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Giovedì 27 aprile nell'Aula Magna di Palazzo Matteucci si è tenuto un incontro finalizzato alla presentazione dell'archivio istituzionale dei prodotti della ricerca ARPI, quale strumento a disposizione della comunità accademica per raccogliere, valorizzare e conservare la produzione scientifica dell'Università di Pisa, incrementando al tempo stesso la visibilità dei ricercatori.

Tale piattaforma, adottata da oltre 60 Atenei italiani, rappresenta uno strumento centrale per i suddetti fini e per lo svolgimento di tutte le procedure di valutazione della ricerca, quali ASN, VQR, ecc. essendo interoperabile con il sito docenti del MIUR.

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L’incontro era rivolto a tutto il personale docente, con particolare riferimento ai professori di seconda fascia e ai ricercatori, per i quali sono state fornite indicazioni in materia dei finanziamenti per l’attività base di ricerca, secondo quanto previsto dalla legge di Bilancio 2017 n. 232 dell’11.12.16, art. 1 commi 295-305. L’incontro era inoltre rivolto a tutto il personale che nei dipartimenti svolge funzioni di referente e di supporto alle attività di ricerca.

Sono intervenuti il prorettore per la Ricerca nazionale, Claudia Martini, che ha aperto l’incontro con una breve introduzione sui temi riguardanti i finanziamenti per l’attività base di ricerca e sull’importanza di un utilizzo consapevole e corretto della piattaforma ARPI per la visibilità e la valorizzazione della produzione scientifica dell’Ateneo. A seguire, sono intervenute Gabriella Benedetti, che ha introdotto brevemente il tema dell’Open Access con alcuni cenni storici sul suo sviluppo e e sulle azioni concrete messe in atto nel tempo dall’Università di Pisa a sostegno dell’accesso aperto, e Simona Turbanti che si è soffermata sulle tematiche relative all’evoluzione in atto nella diffusione delle informazioni scientifiche, anche grazie alle nuove tecnologie e agli strumenti “social” evidenziando le caratteristiche di questi ultimi a confronto con la valenza e le funzioni degli archivi istituzionali.

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Nell’intervento dello staff Arpi, composto da Francesca Cecconi , Sandra Faita, Chiara Letta, Raffaella Sprugnoli, Simona Turbanti, sono state introdotte, con un approccio molto operativo, le caratteristiche della piattaforma Arpi e sono state descritte le procedure di deposito dei prodotti della ricerca e di caricamento degli eventuali allegati, nonché le complesse problematiche relative alla gestione delle licenze d’uso.

L’intervento conclusivo tenuto da Michele Padrone del Settore ricerca, composto fra gli altri dalla responsabile Cristiana Barghini e da Stefania Pasqualetti, ha evidenziato le disposizioni relative all’Open Access in relazione ai programmi Horizon 2020 e alla normativa che regola la diffusione dei risultati della ricerca finanziata per una quota pari o superiore al 50 per cento con fondi pubblici.

Guarda le slide di presentazione su "IRIS-ARPI l'archivio della ricerca dell'Università di Pisa"

Si è tenuta giovedì 27 aprile, al Polo di Porta Nuova, la Lectio Magistralis del professor Charles Eastman, ideatore, oltre che massimo esperto conosciuto e riconosciuto a livello mondiale, del rivoluzionario metodo Building Information Modeling (BIM), la metodologia innovativa per la filiera delle costruzioni, attualmente adottata, addirittura per legge, in diversi Paesi e divenuta da alcuni anni d’interesse strategico anche per l’Italia, poiché consente un notevole risparmio di costi e tempi di realizzazione rispetto a qualunque altro metodo tradizionale.

L’Università di Pisa diviene così il primo ateneo italiano a offrire un’occasione di tale risonanza internazionale nel settore delle costruzioni, promuovendo dall’interno della sua capacità formativa e di rapporto con il territorio e il mondo del lavoro, la lezione di un master come un’occasione aperta a tutti di conoscenza e incontro con un personaggio che, per il settore, ha il significato del padre della più importante innovazione a livello mondiale degli ultimi trent’anni.
Preceduto dai saluti delle istituzioni accademiche e cittadine, tra i quali quelli dei professori Alberto Landi, presidente della Scuola interdipartimentale di Ingegneria, e Umberto Desideri, direttore del Dipartimento di Ingegneria dell'Energia, dei Sistemi, del Territorio e delle Costruzioni, l’intervento del “guru” mondiale del BIM è stato introdotto dal professor Paolo Fiamma, uno dei primi studiosi nell’università italiana del metodo del BIM e oggi direttore del master di secondo livello dell’Università di Pisa in “Building Information Modeling e BIM Manager”. A seguire la Lectio Magistralis sono state centinaia di persone, a dimostrazione dell’estremo interesse di questa nuova tendenza nel mondo delle costruzioni e non solo, molte delle quali provenienti anche da diverse parti d’Italia: rappresentanti della filiera delle costruzioni, accademici, studenti, aziende, professionisti e interessati richiamati dall’eccezionalità dell’evento.

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Proprio in un momento nel quale vi è grande attesa per il rilancio dell’economia del settore, assume un significato fondamentale la possibilità di comprendere, direttamente dal suo ideatore, cosa sia veramente il BIM e come possa essere adottato efficacemente anche in Italia. L’università di Pisa, rendendo pubblico l’incontro con Charles Eastman, intende offrire un contributo anche in questo senso all’attuale dibattito, riaffermando la centralità di un approccio culturale e scientifico al BIM, necessario, inoltre, per una sua adozione congruente, cioè indirizzata a vantaggio di tutti. Un tema tanto più attuale poiché il BIM è già oggi, secondo le norme dettate dall’Unione Europea, lo standard di progettazione e di modellazione per le nuove infrastrutture e quello da adottare per i nuovi appalti pubblici, e perché proprio in questi mesi è in corso il dibattito a livello nazionale su come e con quali modalità introdurre questa rivoluzione nel mondo degli appalti, delle costruzioni e della manutenzione degli edifici. A livello ministeriale è, infatti, insediata un’apposita Commissione per la digitalizzazione degli appalti pubblici, di cui il professor Fiamma è membro esperto di BIM.

L’approccio corretto per l’introduzione del BIM riguarda tutti gli aspetti della progettazione-costruzione-gestione di un manufatto, senza dare accenti particolari a una delle discipline o professionalità coinvolte, rispetto alle altre. Il vantaggio del BIM è appunto quello di considerarli secondo un approccio olistico, pur attivando ogni volta diverse e specifiche competenze integrate fra loro. Nel BIM, ogni processo o procedura è sempre strettamente correlato al cosiddetto modello tridimensionale orientato a oggetti, che rappresenta il contenitore di conoscenza. Non si può dunque fare l’operazione di ridurre il BIM a un semplice processo scritto in forma procedurale.

Il Bim è una ricerca in divenire, aperto a contributi diversi, che interessa sempre più ambiti di applicazione. Il BIM è una direzione e non un punto di approdo. Il BIM, che può valorizzare anche altri ambiti del settore industriale e manifatturiero, è considerato quindi una risorsa per le nuove realizzazioni ma anche per la manutenzione dell’esistente. Inoltre, è diffuso l’orientamento che l’Italia possa divenire anche il luogo di frontiera per studiare applicazioni del BIM ai beni culturali: ambiti di ricerca, dunque favorevoli per start up applicativi.
Per il nostro Paese, se applicato in modo corretto e congruente, il BIM può divenire non solo l’occasione di rilancio del settore delle costruzioni, ma anche una soluzione anti deficit in grado di permettere una radicale riduzione del debito pubblico. I risparmi ottenibili sulle opere e infrastrutture, quando il BIM è applicato da tutti i soggetti coinvolti nella realizzazione di un intervento, può arrivare fino al 30%, poiché riduce gli sprechi, elimina gli errori progettuali prima della fase di cantiere, limita drasticamente le costose varianti in corso d'opera, offre certezza di controllo dei tempi e dei costi mantenendo costantemente aperta l’accessibilità dei dati a tutti gli operatori coinvolti.

Il Cus Pisa vola alle fasi finali dei Campionati Nazionali Universitari, in programma a Catania dal 9 al 18 giugno 2017. Per il secondo anno consecutivo le formazioni di calcio a 11 e calcio a 5 centrano l’obiettivo della qualificazione al prestigioso campionato, battendo nelle fasi di qualificazione avversari temibili come Cagliari, Perugia, Ferrara.

La squadra di calcio a 11 ha staccato il biglietto per Catania in terra sarda, al termine di una sfida equilibrata contro un avversario blasonato come il Cus Cagliari: allo stadio Sa Duchessa i tempi regolamentari sono finiti sul punteggio di 1-1, stesso risultato della gara di andata disputata a San Giuliano Terme e quindi il passaggio del turno è stato affidato alla lotteria dei calci di rigore (nei CNU non sono previsti tempi supplementari). C’è voluto un rigore ad oltranza per chiudere la doppia sfida a favore dei ragazzi di mister Timpani consegnando la vittoria ai pisani. “È un’emozione bellissima – ha commentato Luca Schittone, responsabile del calcio a 11 del Cus Pisa – aver vinto ma soprattutto essere riusciti a qualificarsi per il secondo anno consecutivo alla fase finale dei CNU. Abbiamo sfatato anche la maledizione dei calci di rigore che ci hanno visto sempre soccombere nelle ultime edizioni, quindi adesso festeggiamo pensando però già al prossimo obiettivo”.

Una qualificazione meritata anche per i ragazzi del Cus Pisa calcio a 5, che ha dimostrato tutto il proprio valore vincendo prima con il Cus Perugia e prevalendo poi per 4-2 con il Cus Ferrara sia nella gara d’andata che in quella di ritorno al Palacus. Una squadra molto affiatata che a Catania potrà schierare calciatori di qualità che consolideranno il già forte gruppo basato sugli atleti federali del Cus.

Non ce l’hanno fatta invece i ragazzi della selezione del rugby, pur avendo ben figurato al “concentramento” di Parma dove in unica giornata si sono disputate le gare che hanno deciso le formazioni per le finali. Adesso tutta l’attenzione e il tifo gialloblù si sposta sui “Cherubs” la selezione di basket del Cus Pisa che in gara 1 ha perso di misura a Torino (73-67), ottimo risultato in chiave qualificazione, aspettando il ritorno che si disputerà lunedi 15 maggio, alle ore 14.30, presso la struttura geodetica del Cus Pisa.

(fonte: Ufficio stampa CUS Pisa)

 

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CUS Pisa CALCIO A 5 (nella foto): Giacomo Bertoldi, Emilio Capozza, Luca Dodaro, Samuele Montorzi, Edoardo Taddeini, Francesco Gadducci, Andrea Nannicini, Alberto Pagano, Diego Randazzo, Andrea Bruni, Vito Scannapieco.
Dirigente: Guido Colonna; Allenatore: Valerio Vasile. 

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CUS Pisa CALCIO A 11 (nella foto): Filippo Aquinati, Marco Baglini, Filippo Bertelli, Nicola Burgalassi, Mattia Cicalini, Alexander De Luca, Enrico Del Gratta, Giorgio Dughetti, Francesco Giacovelli, Filippo Diti Laniyonu, Niscola Lusci Gemignani, Niccolò Meliani, Mattia Rizzato, Simone Scarpa, Federico Timpano, Lorenzo Russo.
Dirigente: Luca Schittone; Allenatore: Andrea Timpani; Massaggiatore: Ceccarini Bruno.

"Elio Toaff / (1915-2015) / Rabbino Capo di Roma / maestro e studioso / combattente per la libertà / uomo di pace e di dialogo / si è laureato all'Università di Pisa / il 5 luglio 1939". Recita così la targa apposta mercoledì 26 aprile nel Complesso ex Salesiani, all’interno del campus umanistico che si affaccia su via Santa Maria tra i dipartimenti di Civiltà e forme del Sapere e di Filologia, Letteratura e Linguistica. Alla cerimonia di intitolazione a Elio Toaff di una porzione del giardino – che ha compreso, come da tradizione ebraica, anche la collocazione di un albero, in questo caso un melograno - sono intervenuti Sandra Lischi, delegata del rettore per la Comunicazione e la diffusione della cultura; Pierluigi Barrotta, direttore del dipartimento di Civiltà e forme del sapere; Fabrizio Franceschini, in rappresentanza del Dipartimento di Filologia, letteratura e linguistica; Alessandra Veronese, direttore del Centro interdipartimentale di studi ebraici “Michele Luzzati”; i familiari di Elio Toaff, tra i quali il figlio Ariel Toaff, professore emerito dell’Università Bar-Ilan di Ramat Gan (Tel Aviv).

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Nella foto sopra, da sinistra: Pierluigi Barrotta, Alessandra Veronese, Ariel Toaff, Fabrizio Franceschini, Sandra Lischi

Oltre a sintetizzare gli aspetti peculiari della luminosa biografia e della straordinaria personalità di Elio Toaff, che è stato tra i principali punti di riferimento dell’ebraismo italiano contemporaneo, improntando tutta la sua vita al dialogo tra i popoli e le religioni, nonché all’affermazione della pace, la targa ricorda il rapporto che l’ex Rabbino Capo di Roma aveva con l’Ateneo pisano. Egli si era infatti laureato in Giurisprudenza all'Università di Pisa nel 1939, nel clima introdotto dalle leggi razziali, e aveva ricevuto nel 2006 il "Campano d'Oro", il prestigioso riconoscimento dell'Associazione dei Laureati dell'Ateneo Pisano (ALAP).

Proprio in quest’ultima occasione, accompagnato dall’ex Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, e dalla sua consorte Franca (nella foto in basso), Elio Toaff aveva voluto sottolineare i legami che lo univano all’Ateneo “in cui ho passato momenti felici e anche momenti dolorosi, rivivendo l’atmosfera indefinibile che nell’Università di Pisa si sente, che è ancora qualche cosa di vivo, qualche cosa che mi sorprende per la profondità del sentimento”. Subito dopo, Toaff aveva rievocato le vicende che gli consentirono di arrivare alla laurea, nonostante le leggi razziali, grazie al supporto del professor Lorenzo Mossa: “nel 1938 nessuno voleva assegnarmi la tesi di laurea e quindi non avrei potuto laurearmi. Allora il professor Mossa mi invitò a casa sua e mi chiese: ‘lei ha abbastanza coraggio?’. Risposi: ‘penso di sì’. Allora Mossa propose: ‘guardi, potrebbe fare una tesi sul conflitto legislativo in Palestina fra la legislazione ottomana, quella inglese e quella ebraica’. Io accettai e così feci la mia tesi di laurea. Alla discussione, con Mossa, c’erano un altro professore di cui non ricordo il nome e il presidente della commissione Cesarini Sforza. Mossa mi presentò dicendo che avrei parlato di un paese che si stava avviando ad avere un destino felice e continuò su questo tono. A un certo punto, Cesarini Sforza si tolse la toga, la gettò sul tavolo e se ne andò. Io guardai stupito Mossa, non sapendo come si potesse procedere, e lui reagì a quello sguardo dicendo: ‘vabbé, si farà in due, è lo stesso’. Così continuammo la discussione della tesi di laurea e alla fine lui mi propose: ‘guardi 110 non glielo posso dare, si accontenta di 105?’. ‘Anche troppo’, replicai io. E lui: ‘allora le darò 103!’. Accettai felice”.
“Questi - concluse Elio Toaff - sono ricordi che non si possono cancellare e che si conservano per tutta la vita, finendo per far parte della stessa personalità di un individuo”.

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A partire dal 4 giugno, l'Orto Botanico sarà aperto ai cittadini pisani e ai turisti, in modo gratuito, la prima domenica di ogni mese. L'iniziativa, nata da una proposta del presidente del Consiglio comunale di Pisa, Ranieri Del Torto, è stata subito raccolta e rilanciata con entusiasmo dal rettore Paolo Mancarella e dalla presidente del Sistema Museale di Ateneo (SMA), Nicoletta De Francesco, oltre che dal direttore scientifico dell'Orto e Museo Botanico, Lorenzo Peruzzi. Inoltre, il Sistema Museale di Ateneo aveva già deciso in precedenza di rendere maggiormente fruibile l’Orto e Museo Botanico alla cittadinanza, introducendo la possibilità di abbonamenti annuali a prezzi estremamente vantaggiosi.

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L'annuncio è stato dato venerdì 21 aprile nell'ambito dell'incontro, che si è tenuto nell'Aula Savi dell'Orto Botanico, dal titolo "Nuovi arrivi e vecchie conoscenze". Dopo i saluti della prorettrice vicaria e presidente dello SMA, Nicoletta De Francesco, e del presidente del Consiglio comunale, Ranieri Del Torto, il professor Peruzzi ha presentato la nuova acquisizione dell'Orto Botanico: un esemplare del raro pino di Wollemi (Wollemia nobilis), specie originaria dell’Australia sud-orientale, che è a elevato rischio di estinzione in natura. Il pino di Wollemi è un vero e proprio "fossile vivente", la cui scoperta nel 1994 fu definita come “equivalente al ritrovamento di un piccolo dinosauro sopravvissuto sino ai giorni nostri”.

Il professor Peruzzi ha quindi fatto da guida all'interno dell’Orto e Museo Botanico, soffermandosi in particolare ad ammirare la preziosa collezione di modelli botanici ottocenteschi in cera, che è stata portata a nuova vita di recente grazie a un’accurata operazione di restauro finanziata dalla Fondazione Pisa.

"Dobbiamo un sentito ringraziamento al presidente Del Torto - ha detto la professoressa Nicoletta De Francesco - per averci lanciato la proposta di rendere gratuito l'accesso all'Orto Botanico la prima domenica di ogni mese, con un'iniziativa che testimonia e rafforza la volontà di apertura dell'Ateneo verso l'esterno e, in più in particolare, verso la cittadinanza pisana. Proprio per dare massimo risalto a questa iniziativa, d'accordo con il presidente Del Torto, abbiamo voluto inaugurare le aperture gratuite il prossimo 4 giugno, in concomitanza con le manifestazioni del Giugno Pisano, in una giornata che speriamo sia di grande partecipazione e gioia da parte dei cittadini pisani e dei tanti turisti che saranno ospiti della nostra città. Ringrazio, infine, il professor Peruzzi e gli addetti dello SMA per la cura e la passione che stanno mettendo nella sistemazione e nella valorizzazione dell'Orto e Museo Botanico, un gioiello unico nel suo genere, perfettamente incastonato nel centro di Pisa a pochi metri da Piazza dei Miracoli”.

“La nostra città - ha concluso il presidente Ranieri Del Torto - è ricca di tesori che meritano di essere riscoperti e valorizzati. Per questo ringrazio l'Università per la sensibilità ancora una volta dimostrata nell'accogliere la proposta di rendere gratuito l'accesso all'Orto botanico la prima domenica di ogni mese. Per i pisani sarà l'occasione per sentire sempre più proprio questo storico giardino”.

 

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Laboratorio KEK, Giappone: lo scorso 11 aprile è stato completato con successo il posizionamento del rilevatore di particelle Belle II sull’acceleratore SuperKEKB. È stata così ultimata una tappa fondamentale che nel 2019 porterà all’accensione dell’acceleratore di più alta intensità al mondo dando il via ad un esperimento che potrebbe rivoluzionare la fisica moderna.

“Il nostro obiettivo scientifico è l’esplorazione della fisica oltre il modello standard”, spiega Francesco Forti dell’Università di Pisa e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) nonché presidente del comitato esecutivo dell’esperimento, “una fisica ad oggi ignota, e che speriamo possa essere chiarita attraverso le misure di altissima precisione che Belle II potrà effettuare”.

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SuperKEKB è il primo acceleratore per la ricerca in fisica fondamentale ad entrare in funzione dopo LHC al CERN di Ginevra, ma a differenza di questo, in cui circolano fasci di protoni, utilizza fasci di elettroni e positroni che viaggiano rispettivamente a una velocità di 7 e 4 miliardi di elettronvolt (GeV). Quando SuperKEKB entrerà in funzione a pieno regime, raggiungendo una luminosità 40 volte superiore a quanto ottenuto fino ad oggi, le particelle prodotte nelle collisioni saranno misurate dal rivelatore Belle II che è stato appena posizionato. Alto 8 metri e costituito da sette sotto-rivelatori, con un peso totale di circa 1400 tonnellate, Belle II è stato spostato lentamente e con estrema cautela per circa 13 metri, dal punto di assemblaggio al punto di collisione del fascio ed è ora pronto a raccogliere i dati.

L’esperimento in preparazione è frutto di una collaborazione internazionale, di cui fanno parte oltre 700 fisici e ingegneri provenienti da 23 paesi, e alla quale l’Italia contribuisce in modo determinante con un importante finanziamento dell'INFN ed una comunità di scienziati provenienti da nove sezioni e laboratori INFN e Università: Napoli, Padova, Perugia, Pisa, Torino, Trieste, Roma1-Enea Casaccia, Roma3, Laboratori Nazionali di Frascati.

acceleratore superKEKB“In particolare, il gruppo di Pisa, formato da docenti dell’Università e ricercatori dell’INFN che operano in stretta collaborazione – conclude Francesco Forti – ha contribuito in modo determinante alla costruzione del rivelatore di vertice di Belle II, allo sviluppo del software per il sistema di tracciatura delle particelle, ed alla messa in opera dei mezzi di calcolo necessari per analizzare l’enorme quantità di dati che l’esperimento raccoglierà. Questi contributi sono resi possibili dalle infrastrutture tecnologiche e di calcolo gestite congiuntamente da INFN e dal dipartimento di Fisica ospitati presso l’Area Pontecorvo a Pisa”.

Dalla gomma dei pneumatici riciclati nasce un nuovo conglomerato bituminoso a bassa emissione di rumore che sarà testato per la prima volta in Toscana. Entra così nel vivo il progetto europeo LIFE NEREiDE coordinato dal dipartimento di ingegneria civile e industriale dell’Università di Pisa. Il nuovo conglomerato bituminoso sarà messo in posa nell’estate 2017 in alcune aree del comune di Massarosa in provincia di Lucca. La pavimentazione sarà testata dal punto di vista strutturale e funzionale con strumentazioni ad alto rendimento impiegate in campo stradale; dal punto di vista acustico, le indagini saranno realizzate grazie ad uno speciale veicolo allestito con apposita strumentazione e attraverso dei sondaggi da sottoporre alla popolazione.

“NEREiDE prevede la progettazione, la realizzazione e il monitoraggio delle prestazioni acustiche e funzionali di manti stradali drenanti e a bassa emissione sonora realizzati con materiali provenienti da vecchie pavimentazioni e da polverino di gomma riciclata da pneumatici fuori uso”, spiega il professore Pietro Leandri dell’Ateneo pisano.

Finanziato con circa 2 milioni e 700 mila euro sino al 2020, il progetto coinvolge una serie di partner di ricerca e istituzionali: l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana, il Belgian Road Research Centre, l’Istituto di Acustica e Sensoristica "Orso Mario Corbino" del CNR, la società ECOPNEUS e la Regione Toscana.

In generale gli obiettivi sono di diminuire l’inquinamento acustico urbano di almeno 5 dB(A) rispetto alle pavimentazioni convenzionali, migliorando così anche la salute dei cittadini, di ridurre la generazione di rifiuti attraverso l’utilizzo di materiali riciclati e di migliorare la sicurezza stradale grazie ad un aumento del 20% dell’aderenza del manto. Un ulteriore vantaggio sarà anche quello di diminuire l’inquinamento atmosferico dato che le pavimentazioni saranno prodotte e poste in opera con la tecnologia “warm”, cioè "a tiepido", consentendo una riduzione del 30% dell’emissione di vapori di idrocarburi policiclici aromatici.


Gruppo ricercatori pisani


“Nell’estate del 2018, la sperimentazione in Toscana coinvolgerà anche un’altra località – conclude Leandri – e in collaborazione con il Belgian Road Research Centre sperimenteremo per la prima volta in Italia in ambito urbano una pavimentazione tipo PERS, cioè porosa realizzata con un legante sintetico e con un contenuto di granulato di gomma di almeno il 20% in peso, il che consentirà di ottenere riduzioni di rumore ancora maggiore, sino a 12 dB(A), rispetto a pavimentazioni convenzionali, con valori di abbattimento acustico non raggiungibile con nessun altro tipo di pavimentazione”.

In foto, da sinistra a destra: ingegnere Patrizia Rocchio, professore Pietro Leandri, professore Massimo Losa.

Ne hanno parlato:
Repubblica.it
Sole24Ore.it
Tirreno.it
La Nazione Toscana & Liguria
La Nazione Pisa
Toscana24
Gonews.it
Greenreport.it
Pisatoday.it
Pisainformaflash.it
TGregione.it
Adnkronos.com

 

È una partenza da record quella della settima edizione del PhD+, il programma dell’Università di Pisa che insegna a valorizzare la ricerca, fare innovazione e sviluppare lo spirito imprenditoriale tra i giovani. Sono 187 gli iscritti del 2017, in gran parte laureandi, laureati e dottorandi, provenienti da tutte le aree disciplinari, non solo Ingegneria e ICT, tradizionalmente le più rappresentate, ma anche da Medicina, Farmacia, Biologia e, altro traguardo di quest’anno, circa 70 dalle Scienze umane e sociali. Il corso si è inaugurato mercoledì 19 aprile con i saluti del rettore Paolo Mancarella e del prorettore per la Ricerca applicata e il trasferimento tecnologico Marco Raugi. Subito dopo sono intervenuti Emil Abirascid, fondatore di Startupbusiness, che ha parlato di “Nuovi paradigmi per l'imprenditorialità” e Marco Bicocchi Pichi, presidente dell’associazione Italia Startup, che ha parlato di “Essere e avere: essere utili e avere un mercato”.

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«Il PhD+, ci tengo a sottolineare, è un corso totalmente gratuito ed è una grande opportunità di crescita personale e formativa per i giovani – ha dichiarato il rettore – Gli allievi hanno l’occasione di acquisire competenze utili per il trasferimento tecnologico, conoscere il valore dell’innovazione all’interno di una azienda, avviare una start up e, in via più generale, incrementare le opportunità di carriera in un’ottica di contaminazione tra discipline diverse. Siamo orgogliosi che questo programma sia frequentato da un così alto numero di partecipanti».

«I seminari ruoteranno attorno alle tre parole chiave “fare innovazione”, “lavorare in team”, “avere spirito imprenditoriale” – ha spiegato il professor Raugi – I numeri del 2107 rivelano inoltre un altro dato importante: fare impresa non è più una prerogativa di ingegneri e informatici, ma anche di umanisti e scienziati sociali, come dimostrano i progetti proposti quest’anno, connotati anche da una forte interdisciplinarietà».

I seminari si svolgeranno dal 19 aprile al 25 maggio e saranno tenuti da relatori nazionali e internazionali provenienti dal mondo accademico, imprenditoriale, da enti locali e governativi, da finanziatori istituzionali e non. A questi si aggiungono attività di coaching e mentoring sui progetti imprenditoriali che verranno sviluppati durante il percorso, guidate da esperti internazionali nel campo dell’innovazione e del trasferimento tecnologico. «Coloro che completeranno il percorso con un progetto di impresa avranno inoltre la possibilità di effettuare un pitch finale davanti a potenziali investitori, in cui la sfida consiste nel riuscire a presentare in maniera chiara, completa e convincente il proprio progetto in pochi minuti – ha aggiunto Raugi – Quest’anno coloro che presenteranno i migliori progetti avranno anche l’opportunità di frequentare il corso TVLP nella Silicon Valley».

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I numeri del PhD+
Lanciato nel 2011, il PhD+ ha contato oltre 700 iscritti tra studenti di lauree magistrali, dottorandi e dottori di ricerca provenienti da tutti i dipartimenti dell'Università di Pisa. L'approfondimento delle tematiche legate all'imprenditorialità, unito alle competenze e alla creatività dei partecipanti, ha generato 34 progetti imprenditoriali. Di questi, 25 progetti si sono poi effettivamente trasformati in imprese, che hanno preso parte a diverse competizioni rivolte alle nuove idee di business conquistando complessivamente 41 premi tra i quali la "Start Cup Toscana" e il "Premio Marzotto". Queste start-up hanno anche sviluppato un legame con le attività di brevettazione dell'Ateneo realizzando 14 brevetti.

Inoltre ben 6 spin-off dell'Università di Pisa sono state finanziate nella Fase 1 dello SME Instrument di Horizon2020, e di queste spin-off 4 sono nate dal PhD+: ECONBOARD, IVTech, JOS Technology, INGENIArs.

Alla luce di questi risultati, il modello introdotto dal PhD+ rappresenta una best practice riconosciuta a livello nazionale e internazionale, nell’ambito di progetti europei (tra cui Endure, di cui l’Università di Pisa era capofila) e prestigiose competizioni con altre istituzioni di ricerca estere (Reimagine Education 2016).

Ne hanno parlato:
InToscana.it 
Nazione Toscana&Liguria
StartupBusiness
gonews.it 
PisaInformaFlash.it 
NazionePisa.it

giovanni benelliGiovanni Benelli, assegnista di ricerca del dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Università di Pisa, ha vinto il premio della Fondazione Maria Teresa e Alessandro Ghigi bandito dall’Accademia delle Scienze di Bologna in collaborazione con l'Istituto Zooprofilattico della Lombardia e dell'Emilia Romagna. La cerimonia di consegna si è svolta il 3 aprile a Bologna nel corso della quale Giovanni Benelli ha tenuto una conferenza dal titolo “Dengue, Zika virus e zanzare: nuove sfide per un controllo eco-sostenibile”.

L’Accademia delle Scienze di Bologna, presieduta dal professore Ferruccio Trifirò, ha motivato l’assegnazione del premio sottolineando l’importante contributo del giovane ricercatore nel campo dell’etologia e del controllo delle zanzare come vettori di malattie di interesse medico e veterinario. Giovanni Benelli (foto) è infatti autore di numerosi contributi scientifici sull’argomento, tutti su riviste con elevato impact factor, collabora con più di quaranta gruppi di ricerca nazionali e internazionali e svolge il ruolo di editor per importanti riviste di settore, tra cui Acta Tropica, Parasitology Research, e PeerJ.

“La ricerca in questo campo è fondamentale, ogni anno milioni di persone muoiono a causa di patogeni e parassiti trasmessi dalle zanzare – spiega il ricercatore dell’Ateneo pisano - questi insetti infatti veicolano alcune tra le più importanti malattie del nostro tempo, tra cui la malaria, ma anche i virus dengue, West Nile, chikungunya, e Zika, il cui impatto è devastante, in particolare nei confronti delle popolazioni rurali nelle aree più povere del nostro pianeta”.

 

Consulente scientifico per un’impresa del tutto inedita, ricostruire la Cappella Sistina così come appariva prima che Michelangelo vi dipingesse il Giudizio Universale. E’ appena uscito nei cinema italiani “Raffaello – il Principe delle Arti – in 3D”, la prima trasposizione cinematografica mai realizzata sull’artista urbinate. Un film prodotto da Sky, in collaborazione con Musei Vaticani e Magnitudo film e distribuito da Nexo Digital, al quale ha collaborato il professore Vincenzo Farinella, storico dell’arte all’Università di Pisa. Il suo compito è stato proprio quello di guidare la ricostruzione la Cappella Sistina così come apparve la notte del 26 dicembre 1519, quando vi furono esposti i primi sette arazzi di Raffaello, oggi custoditi nella Pinacoteca Vaticana.

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“A quel tempo la parete d’altare era affrescata con opere del Perugino e di Michelangelo, andate distrutte quando quest’ultimo affrescò il Giudizio Universale e di cui sono state tramandate solo scarne testimonianze e disegni”, spiega Vincenzo Farinella.

Ad un primo sguardo profano, quello che colpisce guardando la parete ricostruita nel film è la presenza di due finestre, intorno alle quali si collocano i vari affreschi. Il posto d'onore, sopra all'altare, era occupato da una finta pala d'altare ad affresco del Perugino, raffigurante l'Assunzione della Vergine, alla presenza del committente, il pontefice Sisto IV della Rovere. Al di sopra prendevano avvio i due grandi cicli di affreschi che fasciavano tutte e quattro le pareti della Cappella: le Storie di Mosè a sinistra e le Storie di Cristo a destra, entrambe realizzate dal Perugino, che poi sulle pareti lunghe si sarebbe trovato a collaborare con altri artisti del calibro di Botticelli, e Domenico Ghirlandaio. Ancora sopra cominciava la sequenza dei quattro pontefici, probabilmente affrescata sempre dal Perugino e infine in alto due lunette dipinte da Michelangelo con una serie di grandiosi antenati di Cristo.

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Per ricostruire più fedelmente possibile l’effetto scenico rispetto alle scarne testimonianze pervenute, insieme al professor Farinella hanno lavorato un artista professionista, Marco Romano che ha ridipinto le opere, e un team creativo esperto in ricostruzioni grafiche 3D evolute e visual effects interno a Sky.

“Il risultato che si è voluto ottenere, con questa ricostruzione, non è una ricomposizione filologica di un insieme perduto per sempre, ma un effetto di credibile spettacolarità”, spiega Vincenzo Farinella che ha raccontato più nello specifico come si è arrivati alla ricostruzione della parete.

“Per proporre una credibile ricostruzione, ovviamente ipotetica, di questa parete, in mancanza di disegni o incisioni che ci forniscano una visione d'insieme, ci si è fondati su varie fonti: un disegno peruginesco che ritrae fedelmente l'aspetto dell'Assunta sull'altare e varie incisioni e disegni cinquecenteschi tratti dalle due lunette michelangiolesche” - ha detto il professore dell’Ateneo pisano.

In mancanza di copie sicure, è stato invece più complesso ricreare la parte degli affreschi delle Storie di Mosè e di Cristo e dei quattro pontefici. Questi ultimi sono stati immaginati a partire da altri "ritratti" di Pontefici dipinti da Perugino sulle altre pareti della Sistina, mentre per la Natività si è partiti da altre scene simili realizzate da Perugino nel corso della sua carriera.

“Per il Ritrovamento di Mosè – conclude Vincenzo Farinella - in mancanza di credibili precedenti perugineschi, si è pensato di partire dall'analoga scena affrescata nelle Logge di Raffaello, ipotizzando che Raffaello, in quella composizione, potesse aver tenuto presente la scena affrescata quasi quarant'anni prima dal suo "maestro" nella Cappella Sistina”.

Ne hanno parlato:
Ansa.it
Lastampa.it
Corriere della Sera
La Repubblica Firenze
Il Tirreno
Corriere Fiorentino

 

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