggiungere che Regina Pozzi, quel velo, lo ha sollevato in tempi in cui anche da noi imperava quella che si definiva storia sociale. Ed è in quella particolare stagione che, da storica, attraverso ricerche di storia della storiografia, ha additato i nodi della politica ai colleghi della disciplina. Ha perorato una causa che, in quel momento, non sembrava certo vincente. Una certa audacia occorre pure per resistere a certi imperativi accademici: le pubblicazioni mostrano che più che la quantità, venuta poi a ruota, Regina ha perseguito la qualità e, in questa, lo scavo profondo; del resto, il suo frequente ritorno a certi autori, interrogati ogni volta da prospettive nuove e diverse, così come la messa a tema di categorie e concetti particolarmente pregnanti, risponde e – in qualche modo – enuncia un preciso progetto culturale, coltivato con perspicacia e infaticabile curiosità. Così come, nel confronto scientifico, non si è certo tirata indietro quando c’era da battagliare; ne ricordo bene un esempio, a un colloquio a Cérisy, in Francia: ripensandoci, c’è voluto un coraggio da leonessa a suggerire tratti proto-fascisti nel pensiero di Auguste Comte nel corso di un’importante riunione di appassionati “comtisti”.

«L’audacia» scrisse Goethe «ha del genio, del potere, della magia». A me sembra che nel percorso scientifico di Regina Pozzi queste cose ci siano tutte. Dell’audacia ho già detto. Del genio può offrire un’idea, certo molto parziale, anche questo volume; più che oggi, però, è questo un lato che si potrà valutare meglio nel tempo. Alle responsabilità del potere, intendo quello accademico, non si è sottratta; l’ha esercitato con intelligenza e fermezza fin dalla sua nomina, ancora molto giovane, a professore ordinario.

Quanto alla magia, che dire? Perché molte sono le forme che essa può assumere: quantomeno la forma della professione docente e quella di una prosa “intrigante”, ma anche quella che nasce da domande profonde, mai di moda, mai banali. Nel suo percorso, però, la magia è apparsa anche in altra veste. I testi – bellissimi – con cui Regina Pozzi si è confrontata nel corso del suo lavoro, sono infatti testi ricchi di insidie. Il tempo da lei studiato, non a caso, è anche detto il tempo dei profeti: è l’età degli “incantatori” e dei mages romantiques. Ebbene, alla magia di quelle seduzioni lei sa opporre la solidità di un lucido progetto intellettuale, qui riassunto nella formula «Pensare l’Ottocento». Sicché a me sembra che se hanno cantato, le sirene, di fronte a Regina hanno cantato invano.

Cristina Cassina

Questo sito utilizza solo cookie tecnici, propri e di terze parti, per il corretto funzionamento delle pagine web e per il miglioramento dei servizi. Se vuoi saperne di più, consulta l'informativa