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L'Ateneo, motore di sviluppo territoriale

Presentato il Rapporto di sostenibilità sull'impatto economico dell'Università

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copertina impatto economicoSi è tenuto mercoledì 6 luglio il seminario dal titolo “Università e territorio", durante il quale è stato illustrato il Rapporto di sostenibilità dell’Ateneo pisano, dedicato all’analisi dell’impatto economico che questa Istituzione ha sulla città di Pisa e sulla sua area vasta, con importanti riflessi anche a livello regionale e nazionale.

Il seminario è stato aperto dai saluti del rettore Massimo Augello, del sindaco Marco Filippeschi e della vicepresidente della Regione Toscana, Monica Barni. La prima parte, in cui sono stati affrontati temi nazionali, ha visto gli interventi del presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI) e rettore dell'Università degli Studi di Napoli "Federico II", Gaetano Manfredi; del membro della giunta della stessa CRUI, con delega ai Finanziamenti, e rettore dell'Università degli Studi di Catania, Giacomo Pignataro; del direttore generale della Direzione Università del MIUR, Daniele Livon.

Subito dopo, è stato presentato il Rapporto di sostenibilità dell'Università di Pisa, a cura della coordinatrice del progetto, la professoressa Ada Carlesi, che è prorettore per le Politiche di Bilancio, e del direttore dell'Istituto Regionale Programmazione Economica della Toscana, Stefano Casini, che ha illustrato il contributo dato dall'IRPET alla ricerca. Le conclusioni della giornata sono state affidate al professor Augello.

Pubblichiamo di seguito le considerazioni conclusive del rettore Massimo Augello, dal titolo "L'Università di Pisa, motore di sviluppo territoriale", al Rapporto di sostenibilità

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L'Università di Pisa, motore di sviluppo territoriale

1. Ogni ateneo genera sul territorio di riferimento una serie di impatti di tipo economico, sociale e culturale, la cui intensità non è omogenea, ma dipende da svariati fattori, quali , ad esempio, l’entità di personale impiegato, la capacità di attrazione che è in grado di esercitare verso gli studenti o lo stesso profilo dell’area in cui si trova ad operare.
Da questo punto di vista, l’Università di Pisa, con più di 50.000 studenti in una città di appena 90.000 abitanti, con un numero di addetti pari a circa 3.000 unità e un patrimonio immobiliare che supera i 600 milioni di euro, rappresenta un caso pressoché unico nel panorama nazionale, esercitando un fortissimo impatto sulla città e su tutta l’area d’insediamento, con aspetti positivi e, talvolta, anche “critici”. Si pensi, ad esempio, alla circostanza che molte delle attività formative e di ricerca si svolgono nel centro storico o nelle zone immediatamente adiacenti ad esso. Di certo vivificandoli, sia dal punto di vista commerciale che da quello degli insediamenti abitativi, ma al contempo generando congestione e problemi di convivenza.
L’espressione, che spesso viene utilizzata, di “Pisa città campus”, sintetizza bene il legame profondo che unisce la città e il suo Ateneo, evocando un rapporto profondo che nel tempo si è venuto a consolidare, fortificandosi su un sentimento di profonda e reciproca immedesimazione.
La comunità cittadina avverte, infatti, la presenza dell’Università come il tratto più caratterizzante della propria essenza culturale e sociale e, al contempo, l’Ateneo è consapevole del ruolo propulsivo che esercita.
È dunque su questo idem sentire, incentrato sullo sviluppo della cultura, della conoscenza e del capitale umano, sull’innovazione in tutti i campi di attività, sulla continua rivitalizzazione dei contesti sociali, che si fonda il percorso di crescita dell’Ateneo e della città.
Pisa può del resto essere considerata un polo di vera e propria “eccellenza culturale”, con la presenza, accanto all’Università, della Scuola Normale Superiore e della Scuola Superiore Sant’Anna, nonché di centri di ricerca di altissimo livello (il Consiglio Nazionale delle Ricerche, l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) ed è cresciuta intorno e insieme ad essi. Altra istituzione di eccellenza presente sul territorio è sicuramente l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana, punta di diamante riconosciuta all’interno del panorama toscano della sanità e che, per alcuni settori specifici, vanta primati a livello nazionale e internazionale. Com'è facile comprendere, la qualificazione “universitaria” dell’azienda ospedaliera testimonia il ruolo che l’Ateneo esercita anche per il servizio sanitario. La formazione delle professionalità, la produzione scientifica, lo sviluppo e l’investimento in tecnologie innovative sono solo alcuni dei contributi che scaturiscono dai proficui rapporti tra la componente universitaria e quella ospedaliera. Di importanza non minore è infine l’apporto che il personale universitario fornisce in maniera diretta all’attività assistenziale, che risulta essere una delle più attrattive e qualificate del panorama nazionale.
Per consolidare e potenziare tutti questi rapporti e queste collaborazioni istituzionali è stato di recente sottoscritto un Protocollo d'intesa tra l’Ateneo e l'amministrazione comunale, che ha fatto proprio il modello adottato nello scorso settembre dall'Associazione Nazionale dei Comuni d'Italia (ANCI) e dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI).
Il Protocollo ANCI-CRUI si fonda sul riconoscimento che le università rivestono un ruolo cruciale nello sviluppo delle città e che entrambe queste realtà possono offrire un contributo decisivo per far crescere il capitale umano e le risorse della conoscenza quali patrimoni fondamentali del nostro paese. La loro collaborazione, che negli anni ha dato vita a esperienze positive e importanti, può produrre ulteriori e significativi benefici sul piano della ricchezza materiale, così come su quelli degli stili di vita, della coesione sociale, dell'innovazione e della diffusione tecnologica, della valorizzazione del patrimonio culturale.
Con la firma del Protocollo, l'Università di Pisa e il Comune intendono quindi consolidare la loro centralità nel sistema locale di governance, rafforzando nello stesso tempo la rete di relazioni che unisce tutti i soggetti istituzionali presenti sul territorio.
Nell'ambito delle rispettive competenze, queste due realtà hanno maturato l’idea di sviluppare una progettualità condivisa su innumerevoli temi, molti dei quali andranno a incidere in maniera decisiva sul futuro della città e della sua area vasta, con riflessi anche a livello regionale e nazionale.
Solo per citare alcuni degli argomenti inseriti nel testo della convenzione, è opportuno ricordare, oltre alle politiche di accoglienza degli studenti e all'inserimento lavorativo dei laureati, il sostegno all'imprenditoria giovanile, l'introduzione di processi produttivi avanzati, la diffusione della cultura e dello sport, la mobilità cittadina, la pianificazione urbanistica e l'ottimizzazione dei rispettivi patrimoni immobiliari.

impatto12. L’idea e l'obiettivo che hanno mosso la redazione di questo documento sono stati quelli di individuare una misura di sintesi capace di rappresentare l’intensità della propulsione economica esercitata dall’Università.
Vi è ormai piena consapevolezza che, al di là di tutte le “esternalità positive” collegate alle funzioni classiche di creazione e diffusione del sapere e di trasferimento tecnologico , che già di per sé, generano ricadute importanti sul territorio in termini sociali, l’Ateneo può essere considerato un vero e proprio “motore” di sviluppo economico. In prima battuta per il territorio di immediata pertinenza e poi, seguendo un meccanismo a cerchi concentrici, per livelli via via crescenti fino ad estendere la propria influenza all’intero sistema economico del paese.
La rilevanza degli impatti connessi allo svolgimento delle attività dell’Ateneo è facilmente intuibile già dal semplice esame di alcune grandezze di sintesi.
Nel periodo da fine 2010 a oggi, quindi in un periodo caratterizzato da una crisi generalizzata del sistema e da una forte riduzione dei fondi pubblici a disposizione, sono state messe in atto circa 800 assunzioni di personale docente, di cui la metà rappresentano un vero e proprio turn over, essendo relative a personale non strutturato in precedenza. A queste si vanno ad aggiungere altre 280 assunzioni relative al personale tecnico-amministrativo, riferite per la quasi totalità a personale in precedenza non strutturato.
Si è dunque messa in atto una politica espansiva, nell’ambito del reclutamento del personale, che molto probabilmente non trova riscontri analoghi nel panorama universitario nazionale, così come nel sistema delle aziende del territorio.
La medesima propensione alla crescita e allo sviluppo è stata portata avanti anche in altri ambiti. Nello stesso periodo, infatti, sono state distribuite risorse per la ricerca, a valere su fondi propri di bilancio, per più di 37 milioni di euro e sono state finanziate manutenzioni ordinarie e straordinarie sugli immobili, per più di 50 milioni di euro. A queste tipologie d’investimenti si sono poi aggiunte tutta una serie di nuove realizzazioni/acquisizioni immobiliari, che sono andate a soddisfare al meglio le differenti esigenze dell’Ateneo e che hanno avuto l’effetto di “svecchiare” il suo patrimonio immobiliare: il peso degli immobili post 2010, all’interno di quelli non storici, è infatti passato dal 5,6% del 2013 all’attuale 23%.
Le politiche di sviluppo intraprese in questi anni, come è facile intuire, non rimangono “confinate” nei limiti dell’Ateneo, ma hanno ricadute ben più ampie. Se finora questi segnali si potevano cogliere solo a livello di percezione, oggi possiamo tentare una loro “quantificazione” oggettiva.
Il presente lavoro si è posto proprio l’obiettivo di quantificare il valore dell’impatto economico complessivo che l’Ateneo, con le sue molteplici attività, genera sia sulla città, che in ambiti territoriali più ampi, passando dall’aggregato “area vasta”, a quello regionale, al Paese nel suo complesso.
Esso costituisce una parte del “Rapporto di Sostenibilità”, che sarà presentato nel prossimo autunno e che aggiungerà all’ottica puramente economica, anche quella di “impatto sociale” -indagata dal punto di vista qualitativo - e quella di “impatto ambientale”, ponendosi, idealmente, come naturale prosecuzione del Bilancio Sociale che questa amministrazione ha realizzato pochi anni fa con un amplissimo coinvolgimento di tutti gli stakeholder dell’Università.
Sempre in autunno sarà presentato anche il Bilancio di Mandato, che ripercorre i sei anni di guida dell’Ateneo, e che si è ritenuto di proporre, per la prima volta nella nostra università, ritenendolo doveroso verso la comunità accademica e, più in generale, verso tutta la città.

impatto23. L’analisi dell’impatto economico si basa su una metodologia estremamente complessa, soprattutto in un Ateneo, come quello di Pisa, che per le sue dimensioni e per le molteplici attività che svolge richiede elaborazioni particolarmente sofisticate e necessita dell’apporto di analisi specialistiche, con strumenti “ad hoc” scientificamente validati. La metodologia è stata condotta avvalendosi della collaborazione dell’Istituto Regionale per la Programmazione Economica della Toscana (IRPET), da anni specializzato in ricerche di tipo economico-territoriali, che ha supportato tutte le fasi di svolgimento del lavoro.
L’attività di analisi è stata svolta in un’ottica “controfattuale”, che consiste nell’evidenziare quali sarebbero gli effetti economici negativi per Pisa e per gli altri territori considerati, qualora non ci fosse l’Università, in termini di Produzione attivata, di Prodotto Interno Lordo (PIL) generato e di Unità di Lavoro Attivate (ULA).
L’analisi si riferisce al 2014 - verificando che non ci sarebbero state particolari alterazioni se avessimo considerato altri anni vicini - e ha riguardato tutti i settori di attività tipici dell’Ateneo e quelli ad esso collegati, inserendo nell’esame dei “motori” dell’economia territoriale anche le diverse tipologie di “spesa” effettuate dagli studenti presenti a Pisa.
Ogni “vettore di spesa” è stato analizzato approfonditamente, ottenendo così anche una serie di indicazioni sulle caratteristiche e sul valore dei vari vettori che saranno estremamente utili sia per orientare le future politiche di Ateneo sia per coloro che hanno la responsabilità delle amministrazioni territoriali.
Seguendo l’impostazione del modello teorico utilizzato, sono stati valutati gli effetti “diretti” ascrivibili alla presenza dell’Ateneo e quindi collegati, da un lato, alla “spesa” che annualmente sostiene per il funzionamento (acquisti di beni e servizi, stipendi erogati, ecc.), e all’entità dei consumi effettuati dagli studenti, e dall’altro alle spese di funzionamento delle attività collegate (sistema museale, ospedale veterinario, casa editrice, spin off, ecc.)
È stato poi valutato il processo a cascata originato dagli effetti diretti, il cosiddetto “impatto indiretto”, che fa riferimento al giro d’affari messo in moto dai fornitori dell’Ateno verso i rispettivi fornitori, e quello “indotto” che riguarda gli effetti moltiplicativi generati dai consumi dei percettori di un qualsiasi reddito da Unipi.

impatto34. I dati finali, nella loro sintesi, godono di una evidenza immediata. La presenza dell’Ateneo, nella sola provincia di Pisa, attiva una produzione pari a più di 650 milioni di euro, che passano a più di 810 nell’ambito toscano e raggiungono 1,4 miliardi di euro nel confronto a livello nazionale.
Anche la “ricchezza creata” in termini di Prodotto Interno Lordo e di Unità di Lavoro Attivate esprime valori altrettanto significativi. Per quanto concerne il PIL, esso ammonta a più di 425 milioni di euro a Pisa, arrivando a quasi il doppio quando si esamina il dato a livello nazionale. L’attivazione della produzione porta con sé anche la creazione/mantenimento di posti di lavoro: l'IRPET ha stimato che la presenza dell’Ateneo attivi complessivamente 7.282 unità di lavoro in provincia di Pisa, poco meno di 8.400 in Toscana e circa 13.000 a livello nazionale.
È importante sottolineare che tutte le stime e le valutazioni effettuate sono state improntate a una estrema prudenza, con l’effetto finale che nell’interpretazione dei risultati essi devono sempre essere concepiti come misure “per difetto” della realtà.
Per come è stata ideata e realizzata, la relazione assume anche un valore prescrittivo. Oltre a rappresentare in termini numerici il coefficiente di moltiplicazione economica collegato alla presenza dell’Università di Pisa, la dovizia e l’analiticità dei dati esposti, l’illustrazione puntuale di ogni passaggio e la completezza delle fonti utilizzate consente a ogni altro Ateneo di replicare il modello di analisi utilizzato.
La sintesi massima e al tempo stesso più chiara della valutazione dell’impatto economico dell’Ateneo è, di fatto, rappresentata dai “moltiplicatori”, definiti da un rapporto tra Produzione attivata (o PIL o ULA) e la spesa complessiva dell’Ateneo, in quello che può essere definito il “moltiplicatore della spesa pubblica universitaria” e che arriva a definire l’impatto complessivo originato dalla presenza dell’Università per ogni euro da essa “speso”.
Nel nostro caso - come era logico attendersi, visti i dati assoluti sopra riportati - i valori sono molto significativi: ogni euro di spesa dell’Ateneo attiva infatti una produzione di 1,71 euro nella provincia di Pisa e di 2,13 euro in Toscana, fino ad arrivare a 3,74 euro a livello nazionale.
Anche i moltiplicatori individuati per il PIL e le ULA esprimono andamenti altrettanto lusinghieri: ogni euro di spesa dell’Università, ad esempio, crea ricchezza sulla provincia di Pisa, in termini di PIL, pari a 1,12 euro e ogni milione di spesa attiva, sempre sulla provincia, quasi 20 unità di lavoro, che divengono ben 34 circa a livello paese.
Credo che i dati abbiano un significato preciso: l’Ateneo, con la sua presenza, produce su Pisa in particolare, ma anche in ambiti territoriali più vasti, una forte “spinta” alla crescita dell’economia e ha svolto questo suo ruolo di “motore” anche in un anno, come il 2014, in cui la crisi, sia a livello economico generale, che di finanziamenti pubblici del sistema universitario, è stata decisamente pesante.
Nel lavoro, infine, viene calcolato un altro tipo di moltiplicatore, riferito al finanziamento “strutturale” del Miur agli atenei tramite il Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO); moltiplicatore che può essere considerato come una sorta di “indicatore di produttività del finanziamento pubblico”, ovviamente solo in termini economici.
Esso è rappresentato, seguendo la logica classica dei moltiplicatori, dal rapporto tra impatto economico complessivo dell’Ateneo, come sopra definito, e FFO.
Nel caso dell’Università di Pisa si registra una produttività per euro di investimento ministeriale in termini di produzione attivata, pari a ben 3,23 euro in provincia di Pisa, più di 4 in Toscana e più di 7 a livello paese. Il PIL va dai più di 2 euro per la provincia ai 4 a livello nazionale. Molto significativo è anche il numero di ULA, visto che per ogni milione di euro di FFO si attivano circa 36 unità di lavoro nella provincia di Pisa e più di 63 a livello paese.
impatto4Ovviamente la produttività dell’investimento ministeriale può essere anche molto differenziata a livello di singolo ateneo, in relazione sia alle sue caratteristiche, non solo dimensionali, e alle specificità dell’area di insediamento, sia e soprattutto alla “vivacità” delle politiche messe in atto, alla sua storia e al prestigio di cui esso gode per ciò che concerne tanto l’attività di ricerca quanto quella formativa .
In conclusione, sarebbe interessante avere dati più generali a livello di altri atenei e di sistema: infatti, se si registrassero anche negli altri casi livelli di produttività elevati, quali quelli relativi all’Ateneo pisano, a tutte le ben note ragioni per cui è indispensabile che il sistema universitario ottenga i fondi che gli sono necessari per lavorare al meglio, si aggiungerebbe anche la “motivazione economica” di un investimento in un settore che ha “ritorni” molto apprezzabili. Da questo punto di vista, sarebbe anche utile confrontare gli “indicatori di produttività” che si registrano nel settore universitario con quelli di altri settori che beneficiano di ingenti fondi pubblici: probabilmente si scoprirebbe che investire nell’alta formazione e nella ricerca vuol dire sì puntare sul futuro, della società e dei nostri giovani, ma anche dare un impulso forte e dai ritorni immediati alle economie locali e del paese in generale.
In definitiva, credo che questo lavoro possa svolgere una funzione importante come strumento di analisi e di valutazione - e, in ultimo, di governo - per chi sarà chiamato a gestire l'Università di Pisa nei prossimi anni, e potrà dare un utile contributo, se replicato ai diversi livelli, anche per quanto riguarda le politiche di sostegno al sistema universitario italiano.

Massimo Augello

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  • 6 luglio 2016

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