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Ateneo in lutto per la scomparsa del professor Tiziano Raffaelli

Il ricordo del docente nelle parole del rettore Augello e del professor Iacono

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Si è spento dopo una lunga malattia Tiziano Raffaelli, 66 anni, professore di Storia del pensiero economico all'Università di Pisa. Qui di seguito pubblichiamo un ricordo del rettore Massimo Augello e del professor Alfonso M. Iacono, che ne ripercorrono la carriera e il valore di studioso impegnato e conosciuto a livello internazionale.

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tiziano raffaelli 2

L'Università di Pisa si stringe attorno alla professoressa Manuela Giovannetti e alla sua famiglia in questo momento di profondo dolore per la perdita del professor Tiziano Raffaelli. Oltre a una solida amicizia, ho avuto l'onore di condividere con il professor Raffaelli una vicinanza scientifica e lunghe discussioni su comuni temi di ricerca. Dopo la formazione da filosofo con Nicola Badaloni, infatti, il professor Raffaelli aveva ricoperto la cattedra di 'Storia del pensiero economico' prima alla Facoltà di Economia dell'Università di Cagliari e poi, dal 2002, alla Facoltà di Lettere e Filosofia del nostro Ateneo.

Il professor Raffaelli si era affermato come studioso di fama internazionale, approfondendo in particolare la riflessione sull'economia politica tra XVIII e XIX secolo e su grandi pensatori quali Adam Smith e Alfred Marshall. Era anche docente rigoroso e molto impegnato, sempre attento alle esigenze e al confronto con gli studenti, e nel tempo aveva dimostrato una particolare capacità di formare e guidare giovani ricercatori e allievi. Pur sommando all'insegnamento e alla ricerca accademica, vari altri interessi e un concreto impegno civile nella società, era sempre rimasto uno studioso di eccezionale livello, il cui contributo alla vita istituzionale dell'Università è stato solo limitato dal progressivo incedere della malattia.
Massimo M. Augello


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Conoscevo Tiziano Raffaelli sin da quando eravamo studenti all’università. Studiavamo con Nicola Badaloni. Tiziano, peraltro di famiglia politicamente avvertita, si formò in una scuola dove ricerca scientifica e passione civile andavano insieme, non nel senso che si confondevano fra loro, ma nel senso che, pur mantenendo la loro reciproca autonomia, facevano parte della vita di un intellettuale che per molto tempo non rimase chiuso nelle biblioteche e nei dipartimenti, né si sentì protetto dai libri che lo circondavano e che egli amava.

Era un illustre studioso di Storia del pensiero economico. Si era formato a Pisa e alla London School of Economics, e considerò sempre la ricerca e l’insegnamento come le sue attività fondamentali. Ma non si limitò a questo. Tiziano Raffaelli dette un contributo decisivo tra gli anni ’70 e gli anni ’80 su un tema che sarebbe diventato drammaticamente centrale nella riflessione e nella discussione politica negli anni successivi fino ad oggi: l’ambiente. Tiziano fu assessore provinciale all’ambiente e poi presidente del Parco di Migliarino-S. Rossore-Massaciuccoli in anni in cui lottizzazioni e cementificazioni stavano allungando le mani sul territorio a lui particolarmente caro della zona di Vecchiano. Fondò la Lega Ambiente in Toscana. Fu sempre contrario al Porto di Marina ed io e molti altri irriducibili eravamo con lui. Poi smise l’attività politica e istituzionale e si dedicò completamente agli studi e all’insegnamento con il suo solito, esemplare senso della misura e della sobrietà.

Perché questo era Tiziano. Uomo colto e competente, attento alle cose del mondo. Lo sentivo nello stesso tempo toscano radicato nella sua terra, la campagna di Avane, il paese dove è nato e cresciuto con Manuela, un luogo dove ciascuno impara silenziosamente la dignità del vivere. Poi lo prese una malattia autoimmune, lentamente ma inesorabilmente. Cercai di convincerlo una prima volta a non andare in pensione anticipata perché pensavo e speravo che l’attività lo avrebbe aiutato a vivere. Forse fu così, ma non per molto. Le cose peggioravano. È morto serenamente con la penna in mano mentre stava correggendo le bozze. Lo voglio ricordare così, come studioso che ha lavorato fino alla fine, ma anche come uomo che visse la politica come partecipazione, consapevole, intellettualmente e moralmente, che la passione per lo studio, per la ricerca e per la critica avrebbe impedito alla passione civile di trasformarsi in mestiere senza ideali.
Alfonso M. Iacono

 

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  • 15 gennaio 2016

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