Andrea Peruzzi – allievo del Prof. Di Ciolo e Decano del SSD Meccanica Agraria, DiSAAA-a – Università di Pisa
Breve commento introduttivo
Come Decano del SSD AGRI-04/B – Meccanica Agraria dell’Università di Pisa, dopo la scomparsa del Prof. Ing. Sergio Di Ciolo, mio mentore e mio maestro non solo riguardo alle discipline ricomprese nel nostro Settore, ma anche e soprattutto nella vita, ho deciso di scrivere questo breve articolo per ricordarlo, spero in modo leggero, come avrebbe amato lui stesso, che mi diceva sempre che non desiderava cerimonie e parole false e ipocrite da parte di colleghi che lo avevano spesso ostacolato e con cui aveva sempre combattuto all’interno della Facoltà.
Molti di voi lo hanno conosciuto e hanno apprezzato la sua grande simpatia, la sua contagiosa allegria, oltre alle sue conoscenze profonde della Meccanica Agraria. Anche se non ci vedevamo da molto tempo, a causa delle mie pessime condizioni di salute che non mi hanno permesso di andarlo a trovare come avrei voluto, è sempre stato presente nei miei pensieri e il suo modo di fare ricerca mi ha sempre guidato negli anni. Da lui ho imparato tutto anche riguardo alla gestione della comunicazione con gli studenti. Sapeva entrare in sintonia con loro con grande empatia e leggerezza ed era autorevole, ma mai autoritario, dote innata che molto raramente è presente nei docenti universitari. Una grave perdita per tutta la Meccanica Agraria Italiana che dovrà fare a meno di un grande Maestro e per la ex Facoltà di Agraria divenuta dal 2012 Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali, che dovranno fare a meno di un Docente che ha rappresentato una parte importante della loro storia.
Un piccolo “tuffo nel passato”
Da studente, ho conosciuto il Prof. Di Ciolo nel 1981, anno in cui ho seguito e sostenuto l’esame di Meccanica Agraria, materia che mi ha sempre appassionato, essendo in realtà propenso, dopo la maturità scientifica, a iscrivermi a Fisica o a Ingegneria Meccanica.
Alla fine degli studi ho scelto ovviamente di fare una tesi in Meccanica Agraria e poi mi sono ritrovato a fare prima il dottorato in Ingegneria Agraria e poi l’ingegnere Agrario, ossia a progettare, costruire e provare prototipi da far diventare macchine che avrebbero aiutato gli agricoltori, ma anche l’ambiente in generale e gli agro-ecosistemi in particolare.
Di Sergio, da studente, avevo già apprezzato non solo l’immensa conoscenza della materia, ma anche e soprattutto la grande empatia, nonché la capacità di spiegare in modo semplice, ma molto efficace (in accordo con quanto diceva Einstein: “Semplifichiamo, ma non semplifichiamo troppo…”) concetti molto lontani dalle altre materie di insegnamento, basati su una profonda conoscenza della matematica (incluso il calcolo differenziale…), della Fisica classica e di quella applicata alle macchine agricole. La sua dote principale, a mio avviso, risiedeva nel comprendere se uno studente aveva capito un teorema, un concetto, il funzionamento di un meccanismo, senza pretendere la conoscenza esatta delle definizioni, dei postulati, degli enunciati … perché per lui era più importante che gli studenti e futuri agronomi sapessero interagire con gli agricoltori, con i tecnici degli Enti di Gestione del Territorio, oltre ché con i colleghi e non che sapessero ripetere “a pappagallo” definizioni corrette, senza essere poi capaci di utilizzarle nella pratica.
Sergio oltre ad essere empatico, era simpatico, faceva divertire mentre spiegava anche argomenti ostici per gli studenti di Agraria e ogni sua lezione si trasformava in un misto tra un “coup de theatre” e una “sit comedy” ed era attesa con impazienza dagli studenti, che quasi non si accorgevano di quello che imparavano mentre spesso si dovevano confrontare con docenti arcigni e sempre attenti a sottolineare la loro immensa “cultura” e la loro carica accademica, ma totalmente incapaci di trasmettere alcunché.
Chiudo con questo breve aneddoto relativo alla mia richiesta di poter fare la tesi in Meccanica Agraria: quando andai a parlare con Sergio, non avevo ancora piena contezza della sua forte miopia, che lo portava ad avvicinarsi sempre più all’interlocutore per vederlo meglio e quando mi ritrovai addossato al muro del corridoio dell’Istituto, pensai che volesse farmi delle “avance” e anche che lo avrei spinto via, rinunciando per sempre a laurearmi … niente di più sbagliato! Ovviamente non successe niente di ciò che temevo e ho scoperto solo dopo un po’ di anni che Sergio era una sorta di “Mister Magoo”, che si avvicinava agli interlocutori per metterli a fuoco fino a che i nasi non si toccavano e, quando guidava, magari accelerava davanti a un semaforo rosso e poi inchiodava fermandosi sempre a pochi centimetri dal veicolo di fronte, ma senza mai sfiorarlo… dapprima molti spaventi, urla et al. e poi una sorta di abitudine mista a paura, ma sempre con la consapevolezza che alla fine non sarebbe successo niente, proprio come capitava al personaggio del cartone animato…
Potrei scrivere un libro sui nostri viaggi insieme e sui mille aneddoti relativi alle nostre “avventure” per motivi di ricerca, per Congressi, attività divulgative, etc., una parte consistente di vita vissuta insieme con serietà, rigore e tantissima allegria e spensieratezza (che bei ricordi!) e non è escluso che riesca a farlo nel prossimo futuro. Tuttavia, non è questa la sede adatta e mi limiterò a dire che tutto ciò mi ha portato a trasformare la mia stima profonda per lui in vera e propria ammirazione… mi sentivo fortunato perché aveva scelto me per il Dottorato (il secondo ciclo dall’istituzione in Italia del PhD) e come suo allievo, riuscendo in seguito, anche grazie all’appoggio del Prof. Enrico Bonari, a farmi ottenere prima una posizione di tecnico diplomato – non c’era altro disponibile e dovevo pur portare la pagnotta a casa – e poi scelto come Professore Associato prima e Ordinario poi e di questo continuerò a essergli grato per sempre… penso in cuor mio di non averlo deluso portando avanti le ricerche, partecipando con progetti validi e credibili a bandi e ottenendo finanziamenti e conseguentemente molti soldi e riuscendo così a reclutare, sempre in pieno accordo con Sergio, molti giovani ricercatori tra cui Michele Raffaelli (oggi Professore Ordinario), Marco Fontanelli e Christian Frasconi (attualmente Professori Associati), le cui riflessioni e i cui ricordi, sono riportati di seguito. Il nostro gruppo di ricerca è conosciuto e stimato in tutto il Mondo e abbiamo pubblicato moltissimi articoli scientifici di grande impatto su riviste internazionali, raggiungendo valori degli indici bibliometrici molto più elevati rispetto alle mediane relative al nostro SSD a livello nazionale e internazionale.
Sergio mi ha insegnato a fare ricerca senza ricorrere a gerarchie, ma in modo democratico, sebbene questo sistema rappresenti alla fine un’utopia … sia lui prima, che io dopo forse siamo stati pessimi “capi”, ma ci abbiamo provato e alla fine siamo riusciti a ottenere risultati scientificamente importanti e di grande impatto con la collaborazione di tutti… sebbene poi spesso la nostra gestione democratica sia stata in parte “screditata” da altri gruppi di ricerca e da alcuni colleghi che erano quasi sicuramente vittime di proiezioni invidiose e poco costruttive, forse perché il nostro modo di fare ricerca, serio e rigoroso, ma anche leggero e pieno di allegria, “dava fastidio” … non lo so e non mi interessa saperlo, ma so per certo che quelli con Sergio sono stati anni formidabili e indimenticabili! Altra cosa che ho imparato da lui è il rispetto per tutti gli esseri umani indipendentemente dal loro titolo di studio, dalla loro posizione e dalle loro mansioni.
Di seguito riporto i pensieri sul Prof. Di Ciolo dei miei e suoi allievi, ossia quelli che abbiamo scelto insieme e che riscuotevano la sua piena e convinta approvazione.
Prof. Marco FONTANELLI – Università di Pisa
Vorrei ricordare il Prof. Di Ciolo come la persona brillante, buona, umana e simpatica quale era. Sempre molto disponibile, amava molto insegnare e dedicarsi ai suoi studenti per tutto il tempo che occorreva affinché tutti i loro dubbi venissero sciolti. A proposito della sua grande disponibilità e umanità, vorrei raccontare di quando su richiesta di una nutrita rappresentanza studentesca in evidente difficoltà – e di cui anch’io facevo parte – accettò di svolgere lo stesso corso due volte nello stesso anno accademico per riequilibrare un calendario didattico che doveva far fronte alla grande riforma delle lauree triennali nei primi anni duemila. Fu un gesto che tutti apprezzammo ma riesco a coglierne il valore ancora di più adesso che anch’io sono un docente. Altra bella immagine che vorrei condividere riguarda la mia prima presenza ad un convengo dell’Associazione Italiana di Ingegneria Agraria assieme a lui. Mi ricordo con grande affetto la cura con cui mi accompagnò e mi stette vicino durante tutto il convegno, atteggiamento di certo non scontato da parte di un Professore ordinario nei confronti di un giovane borsista, presentandomi a tutti i suoi colleghi con sincera stima. Ogni momento con lui era molto divertente, anche un semplice pranzo o un trasferimento in bus, perché non mancava mai occasione che i suoi commenti, naturalmente simpatici, allietassero tutta la compagnia.
Prof. Christian FRASCONI – Università di Pisa
I primi ricordi che ho del Prof. Sergio Di Ciolo risalgono all’anno accademico 1999-2000, ero uno studente del corso di Scienze e Tecnologie Agrarie a Pisa e mi apprestavo a seguire le prime lezioni dell’insegnamento di Meccanica Agraria. Prima dell’inzio delle lezioni avevo reperito il programma e mi ero procurato i libri di testo consigliati. Dopo una preliminare analisi del suddetto materiale, con l’ottimismo che mi contraddistingue, il mio primo pensiero fu: “questo esame non lo supererò mai”. La materia mi appariva ostica e complicata ed il primo giorno di lezione mi presentai in aula con lo stesso spirito di un condannato davanti al plotone di esecuzione.
Terminate le due ore accademiche rimasi piacevolmente stupito, avevo capito senza difficoltà tutti i concetti e le nozioni che il Prof. Di Ciolo aveva spiegato, tuttavia ero pervaso da una certa dose di preoccupazione, pensavo: “vabbè, non cantiamo vittoria troppo presto, questa era la lezione iniziale, forse il peggio deve ancora arrivare”. Le lezioni proseguirono esattamente come la prima, riuscivo a capire tutto con una facilità impressionante, ero sbalordito e lo stesso piacevole stupore era condiviso anche dai miei compagni di corso.
Dopo aver seguito circa metà delle lezioni, mentre ero sul treno, durante il tragitto di ritorno a casa, un pensiero balenò nella mia mente, il cognome Di Ciolo mi suonava stranamente familiare, lo avevo già sentito, ma non ricordavo dove. Dopo qualche ora di arrovellamenti trovai la risposta, S. Di Ciolo era la firma che si trovava in numerosi articoli tecnici sulle attrezzature per la pesca sportiva che venivano pubblicati su riviste specialistiche come Pesca in Mare e Pescare Mare, che durante la mia adolescenza avevo letto assiduamente. Rimaneva ancora un dubbio, poteva essere un semplice caso di omonimia. Andai a ricercare su queste riviste che conservavo gelosamente, un articolo di questo autore, che trattava dei diversi rapporti di recupero dei mulinelli da pesca in cui si spiegava anche il concetto di rapporto di trasmissione. Le spiegazioni erano chiare, nello stile del Prof. Di Ciolo. Un giorno, presi il coraggio a due mani e al termine della lezione chiesi al Prof. se veramente fosse lui l’autore di questi articoli, iniziò quindi una lunga e piacevole conversazione in cui lui non solo confermò la paternità di quei lavori, ma mi interrogò su quali fossero le mie tecniche di pesca preferite, le attrezzature e le esche che usavo. Non mi sarei mai aspettato che un Professore Ordinario potesse mostrarsi così informale e amichevole con un semplice studente del terzo anno.
Negli anni dopo aver iniziato il mio percorso di docenza, ho pienamente compreso che il Prof. Di Ciolo oltre alle innumerevoli doti umane aveva una sorta di “super potere” (si come gli eroi dei fumetti), ovvero quello di spiegare concetti complicati e altamente complessi con una chiarezza ed una semplicità disarmanti, senza mai cadere nella facile tentazione di banalizzare gli argomenti trattati. Questa prerogativa, a mio parere, è propria solo da quegli individui, che hanno raggiunto un grado di conoscenza elevatissimo ed il Prof. Sergio Di Ciolo può essere annoverato in questa sparuta lista di persone.
Le manifestazioni di cordoglio
Di seguito ho deciso di riportare il contenuto dei messaggi dei molti colleghi che mi hanno scritto, pregandomi anche di fare le condoglianze alla moglie Domizia e ai figli, Valentina e Carlo (che da Ingegnere Meccanico di grande valore, in molte occasioni ha collaborato con noi dopo che Sergio era andato in pensione…), cosa che ho fatto con piacere, ma anche con profondo dolore per la perdita di un Maestro, di un Mentore e alla fine di un grande amico!
Prof. Fabrizio MAZZETTO, Università di Bolzano
Caro Andrea
Ci passi una notizia davvero tremenda. Come settore perdiamo un altro pezzo di storia che ha arricchito molte generazioni, non solo in campo scientifico e professionale, ma anche per le sue doti innate di umanità, comprensione e simpatia. Mi stringo a te perché tu possa trasmettere in modo adeguato il nostro cordoglio e ricordo a tutta la sua famiglia. Un caro e mesto abbraccio. Fabrizio
Prof. Danilo MONARCA, Università della Tuscia:
Carissimo Andrea, Sergio è stato per te un maestro, per tutti noi un esempio da imitare.
Abbraccio te ed i suoi cari. RIP
Prof, Remigio BERRUTO, Politecnico di Torino:
Caro Andrea, ho conosciuto personalmente il prof. Di Ciolo e lo ricordo come persona molto piacevole, un vero mentore. Perdiamo le persone care e ce ne accorgiamo soltanto avvertendo il vuoto che lasciano quando non ci sono più. Un abbraccio a te e alla sua famiglia.
Prof. Mimmo PESSINA, Università di Milano:
Ciao Andrea, è con grande sconforto che apprendiamo la triste notizia. Personalmente, sono uno dei fortunati che hanno apprezzato Sergio per la sua profonda competenza e conoscenza della nostra Materia, la sua arguzia, e anche la sua personalità brillante, a tratti spumeggiante, in grado di ravvivare e allietare le occasioni di incontro del nostro settore. Ho parimenti apprezzato il suo equilibrio e la sua lungimiranza in occasione delle Commissioni di concorso a livello nazionale, dove si distingueva per saper sdrammatizzare i momenti (“tremendi” per noi candidati…) della discussione dei titoli e poi della lezione. Ho, infine, avuto da giovane ricercatore il privilegio di lavorare con lui a livello sperimentale, e in quella occasione ho apprezzato la sua capacità di arrivare velocemente al punto, forte di una vasta ed efficace esperienza di campo. Riposa in pace, caro Sergio!
Prof. Piero CATANIA, Università di Palermo:
Caro Andrea, mi dispiace profondamente. Ero ancora dottorando quando ho avuto l’onore di conoscerlo bene, anche grazie al forte legame che aveva con il prof. Pipitone. Oggi perdiamo un grande maestro, ma i suoi valori resteranno sempre vivi in noi. Un abbraccio forte a te e a tutta la famiglia del prof Di Ciolo.
Prof. Giampaolo SCHILLACI, Università di Catania:
Che dispiacere. E che coincidenza. Giusto tre o quattro sere fa parlando con Alessia della prima SHWA, alla quale parteciparono tanti dei nostri mentori, oggi quasi tutti non più fra noi, mi chiedevo cosa poteva essere di alcuni di loro dei quali non avevo notizie e mi capitò di fare anche il nome del Prof. Di Ciolo.
Come gruppo, credo dovremmo trovare il modo di onorarli finché sono in vita. Magri, invitarli tutti almeno una volta all’anno o ogni due anni, per esempio all’EIMA. Nel frattempo, caro Andrea ci stringiamo a te affinché tu possa trasmettere alla famiglia tutto il cordoglio dei colleghi che lo hanno conosciuto.
Prof. Luigi SARTORI, Università di Padova:
Caro Andrea, mi unisco al cordoglio di tutti, molto, molto toccato. Il più bel ricordo che ho di Sergio sono state le partite a calciobalilla al Conero durante il convegno di Ancona qualche decennio fa. Un abbraccio forte Andrea
Prof. Giancarlo DI RIENZO: Università di Potenza:
Caro Andrea, mi unisco al cordoglio ricordando le tante volte che ci siamo incontrati anche qui a Potenza. Ti chiedo la cortesia di tramettere le nostre condoglianze ai suoi cari. Un abbraccio a te
Prof. Rino GUBIANI, Università di Udine:
Mi unisco al dispiacere per la scomparsa del Prof. Di Ciolo, ci mancherà, gli sia lieve la terra
Professoressa Mariangela VALLONE, Università di Palermo:
Mi unisco alle parole di stima e affetto già espresse da chi mi ha preceduto e non posso dimenticare il Professore autorevole e, insieme, profondamente umano. Nel 2007, ricordo come rimasi colpita dalle parole espresse da Lui e dai suoi Allievi in occasione del Convegno AIIA di Pisa Volterra, parole lievi, ironiche e tuttavia così profonde. Un abbraccio ai colleghi di Pisa e la vicinanza alla famiglia
Alessandro PARENTI, Università di Firenze:
Ciao Andrea, mi unisco anch’io alle sentite condoglianze alla famiglia e a tutti voi che avete passato tanto tempo col prof Di Ciolo di cui ho un ricordo fantastico di persona ironica e sagace. Un abbraccio
Prof. Marco VIERI, Università di Firenze:
Un abbraccio grande ai Suoi Cari ed a Voi Tutti Suoi allievi. É stato un grande Maestro per tutti noi.
Prof. Alessandro LEONE, Università di Bari:
Ciao Andrea, un abbraccio forte da me e dai colleghi di Uniba.
Prof. Filippo GAMBELLA, Università di Sassari:
Caro Andrea una triste notizia, un grande abbraccio a te e ai familiari del Prof. Di Ciolo da parte di tutti i colleghi di Sassari.
Prof. CECCHINI, Università della Tuscia:
È una notizia che mi addolora profondamente. Ricorderò con grande affetto la sua simpatia e la profonda competenza con cui sapeva parlare della nostra disciplina. Esprimo le mie più sincere condoglianze alla famiglia e a quanti gli sono stati vicini.
Professoressa Ester FOPPA PEDRETTI, Università di Ancona:
Caro Andrea, mi unisco al cordoglio per la scomparsa del professore Di Ciolo. Ti prego di trasferire alla famiglia le mie condoglianze. Un abbraccio
Prof. Giuseppe ZIMBALATTI, Rettore dell’Università di Reggio Calabria e Presidente dell’AIIA:
Sergio Di Ciolo signore di altri tempi, amico saggio, affettuoso e sempre sorridente . Mi dispiace moltissimo. Un grande Signore, come Te del resto. Lo ricordo sempre con stima e affetto
Prof. Paolo GAY, Università di Torino:
Caro Andrea, insieme ai colleghi di Torino, ci uniamo al cordoglio e facciamo a voi e alla famiglia le nostre più sentite condoglianze. Un abbraccio
Professoressa Valda RONDELLI Università di Bologna
Caro Andrea un abbraccio forte da Bologna da tutti noi.
Prof. Giuseppe MANETTO, Università di Catania:
Caro Andrea, con profondo dispiacere apprendo la notizia della perdita del Prof. Di Ciolo, del quale, sebbene le nostre sedi siano molto distanti, ho avuto modo di apprezzare la sua autorevolezza e il suo garbo. Non vorrei sbagliarmi essendo passati molti anni, è stato commissario agli esami finali del mio dottorato. Concordo che sia una grande perdita e capisco il tuo affetto nei suoi confronti e il tuo dolore avendolo avuto come maestro allo stesso modo di come fu per me quando è venuto a mancare il Prof. Blandini. Ti esprimo in questo momento la mia vicinanza e la partecipazione al tuo dolore, chiedendoti di estendere questi sentimenti agli altri colleghi di Pisa e, soprattutto, ai suoi familiari come segno della mia stima. Un abbraccio.
Professoressa Sabina FAILLA, Università di Catania:
Ciao Andrea, con tanto dispiacere ho appreso della triste notizia. Lo ricordo molto bene anche io e le tue belle e profonde parole confermano quanto immaginavo.
Ti sono vicina.
Un abbraccio e a presto
Prof. Emanuele CERRUTO, Università di Catania:
Caro Andrea, ho appreso con grande dispiacere della scomparsa del Prof Di Ciolo, che ho sempre ricordato con molta simpatia ed affetto. Porgo a te e a tutti voi le mie più sentite condoglianze.
Un caro saluto.
Emanuele
PS: Scartabellando tra le mie foto, ho trovato queste risalenti al convegno di Pisa Volterra del 2007. È un ricordo che ti farà sicuramente piacere rivedere. Un abbraccio
Prof. PERUZZI, Università di Pisa:
Grazie Emanuele! Le foto sono molto belle! Mi ricordano periodi migliori, in cui ero giovane e soprattutto sano e deambulante … sicuramente le diffonderò e sono certo che la moglie e i figli le apprezzeranno. Grazie davvero! In questo momento triste, anche a me fa bene ricordare così il mio Maestro! Un grande abbraccio e salutami Catania!
Pierluigi FEBO, Università di Palermo e di Milano:
Caro Andrea, ti pregherei di porgere le mie più sentite condoglianze alla famiglia di Sergio. Spero tu stia bene, un abbraccio, Piero.
Andreas GRONAUER, Università di Bolzano:
Anche se non ho avuto modo di incontrare personalmente il Prof. Sergio Di Ciolo, sono profondamente commosso dalla calorosa solidarietà dimostrata da tutta la comunità del settore delle macchine agricole. Questa solidarietà, infatti, incarna in modo particolare la citazione di Honoré Balzac: «Si vive due volte: una nel mondo reale e l’altra nei ricordi». In questo senso, porgo le mie più sentite condoglianze e i miei migliori saluti a tutti. Andreas Gonauer
Prof. PERUZZI, Università di Pisa:
Caro Andreas, neanche noi non ci conosciamo personalmente perché tu sei giovane e io invece sono anziano e malandato, ma ho apprezzato le tue belle parole sul Prof. Di Ciolo, che trasmetterò alla famiglia. Un abbraccio!
Alessandro PANNOCCHIA e Roberto MACCHIONI, Tecnici e trattoristi, Università di Pisa:
Chiunque abbia lavorato o studiato con il Prof. Di Ciolo non può dimenticare quella sua abitudine… quando voleva spiegarti un concetto importante o darti un consiglio sincero, si avvicinava tantissimo al tuo viso. All’inizio poteva sorprendere, ma un attimo dopo capivi che non era invasione del tuo spazio, era il suo modo di abbattere ogni barriera e dirti: in questo momento ci siamo solo io, te e questa idea. In questo gesto c’era tutta la sua generosità, semplicità e capacità comunicativa.
Monica MICHELETTI, in rappresentanze delle Addette alle pulizie:
Non era solo un professore, era una persona che sapeva parlare con tutti allo stesso modo, senza fare differenze. Con noi scherzava e rideva facendoci sempre sentire a nostro agio, parte del dipartimento. Ci mancherà la sua simpatia, la sua ironia e quel modo speciale di essere. Ricordo quando ridendo ci disse di aver dato fuoco al suo ufficio…per ben due volte!
Un’ultima cosa: “ Professore…io sono ancora qui che aspetto quel famoso tredici” …”
Prof. Felice PIPITONE, Università di Palermo, collega, ma soprattutto amico fraterno di Sergio:
Caro Sergio te ne sei andato lasciando in me che ti ho stimato e voluto bene, non come collega, ma come amico, un vuoto incolmabile. Ti ho conosciuto diversi decenni fa, io giovane assistente e tu uno dei maestri della meccanica agraria italiana, ma subito mi hai onorato della tua amicizia e posso dire che fra noi è stato amore a prima vista. Le vicende accademiche hanno fatto sì che il nostro rapporto si sia rafforzato anche a livello familiare e coinvolgendo anche i nostri allievi che trascinati da questo nostro affettuoso rapporto sono diventati amici anch’essi. Assieme abbiamo attraversato la recente evoluzione della meccanica agraria italiana e in te ho ammirato l’immensa cultura e capacità di sintesi anche di problemi scientifici molto complessi. Trascuro parecchio del nostro rapporto e ricordo che ti ho voluto a Palermo per il mio pensionamento; sei venuto con la tua Domizia e il tuo allievo preferito e ti sei soffermato qualche giorno a casa mia. Di te mi mancheranno le telefonate in occasione delle festività, mi mancherà la tua signorilità, affetto, garbo, gentilezza e ironia e soprattutto le barzellette che raccontavi in alcuni momenti un po’ delicati della nostra attività e che servivano a sdrammatizzare e far sì che tutto si svolgesse in perfetta armonia. Avevi un difetto, quando mi parlavi quasi che mi baciavi, sintomo di affetto e stima. Sergio, lasci me, i tuoi allievi e i colleghi, ma soprattutto Domizia, Valentina e Carlo alle prese con un vuoto incolmabile. Io ti penserò sempre e ti prego insegna agli angeli a diserbare i viali del paradiso. Ciao Felice
Comunicato ufficiale del Prof. Zimbalatti, Presidente dell’AIIA:
Gent.mi Soci, Vi comunichiamo con profonda tristezza la scomparsa del Prof. Sergio Di Ciolo, Maestro di grande valore umano e professionale. La sua scomparsa lascia un vuoto profondo in quanti hanno avuto il privilegio di condividere con lui un tratto di cammino. A nome dell’AIIA, desideriamo esprimere alla famiglia e ai suoi cari le più sentite condoglianze e la nostra affettuosa vicinanza in questo momento di dolore.
Qualche considerazione…
Dopo tutte queste testimonianze di stima e di affetto, che fanno capire a chiunque quanto Sergio sia stato amato da tutti i meccanici di Italia e non solo, rimane purtroppo poco da dire, se non che dal 4 agosto 2026 Sergio non c’è più e che non lo potrò salutare, né rivedere e di questo dovrò farmi una ragione… come dovranno fare tutti quelli che lo hanno apprezzato dal punto di vista professionale e soprattutto da quello umano… è stato un uomo e uno scienziato (lo definisco così perché è la verità, anche se credo che non avrebbe gradito e avrebbe preferito essere ricordato come Ingegnare…) speciale, che ha lasciato, come spero di aver fatto anche io, molti piccoli granelli di conoscenza e si sa che mettendo insieme tanti piccoli granelli alla fine sorgono colline, o forse anche montagne. Ma il suo essere speciale si è anche tradotto in empatia, in simpatia, in allegria e in democrazia, nonché nel pieno riconoscimento dei diritti di tutti gli esseri umani coinvolti nella ricerca a vario titolo e questo ci farà ricordare Sergio come un docente innovativo, dotato di rara umanità e di grande apertura mentale, cosa per niente comune tra i Professori Universitari.
Concludo, ricordando che il 4 agosto del 2026, anche il vento si è fermato, perché è scomparso un grande uomo, che con semplicità, intelligenza, creatività e umiltà, ha lasciato tanti segni positivi nella comunità scientifica e ha suscitato tanto amore, dimostrando che è sempre meglio abbracciarsi piuttosto che spararsi, come purtroppo succede in tutto il Mondo, in questo brutto periodo storico che stiamo vivendo. Un vero e proprio “maître à penser” per tutti i Meccanici Agrari italiani e non solo …
Dedico infine a Sergio questo poema scritto da Johnny Welch, sebbene inizialmente attribuito a Gabriel García Márquez, che già ho dedicato ai miei genitori in occasione della loro scomparsa:
La Marioneta
Se per un istante Dio si dimenticherà che sono una marionetta di stoffa e mi regalerà un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto quello che penso, ma in definitiva penserei tutto quello che dico.
Darei valore alle cose, non per quello che valgono, ma per quello che significano.
Dormirei poco, sognerei di più, andrei quando gli altri si fermano, starei sveglio quando gli altri dormono, ascolterei quando gli altri parlano e come gusterei un buon gelato al cioccolato!!!
Se Dio mi regalasse un pezzo di vita, vestirei semplicemente, mi sdraierei al sole lasciando scoperto non solamente il mio corpo ma anche la mia anima.
Dio mio, se io avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio e aspetterei che si sciogliesse al sole.
Dipingerei con un sogno di Van Gogh sopra le stelle un poema di Benedetti e una canzone di Serrat sarebbe la serenata che offrirei alla luna.
Irrigherei con le mie lacrime le rose, per sentire il dolore delle loro spine e il carnoso bacio dei loro petali.
Dio mio, se io avessi un pezzo di vita non lascerei passare un solo giorno senza dire alla gente che amo, che la amo.
Convincerei tutti gli uomini e le donne che sono i miei favoriti e vivrei innamorato dell’amore.
Agli uomini proverei quanto sbagliano al pensare che smettono di innamorarsi quando invecchiano, senza sapere che invecchiano quando smettono di innamorarsi.
A un bambino darei le ali, ma lascerei che imparasse a volare da solo.
Agli anziani insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia ma con la dimenticanza.
Tante cose ho imparato da voi, gli Uomini!
Ho imparato che tutto il mondo ama vivere sulla cima della montagna, senza sapere che la vera felicità sta nel risalire la scarpata.
Ho imparato che quando un neonato stringe con il suo piccolo pugno, per la prima volta, il dito di suo padre, lo tiene stretto per sempre.
Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardarne un altro dall’alto al basso solamente quando deve aiutarlo ad alzarsi.
Sono tante le cose che ho potuto imparare da voi, ma realmente, non mi serviranno a molto, perché quando mi metteranno dentro quella valigia, infelicemente starò morendo.



