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I ragazzi che scalarono il futuro

La costruzione del primo calcolatore italiano a Pisa fa da sfondo ad un romanzo storico: la recensione di Nicoletta De Francesco

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copertina libro“I ragazzi che scalarono il futuro” di Maurizio Gazzarri (Edizioni ETS, 2018), è un romanzo storico dove la storia, certo recente ma non meno epica, è quella dell’informatica. I protagonisti sono due ventenni, Giorgio e Angela, e le loro vite si incrociano con quelle dei protagonisti della sfida che portò alla realizzazione della prima calcolatrice elettronica italiana proprio a Pisa.
Il libro ha fatto il suo debutto nell’ambito dell’Internet Festival dove è stato presentato dalla professoressa Nicoletta De Francesco. Per chi si fosse perso l’appuntamento, c’è una nuova presentazione il 6 novembre nella Gipsoteca di Arte Antica.

Di seguito una recensione del volume firmata da Nicoletta De Francesco, prorettrice vicaria e ordinaria al del dipartimento di Ingegneria dell'Informazione.

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Il libro “I ragazzi che scalarono il futuro” di Maurizio Gazzarri racconta la storia di una sfida: quella della costruzione del primo calcolatore italiano a Pisa tra la metà degli anni ‘50 e il 1961. La storia è nota, anche se c’era bisogno di una ricostruzione così precisa e puntuale degli avvenimenti legati a quella sfida, che questo libro fa con grande senso storico. La narrazione parte dall’idea iniziale di Fermi di utilizzare i fondi, originariamente destinati, dagli enti locali e dall’università, alla costruzione del ciclotrone per la realizzazione di una calcolatrice elettronica, per arrivare alla effettiva realizzazione della Macchina Ridotta prima e di quella che fu chiamata CEP (Calcolatrice Elettronica Pisana) poi; tutto questo passando per la fondamentale collaborazione dell’Università con la Olivetti, in particolare con il centro in via del Capannone a Barbaricina, dove fu costruito il prototipo “zero” delle macchine ELEA. Il 13 novembre 1961 la CEP fu presentata al Presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, durante l’inaugurazione, da parte del rettore Alessandro Faedo, dell’anno accademico dell’Università di Pisa 1961/1962. Sei anni possono sembrare pochi come numero, ma in questo caso hanno gettato le basi per il futuro sviluppo dell’informatica in Italia, che ha cambiato radicalmente il nostro modo di scrivere, di comunicare, di lavorare, di stare nel mondo.

I personaggi di questa storia furono un gruppo di pionieri visionari, scienziati, professori universitari, rettori dell’Università, imprenditori, politici, che seppero intuire quale era il futuro e spesso dovettero lottare contro ostacoli e incomprensioni. Questa vicenda si è sviluppata attraverso ripensamenti, entusiasmi e sconfitte, e anche tragedie come la morte prematura in un incidente automobilistico dell’ingegnere della Olivetti Mario Tchou, una delle principali forze motrici del progetto, proprio pochi giorni prima dell’inaugurazione della CEP. Ma alla fine la sfida è stata vinta in pieno.

Il libro, che narra questa avventura pisana, è molto diverso da altre ricostruzioni dell’argomento pubblicate nel passato. Tanto per cominciare, non è un saggio, ma lo si può definire un romanzo storico, perché gli avvenimenti della costruzione della CEP e del primo computer Olivetti a Pisa sono intrecciati con gli eventi della storia della città e dell’Italia di quel periodo.

Ma un romanzo, anche storico, c’è bisogno di una trama che racconti storie di uomini e donne, delle loro vite, dei loro pensieri, delle loro relazioni. E infatti questo libro racconta la storia di Giorgio e di Angela, lui giovane ingegnere coinvolto nella costruzione della CEP, lei, sua fidanzata, operaia della fabbrica Marzotto e protagonista delle prime lotte delle donne per l’emancipazione. C’è anche una rivale di Angela, Ella, una scienziata americana che Giorgio conosce nel suo viaggio negli USA e che con il suo fascino intellettuale mina le sicurezze di Giorgio sulle sue scelte di cuore. Le due donne, appartenenti a classi sociali e mondi molto diversi, sono entrambe figure intelligenti, forti e determinate. In particolare, è molto ben descritta la crescita personale di Angela, che, da ragazza semplice e ingenua, con il passare degli anni e il contatto con gli avvenimenti della fabbrica e le lotte per i diritti delle donne, acquisisce una sempre maggior consapevolezza della sua posizione nel mondo.

E così, riassumendo, sono tre i piani di lettura del libro: quello della costruzione della CEP e del primo computer Olivetti, quello della storia di Pisa e della società civile in quegli anni e quello della vicenda personale di Giorgio. Il primo è condotto dall’autore con precisione da storico, ricostruendo gli avvenimenti a partire da documenti e fonti, ma anche da esperto informatico, descrivendo con competenza i problemi tecnici che si presentarono e le relative soluzioni. I personaggi storici sono descritti con un ampio approfondimento delle loro personalità; per questo l’autore ha attinto ad una vasta documentazione, nonché a informazioni derivate da colloqui con alcune persone, che furono protagoniste degli avvenimenti narrati o vicine ai protagonisti. Il secondo piano è descritto sempre con la precisione dello storico ma anche con la passione del politico, di colui che si è impegnato in prima persona nella vita della città di Pisa. Il terzo piano del racconto è più leggero e tratteggia con eleganza e maestria la storia di Giorgio, del suo rapporto con gli altri personaggi, della sua crescita professionale e personale.

A tutto fa da sfondo un quarto piano, la città di Pisa con i suoi monumenti, il suo fiume, le sue strade, le sue luci in momenti diversi del giorno.

Nicoletta De Francesco

 

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  • 31 ottobre 2018

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