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Il rettore ha incontrato i detenuti del Polo Universitario Penitenziario di Pisa

La visita in occasione di uno dei seminari del ciclo "Comprendere il passato per orientarsi sul futuro"

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Mercoledì 10 maggio, una delegazione dell’Università di Pisa, composta dal rettore Paolo Mancarella, dal prorettore per i Rapporti con gli enti del territorio, Marco Gesi, e dai docenti Andrea Borghini, Vinzia Fiorino, Cesare Letta e Gerardo Pastore hanno visitato il carcere Don Bosco. L'iniziativa è avvenuta in occasione di uno dei seminari del ciclo "Comprendere il passato per orientarsi sul futuro: crisi e trasformazioni in un mondo che cambia", che i dipartimenti di Civiltà e Forme del Sapere e di Scienze Politiche stanno portando avanti all’interno della Casa Circondariale, con lezioni di Alfonso Maurizio Iacono, Saulle Panizza, Matteo Villa, Gianluca Fulvetti, Alessandro Breccia, Vinzia Fiorino, Gerardo Pastore e Michele Battini.

carcere don bosco pisa

Nel rinnovato rapporto con la città, l’Ateneo, che da anni ha attivo un polo didattico all’interno della casa circondariale, ha voluto segnalare anche così la propria vicinanza alle problematiche del mondo recluso.

Il Polo Universitario Penitenziario di Pisa è stato costituito ufficialmente il 14 maggio 2003 e da allora ha ospitato e sostenuto nel loro percorso didattico oltre 100 studenti afferenti a diversi corsi dl laurea: Agraria, Economia, Giurisprudenza, Ingegneria, Lettere e Filosofia, Lingue e Letterature straniere, Medicina veterinaria, Scienze Politiche, Sociologia, Comunicazione pubblica, sociale e d'impresa, Scienze per la Pace. Nel novembre 2006 si è avuta la prima laurea, conseguita con il massimo dei voti e cum laude, in Scienze dei Beni culturali, indirizzo archeologico. A seguire, ne sono arrivate altre in Lettere, Ingegneria, Economia e Commercio, Scienze Politiche, Giurisprudenza e Agraria.

Dopo le parole del direttore della struttura Fabio Prestopino, che ha ringraziato il rettore Mancarella per l’attività del polo universitario e l’attenzione, c’è stato un incontro con i detenuti studenti, anche per raccogliere suggerimenti e richieste. All’eterogenea classe, che conta uomini di età distanti da quelle canoniche e anche molto diverse tra loro, si sono aggiunte due giovani donne della sezione femminile. Dopo un costruttivo scambio di idee, a nome di tutti ha parlato un loro rappresentante che ha spiegato cosa significhi, per chi è chiuso là dentro, questo tipo di iniziativa, dicendo tra l’altro: “Studiare ci ridà dignità - ha spiegato - e se, grazie a questo, anche un solo ragazzo in più ritroverà la propria strada ne sarà valsa la pena”. Nella risposta il rettore, senza nascondere un po’ d’emozione, ha preso un impegno: “Noi ci siamo; quest’incontro non sarà episodico, ci rivedremo presto”.

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  • 16 maggio 2017

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