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I “pionieri della ricerca” in Europa protagonisti di un incontro in Gipsoteca

L’Università di Pisa ha festeggiato il decimo anniversario dell’European Research Council

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È stata la “ricerca di frontiera” la protagonista dell’incontro organizzato dall’Università di Pisa alla Gipsoteca di Arte Antica in occasione del decimo anniversario dell’European Research Council, l'organismo dell’Unione Europea che finanzia i ricercatori di eccellenza.

Protagonisti dell’incontro “Oltre le frontiere. I pionieri della ricerca in Europa”, sono stati i cinque studiosi pisani vincitori del grant europeo che, per un totale di 10 milioni di euro di finanziamenti ricevuti, hanno potuto lavorare ai loro progetti pioneristici: Alessandra Avanzini, esperta di filologia semitica e della penisola arabica, Cristina D’Ancona studiosa di filosofia araba medievale, Benedetta Mennucci, chimica impegnata sul fronte delle energie rinnovabili, la neuroscienziata Maria Concetta Morrone che si occupa di plasticità del cervello degli adulti e infine il fisico Alessandro Tredicucci impegnato nel campo dei “dispositivi fotonici”.

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«Con questa iniziativa anche Pisa partecipa ai festeggiamenti della “ERC Week” organizzati in tutta Europa e in molti atenei italiani – ha dichiarato il rettore Paolo Mancarella nei saluti iniziali – Insieme al nostro Ufficio Ricerca e con il coordinamento del professor Lisandro Benedetti Cecchi, prorettore per la Ricerca in ambito europeo e internazionale dell’Ateneo, abbiamo scelto la formula della tavola rotonda per raccontare le storie dei nostri ricercatori e abbiamo invitato vari attori di questo ambito per sviluppare una riflessione ad ampio raggio».

All’incontro hanno partecipato infatti Marco Mancini, capo dipartimento per la formazione superiore e la ricerca del MIUR, Cristiana Alfonsi, responsabile della Segreteria della Vicepresidenza della Regione Toscana, Paola Bovolenta del Consiglio Scientifico ERC, e Nicoletta Amodio, dirigente area politiche industriali di Confindustria, già delegata nazionale del MIUR per il 7° programma quadro presso la Commissione Europea per le piccole e medie imprese. Il dibattito è stato coordinato dal giornalista RAI del TGR Leonardo, Maurizio Menicucci. Inoltre ha portato i suoi saluti anche il sindaco di Pisa Marco Filippeschi.

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«Prima di passare loro la parola, due sono le considerazioni che possiamo fare di fronte ai nostri scienziati – ha commentato il rettore Paolo Mancarella - La prima è che i progetti finanziati dall’ERC appartengono ai più diversi ambiti disciplinari, a dimostrazione di come l’Università di Pisa sappia eccellere su più fronti, o “frontiere” in questo caso. La seconda è che in un momento in cui si parla molto di parità di genere nel mondo accademico e della ricerca, il dato che salta agli occhi è che 4 dei 5 nostri progetti sono coordinati da ricercatrici donne. Se è vero che nell’accademia le donne incontrano molte più difficoltà per fare carriera, i risultati pisani dimostrano che vincono là dove si chiede di spingere l’immaginazione e ideare progetti verso le frontiere della ricerca».

La professoressa Alessandra Avanzini ha presentato il progetto DASI, Digital Archive for the Study of pre-Islamic Arabian Inscriptions, che ha avuto come scopo principale creare un archivio digitale ad accesso libero per raccogliere il vastissimo materiale epigrafico proveniente dalla penisola Araba e risalente al periodo precedente l’avvento dell’Islam. Migliaia di iscrizioni sono state raccolte (http://dasi.humnet.unipi.it). La parte tecnologica è stata progettata dal laboratorio della Scuola Normale Superiore di Pisa.

A seguire Benedetta Mennucci ha illustrato il progetto EnLight, che ha avuto lo scopo di sviluppare modelli e codici di calcolo computazionale per studiare i processi fotoindotti che iniziano la fotosintesi. Tale scopo è stato raggiunto formulando nuovi modelli e trasformandoli in efficienti codici di calcolo capaci di simulare l’intero processo dinamico. Il progetto ha avuto carattere multidisciplinare integrando conoscenze di tipo chimico, e quindi molecolare, con tecniche computazionali e con strumenti interpretativi che invece sono propri della biologia.

Alessandro Tredicucci ha illustrato il progetto SouLMan con cui ha aperto una nuova linea di ricerca di fisica più fondamentale, che mira all’inserimento di membrane e oscillatori meccanici macroscopici all’interno di cavità laser. L’obiettivo è ottenere un forte accoppiamento tra la radiazione e il moto dell’elemento oscillante, tale da consentire di investigare e manipolare lo stato di quest’ultimo, portandolo in regimi prettamente quantistici. In parallelo ci si attende di ottenere nuove proprietà e funzionalità nell’emissione laser (modulazione ottica, impulsi ultracorti, emissione collimata, etc.).

Con “Greek into Arabic. Philosophical Concepts and Linguistic Bridges”, Cristina D’Ancona ha studiato la trasmissione del patrimonio filosofico e scientifico greco al mondo arabo, scoprendo, attraverso le missioni in molte biblioteche extra-europee (Egitto, Turchia, Azerbayjan e soprattutto Iran) un centinaio di nuovi manoscritti della tradizione greca tradotti in arabo. Il progetto ha inoltre sviluppato, nella sua componente di linguistica computazionale basata al CNR un sistema per l’allineamento e la ricerca di testi greci e in traduzione araba, che permette al ricercatore di valutare frase per frase la corrispondenza fra il testo originale e la sua versione araba. Inoltre è stato completato il Glossarium graeco-arabicum, il lessico on line delle traduzioni medievali dal greco in arabo basato alla Ruhr-Universität Bochum, che è punto di riferimento obbligato per tutte le ricerche nel
settore.

Maria Concetta Morrone ha infine spiegato che lo scopo del suo progetto è studiare i meccanismi che permettono al cervello dell’uomo di adattarsi velocemente ai continui cambiamenti del nostro habitat e come questi cambiamenti poi vengono a stabilizzarsi nel tempo, e quindi plasticamente ad assumere una nuova struttura o circuiteria per assolvere la funzione visiva anche nella patologia. I risultati finora ottenuti hanno dimostrato che la corteccia visiva adulta ritiene un alto grado di plasticità, anche dopo anni di cecità, come si è osservato nei pazienti che utilizzano protesi retiniche. Utilizzando metodiche fisiologiche del potenziamento della plasticità, anche semplici quali l’esercizio fisico, si è definita una nuova strategia riabilitativa per la cura dell’ambliopia negli adulti.

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  • 15 marzo 2017

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