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Riapre al pubblico, completamente rinnovata, la Galleria dei mammiferi del Museo di Storia Naturale dell'Università di Pisa.

All'inaugurazione nella Certosa di Calci venerdì 23 febbraio hanno partecipato, fra gli altri, il rettore Paolo Mancarella, il prorettore vicario Nicoletta De Francesco, la famiglia Barbero, Claudio Pugelli, presidente della Fondazione Pisa, Donato Trenta, segretario generale della Fondazione Pisa, Massimiliano Ghimenti, sindaco di Calci, Alessandro Compagnino, dirigente Ufficio Cultura Regione Toscana. Dopo i saluti istituzionali sono intervenuti Simone Farina, curatore del Museo, Alessandro Tosi, direttore scientifico del Museo della Grafica e Spartaco Gippoliti, zoologo conservazionista della Società Italiana per la Storia della Fauna "G. Altobello".

 

Allestimento Mammiferi Dario Salzano

Allestimento della Galleria dei mammiferi (foto Dario Salzano).

La galleria ha svelato al pubblico una  collezione di enorme rilievo scientifico: quasi trecento esemplari, tra quelli appartenenti alla collezione storica del Museo e quelli frutto della recente acquisizione della collezione Barbero. L'importante allestimento ha richiesto lunghi mesi di lavoro per il personale coinvolto, in particolare per il delicato restauro degli esemplari storici, molti dei quali risalenti alla prima metà dell'Ottocento, e per lo studio della collezione stessa, che comprende specie rare e ad alto rischio di estinzione.

 

Orice dalle corna a scimitarra (Africa), collezione Barbero. È considerato estinto in natura, attualmente ne esistono pochissimi esemplari in cattività e se ne sta tentando la reintroduzione (foto Dario Salzano).


L'esposizione, realizzata anche grazie al sostegno della Fondazione Pisa, è suddivisa in due parti. La prima sala ospita monotremi, marsupiali, bradipi, formichieri, armadilli, pangolini e carnivori, con particolare rilievo dato ai felidi. La seconda sala, un corridoio lungo 60 metri con vetrate e allestimenti su entrambi i lati, raccoglie invece gli ungulati. Tra questi, specie provenienti da tutto il mondo: cervi, stambecchi, mufloni e numerose antilopi africane con esemplari spettacolari come l'Eland gigante (la più grande antilope esistente).

Piante minacciate dall’eccessivo prelievo come il bucaneve o il pungitopo o specie che sono a rischio come il piccolo quadrifoglio d'acqua, ormai quasi scomparso nelle zone umide per via dell’inquinamento e che sopravvive con piccole popolazioni solo nella zona di Pisa. E ancora rane, raganelle e salamandre, specie minacciate sempre a causa dei cambiamenti ambientali. Per tutelare il patrimonio di biodiversità della Toscana è partito Monito-rare, un progetto che la Regione ha affidato alle Università di Pisa, Firenze e Siena e che sarà presentato al pubblico nel convegno "Governare la biodiversità" che si svolge a Firenze giovedì 22 febbraio.

Obiettivo del progetto è quello di monitorare gli habitat e le specie vegetali e animali come richiesto dalla Direttiva Habitat dell'Unione europea. Gli esiti dell’indagine confluiranno quindi nel rapporto nazionale curato dal Ministero dell'Ambiente che l'Italia invierà alla Commissione europea.

 

qudrifoglio

Marsilea quadrifolia


"Per la prima volta in Toscana - dice Gianni Bedini responsabile del progetto per l’Università di Pisa - sperimenteremo sul campo i metodi di monitoraggio stilati dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale applicandoli a circa cinquanta specie di animali e piante. I dati che raccoglieremo entro la fine dell'anno serviranno sia a validare o ricalibrare i metodi di monitoraggio, sia ad aggiornare le conoscenze sulla distribuzione delle popolazioni investigate e sui fattori che ne minacciano la sopravvivenza”.

 

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Bucaneve


L’Università di Pisa ha aderito a Monito-rare con il Dipartimento di Biologia e il Museo di Storia Naturale. Il gruppo pisano - composto da Gianni Bedini, Lorenzo Peruzzi, Giulio Petroni, Marco Zuffi, Giovanni Astuti e Matilde Boschetti - opererà d'intesa con quelli di Siena e di Firenze con il coordinamento di Bruno Foggi, botanico dell'Ateneo fiorentino.

"Tutti quanti condividiamo una fortissima motivazione a lavorare sulla conservazione della biodiversità toscana mettendo a sistema le nostre competenze e conoscenze in materia di distribuzione e demografia delle popolazioni da monitorare - conclude Bedini – nei prossimi mesi abbiamo in agenda degli incontri plenari per affrontare le criticità tecnico-scientifiche del monitoraggio e delle riunioni tecniche più ristrette per verificare il rispetto del cronoprogramma e l'adempimento degli obblighi amministrativi".

 

Bilancio positivo per gli Open Days dell’Università di Pisa: anche quest’anno sono stati circa quattromila gli studenti delle scuole superiori, dalla Toscana e non solo, che hanno approfittato dell’iniziativa per scoprire l’offerta formativa dell’Ateneo.

 

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Gli Open Days al Dipartimento di Economia e Management

 

Iniziati il 12 febbraio, gli Open Days chiuderanno venerdì 23 febbraio dopo due settimane di attività organizzate in tutti i dipartimenti, sia di area scientifica che umanistica. Protagonisti come sempre i ragazzi e le ragazze delle ultime classi delle superiori che hanno seguito gli incontri di presentazione e partecipato alle visite guidate, alle attività di laboratorio e alle lezioni accademiche.

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Gli Open Days al Dipartimento di Economia e Management

 

E chi fosse interessato può ancora controllare eventi in programma e posti a disposizione all’indirizzo http://prenotazione-eventi.unipi.it.

 

copertina_walter_grassi"Storia del caldo e del freddo. Energia e vita: tutto si trasforma" (Hoepli, 2018) è l'ultimo libro di Walter Grassi, docente dell'Università di Pisa dove per molti anni ha ricoperto la cattedra di Fisica tecnica al dipartimento di Ingegneria dell'energia, dei sistemi, del territorio e delle costruzioni.

Esperto di scambio termico, nel corso della sua carriera, il professore Grassi ha svolto ricerche per conto dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) e dell'ENEA; fra gli incarichi ricoperti, è stato presidente dell'Agenzia Regionale Toscana per l'energia e dell'Unione Geotermica Italiana (UGI).

Pubblichiamo di seguito un estratto del libro a sua firma.

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Poche cose di cui abbiamo percezione costante, ma che, per molto tempo, non abbiamo veramente capito, sono alla base della comprensione di molti aspetti della vita.

Dalla apparentemente banale nozione che il calore passa dal corpo più caldo a quello più freddo è stato possibile, per il genere umano, approdare alla nozione di irreversibilità ed a sviluppare una scienza come la Termodinamica, che ha determinato l’impulso iniziale del progresso tecnologico e, quindi, socio–economico. Ci ha permesso di capire cosa sia un sistema, nell’accezione più ampia del termine e delle condizioni che si devono creare e mantenere perché un sistema viva secondo certe forme e modalità. Ancora, ci consente di vedere anche la natura come tale, con tutte le sue complesse funzioni e interazioni e, infine, con una sorta di stupefacente regolarità e ricorsività.

Lo scopo del libro è di mostrare come i fondamenti di questo argomento siano facilmente comprensibili da tutti, in quanto parte dell’esperienza quotidiana. Basta osservare quello che ci succede intorno ogni giorno. Chi facendo un foro con un trapano non ha visto la punta scaldarsi? Perché usando i freni un’automobile si ferma? Perché si fa fatica a spingere una barca in acqua? Come mai, cuocendo la pasta, il coperchio della pentola si alza e poi ricade? Perché bisogna fare manutenzione agli oggetti ed anche al nostro corpo? Perché s’inquina?

Walter Grassi

 

Nell'ambito di “M’illumino di meno”, l’iniziativa della trasmissione di Radio Rai “Caterpillar” che promuove il risparmio energetico e i comportamenti virtuosi nell’ambito della sostenibilità ambientale, giovedì 22 febbraio dalle 18 alle 20 l’Università di Pisa organizza il flashmob “Caccia al kWh”. In pratica, studenti, docenti e personale andranno a caccia in ateneo di sprechi energetici, come ad esempio luci accese e di porte e finestre aperte.

Son previsti tre punti di ritrovo per la formazione dei gruppi di cacciatori: al Polo didattico Porta Nuova (Via Padre B. Fedi), al Polo A - Triennio della Scuola di Ingegneria (Largo Lucio Lazzarino) e al Polo didattico delle Piagge (Via Giacomo Matteotti). Il consiglio è di armarsi di smartphones per fotografare e filmare le “catture” effettuate.

 

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Quest’anno le iniziative per “M’illumino di Meno” sono promosse nell’ambito della Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile (RUS), che raggruppa 55 atenei italiani e la “Caccia al kWh” si svolge in contemporanea in numerose università della rete. L’obiettivo principale dell'iniziativa è sensibilizzare sul contributo individuale che ciascuno di noi può offrire su tema del risparmio energetico, a partire dalle piccole dimenticanze che, sommate tra loro, possono avere un impatto significativo sui consumi degli atenei.

 

Indecisi su chi votare alle elezioni del 4 marzo? In vostro soccorso arriva il Navigatore elettorale, una applicazione online molto intuitiva e facile da usare, che aiuta gli elettori a orientarsi tra le varie proposte politiche delle prossime consultazioni. Collegandosi al sito https://navigatoreelettorale.it e rispondendo a 32 domande, l’utente viene posizionato su una mappa, dove può vedere a quale partito è più vicino (in generale e su ogni singolo tema) e capire come la pensano i partiti sulle varie tematiche. Il Navigatore elettorale è stato sviluppato da un team di ricerca dell’Università di Pisa, presieduto dal professor Luciano Bardi e diretto dai professori Enrico Calossi ed Eugenio Pizzimenti.

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Uno screenshot del Navigatore elettorale

 

Lo strumento è una voting advice application (VAA) frutto di una collaborazione tra l’Osservatorio su Partiti Politici e Rappresentanza (costituito presso l'Osservatorio su Politica e Istituzioni del Dipartimento di Scienze Politiche), l'Università di Amsterdam e Kiescompass (un centro di ricerca olandese impegnato nello sviluppo operativo di VAA. I ricercatori dell’Ateneo hanno proceduto all’individuazione delle tematiche più rilevanti nell’attuale dibattito politico, avvalendosi della collaborazione attiva di due studenti che svolgono attività di ricerca alternativa al tirocinio presso l’OPI.

«Le oltre 40 tematiche raccolte inizialmente sono state sottoposte ad analisi fattoriale attraverso il ricorso a panel group, per poter così essere raggruppate in 7 macro-tematiche (ad es. "Unione Europea" o "Servizi Pubblici") – spiegano Calossi e Pizzimenti – Successivamente, l'OPPR ha raccolto le posizioni ufficiali dei partiti, sulla base di una gerarchia di fonti primarie e secondarie (dal programma elettorale alle dichiarazioni mezzo stampa, fino alle pubblicazioni sul sito ufficiale dei partiti ai social media). La codifica si è concentrata su 32 tematiche, una volta esclusi i temi meno rilevanti o rispetto ai quali le posizioni dei partiti non variavano significativamente. Nella fase di codifica le posizioni dei partiti sono state graduate su una scala 1-5 (del tutto d'accordo, d'accordo, né in disaccordo né d'accordo, in disaccordo, del tutto in disaccordo). In base a questo metodo le posizioni dei partiti sono state posizionate in un quadrante costruito lungo due dimensioni: la dimensione libero mercato-interventismo pubblico in economica e la dimensione conservatorismo-progressismo sui diritti civili. A differenza di altre applicazioni si è deciso di inserire il posizionamento sul tema dell'Unione Europea in modo "spacchettato", in base alla tematica trattata».

 

Da sinistra, Luciano Bardi, Enrico Calossi, Eugenio Pizzimenti

Da sinistra, Luciano Bardi, Enrico Calossi, Eugenio Pizzimenti

 

L’OPPR non si è limitato a mappare i partiti più grandi, ma ha provato a includere nell'analisi tutti i partiti che si presentano in coalizione o che hanno raccolto con successo le firme dei cittadini per presentarsi in almeno l'80% dei collegi. Pertanto sono state raccolte e codificate informazioni per 16 partiti, pari a 512 affermazioni codificate. In aggiunta si è data all'utente la possibilità di assegnare un punteggio di gradimento ai leader dei partiti e una valutazione della loro capacità di ricoprire il ruolo di Presidente del Consiglio.

«Il Navigatore elettorale è uno strumento indipendente, che consente all'elettore di orientarsi meglio, in una fase di così estrema incertezza e con un'offerta politica così ampia – concludono i ricercatori – In sostanza l'obiettivo è quello di aiutare le persone a conoscere le posizioni dei vari partiti politici e ad apprezzare le differenze che ci sono tra loro».

 

Contro un’agguerrita Lorenzoni (Bra) sfuma il sogno del quarto scudetto indoor per le ragazze del Cherubino, che nonostante l’ottima performance che le conduce alla finalissima per il primo posto, perdono ai rigori. Il torneo all’italiana ha visto le gialloblù pisane durante la giornata di sabato vincere prima 4 a 1 con l’Argentia, grazie ad una splendida tripletta di Giulia Taglioli, per poi capitolare proprio contro il Lorenzoni con il medesimo punteggio. La domenica si è aperta con una doppietta ancora di Giulia Taglioli (nella foto in basso), che risulterà essere la migliore giocatrice e realizzatrice del torneo, e un terzo gol di Puglisi che ha regalato la vittoria sul Padova e l’accesso alla finalissima.

Una finale molto combattuta: nel primo tempo è il Cus Pisa ad avere in mano il gioco impostando la manovra e giocando nella metà campo avversaria, ma il Lorenzoni passa in vantaggio dopo pochi minuti di gara, capitalizzando un veloce contropiede. È Puglisi a segnare l’uno a uno per le gialloblù al 10’ fissando sul pareggio la prima frazione di gara che scorre via senza particolari emozioni, a parte almeno una buona occasione per parte. Il secondo tempo inizia con il solito copione: il Lorenzoni passa in vantaggio al 3’ e si fa più aggressivo, colpendo un palo al 7’. Al 10’ Galligani riequilibra le sorti del match ed il Cus sembra cominciare credere nella vittoria; in inferiorità numerica temporanea Puglisi conquista un penalty e la rigorista Taglioli non sbaglia: palla alla sinistra del portiere, 3-2 per il Cus Pisa. La gara si fa incandescente e a tempo scaduto su un corner corto contestato dal numeroso pubblico pisano presente sugli spalti, il Lorenzoni raggiunge in extremis il pareggio che regala alla formazione piemontese un insperato extra time. Entrambi i tempi supplementari finiscono in parità. Si va ai rigori. E non basta il portiere della nazionale Martina Chirico a parare i perfetti tiri messi a segno dalla squadra braidense.

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“Perdere ai rigori è sempre devastante dal punto di vista morale – commenta a caldo la dirigente dell’Hockey del Cus Pisa, Lucia Anita D'Ambra - ma dimostra anche che ce la siamo giocata fino all'ultimo, eravamo pari a loro. Quest'anno è andata così, onore comunque alla Lorenzoni per questa vittoria”. Dello stesso tenore le parole del Commissario del Cus Pisa, Nicola Aprile, presente alla finale: “la partita è stata equilibrata ma beffarda a nostro danno, avevamo la vittoria in pugno fino all’ultimo secondo del tempo regolamentare, poi una volta arrivati ai rigori si sa che si tratta di una lotteria. Congratulazioni alla squadra avversaria per la vittoria ma complimenti anche alle nostre ragazze che si sono battute come leonesse. Ci riproveremo il prossimo anno”.

Dunque secondo posto al Cus Pisa, lo scudetto tricolore indoor va quest’anno all’Hc Lorenzoni. Terzo posto per il Cus Padova che si è aggiudicato ai rigori la finalina contro l’HC Argentia (Cernusco) dopo una gara avvincente terminata sul 4-4 nei tempi regolamentari. Nella formazione patavina militano le pisane Ester Benvenuti, premiata poi come miglior portiere del torneo e Alessia Betti, entrambe atlete del Cus Pisa fino alla scorsa stagione e trasferite in Veneto per motivi di studio, dove hanno continuato a giocare ad hockey con la formazione locale.

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Alla premiazione erano presenti i vertici dell’hockey regionale e nazionale, che si sono prodigati in complimenti a tutte le atlete scese in campo e anche agli organizzatori del torneo, per il secondo anno consecutivo sul parquet del Cus Pisa. “Nello sport a volte si vince ed altre invece si perde – ha dichiarato il prorettore alle Attività sportive dell’Università di Pisa, Marco Gesi – ma al di là del risultato del campo credo che il Cus Pisa abbia dato un'ulteriore dimostrazione di essere ai vertici dell’hockey nazionale, anche per l’organizzazione impeccabile di queste finali”.

(Fonte: Ufficio Stampa Cus Pisa)

Formazione: Martina Chirico, Francesca Bendinelli, Chiara Chirico, Martina Lecchini, Giulia Taglioli, Giulia Galligani, Sara Puglisi, Margherita Rovini, Claudia Ciucci, Valeria Ciucci, Ottavia Menconi, Federica Costanzo.
Allenatore: Ariel Araoz
Dirigente: Lucia Anita D’Ambra

Italia e Spagna, due contesti nazionali con storie e politiche penitenziarie simili, eppure con situazioni molto diverse se si focalizza l’attenzione sullo studio universitario in carcere. Da un lato la Spagna che ha attuato una serie di misure che l’hanno portata ad affermarsi come esempio di eccellenza nel panorama europeo, dall’altro l’esperienza del nostro Paese che, nonostante la virtuosa e singolare esperienza dei Poli Universitari Penitenziari, non riesce a generare importanti ricadute sistemiche. Un divario netto dunque, che emerge da un’analisi comparata condotta da Gerardo Pastore, ricercatore del dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. Il lavoro, appena pubblicato sull’«International Journal of Inclusive Education», si inserisce nel quadro di una collaborazione di lungo periodo con Andrea Borghini, delegato del rettore dell’Ateneo pisano per il Polo Universitario Penitenziario di Pisa, e Antonio Viedma Rojas della Universidad Nacional de Educación a Distancia (UNED) di Madrid.

“Il primo dato che si registra dal punto di vista quantitativo è quello relativo alla partecipazione delle persone detenute a corsi universitari – spiega Gerardo Pastore – e su questo punto, il ritardo dell’Italia è particolarmente marcato, infatti sebbene non sia semplice inquadrare il fenomeno in chiave comparata, i dati ci dicono ad esempio che nel 2015 gli iscritti erano 178 su una popolazione carceraria di circa 52mila persone in Italia e 1.020 su circa 61mila detenuti in Spagna”.

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Un distacco netto che però si spiega a partire dalle buone pratiche del modello spagnolo che lo studio individua in due elementi ben precisi: l’esistenza di una convenzione nazionale unica tra istituzioni (in questo caso i ministeri dell’istruzione e dell’interno e l’UNED) in grado di assicurare risorse economiche e umane e la piena applicazione delle tecnologie telematiche alla didattica universitaria in carcere.

“Si tratta di buone pratiche che sarebbe auspicabile adattare al contesto italiano –conclude Pastore – il carattere straordinario dell’incontro tra carcere e università si può cogliere sotto molti aspetti, sia particolari che generali. Se si guarda nella prima direzione, lo studio appare come uno dei mezzi più efficaci per attenuare l’elemento drammatico della detenzione e riempirla di contenuti costruttivi. Considerando invece gli aspetti più generali, favorire la partecipazione dei prigionieri a corsi universitari ricorda a tutti che un’altra cultura della pena è possibile, senza buonismi di sorta, senza cedimenti, senza sotterfugi, ma nella nitidezza dei profili penali e delle modalità della detenzione”.

In una giornata di confronto che si è tenuta nella sala del Consiglio della Provincia di Pisa, il coordinamento dei Cug, composto dai presidenti e dalle presidenti dei Comitati Unici di Garanzia cittadini, ha fatto incontrare per la prima volta tutte le persone che quotidianamente operano all’interno delle proprie istituzioni per la promozione dell’eguaglianza, il contrasto alle discriminazioni e la realizzazione del benessere organizzativo e lavorativo. I componenti e le componenti dei Cug delle istituzioni operanti nella città di Pisa – le tre istituzioni universitarie (Università di Pisa, Scuola Normale Superiore e Scuola Superiore Sant’Anna), le due territoriali (Comune e Provincia) e l’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana – si sono riuniti giovedì 15 febbraio per dare vita a un confronto aperto sulle azioni in essere e quelle programmate all’interno dei rispettivi Piani di Azioni Positive.

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I presidenti dei Cug del territorio.

Il tentativo di fare un bilancio delle attività dei CUG cittadini dal momento del loro avvio, e soprattutto di individuare le prospettive di potenziamento del loro ruolo e della loro capacità di incidere sul buon funzionamento delle istituzioni pubbliche, è stato guidato dall’intervento introduttivo di Patrizia Tomio, dell’Università di Trento, che presiede la Conferenza nazionale degli organismi di parità delle università italiane. Insieme a lei c’erano tutti i presidenti dei Cug del territorio: Daniele Menozzi, della Scuola Normale, Elettra Stradella dell’Università di Pisa, Erica Palmerini (presidente uscente) e Gaetana Morgante (nuova presidente) della Scuola Sant’Anna, Francesco Sardo del Comune di Pisa, Giuseppe Pozzana della Provincia di Pisa e Carola Martino della Aoup.

«In un contesto segnato da profonde trasformazioni nell’organizzazione delle pubbliche amministrazioni e del lavoro pubblico, e dalla centralità nel dibattito pubblico, ma anche culturale e scientifico, delle tematiche riguardanti le discriminazioni di genere, il ruolo dei CUG sembra assumere una particolare rilevanza sul piano civile e sociale – hanno dichiarato Daniele Menozzi, presidente del coordinamento dei Cug, ed Elettra Stradella, coordinatrice dell’iniziativa – La rete di buone pratiche che il coordinamento pisano sta consolidando è un esempio virtuoso da questo punto di vista: non solo l’impegno di elaborazione e confronto che si è realizzato nei seminari e nei convegni promossi dal coordinamento, ma anche le iniziative concrete, come quella in programma per l’estate 2018, sul finanziamento di borse di studio per la partecipazione di studenti femmine a Scuole estive in ambito scientifico-tecnologico».

I Comitati Unici di Garanzia
I Comitati Unici di Garanzia sono organismi istituiti con legge nel 2010 al fine di incorporare le funzioni che prima erano svolte, all’interno delle pubbliche amministrazioni, dai comitati pari opportunità e dalle commissioni antimobbing. L’idea di fondo che ne sta alla base è che tutte le amministrazioni pubbliche debbano garantire pari opportunità, un ambiente improntato al benessere organizzativo e debbano impegnarsi a prevenire, rilevare, contrastare ed eliminare ogni forma di violenza sessuale, morale o psichica al proprio interno, nonché tutte le discriminazioni, non soltanto di genere. Come precisa la direttiva del 2011 sui CUG, l’obiettivo è agire contemporaneamente sui diversi fronti dell'innovazione dei modelli organizzativi, del rinnovamento della classe dirigente, dell'uguaglianza delle opportunità e del riconoscimento del merito e, non ultimo, della capacità delle amministrazioni di promuovere la parità anche nel contesto esterno.

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Un momento della conferenza plenaria.

Proprio su questa linea, e con questo respiro esterno, caso unico in Italia i CUG del territorio pisano hanno deciso dall'inizio del 2016 di attivare un coordinamento allo scopo di rendere più efficace la loro attività. Tra i seminari e i convegni promossi dal coordinamento ricordiamo “Violenza nelle relazioni di genere: la storia, le forme, il contrasto”, nel novembre 2016, “Pari dignità e sviluppo della persona. Rileggere oggi l'art. 3 della Costituzione”, nel febbraio 2017, i cui atti sono appena stati pubblicati, e “L'utilità sociale del lavoro pubblico nella crisi dello stato nazionale”, il 9 febbraio 2018.

La coltivazione di mais transgenico presenta produzioni superiori, contribuisce a ridurre la presenza di insetti dannosi e contiene percentuali inferiori di sostanze tossiche che contaminano gli alimenti e i mangimi animali. La conferma arriva da uno studio condotto da ricercatori italiani della Scuola Superiore Sant'Anna e dell’Università di Pisa, con il coordinamento di Laura Ercoli, docente di Agronomia e Coltivazioni Erbacee all’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna, che hanno pubblicato su “Scientific Reports” un’indagine sugli effetti della coltivazione di mais transgenico, prendendo in considerazione 21 anni di coltivazione mondiale, tra il 1996 - anno di inizio della coltivazione del mais transgenico - e il 2016. Non soltanto: per la prima volta lo studio dimostra, dati statistici e matematici alla mano, che il mais transgenico non comporta rischi per la salute umana, animale e ambientale.

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Lo studio raccoglie i risultati di ricerche condotte in pieno campo negli Stati Uniti, in Europa, Sud America, Asia, Africa e Australia, e paragona le varietà transgeniche con le parentali non transgeniche. Dimostra, in maniera decisa, che il mais transgenico è notevolmente più produttivo (5,6-24,5%), non ha effetto sugli organismi non-target (cioè non bersagli della modificazione genetica), tranne la naturale diminuzione del “Braconide parassitoide” dell’insetto dannoso target “Ostrinia nubilalis” e contiene concentrazioni minori di micotossine (-28,8%) e fumonisine (-30,6%) nella granella, ovvero nei chicchi del mais.

Lo studio applica le moderne tecniche matematico-statistiche di meta-analisi su risultati provenienti da studi indipendenti, per trarre conclusioni più forti rispetto a quelle ottenute da ogni singolo studio. La meta-analisi si è basata su 11.699 osservazioni che riguardano le produzioni, la qualità della granella (incluso il contenuto in micotossine), l’effetto sugli insetti target e non-target, i cicli biogeochimici come contenuto di lignina negli stocchi e nelle foglie, perdite di peso della biomassa, emissione di CO2 dal suolo.

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Da sinistra gli autori dello studio: Elisa Pellegrino, Stefano Bedini, Marco Nuti, Laura Ercoli.

La European Court of Justice di recente aveva sentenziato che, a meno di una “evidenza significativa” sul serio rischio alla salute umana, animale e ambientale portato dalla coltivazione di piante geneticamente modificate, gli Stati Membri non possono adottare misure d’emergenza per proibirne l’uso. Lo studio dimostra che, dopo ventuno anni di coltivazione del mais transgenico in tutto il mondo, non esiste alcuna “evidenza significativa” di rischi alla saluta umana, animale o ambientale. Al contrario, i dati della meta-analisi indicano con chiarezza la diminuzione delle micotossine e fumonisine, sostanze contaminanti contenute negli alimenti e nei mangimi e responsabili di fenomeni di tossicità acuta e cronica. La diminuzione di tali sostanze nella granella del mais transgenico, impiegata in alimenti per l’uomo e per gli animali, può avere effetti molto significativi per la salute umana.

Gli autori (Elisa Pellegrino, Stefano Bedini, Marco Nuti, Laura Ercoli) sottolineano che lo studio ha riguardato esclusivamente l’elaborazione rigorosa dei dati scientifici e non l’interpretazione “politica” dei medesimi e ritengono che “questa analisi fornisca una sintesi efficace su un problema specifico molto discusso pubblicamente”, sintesi che “permette di trarre conclusioni univoche aiutando ad aumentare la fiducia del pubblico nei confronti del cibo prodotto con piante geneticamente modificate”.

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