Si è svolto all’Università di Oslo, dal 18 al 22 maggio 2026, il corso “Learning Effective Approaches in Development” (LEAD), promosso nell’ambito dell’Alleanza europea Circle U. e finanziato attraverso il programma Seed Funding dell’Alleanza. Coordinato dal professor Dan Banik, docente di Scienza politica all’Università di Oslo e direttore dell’Hub Democracy di Circle U., il corso è stato preceduto da una sessione online introduttiva il 4 maggio.

All’iniziativa hanno partecipato oltre 60 studentesse e studenti provenienti dalle università partner di Circle U., impegnati in una settimana di lezioni, discussioni e lavori di gruppo sui temi dello sviluppo, della democrazia, della sostenibilità e dell’inclusione. L’obiettivo era analizzare, in una prospettiva interdisciplinare, politiche e pratiche capaci di migliorare il benessere delle comunità più vulnerabili e promuovere uno sviluppo equo e sostenibile.
Tra i partecipanti erano presenti anche tre studenti dell’Università di Pisa, tra cui Francesca Maria Scaletta, iscritta al secondo anno corso di laurea magistrale in Scienze per la pace (cooperazione umanitaria), e Francesco Del Monaco, iscritto al secondo anno del corso di laurea magistrale in Informatica umanistica, che raccontano di seguito la loro esperienza a Oslo.

Per l’Università di Pisa sono intervenute anche le professoresse Lara Tavoschi e Angioletta Sperti, che hanno tenuto lezioni al corso LEAD. Lara Tavoschi, associata di Igiene generale e applicata, ha tenuto una lezione dedicata alla co-progettazione di interventi di promozione della salute con persone detenute, evidenziando il valore del coinvolgimento diretto dei destinatari nella definizione delle strategie di prevenzione e promozione della salute. Angioletta Sperti, ordinaria di Diritto pubblico comparato, ha presentato il caso della legge regionale toscana sulla partecipazione, illustrando il ruolo della democrazia partecipativa nel promuovere sviluppo inclusivo, fiducia nelle istituzioni e contrasto all’arretramento democratico.

Oltre ai contenuti accademici, il corso ha rappresentato un’importante occasione di confronto internazionale e di crescita personale per gli studenti coinvolti. Abbiamo chiesto a Francesca Maria Scaletta e Francesco Del Monaco di raccontare cosa hanno portato con sé dall’esperienza di Oslo, tra lavoro di gruppo, scambio interculturale e nuove prospettive sul proprio percorso di studio.
Le interviste
Com’è stato vivere e lavorare per alcuni giorni con 60 studenti provenienti da università e culture così diverse?
Francesca Maria: Stimolante e formativo, sento di aver appreso molto dagli studenti e dalle studentesse che ho incontrato. Avevamo tutti qualcosa da condividere, oltre che qualcosa da imparare. Gli altri studenti emanavano quella sicurezza propria di chi sa di occupare un posto nel mondo. Credo che tutti e tutte dovremmo imparare dai nostri coetanei europei.
Francesco: È stata un’esperienza davvero indimenticabile e stimolante. Mi ha dato la possibilità di confrontarmi con persone molto diverse tra loro, ciascuna con le proprie idee, esperienze e interessi. Lavorare in un contesto così internazionale mi ha permesso di ampliare il mio punto di vista e di imparare molto dal punto di vista accademico ma soprattutto umano.
Prima di partire, cosa ti aspettavi dal corso LEAD… e qual è stata invece la sorpresa più grande una volta arrivato a Oslo?
Francesca Maria: Il corso era stato presentato a regola d’arte, tutte le informazioni erano dettagliatamente descritte sul sito e il professor Banik ci aveva già detto dell’approccio attorno al quale il corso si sarebbe sviluppato durante la lezione preliminare on-line. Ciò che mi ha sorpresa una volta ad Oslo è stato il modo con cui i professori e le professoresse cercavano continuamente di coinvolgerci in quello che più che una lezione frontale era un vero e proprio dialogo. I docenti cercavano in noi domande con cui aprire nuovi orizzonti di ricerca, e lo scambio è stato molto proficuo.
Francesco: Prima di partire mi aspettavo un’esperienza formativa focalizzata soprattutto sui contenuti del corso e sul lavoro di gruppo. La sorpresa più grande è stata invece il livello di coinvolgimento e di collaborazione che si è creato tra i partecipanti fin dai primi giorni. Nonostante provenissimo da paesi e università diverse, si è formato rapidamente un ambiente aperto, inclusivo e molto motivante. Ci tengo a sottolineare che ho mantenuto con grande piacere dei contatti con alcuni ragazzi e ragazze con la speranza di poterci incontrare nuovamente un giorno.
Se dovessi raccontare l’esperienza LEAD a Oslo attraverso un solo momento, una discussione, una serata, un’attività, quale sceglieresti e perché?
Francesca Maria: Sceglierei il momento di distensione dopo la presentazione del progetto finale, quando studenti e docenti si sono riuniti per mangiare insieme un’ultima volta e parlare del corso, delle nostre impressioni e dei nostri interessi. È stato come uno scambio alla pari.
Francesco: Sceglierei il pranzo svoltosi presso la casa del professor Banik. È stato davvero il momento di svolta perché mi ha permesso di abbattere le barriere linguistiche e umane che si frapponevano tra me e le altre persone, penso sia stato davvero un modo davvero efficiente per far socializzare e creare i primi rapporti di conoscenza così da rendere i giorni successivi più piacevoli. Chiaramente includo anche i momenti di lavoro e confronto con il mio gruppo internazionale. È stato lì che ho percepito maggiormente il valore dell’esperienza: vedere persone con background culturali e accademici diversi collaborare per raggiungere un obiettivo comune è stato molto soddisfacente. Quelle discussioni mi hanno fatto capire quanto la diversità possa diventare una risorsa concreta per generare nuove idee e soluzioni.
C’è qualcosa che hai portato a casa da Oslo che non compare nel programma del corso?
Francesca Maria: Avere avuto qualcuno che mi chiedesse cosa mi piace fare. Può sembrare banale, ma questa domanda, che mi è stata posta diverse volte, mi ha aiutata ad entrare in contatto con i miei interessi, che spesso tendo a tralasciare per dare spazio alla performance ad ogni costo.
Francesco: Sicuramente sì. Oltre alle conoscenze sviluppate durante il corso, ho portato a casa nuove amicizie e una maggiore apertura verso prospettive diverse dalla mia e una maggiore fiducia nella capacità di lavorare in contesti internazionali. Sono aspetti che difficilmente si trovano in un programma ufficiale ma che rappresentano una delle parti più preziose dell’esperienza. Infine, penso di aver portato anche una maggiore confidenza con la lingua inglese che inizialmente era uno degli aspetti che temevo di più.



