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Livorno e il movimento sabbatiano al centro di uno studio dell’Unipi

Nel 1665 il cabalista Sabbatai Zevi si proclamò il messia degli ebrei raccogliendo grande consenso nella città toscana

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sabbatai zeviNel XVII secolo Livorno fu una delle città europee che accolse con più fervore la dottrina di Sabbatai Zevi di Smirne, il cabalista che nel 1665 si proclamò l’atteso messia degli ebrei e che in poche settimane raccolse attorno a lui un impetuoso movimento di fedeli. I legami di Sabbatai con la città toscana sono al centro di uno studio coordinato da Alessandra Veronese, storica dell’Università di Pisa, che sarà presentato a un convegno internazionale sul Sabbatianismo in Italia in programma a Roma dal 20 al 22 gennaio presso l’Unione delle Comunità ebraiche e la Sapienza.

«Livorno fu uno dei più importanti centri sabbatiani del Mediterraneo – spiega la professoressa Veronese – I contatti di Sabbatai Zevi con Livorno precedono persino la sua rivelazione messianica. Già nel marzo 1664 Sabbatai aveva sposato un’ebrea polacca residente a Livorno, che sosteneva di aver doni profetici e aveva annunciato che sarebbe diventata la moglie del messia. La notizia che Sabbatai aveva dichiarato di essere il messia giunse in città nell’autunno del 1665 e gran parte della comunità, compresa la maggioranza degli studiosi rabbinici, aderì al movimento sabbatiano. Nel nostro studio abbiamo ricostruito questi legami attraverso fatti ed episodi che in quel periodo caratterizzarono il territorio di Livorno, con alcune tracce anche all’Isola d’Elba».

Il movimento sabbatiano era nato nella primavera del 1665 quando Sabbatai Zevi proclamò di essere l’atteso messia degli ebrei. Nel febbraio 1666 Sabbatai fu arrestato e condannato a morte a Istanbul. Gli venne però offerta la salvezza nel caso si fosse convertito all’Islam e clamorosamente Sabbatai accettò di farsi musulmano. L'annuncio della conversione provocò grande disappunto tra i suoi fedeli, che progressivamente abbandonarono il loro messia. Nel 1672, a causa della sua ambiguità religiosa, Sabbatai fu esiliato in Montenegro dove morì nel 1676. Quanti ancora credevano in lui, pur facendosi passare per musulmani, vennero chiamati i dönmeh (in turco “convertiti”) e continuarono a vivere in semi-clandestinità sino almeno ai primi anni del ‘900.

«La notizia della conversione all’Islam di Sabbatai del settembre 1666 dovette giungere a Livorno già ai primi di ottobre e fece barcollare la fede della comunità – aggiunge la professoressa Veronese - La vicenda di Sabbatai era ormai motivo di profondo imbarazzo e sappiamo che nell’estate del 1667 gli ebrei di Livorno chiesero addirittura l’intervento del vicario dell’Inquisizione per impedire la circolazione di un opuscolo che trattava delle vicende di questo presunto messia. Ormai minoritari, i sabbatiani di Livorno continuarono a riunirsi più o meno in segreto e si ha notizia di un rinnovato fervore sabbatiano a metà degli anni ’70, tanto che nell’ottobre 1676, la comunità di Livorno scomunicò formalmente chi sosteneva che Sabbatai Zevi fosse il vero messia».

Il convegno di Roma, organizzato dall’Università del Maryland, dalla Johns Hopkins University di Baltimora e dal gruppo di ricerca sull’Antisemitismo finanziato dal MIUR (di cui fa parte anche il gruppo di Pisa), vedrà la partecipazione dei maggiori studiosi del movimento sabbatiano e fa parte di un ciclo di tre conferenze internazionali sulla storia ebraica italiana nel lungo Rinascimento, che comprende altri eventi a Baltimora e a Gerusalemme. Il programma è consultabile alla pagina: https://jewsitalylongrenaissa4nce.wordpress.com. Del comitato scientifico di questo convegno, che ha ricevuto finanziamenti da numerose istituzioni culturali europee, israeliane e statunitensi, fa parte anche Stefano Villani, già docente dell’Università di Pisa e ora professore di storia europea all’Università del Maryland.

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  • 18 gennaio 2019

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