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«Pisa che mangia sano»: al via un progetto sui social network

L'iniziativa di educazione alimentare è rivolta a un campione di dipendenti dell’'Università di Pisa

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cibo copyHa preso il via una importante iniziativa di educazione alimentare attraverso Facebook rivolta a un campione di dipendenti dell'Università di Pisa, nell'ambito delle attività del Progetto "Pisa città che mangia sano", il cui protocollo è stato stipulato da Regione Toscana, Università di Pisa, Azienda ospedaliero-universitaria pisana, Comune di Pisa ed ex Asl 5 di Pisa, con il contributo della Società della Salute di Pisa. Il protocollo ha la finalità di promuovere azioni volte a prevenire l'insorgenza di patologie croniche promovendo stili di vita salutari – in particolare la sana alimentazione – e prevenire i disturbi del comportamento alimentare.

La scorsa settimana si è tenuto il primo incontro per spiegare il progetto ai partecipanti, misurare i dati antropometrici e verificare lo stile di vita e le abitudini alimentari, con particolare riguardo all'aderenza alla dieta mediterranea. Nei prossimi sei mesi, all'interno di un gruppo chiuso su Facebook, i partecipanti riceveranno 2-3 post settimanali con informazioni semplici e pratiche e avranno modo di confrontarsi tra di loro e con dietisti dedicati al progetto, con la finalità di porre in atto semplici modifiche della quotidianità per poter migliorare il proprio stile di vita. Alla fine dei sei mesi verranno nuovamente rilevati i dati iniziali e raccolte le statistiche dei post pubblicati, per verificare i risultati ottenuti.

Molto si discute sull'utilizzo del social network per finalità educative. L'intento dell'iniziativa, coordinata dal professor Piero Marchetti, presidente del corso di laurea in Dietistica, e dalla dottoressa Katia Nardi, dietista dell'Aoup, Servizio Dietetico la cui responsabile è la dottoressa Mojgan Azadegan, è quello di utilizzare e verificare un approccio innovativo al passo coi tempi per aiutare a mettere in pratica alcuni concetti basilari, al fine di migliorare il proprio stato di salute. (Fonte Ufficio stampa AOUP).

 

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  • 17 novembre 2016

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