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Proteggere le pitture ad olio contemporanee dall’usura del tempo

L’instabilità dei colori in tubetto fra i problemi individuati dal progetto europeo CMOP

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Patine superficiali che offuscano lo splendore originario dei colori, efflorescenze, una imprevedibile sensibilità all'acqua e ai solventi in generale, pitture che colano anche dopo tanti anni che i quadri sono stati completati. C’è tutta una casistica di problemi di conservazione che riguardano i dipinti del XX e XXI secolo e che sono nettamente diversi da quelli delle opere realizzate nei secoli precedenti. A identificarli e a scoprire cause e soluzioni ci ha pensato il progetto europeo CMOP-Cleaning of modern oil paints appena giunto a conclusione, coordinato dall’Università di Amsterdam e al quale hanno partecipato il dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa, l’Agenzia Olandese per i Beni Culturali, la Tate di Londra, l’Istituto d'Arte Courtauld e il Getty Conservation Institute di Los Angeles.

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Fenomeni di degrado delle pitture

Le opere d’arte studiate, tra cui ad esempio la “Donna nuda su una poltrona rossa” di Pablo Picasso del 1932, sono state oltre 70, principalmente provenienti dalle collezioni della Tate Modern, dello Stedelijk Museum Amsterdam e del Gemeentemuseum dell’Aia.

E’ emerso così che i problemi di conservazione dei dipinti ad olio contemporanei sarebbero legati soprattutto alle pitture commerciali, in tubetto e più economiche, ma altamente instabili, che gli artisti cominciano ad utilizzare dalla fine dell’Ottocento. Colori prodotti industrialmente, e non più frutto dell’abilità di pittori e artigiani, dove magari, anche per questioni di salute, vennero via via eliminati componenti più stabili come i pigmenti a base di piombo, a favore di altri più reattivi che però degradano l’olio.

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“Donna nuda su una poltrona rossa” di Pablo Picasso del 1932 (Tate, N06205) . © Succession Picasso/DACS 2018

“La conseguenza è che i rischi associati ai trattamenti di pulizia superficiale dei dipinti a olio contemporanei sono molto alti e potrebbero condurre a danni irreversibili delle opere”, spiega Ilaria Bonaduce dell’Università di Pisa che ha contribuito allo studio di questi meccanismi a livello molecolare insieme al suo gruppo di ricerca composto da Celia Duce, Anna Lluveras-Tenorio, Francesca Modugno, Ilaria Degano e Jacopo La Nasa.

“I sistemi comunemente utilizzati per la rimozione dello sporco dalla superficie, che si basano su mezzi acquosi, non possono infatti essere utilizzati, né altri trattamenti alternativi sinora testati si sono dimostrati efficaci - aggiunge Ilaria Bonaduce - D'altra parte, evitare la pulitura comporta il rischio che lo sporco si incorpori irreversibilmente nella superficie pittorica, causando potenzialmente un danno estetico permanente”.

Grazie al progetto CMOP il team di ricerca internazionale ha quindi individuato delle nuove procedure di pulitura, basate sull’impiego di gel, microemulsioni, e acque modificate (per pH e forza ionica), che si sono rivelate i sistemi più indicati per minimizzare i rischi legati alla pulitura dei dipinti.

“Nel corso del progetto abbiamo potuto studiare per la prima volta in modo sistematico la chimica dei dipinti a olio contemporanei unendo gli sforzi di un team internazionale e multidisciplinare – conclude Bonaduce - l'arte contemporanea rappresenta infatti la nostra storia recente, è dunque fondamentale garantire che le opere possano continuare a tramandare il loro messaggio alle generazioni future”.

 

 

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  • 23 luglio 2018

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