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«Costituzione repubblicana e dimensione sovranazionale»

Il volume, curato da Saulle Panizza ed edito dalla Pisa University Press, è stato consegnato agli studenti della Versilia

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Lunedì 28 maggio si è tenuta alle Scuderie Granducali di Seravezza una giornata di riflessione sulla Costituzione Italiana promossa dall’Amministrazione Comunale di Seravezza in collaborazione con la Fondazione Amadei e il Laboratorio di Cultura Costituzionale dell’Università di Pisa nell’ambito delle celebrazioni del 2 giugno. Un momento di ulteriore confronto e approfondimento dopo il partecipato convegno tenutosi lo scorso novembre nel ventennale della scomparsa di Leonetto Amadei.

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Dinanzi a una platea di studenti delle classi quinte di alcuni istituti versiliesi sono intervenuti Riccardo Tarabella, sindaco di Seravezza, Lucia Amadei, a nome della Fondazione Amadei e delle sorelle Anna e Marta, e il professor Saulle Panizza dell’Università di Pisa. Presenti in sala anche il vicesindaco Valentina Salvatori e il presidente del Consiglio Comunale Riccardo Biagi.

Nell'occasione è stata consegnata a tutti gli studenti una copia del volume a cura di Saulle Panizza “Costituzione repubblicana e dimensione sovranazionale”, edito dalla Pisa University Press, insieme a un attestato di partecipazione. Qui di seguito pubblichiamo l'introduzione al volume, a firma del professor Saulle Panizza.

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Introduzione


Per la duplice ricorrenza dei 70 anni dall’approvazione della Carta fondamentale e dei 20 anni dalla morte di Leonetto Amadei, il Comune di Seravezza (LU), la Fondazione Amadei e il Laboratorio di cultura costituzionale dell’Università di Pisa hanno organizzato una “Giornata di studio sulla Costituzione repubblicana”, aperta alle scuole e alla cittadinanza, che si è svolta lo scorso 15 novembre 2017, di cui si raccolgono qui gli atti. La cornice concettuale entro la quale si snodano gli interventi è offerta dalle considerazioni di Ugo De Siervo sulla nascita della Costituzione come vera “casa comune” per tutti i cittadini, di qualsiasi ceto sociale e di qualsiasi appartenenza culturale e politica, considerati come persone libere ed eguali, in un quadro di rigide garanzie per tutti.

image.pngOltre che sulla centralità dei primi tre articoli, dai quali si ricava la concezione di fondo del rapporto intercorrente fra i soggetti che compongono la comunità e l’organizzazione istituzionale, ma anche le caratteristiche di fondo del nostro regime democratico, il contributo di De Siervo si sofferma su altre tre innervature assai significative. Si tratta del rapporto fra lo Stato italiano e le confessioni religiose, delle questioni connesse alla scelta operata per un ordinamento repubblicano decentrato e caratterizzato dalla previsione di forti autonomie territoriali, e infine degli innovativi principi assunti per caratterizzare la convivenza con gli altri Stati e le organizzazioni internazionali.

Su quest’ultimo aspetto, una particolare sottolineatura è riservata alla “copertura costituzionale” offerta dall’articolo 11 della Costituzione all’adesione dell’Italia al progressivo processo di federalizzazione dell’Europa, che ha permesso al nostro Paese di partecipare fin dall’inizio al percorso di superamento di quelle profonde lacerazioni fra le nazioni europee, che per secoli sono state alla base di contrapposizioni e gravissimi conflitti.

Il contributo di chi scrive rappresenta la rielaborazione delle considerazioni fatte nel segmento più di tipo didattico della Giornata di studio, rivolto specificamente alle scuole del territorio. Anche in considerazione dei partecipanti e dell’approssimarsi della fine della legislatura, si è ritenuto utile approfondire la natura democratica della forma di Stato delineata dai Costituenti con una riflessione sul voto, i suoi caratteri e, soprattutto, la sua configurazione come diritto-dovere. Dopo averne ripercorso l’attuazione in epoca repubblicana, l’analisi ha riguardato la tendenza ormai pressoché costante alla diminuzione del numero dei votanti e alla connessa espansione del c.d. “partito dell’astensione”.

Alcune considerazioni statistiche sulle serie storiche del voto nelle varie espressioni (politico, regionale, europeo) restituiscono un’immagine sul trend complessivo di lungo periodo, che permette di operare una periodizzazione della propensione al voto (e, correlativamente, all’astensione) nelle diverse fasi storiche. In questo senso, i dati degli anni più recenti non possono non essere valutati con preoccupazione, mentre lo stesso risultato del marzo 2018, pur salutato da più parti con particolare soddisfazione, non sembra in realtà segnale di una reale inversione di rotta.

Alle tappe salienti del disegno di integrazione comunitaria è dedicato il contributo di Gianluca Famiglietti, che ripercorre gli allargamenti, ma anche le criticità di questo cammino. Vengono richiamati, in particolare, i passaggi giurisprudenziali più significativi, soprattutto della nostra Corte costituzionale, fino ad arrivare alla recente vicenda “Taricco” e alla tematica dei c.d. “controlimiti”, che evidenziano il permanere di difficoltà anche significative nello sviluppo del percorso comunitario.

Particolarmente sintomatica di tali criticità è senza dubbio la vicenda “Brexit”, sulla quale si sofferma il contributo di Fabio Pacini, collocandola esemplarmente in chiusura di una analisi più generale sulla crisi della rappresentanza politica nell’attuale momento storico. Si esaminano le difficoltà emerse in epoca recente nella relazione tra rappresentanti e rappresentati, con la tendenza da parte delle stesse istituzioni, in primo luogo quelle parlamentari, a una spettacolarizzazione della loro attività, quale (tentativo di) risposta alle istanze che provengono da un elettorato sempre più propenso a un approccio con i luoghi del potere privo di una reale intermediazione partitica. 

Sugli specifici rapporti tra istituzioni europee e nazionali si sofferma l’analisi di Massimiliano Malvicini, che dedica una particolare sottolineatura al ruolo e agli strumenti dei parlamenti nazionali. Senza nascondere le difficoltà di un quadro assai composito, il contributo si spinge ad esaminare l’attualità più recente del nostro Paese, dove la riforma del regolamento del Senato intervenuta sul finire della XVII legislatura ha quanto meno interrotto, almeno per ora, la tradizionale “non ricettività” dei regolamenti alle trasformazioni del sistema istituzionale circostante, riguardando, nella fattispecie, anche aspetti di rilievo del raccordo tra l’ordinamento unitario e quello nazionale.

Il lavoro di Giuseppe Campanelli, infine, sofferma lo sguardo sull’altro versante, oltre quello dell’ordinamento eurounitario, delle relazioni sovranazionali del nostro Paese, vale a dire il rapporto con la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), in particolare alla luce della giurisprudenza costituzionale più recente.

In essa, un ruolo di rilievo assume la sentenza n. 49/2015, in cui la Corte si è espressa nei termini di un predominio assiologico della nostra Costituzione sulla Convenzione, ciò che impone prioritariamente di dare alla legge un senso conforme alla Costituzione. Assai significativo è il passaggio in cui la Corte riconosce che l’eventualità di un contrasto tra le due tipologie di interpretazione adeguatrice (rispetto alla Costituzione e rispetto alla Convenzione) è piuttosto remota, in quanto il più delle volte, l’auspicabile convergenza degli operatori giuridici verso approcci condivisi, quanto alla tutela dei diritti inviolabili dell’uomo, offrirà una soluzione del caso concreto capace di conciliare i principi desumibili da entrambe le fonti, ma in ipotesi estreme il giudice dovrà obbedienza anzitutto alla Carta repubblicana. Così come appaiono di interesse le osservazioni conclusive, secondo cui un’espressa affermazione del predominio assiologico della Costituzione sulla CEDU e della subordinazione dell’interpretazione convenzionalmente conforme a quella costituzionalmente conforme può costituire un fattore di rallentamento del dialogo tra le Corti e tra gli ordinamenti.

Si tratta, come è possibile notare fin da queste osservazioni preliminari, di profili differenti affrontati nei vari contributi, il cui esame congiunto, però, costringe a interrogarsi sulla rappresentatività delle istituzioni, nazionali e sovranazionali, sui rapporti tra esse e sugli ostacoli che il cammino di integrazione ancora incontra.

Saulle Panizza

 

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  • 31 maggio 2018

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