La luce che migliora il vino: più qualità in vigneto e riduzione dei trattamenti anticrittogamici

La ricerca condotta nella tenuta dell’Ornellaia, a Bolgheri in Toscana mostra che l’uso mirato dei raggi UV-C può rendere le uve più ricche di colore e aromi, senza penalizzare la produzione

Uva di qualità migliore e vini con colori più intensi e più profumati grazie alla luce ultravioletta. La notizia arriva da una ricerca dell’Università di Pisa pubblicata sulla rivista scientifica Plants, che ha studiato l’effetto delle applicazioni mirate di raggi UV-C direttamente in vigneto, una tecnologia già impiegata per il controllo delle malattie della vite e ridurre l’utilizzo di prodotti chimici.

 

Lo studio, realizzato su vigneti di Cabernet Sauvignon nella Tenuta dell’Ornellaia, a Bolgheri in Toscana, ha dimostrato che applicazioni aggiuntive di luce UV-C durante la fase di maturazione delle uve stimolano la pianta a produrre una maggiore quantità di composti naturali responsabili del colore e del profilo aromatico del vino. Le uve trattate presentano infatti concentrazioni più elevate di antociani e flavonoli, sostanze che contribuiscono a vini dal colore più intenso e stabile nel tempo, e un aumento di composti aromatici che rendono il vino più complesso e profumato. Allo stesso tempo, non sono emerse differenze significative negli indici vegetato-produttivi della pianta né nella quantità di uva prodotta.

Il dato più rilevante è che questa risposta si ottiene senza modificare radicalmente le pratiche agronomiche. La tecnologia UV-C sono infatti già utilizzate nei vigneti per contenere alcune patologie, la ricerca ha solo sperimentato un protocollo leggermente diverso, aggiungendo pochi interventi mirati durante la fase di maturazione delle uve con l’obiettivo di migliorare il contenuto in metaboliti secondari delle uve. Un approccio applicativo, vicino alle esigenze reali delle aziende vitivinicole, che apre anche nuove prospettive per una viticoltura più sostenibile e attenta al cambiamento climatico.

“Sapevamo che la luce UV può stimolare la pianta a produrre molecole legate alla qualità del vino, ma fino a oggi questi effetti erano stati osservati soprattutto in laboratorio”, spiega Claudio D’Onofrio, professore di viticoltura all’Università di Pisa e coordinatore della ricerca. “In questo lavoro abbiamo dimostrato che, anche in condizioni reali di vigneto, è possibile aumentare colore e aromi delle uve senza penalizzare la produzione. È un risultato interessante perché utilizza una tecnologia già esistente in modo più consapevole e mirato”.
“I risultati suggeriscono che la luce UV-C potrebbe diventare uno strumento aggiuntivo per migliorare la qualità delle uve riducendo al contempo l’impatto ambientale della viticoltura conclude D’Onofrio – Un tema di grande attualità per il settore, chiamato a coniugare sostenibilità, innovazione e qualità in un contesto climatico sempre più complesso”.

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