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La tradizione risorgimentale dell'Ateneo e della città di Pisa, la riflessione sul sistema universitario italiano e sul suo ruolo come motore di sviluppo per il Paese, l'orgoglio di una grande Università pubblica che rappresenta una realtà unica nel panorama formativo nazionale. Sono questi i passaggi fondamentali del discorso con cui il rettore Massimo Augello ha inaugurato ufficialmente l'anno accademico 2011-2012, il 668° dalla fondazione dell'Università di Pisa. Pubblichiamo di seguito il testo integrale dell'intervento del professor Augello.

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Illustrissimo Signor Presidente,

Autorità civili, militari e accademiche

Colleghe e colleghi

Cari studenti,

Inaugurazione a.a.Discorso Augello

vi ringrazio sentitamente di essere intervenuti a questa giornata di studi su "Mazzini e la democrazia" e di celebrazioni per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia, nell'ambito della quale l'Università di Pisa inaugura ufficialmente il suo anno accademico.

Caro Presidente, Le siamo molto grati per aver voluto inserire Pisa nel percorso dei festeggiamenti per la fondazione dello Stato italiano, rendendo così omaggio al ruolo che questa città e il suo Ateneo ebbero nel processo di unificazione nazionale.

A Pisa, gli ideali risorgimentali si diffusero nelle vie, nelle piazze, nei circoli e, ancor più, penetrarono nelle aule delle facoltà – frequentate anche da numerosi studenti provenienti da ogni parte d'Italia, esuli dopo i moti del 1821 e del 1831 -, inaugurando così la tradizione di partecipazione civile e politica che costituisce un tratto distintivo di questa Università.

Nelle sale del Palazzo in cui ci troviamo oggi, nel 1839 si tenne il Primo congresso degli scienziati italiani, durante il quale centinaia di studiosi si confrontarono, con l'obiettivo di rifondare il sapere nazionale, superando il ritardo culturale prodotto dalla frammentarietà dell'assetto del Paese.

Da questo stesso Palazzo partirono nel 1848 ben 389 degli allora 621 studenti e 28 dei 66 docenti dell'Ateneo, per recarsi volontari a combattere sui campi di Curtatone e Montanara, in uno degli episodi simbolo del Risorgimento. Per il loro comportamento eroico, l'Università di Pisa è stata insignita della medaglia d'oro al valor militare.

Con l'Unità d'Italia, la nostra Università vide pienamente riconosciuto il suo prestigio, tanto che la legge di riordino del sistema universitario del 1862 inserì l'Ateneo pisano tra le sedi primarie a livello nazionale, insieme a quelle di Torino, Pavia, Bologna, Napoli e Palermo.

Con la giornata odierna ricordiamo, dunque, una pagina gloriosa della storia plurisecolare di questa Istituzione, che può ben figurare all'interno di quell'itinerario nei "luoghi della memoria" che Ella, signor Presidente, sta compiendo per rievocare il percorso fondativo dello Stato italiano, riuscendo, al contempo, a parlare del nostro presente e a indicare la strada per costruire il nostro futuro.

Le siamo particolarmente grati per l'attenzione che ha sempre riservato al mondo dell'università, della ricerca e della cultura, richiamando tutti noi alla necessità di valorizzare le potenzialità delle giovani generazioni. Gli atenei italiani sono pronti a raccogliere questo invito, assumendo, nel proprio ambito di competenze, la responsabilità di dare risposte rapide ed efficaci alle giuste istanze che provengono dal mondo studentesco.

Inauguraziona Napolitano

Durante la Sua visita dello scorso anno a Pisa, ho avuto l'onore di incontrarLa brevemente e di esprimerLe, a nome del Senato di questo Ateneo, le preoccupazioni del mondo accademico per il proprio futuro. Oggi, vorrei porre l'accento sul fatto che il sistema universitario italiano, pur nelle permanenti difficoltà legate ai tagli del finanziamento pubblico, si sente - ed è - risorsa fondamentale per la costruzione del nostro domani. Con questo spirito vogliamo metterci a disposizione del Paese, nella consapevolezza di poter anche rappresentare un fattore decisivo di sviluppo in un periodo particolarmente difficile dell'economia italiana e internazionale.

In quest'ottica, l'attuale stagione di trasformazione che il sistema universitario sta vivendo, può diventare un'opportunità di rinnovamento, funzionale alle mutate esigenze della società contemporanea. Anche l'Università di Pisa sta compiendo questo percorso, con l'obiettivo di cambiare – come mi capita spesso di dire – "non solo il volto, ma anche l'anima della nostra Istituzione".

La ricerca che si fa in Italia è di altissimo livello e i nostri ricercatori risultano i più efficienti in Europa, nonostante che il loro numero sia molto più basso di quello degli altri Paesi europei: si consideri, ad esempio, che a fronte dei 210.000 ricercatori della Germania e dei 180.000 della Francia, quelli italiani sono appena 75.000. A ciò si aggiunge una forte e crescente penalizzazione per quanto riguarda l'entità dei finanziamenti ad essi dedicati.

Lo stesso deve dirsi dal punto di vista della didattica e della formazione, dove la qualità degli atenei italiani è testimoniata dalla loro capacità di formare studenti e studiosi di elevato valore: i nostri laureati sono tra i più apprezzati nel mondo e richiesti dalle più prestigiose istituzioni internazionali.

Su questi dati bisogna riflettere seriamente, soprattutto di fronte alle descrizioni stereotipate o strumentali del nostro sistema universitario, che sono a volte proposte dai media.

Inaugurazione rettoreL'Università di Pisa, orgogliosa della sua natura pubblica, è protagonista dell'attuale fase di rinnovamento: grande istituzione di massa e, nello stesso tempo, centro di eccellenza, sia per quanto riguarda la ricerca, sia per la didattica e i servizi forniti agli studenti. Non a caso, la classifica annuale dei migliori atenei, stilata dalla più accreditata società di rating internazionale, quella dell'Università di Shanghai, la pone al primo posto in Italia, insieme alla Sapienza di Roma, e all'avanguardia in Europa e nel mondo in alcuni settori disciplinari.

Per molti aspetti, siamo una realtà unica nel panorama formativo italiano, con più di 50 mila studenti in una città di appena 90 mila residenti. Ogni anno accogliamo oltre 10 mila nuovi iscritti, con una crescita che è pressoché costante.

Nell'Ateneo svolgono le loro attività più di 1.500 docenti e quasi altrettante unità di personale tecnico-amministrativo, che quotidianamente si impegnano nel proprio lavoro con livelli di professionalità, entusiasmo e passione istituzionale tali da consentire di mantenere alti standard di qualità nella ricerca, nella didattica e nei servizi, nonostante la drastica diminuzione di risorse umane e finanziarie verificatasi negli ultimi anni. Assieme agli studenti, sono loro la vera ricchezza dell'università.

Siamo ben consapevoli e orgogliosi dei nostri tanti punti di forza, ma nel lavoro di questo mio primo anno da rettore, il governo dell'Ateneo si è concentrato maggiormente sugli aspetti di debolezza, puntando, pur in un periodo di crisi, a investire risorse in tutti i settori strategici per lo sviluppo della nostra Università e nel reclutamento di nuovi ricercatori.

Non c'è il tempo, in questa occasione, per un approfondimento puntuale di tutti questi aspetti. Nelle prossime settimane predisporremo un bilancio dettagliato delle attività svolte e lo presenteremo alla comunità accademica pisana, per continuare nella linea di collegialità, trasparenza e condivisione delle decisioni che ha segnato fin dall'inizio il mio mandato.

L'Ateneo risorgimentale, di cui ho parlato in apertura, e quello odierno sono profondamente differenti tra loro, e non solo per le dimensioni, ma li accomuna un insieme di ideali, di principi e di vocazioni – propri della nostra Istituzione – che si pongono al di là del tempo e del contesto, e che continueranno a caratterizzare la nostra azione anche nel futuro.

È nel segno di questa continuità che oggi, Caro Presidente, consapevole dell'alto magistero che Ella esercita con il suo operato e il suo esempio, e onorato della sua presenza a questa cerimonia, dichiaro ufficialmente aperto l'Anno Accademico 2011-2012, il 668° dalla fondazione dell'Università di Pisa.

 

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