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Per la prima volta la Medaglia Dirac, uno dei principali premi scientifici internazionali, è stata assegnata a una ricercatrice italiana, Alessandra Buonanno, che lavora in Germania, nell’Istituto Max Planck per la Fisica gravitazionale di Potsdam.

Conferita dal Centro Internazionale di Fisica Teorica Abdus Salam (Ictp), la medaglia Dirac ha premiato la professoressa Buonanno per le sue ricerche teoriche alla base della rilevazione delle onde gravitazionali. Oltre a essere la prima italiana, Buonanno è la seconda donna in assoluto a ricevere la medaglia Dirac.

Alessandra Buonanno è a capo della divisione di Astrofisica e Relatività Cosmologica dell’istituto tedesco Max Planck. Dopo la laurea e il dottorato di ricerca in Fisica all’Università di Pisa, la ricercatrice ha lavorato al Cern di Ginevra e poi in Francia, nell’Institut des Hautes Etudes Scientifiques (Ihes). Ha inoltre lavorato nel Laboratorio di Astrofisica e Cosmologia (APC) di Parigi (2001), nell’Università del Maryland (2005) e nel 2014 è stata nominata co-direttrice dell'Istituto Max Planck per la fisica gravitazionale di Potsdam.

“La Medaglia Dirac 2021 assegnata ad Alessandra Buonanno, che è stata studentessa e dottoranda presso il nostro Dipartimento nel periodo dei suoi studi in Fisica – ha commentato il direttore del Dipartimento di Fisica, professor Dario Pisignano - ci rende felici, e fieri del livello della formazione in Fisica che l’Università di Pisa riesce con continuità, ormai da decenni, ad erogare”.

"Spero che questo premio possa fornire un messaggio positivo a tutti i giovani, e in particolare alle giovani donne, che desiderano intraprendere la strada della scienza". La professoressa Buonanno in una foto di A. Klaer.

“La Medaglia Dirac premia un lungo e difficile lavoro di studio delle equazioni di Einstein applicate a coppie di buchi neri. I risultati ottenuti con sofisticati metodi matematici da Alessandra Buonanno e Thibault Damour, due dei quattro vincitori, sono la chiave per rilevare e decifrare il segnale portato dalle onde gravitazionali", ha spiegato il professor Francesco Fidecaro del Dipartimento di Fisica, impegnato nella collaborazione internazionale Virgo per la rilevazione delle onde gravitazionali. Masse, distanza, rotazione dei buchi neri osservati da Virgo e dalla collaborazione americana LIGO sono ottenute per buona parte con le formule di Buonanno e Damour. La formazione di Alessandra Buonanno in Fisica Teorica le ha permesso di dare un contributo fondamentale alla comprensione degli interferometri per onde gravitazionali. Nel 2001 ha mostrato (con Yanbei Chen del California Institute of Technology) che la configurazione ottica degli interferometri Virgo e LIGO può aggirare il limite quantistico imposto dal principio di indeterminazione di Heinsenberg su una massa libera. Ciò è dovuto alle correlazioni tra il rumore granulare dei fotoni e il rumore della pressione di radiazione, che fino ad allora erano state erroneamente trascurate. Le loro analisi hanno identificato un nuovo effetto ottico-meccanico (molla ottica), che è stato poi verificato sperimentalmente nell'interferometro da 40 metri di Caltech e negli esperimenti di cavità ottiche da tavolo. La soluzione proposta è ora uno standard per gli interferometri, presenti e futuri.

I notevolissimi risultati scientifici di Alessandra Buonanno sono dunque dovuti soprattutto alla sua capacità di affrontare e risolvere problemi di notevole difficoltà tecnica e concettuale, e i suoi anni pisani (1987-1996) sono stati sicuramente molto importanti per la sua formazione scientifica. Alessandra Buonanno ha beneficiato del clima presente nel corso di laurea in Fisica pisano, ricorda il professor Paolo Rossi, fisico teorico del Dipartimento di Fisica, “caratterizzato dal costante interscambio con i professori e tra i compagni di studi, spesso di alto livello.” In particolare, in quegli anni diversi giovani teorici si riunivano intorno alla figura carismatica di Giuseppe Curci (1950-2006), purtroppo precocemente scomparso, che con notevole visione avviò molti di loro prima verso la conoscenza di raffinate tecniche analitiche e poi verso l’applicazione delle più sofisticate tecniche numeriche ai problemi che non ammettevano una trattazione analitica. Un’altra figura di rilievo nel gruppo teorico era Michele Maggiore, che proprio in quegli anni aveva cominciato a interessarsi alla fisica delle onde gravitazionali. Allieva di Curci per la laurea e di Maggiore per il dottorato, Alessandra Buonanno ha saputo mettere bene a frutto gli insegnamenti pisani ed ottenere gli straordinari risultati che oggi le vengono così autorevolmente riconosciuti.

“Sono molto grata al Dipartimento di Fisica; gli anni di formazione a Pisa sono stati fondamentali per la mia carriera scientifica – ha detto Alessandra Buonanno - Spero che questo premio possa fornire un messaggio positivo a tutti i giovani, e in particolare alle giovani donne, che desiderano intraprendere la strada della scienza”. La professoressa ha aggiunto: “la passione, la determinazione, la fiducia in se stessi e la disciplina sono essenziali per ottenere importanti risultati nella ricerca. È cruciale eliminare le barriere culturali e sociali che non permettono a molte donne di sviluppare pienamente queste qualità, impedendo loro di scegliere o di continuare la carriera scientifica”.

Venerdi 27 agosto è venuto a mancare il professor Piero Luigi Ipata, professore Emerito di Biochimica dell'Ateneo pisano e insignito dell'ordine del Cherubino. Le esequie si svolgeranno lunedì 30 agosto a Pisa, presso la Chiesa di Santo Stefano.
Pubblichiamo di seguito il ricordo del professor Ipata scritto dai colleghi, allievi e amici che nel Dipartimento di Biologia lo hanno avuto come compagno di viaggio.

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Il professor Piero Luigi Ipata, dal 2004 Professore Emerito di Biochimica presso l’Università di Pisa, insignito dell'Ordine del Cherubino nel 1991, il fautore dell’ingresso della Chimica Biologica in quella che è stata la Facoltà di Scienze dell’Ateneo pisano, scienziato di fama internazionale e amante appassionato della didattica della sua disciplina, la sera del 27 agosto 2021 si è spento circondato dall’affetto dei suoi cari.

Nato a Pescara nel 1932, laureatosi in Medicina e Chirurgia a Roma nel 1957, dopo esperienze all’estero e a Pisa, Perugia e Camerino (ateneo di cui era stato Rettore negli anni 1972-73), era tornato a Pisa, per rimanervi, nel 1974. Con lui scompare un pezzo di storia della biochimica italiana, un campione di disponibilità e tifoso sviscerato dell’istituzione a cui apparteneva. Un uomo sempre pronto a stupirsi del nuovo e che ha avuto la virtù di farsi guidare da ciò che l’evidenza del nuovo indicava, senza pregiudizi o forzature. Uno scienziato che ha insegnato ai suoi allievi il culto del controllo nella sperimentazione e la dedizione all’insegnamento.

Con lui scompare un amico di avventure alla ricerca di segreti che la natura centellina, sempre reticente, a chi si è intestardito a studiarla, un fratello maggiore con cui è stato bello condividere ansie, aspettative, successi e delusioni. Piero ha aspettato con trepidazione, insieme ai coautori del suo ultimo lavoro (siamo nel 2019), il verdetto del referaggio, e ha gioito con loro per il successo con fragorosa intensità, come un giovane ricercatore alle prime armi: così vogliamo ricordarlo.

I biochimici che nel Dipartimento di Biologia lo hanno avuto come compagno di viaggio

Si è conclusa la seconda edizione della summer school dell’Università di Pisa su “Consciousness and Cognition” (https://www.unipi.it/index.php/humanities/item/16643-consciousness-cognition) diretta dal professor Bruno Neri del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, organizzata in collaborazione con l’Istituto Lama Tzong Khapa (ILTK) e con l’Associazione Frontiers of Mind. La scuola ha usufruito di un significativo contributo da parte dell’Unione Buddista Italiana sotto forma di borse di studio destinate agli studenti provenienti da paesi a basso reddito pro capite. 

Nonostante il riacutizzarsi dei problemi sanitari dovuti al Covid, 30 studenti (19 in presenza e 11 a distanza), provenienti da 18 nazioni e quattro continenti, hanno partecipato alla scuola che si è svolta dal 28 agosto al 5 settembre. L’evento ha goduto della impareggiabile cornice dell’ILTK, che ha messo a disposizione una tensostruttura appositamente attrezzata all’interno del parco di sua proprietà. In tal modo gli studenti hanno potuto usufruire anche di un programma integrativo con sessioni di meditazione e yoga guidate, offerto dall’Istituto. 

Parola chiave la multidisciplinarità che ha richiesto il coinvolgimento di ben 16 docenti, interni ed esterni all’Ateneo, con esperienze specifiche che spaziano dalla filosofia alla meccanica quantistica, dalla psicologia/psicanalisi alle neuroscienze, all’intelligenza artificiale, alla biosemiotica, alle tecniche diagnostiche, agli stati non ordinari di coscienza indotti con l’uso di sostanze psicoattive, l’ipnosi, le pratiche contemplative.

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Uno degli obiettivi a cui il progetto è improntato è quello di proporre anche visioni alternative a quella riduzionista imperante nel campo delle neuroscienze, in modo da fornire agli studenti, su un problema che è, di fatto, ancora completamente aperto, gli strumenti per porsi le giuste domande, piuttosto che una serie di risposte preconfezionate.

Scarselli Marco

Un nuovo studio pubblicato su “Pharmaceuticals”, rivista open access di chimica farmaceutica e scienze del farmaco, ha evidenziato come alcune tossine ambientali che possono causare la malattia di Parkinson sono un fattore di rischio anche per il diabete, dimostrando così una vulnerabilità condivisa tra neuroni dopaminergici e beta-cellule pancreatiche.

La ricerca, che è durata tre anni, è stata realizzata dagli studiosi del Dipartimento di Ricerca traslazionale e delle nuove tecnologie in medicina e chirurgia dell’Università di Pisa, in collaborazione con quelli del Dipartimento di Scienze cliniche biotecnologiche e applicate dell’Università de L’Aquila. In particolare, gli autori della pubblicazione sono Marco Carli, Francesca Vaglini, Eleonora Risaliti, Gianluca Citi, Matilde Masini, Shivakumar Kolachalam, Giovanni Umberto Corsini, Michela Novelli, Vincenzo De Tata e Marco Scarselli per l’Ateneo pisano, Roberto Maggio per quello de L’Aquila.

“Il nostro studio – ha commentato il professor Marco Scarselli (foto in alto), associato di Farmacologia - ha evidenziato che alcune tossine ambientali, come il pesticida rotenone, possono essere un fattore di rischio non solo per la malattia di Parkinson ma anche per il diabete. D’altra parte, purtroppo, le malattie del sistema nervoso centrale spesso si presentano con comorbidità che coinvolgono anche organi e sistemi periferici”.

“Questa ricerca – ha continuato il dottor Marco Carli (foto in basso), specializzando in Farmacologia e tossicologia clinica - ha sottolineato come i neuroni dopaminergici e le beta-cellule pancreatiche condividano una significativa vulnerabilità verso alcune tossine, dovuto allo stress ossidativo a cui sono sottoposte durante la loro attività e/o a sostanze esogene. D’altronde, le beta-cellule pancreatiche esprimono recettori, enzimi e trasportatori del sistema dopaminergico che potrebbe spiegare una certa similitudine con i neuroni dopaminergici. I nostri esperimenti hanno anche dimostrato che Metformina e Vitamina E proteggono dalla tossicità indotta da Rotenone, indicando un uso potenziale di queste due sostanze”.

La pubblicazione dal titolo “β-Cells Different Vulnerability to the Parkinsonian Neurotoxins Rotenone, 1-Methyl-4-phenylpyridinium (MPP+) and 6-Hydroxydopamine (6-OHDA)” è consultabile all’indirizzo della rivista “Pharmaceuticals“: https://www.mdpi.com/1424-8247/14/8/767

Un riconoscimento per aver saputo unire il calcio a un percorso formativo che genera competenze e professionalità, contribuendo a valorizzare lo sport come settore strategico per lo sviluppo di nuove opportunità attraverso l'istituzione di specifici studi universitari e di un laboratorio dove studio e ricerca diventano strumenti di crescita e innovazione. Sono queste le motivazioni con cui il professor Marco Gesi, prorettore con delega allo Sport dell'Università di Pisa, è stato insignito del “Premio Nazionale Città di Piancastagnaio – La Castagna”, promosso dal Comune della cittadina senese in collaborazione con Consulting service sport italia nell'obiettivo di valorizzare il binomio di sport e cultura a cui l'Ateneo pisano si mostra sempre più sensibile anche con il progetto "Sport and Anatomy".

"Sport and Anatomy" si esplicita principalmente attraverso tre settori: formazione, con i master universitari in ambito sportivo e riabilitativo, tra cui quello sulla preparazione atletica nel calcio che, in convenzione con la Figc, consente agli allievi di ottenere il patentino per preparatore atletico per i settori giovanili; ricerca in ambito sportivo e riabilitativo; assistenza con il centro di riabilitazione di via di Gargalone dotato di macchinari e tecnologie all'avanguardia. Sono oltre 1.300 gli studenti che hanno fatto parte del progetto, conseguendo il master, e più di 500 i centri convenzionati in Italia e all'estero.

"Il Premio - ha commentato il professor Gesi - riconosce il grande lavoro svolto dall'Università di Pisa e l'impegno che l'Ateneo ha assunto nei confronti dello sport e della riabilitazione cercando di promuovere l'importanza della scientificità dei metodi per ottenere i migliori risultati".

Nell'occasione, Piancastagnaio è diventata la città dello “sport e letteratura”. Oltre al professor Gesi, infatti, sono stati premiati diversi personaggi dello sport anche nazionale, a partire dall'allenatore Alessio Dionisi, vincitore del campionato di B con l’Empoli e ora nuova guida del Sassuolo, dal presidente della Lega calcio di Serie B, Mauro Balata, dai direttori sportivi dell’Atalanta, Gabriele Zamagna, e della Spal, Giorgio Zamuner.

Ci sono anche due progetti di ricerca “made in Pisa”, rispettivamente dell'AOUP-Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana e dell'Università di Pisa fra i sette studi scientifici finanziati da Fondazione Telethon e associazione pazienti nell’ambito del Bando “Seed Grant” per aiutare la ricerca sulle malattie genetiche rare. Quest’anno il contributo stanziato ammonta a 350.000 euro e i progetti selezionati riguardano la sindrome di Sanfilippo, la pseudo-ostruzione intestinale cronica (POIC), la fibrodisplasia ossificante progressiva (FOP), la Discinesia Ciliare Primaria - Sindrome di Kartagener e l’encefalopatia epilettica da deficit di CDKL5, questi ultimi due condotti a Pisa, il primo dal dottor Massimo Pifferi, pediatra dell'AOUP e full member dell’ERN Lung PCD Core, e il secondo dalla dottoressa Paola Tognini, ricercatrice di Fisiologia al Dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia dell’Università di Pisa.

Massimo PifferiIl primo progetto, che verrà realizzato insieme al professor Mauro Pistello, al dottor Michele Lai e alla dottoressa Chiara Gabellini dell’Università di Pisa, si propone di sviluppare un modello di gene editing per la Discinesia Ciliare Primaria - Sindrome di Kartagener. Questa malattia genetica rara è caratterizzata principalmente da un alterato movimento delle ciglia dell’epitelio respiratorio con conseguente compromissione della rimozione delle secrezioni mucose, responsabile di infezioni croniche delle vie aeree con decadimento progressivo della funzione respiratoria. “Per questa malattia – ha dichiarato il dottor Pifferi (nella foto a lato) - non esiste ad oggi una cura specifica, ma solo trattamenti di supporto che tentano di alleviare le manifestazioni cliniche. Grazie alla nuova tecnica di ingegneria genetica CRISPR/Cas9 si potrà agire con una forbice molecolare per correggere il gene mutato”.

Il progetto sperimentale prevede da un lato la correzione del difetto in cellule epiteliali ciliate di pazienti seguiti in AOUP poste in coltura, dall’altro la creazione di un modello zebrafish con mutazioni omologhe a quelle umane che sarà utilizzato per verificare il successo del gene editing con materiale genetico umano non alterato. Questo modello zebrafish potrà essere, inoltre, impiegato in ulteriori studi volti allo sviluppo di nuove terapie, quali la valutazione dell’efficacia di farmaci, o alla comprensione dei meccanismi attraverso cui le mutazioni determinano la patologia.

Il secondo progetto pisano proverà a caratterizzare il ruolo del microbiota intestinale nell’encefalopatia epilettica da deficit di CDKL5, per chiarire nuovi aspetti fisiopatologici e identificare possibili nuovi approcci terapeutici. L’encefalopatia CDKL5 è una grave malattia dello sviluppo che si manifesta con epilessia già nei primi mesi di vita, ritardo cognitivo e autismo, oltre a ridotte capacità visive, motorie e problemi a livello gastrointestinale.

Il progetto curato dalla dottoressa Paola Tognini si propone di studiare l’asse intestino-cervello nei pazienti affetti da sindrome CDKL5, una rara malattia genetica del neurosviluppo caratterizzata da sintomi molto gravi tra cui epilessia e disabilità motorie e intellettive, a oggi senza una cura. La dottoressa esplorerà se il microbiota intestinale possa giocare un ruolo nella sintomatologia che si osserva in questi pazienti: un aspetto fino a ora non considerato, ma che potrebbe avere un forte impatto sulla vita degli stessi e sulla quotidianità delle loro famiglie.

“Studi condotti sia nel modello animale che nell’uomo - ha spiegato la dottoressa Tognini (nella foto a lato) - hanno dimostrato come il microbiota intestinale possa influenzare vari aspetti legati al funzionamento del nostro cervello, tra cui riposte allo stress, appetito, sonno e come possa essere alterato in vari disturbi neuroposichiatrici. Per questo abbiamo deciso di indagare se i microbi intestinali e le sostanze da loro prodotte potessero differire nei bambini affetti da CDKL5 rispetto a bambini sani. Speriamo che il nostro studio possa aiutarci a individuare nuovi biomarcatori per monitorare la progressione della malattia o il suo miglioramento in modo non invasivo, e specifici interventi dietetici per cercare di alleviare i sintomi così severi di questi pazienti”.

Per ulteriori informazioni e dettagli sui ricercatori, le malattie e i progetti di ricerca finanziati, visita il sito: www.telethon.it.

Dal 21 al 24 ottobre il Cus Pisa ospiterà il torneo di qualificazione ai mondiali di hockey su prato femminili 2022. Otto squadre - Italia, Bielorussia, Francia, Galles, Irlanda, Polonia, Russia e Scozia - si sfideranno nella cittadella sportiva universitaria di via Chiarugi per conquistare un posto nella competizione internazionale del prossimo anno organizzata da Spagna e Olanda. Su proposta della Federazione italiana hockey (Fih), il torneo assegnato all'Italia si svolgerà sul nuovo campo del Centro universitario sportivo pisano che ha ricevuto le valutazioni positive anche dai vertici del Comitato olimpico nazionale italiano e da quelli della European hockey federation (Ehf).

Il Cus Pisa vanta infatti il più moderno impianto di hockey su prato in Italia e l'unico, a livello nazionale, omologato per le competizioni internazionali. "Un risultato straordinario - commenta Stefano Pagliara, presidente del Cus Pisa e vicepresidente vicario della Fih - raggiunto grazie al lungo ed impegnativo lavoro fatto all'interno della Federazione e ad una struttura, quella del Cus Pisa, che rappresenta un vanto per Pisa e per l'intera Toscana".

L'impianto sportivo è stato recentemente sottoposto ad un completo restyling, concretizzato grazie alle risorse, circa 300mila euro, stanziate dall'Università di Pisa e dalla Fih. I lavori hanno permesso il rifacimento della struttura e soprattutto la posa di un manto in erba sintetica ad “acqua” di ultima generazione che ha sostituito il vecchio manto a “sabbia”. Oltre all'impianto sportivo, alle strutture e agli spazi che il Cus Pisa può mettere a disposizione, Pisa ha soddisfatto tutte le esigenze logistiche e di accoglienza richieste dal protocollo internazionale.

“Il finanziamento fatto dalla nostra Università per la realizzazione del nuovo campo da hockey - sottolinea Marco Gesi, prorettore per i Rapporti con gli enti del territorio dell'Ateneo pisano, con delega allo Sport - è solo l’ultimo dei molti fatti in questi anni. Ricordo che fino a un anno fa il Cus Pisa era commissariato e, pur avendo una gestione amministrativa controllata, l'Università ha sempre creduto nel progetto sportivo e nella sua importanza per i nostri studenti e per tutto il territorio. In questi anni il lavoro è stato molto e faticoso; da una parte abbiamo rivisto i regolamenti e le convenzioni; dall’altra abbiamo voluto continuare a mantenere gli standard della nostra cittadella sportiva. Il fatto che la federazione italiana hockey abbia scelto Pisa come sede dove svolgere le qualificazioni ai mondiali femminili ci rende particolarmente felici e onorati, certi che le scelte fatte in questi anni siano state quelle giuste. La qualità dell’impianto che abbiamo inaugurato pochi mesi fa è unica in Italia e rispetta tutti gli standard internazionali. L’evento che si svolgerà a ottobre sarà un vanto per tutta la nostra città. Un successo che ci rende ancora più convinti di quanto quotidianamente facciamo per lo sport e per i nostri studenti."

 

Per quasi dieci giorni, la città ospiterà oltre 600 persone tra atleti, dirigenti e componenti degli staff delle varie Federazioni. Previsto anche l'arrivo di un buon numero di tifosi dai vari Paesi. Presenze che avranno anche importanti ricadute sul sistema alberghiero ed economico cittadino. La competizione vedrà protagonista l'Italia allenata da Roberto Carta, a fine settembre impegnata in un raduno pre-torneo che si svolgerà sempre a Pisa, che tenterà di conquistare il pass per il mondiale, primo step per ottenere la qualificazione alle Olimpiadi che manca dal 1960. 

Settis

 

Sono stati conferiti ai professori Salvatore Settis e Manuela Roncella il "Campano d'oro" edizione 2020 e 2021, premio istituito nel 1971 dall'Associazione dei Laureati dell'Ateneo Pisano (Alap) come tributo in onore di ex allievi dell’Ateneo pisano che si sono distinti nel campo della cultura, della scienza, dell’industria e delle professioni. Il programma della cerimonia, che si è tenuta in Sapienza nel tardo pomeriggio di giovedì 16 settembre, è stato aperto dai saluti del rettore Paolo Maria Mancarella e del sindaco Michele Conti.

"Il fatto che questo riconoscimento vada oggi a due illustri nomi del mondo della cultura e della medicina - ha detto nel suo intervento il rettore Mancarella - mi pare un fatto che dona un alto valore simbolico a questa edizione segnando, sotto i migliori auspici, l’inizio di una nuova stagione, dopo il periodo terribile che ci stiamo lentamente lasciando alle spalle".

"Le mie più fervide congratulazioni ai due premiati di oggi per le edizioni 2020-2021 - ha detto il sindaco Conti - personalità che nei rispettivi settori hanno dato e stanno continuando a dare un contributo fondamentale alla scienza e alle nostre comunità".

Ai saluti istituzionali sono seguite le Laudatio tenute da Lucia Tongiorgi Tomasi, ordinaria di Storia dell’Arte Moderna, per Settis e da Francesco Porcelli, chirurgo generale, per Roncella. Il presidente dell'Alap, Paolo Ghezzi, ha dato quindi lettura delle Motivazioni del conferimento e subito dopo ha consegnato il "Campano d’Oro” ai due professori.

"La doppia cerimonia di quest’anno - ha detto in apertura il presidente Ghezzi - è particolarmente emozionante. Testimonia una intensa attività dell’Associazione nonostante le difficoltà che hanno caratterizzato questi 18 mesi e conferma l’attenzione del Consiglio direttivo verso il riconoscimento dell’eccellenza in ambito professionale e umano. Il professor Settis e la professoressa Roncella ne rappresentano la sintesi perfetta andando ad arricchire l'albo d’oro di questo prestigioso premio che rende onore al contributo immenso che il sapere pisano ha garantito all’intera comunità nazionale e internazionale".

"Salvatore Settis - ha citato Paolo Ghezzi dando lettura delle Motivazioni - è senza dubbio uno degli studiosi italiani che ha saputo trasformare la propria passione per l’arte e la dedizione alla ricerca in un contributo indispensabile al processo di crescita dell’umanità intera, favorendo la comprensione trasversale del concetto di 'bellezza' quale strumento espressivo di salvezza e fonte di ispirazione cui tendere".

"Manuela Roncella - ha concluso poco più avanti leggendo le Motivazioni - è senza dubbio uno dei chirurghi italiani che con la sua competenza ha saputo offrire un contributo indispensabile al processo di crescita della nostra comunità ma, ancor prima, è la conferma che nessuna eccellenza professionale è veramente utile, né riconoscibile, se non è condivisa, accompagnata da una profonda umanità e capace di guardare con fiducia al futuro".

Il pomeriggio è stato chiuso dall'intervento dei due premiati.

Il video integrale della cerimonia

Settis

roncella

Sono stati conferiti ai professori Salvatore Settis e Manuela Roncella il "Campano d'oro" edizione 2020 e 2021, premio istituito nel 1971 dall'Associazione dei Laureati dell'Ateneo Pisano (Alap) come tributo in onore di ex allievi dell’Ateneo pisano che si sono distinti nel campo della cultura, della scienza, dell’industria e delle professioni. Il programma della cerimonia, che si è tenuta in Sapienza nel tardo pomeriggio di giovedì 16 settembre, è stato aperto dai saluti del rettore Paolo Maria Mancarella e del sindaco Michele Conti.

"Il fatto che questo riconoscimento vada oggi a due illustri nomi del mondo della cultura e della medicina - ha detto nel suo intervento il rettore Mancarella - mi pare un fatto che dona un alto valore simbolico a questa edizione segnando, sotto i migliori auspici, l’inizio di una nuova stagione, dopo il periodo terribile che ci stiamo lentamente lasciando alle spalle".

"Le mie più fervide congratulazioni ai due premiati di oggi per le edizioni 2020-2021 - ha detto il sindaco Conti - personalità che nei rispettivi settori hanno dato e stanno continuando a dare un contributo fondamentale alla scienza e alle nostre comunità".

Ai saluti istituzionali sono seguite le Laudatio tenute da Lucia Tongiorgi Tomasi, ordinaria di Storia dell’Arte Moderna, per Settis e da Francesco Porcelli, chirurgo generale, per Roncella. Il presidente dell'Alap, Paolo Ghezzi, ha dato quindi lettura delle Motivazioni del conferimento e subito dopo ha consegnato il "Campano d’Oro” ai due professori.

Campano Sala

"La doppia cerimonia di quest’anno - ha detto in apertura il presidente Ghezzi - è particolarmente emozionante. Testimonia una intensa attività dell’Associazione nonostante le difficoltà che hanno caratterizzato questi 18 mesi e conferma l’attenzione del Consiglio direttivo verso il riconoscimento dell’eccellenza in ambito professionale e umano. Il professor Settis e la professoressa Roncella ne rappresentano la sintesi perfetta andando ad arricchire l'albo d’oro di questo prestigioso premio che rende onore al contributo immenso che il sapere pisano ha garantito all’intera comunità nazionale e internazionale".

"Salvatore Settis - ha citato Paolo Ghezzi dando lettura delle Motivazioni - è senza dubbio uno degli studiosi italiani che ha saputo trasformare la propria passione per l’arte e la dedizione alla ricerca in un contributo indispensabile al processo di crescita dell’umanità intera, favorendo la comprensione trasversale del concetto di 'bellezza' quale strumento espressivo di salvezza e fonte di ispirazione cui tendere".

"Manuela Roncella - ha concluso poco più avanti leggendo le Motivazioni - è senza dubbio uno dei chirurghi italiani che con la sua competenza ha saputo offrire un contributo indispensabile al processo di crescita della nostra comunità ma, ancor prima, è la conferma che nessuna eccellenza professionale è veramente utile, né riconoscibile, se non è condivisa, accompagnata da una profonda umanità e capace di guardare con fiducia al futuro".

Il pomeriggio è stato chiuso dall'intervento dei due premiati.

Il video integrale della cerimonia

Dal 21 al 24 ottobre il Cus Pisa ospiterà il torneo di qualificazione ai mondiali di hockey su prato femminili 2022. Otto squadre - Italia, Bielorussia, Francia, Galles, Irlanda, Polonia, Russia e Scozia - si sfideranno nella cittadella sportiva universitaria di via Chiarugi per conquistare un posto nella competizione internazionale del prossimo anno organizzata da Spagna e Olanda. Su proposta della Federazione italiana hockey (Fih), il torneo assegnato all'Italia si svolgerà sul nuovo campo del Centro universitario sportivo pisano che ha ricevuto le valutazioni positive anche dai vertici del Comitato olimpico nazionale italiano e da quelli della European hockey federation (Ehf).

Il Cus Pisa vanta infatti il più moderno impianto di hockey su prato in Italia e l'unico, a livello nazionale, omologato per le competizioni internazionali. "Un risultato straordinario - commenta Stefano Pagliara, presidente del Cus Pisa e vicepresidente vicario della Fih - raggiunto grazie al lungo ed impegnativo lavoro fatto all'interno della Federazione e ad una struttura, quella del Cus Pisa, che rappresenta un vanto per Pisa e per l'intera Toscana".

L'impianto sportivo è stato recentemente sottoposto ad un completo restyling, concretizzato grazie alle risorse, circa 300mila euro, stanziate dall'Università di Pisa e dalla Fih. I lavori hanno permesso il rifacimento della struttura e soprattutto la posa di un manto in erba sintetica ad “acqua” di ultima generazione che ha sostituito il vecchio manto a “sabbia”. Oltre all'impianto sportivo, alle strutture e agli spazi che il Cus Pisa può mettere a disposizione, Pisa ha soddisfatto tutte le esigenze logistiche e di accoglienza richieste dal protocollo internazionale.

“Il finanziamento fatto dalla nostra Università per la realizzazione del nuovo campo da hockey - sottolinea Marco Gesi, prorettore per i Rapporti con gli enti del territorio dell'Ateneo pisano, con delega allo Sport - è solo l’ultimo dei molti fatti in questi anni. Ricordo che fino a un anno fa il Cus Pisa era commissariato e, pur avendo una gestione amministrativa controllata, l'Università ha sempre creduto nel progetto sportivo e nella sua importanza per i nostri studenti e per tutto il territorio. In questi anni il lavoro è stato molto e faticoso; da una parte abbiamo rivisto i regolamenti e le convenzioni; dall’altra abbiamo voluto continuare a mantenere gli standard della nostra cittadella sportiva. Il fatto che la federazione italiana hockey abbia scelto Pisa come sede dove svolgere le qualificazioni ai mondiali femminili ci rende particolarmente felici e onorati, certi che le scelte fatte in questi anni siano state quelle giuste. La qualità dell’impianto che abbiamo inaugurato pochi mesi fa è unica in Italia e rispetta tutti gli standard internazionali. L’evento che si svolgerà a ottobre sarà un vanto per tutta la nostra città. Un successo che ci rende ancora più convinti di quanto quotidianamente facciamo per lo sport e per i nostri studenti."

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Per quasi dieci giorni, la città ospiterà oltre 600 persone tra atleti, dirigenti e componenti degli staff delle varie Federazioni. Previsto anche l'arrivo di un buon numero di tifosi dai vari Paesi. Presenze che avranno anche importanti ricadute sul sistema alberghiero ed economico cittadino. La competizione vedrà protagonista l'Italia allenata da Roberto Carta, a fine settembre impegnata in un raduno pre-torneo che si svolgerà sempre a Pisa, che tenterà di conquistare il pass per il mondiale, primo step per ottenere la qualificazione alle Olimpiadi che manca dal 1960. 

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