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Ustica. Storia di un'indagine

A 40 anni dalla strage, ripubblichiamo la Premessa del libro scritto da Carlo Casarosa nel 2005

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ustica VQuaranta anni fa, la sera del 27 giugno del 1980, un DC9 Itavia diretto da Bologna a Palermo si inabissò nel braccio di mare compreso tra le isole di Ponza e Ustica, causando la morte di tutti gli 81 passeggeri a bordo. La strage di Ustica ha rappresentato uno degli episodi più gravi e per molto tempo oscuri della storia dell’Italia repubblicana e ancor oggi resta viva l’esigenza di verità e giustizia.
Nel 2017 la Pisa University Press ha ripubblicato il volume del 2005 dal titolo Ustica. Storia di un’indagine, scritto da Carlo Casarosa, già professore ordinario di Meccanica del volo al dipartimento di Ingegneria aereospaziale dell'Università di Pisa, che ha fatto parte del collegio peritale che ha affiancato il giudice Rosario Priore nel suo lavoro istruttorio.
Ripubblichiamo di seguito la Premessa alla prima edizione del libro scritta dal professor Carlo Casarosa.

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Il perché di questo libro

Negli oltre venticinque anni trascorsi dalla data dell’incidente di Ustica, sono stati scritti tanti di quei libri, opuscoli, articoli e sono stati effettuati tanti di quei dibattiti televisivi e radiofonici da far sorgere spontanea la domanda del perché di questo ulteriore libro, pubblicato quando, con la sentenza della Corte di Assise di Roma, l’evento può ritenersi ormai concluso.
In queste poche righe, in qualità di “addetto ai lavori” in quanto membro del collegio peritale che ha affiancato il giudice Rosario Priore nel lavoro istruttorio, cercherò di dare una risposta alla più che legittima domanda.
Per prima cosa vorrei osservare come tutto quanto scritto sulle possibili cause dell’incidente di Ustica, per lo meno quello a me noto e fatte poche eccezioni, sia caratterizzato da una parziale e insufficiente conoscenza di tutti gli elementi del problema che ha portato a formulare le più disparate e, talvolta, fantasiose ipotesi.
Il caso Ustica è stato estremamente complesso e, da parte di tutti i collegi peritali coinvolti, ha richiesto una notevole mole di indagini tecniche protrattesi per non pochi anni con la relativa notevole mole di risultati. Prendendo come riferimento solo alcuni di essi e trascurando gli altri, possono costruirsi dei percorsi logici in grado di portare alle più diverse ipotesi, a seconda dei risultati scelti.
Questo è stato fatto sistematicamente nella maggior parte della bibliografia relativa al caso Ustica. A volte in buona fede, per mancanza di conoscenze adeguate, a volte in malafede, per sostenere o difendere ipotesi precostituite.
Nel corso delle indagini si è spesso verificato come alcuni risultati consentissero di formulare certe ipotesi e, successivamente, risultati di analisi più approfondite mettessero in dubbio o anche portassero a scartare le soluzioni formulate. Di conseguenza, per elaborare un’ipotesi sulle cause dell’incidente, occorre considerare tutti gli elementi a disposizione e la stessa deve essere in accordo con tutti e non con parte di essi, opportunamente scelti per giustificare quella di particolare interesse.
Il motivo che mi ha spinto a scrivere questo libro è stato quindi il desiderio di presentare agli appassionati del caso Ustica tutti gli elementi del problema disponibili a seguito delle indagini tecniche (o per lo meno i fondamentali).
In questo libro non si troveranno accuse ad alcuno, non saranno proposte dietrologie, non saranno chiamate in causa operazioni di intelligence, non saranno invocate operazioni di disinformazione o
quant’altro possa rendere “pruriginosa” la trattazione.
È semplicemente il diario di un’indagine tecnica su un incidente aereo, considerato come un “normale” incidente aereo, svolta con le tecniche normalmente impiegate in questi casi.
Per questo motivo il libro sarà terribilmente noioso e, forse, potrà essere letto solo dai veri appassionati del caso Ustica in cerca di una documentazione il più possibile oggettiva e precisa su quanto effettivamente fatto.
Gli eventi riportati in questo libro sono tutti veri. Qualche volta, per comodità di esposizione, non è stato rispettato esattamente il loro ordine cronologico ed eventi fra loro correlati, accaduti in tempi successivi, sono stati riportati come unico evento nel punto più utile per la narrazione.
Le opinioni espresse e le conclusioni presentate sono di mia responsabilità e non coinvolgono gli altri consulenti tecnici del collegio che, inevitabilmente, sono stato costretto a nominare nel corso della narrazione. Alcuni in forma esplicita, altri in forma anonima, ma sicuramente riconoscibili dal contesto.
A loro chiedo scusa per averli coinvolti in questa avventura. Purtroppo le indagini tecniche non hanno consentito di giungere a una soluzione definitiva del caso ma alla formulazione di ragionevoli ipotesi. In questo libro è riportato il percorso logico che mi ha portato a elaborare una di queste ipotesi che, contrariamente a ogni prassi, non si trova riportata alla fine del libro ma all’inizio, come antefatto, presentato nello stile di una spy-story che però, se non nei particolari, almeno nella sostanza rispecchia la mia opinione.
Questo allo scopo di meglio guidare il lettore lungo il percorso logico che, partendo da ipotesi ereditate da precedenti indagini, mi ha portato a formulare conclusioni completamente diverse.
Il lettore troverà esposto in forma narrativa tutto quanto è stato reso disponibile dalle indagini tecniche sull’incidente, tutto quanto è favorevole o contrario a ciascuna ipotesi formulata e il filo logico seguito per raggiungere le conclusioni presentate. Queste potranno anche non essere condivise dai lettori che però, in possesso delle corrette informazioni, potranno raggiungere motivate opinioni personali.
Alcuni amici mi hanno chiesto perché non ho pubblicato prima le mie opinioni sul caso Ustica. Il motivo è stato molto semplice. Sul caso Ustica sono stati fatti troppi “processi di piazza” in modo molto spesso sleale in quanto nel “processo di piazza” non erano rappresentate tutte le parti coinvolte. Non ho mai voluto prestarmi a queste operazioni, convinto che l’opinione di un “addetto ai lavori”, giusta o sbagliata che fosse, espressa fuori dalle sedi istituzionali, avrebbe avuto una risonanza che, forse, avrebbe potuto danneggiare le parti non in grado di difendersi. Le mie ipotesi, derivanti dai risultati di analisi tecniche, le ho espresse nelle relazioni depositate presso il giudice, che tutte le parti potevano leggere e criticare, e nelle udienze in Corte di Assise, dove tutte le parti erano rappresentate e un collegio di giudici avrebbe giudicato.
Solo ora, a “bocce ferme” e, cioè, a sentenza emessa, ho ritenuto di esporre il mio pensiero per i motivi sopra esposti e anche per lasciare una traccia scritta (mi si perdoni l’immodestia!) sulla grande mole di lavoro svolto nell’ambito delle indagini tecniche, spesso riportato in bibliografia in modo riduttivo, o travisato, o distorto per adeguarlo alle particolari tesi sostenute.
Tutto quanto esposto nel testo in forma narrativa si trova nei documenti ufficiali ed è di dominio pubblico (la registrazione delle udienze del processo è disponibile su internet). Nel tentativo di fornire un aiuto al lettore, nel testo è inserita una serie di figure ordinate secondo una logica volta a dare un supporto grafico ai principali argomenti via via esposti.
Prego i lettori, se ve ne saranno, di non serbarmi rancore se gli argomenti saranno aridi e la lettura estremamente noiosa. A mia discolpa posso solo dire di averli avvertiti in anticipo!

Carlo Casarosa

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  • 26 giugno 2020

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