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Jerome Bruner. Cent’anni di psicologia

Pubblicato l'ultimo volume della professoressa Elena Calamari

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bruner coverJerome Bruner. Cent’anni di psicologia (ETS, 2018) è l’ultimo libro di Elena Calamari, docente di Psicologia generale e di Storia e metodi della psicologia al Dipartimento di Civiltà e forme del sapere dell'Università di Pisa. Fra gli altri libri della professoressa Calamari segnaliamo Soggettività in relazione. Una prospettiva psicologica (ETS, 2013) e La memoria tra cultura e biologia (Pisa University Press, 2015).

Pubblichamo di seguito una scheda del volume e un estratto.

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Nei cento anni della sua vita Jerome Bruner (1915-2016) ha partecipato alle alterne vicende delle scienze umane, da protagonista della rivoluzione cognitiva in psicologia e della sua applicazione all’istruzione. Questo libro è dedicato all’intera opera dell’autore. Ricostruisce i nessi tra i temi della sua ricerca empirica – percezione, apprendimento e pensiero, sviluppo cognitivo e del linguaggio – e li collega con il contributo teorico alla rifondazione della psicologia culturale mediante una rivalutazione del ruolo fondamentale della narrazione.

A seguito della riflessione autobiografica sulla propria avventura intellettuale, Bruner ha saputo cogliere l’importanza del dialogo intersoggettivo nella formazione del sé. L’adozione di un’epistemologia costruttivista e l’atteggiamento pragmatico circa le conseguenze della realizzazione delle idee nei fatti fanno del suo pensiero un contributo sempre attuale, aperto al cambiamento storico e utile ad affrontare i problemi dell’interculturalità.

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"A questo punto della trattazione non si può certo giudicare indebita l’incursione nella filosofia del linguaggio da parte di Bruner, il quale cerca di nobilitare la ricerca sull’ontogenesi linguistica nella relazione, confrontandosi con le teorie generali del significato e mostrando come i processi psicologici non possano essere esclusi dalla comprensione del linguaggio in azione.

La soluzione che egli mette insieme negli anni Novanta è più ambiziosa di quanto possa far credere a prima vista il tono talvolta dimesso dell’argomentazione, che si affida alle evidenze empiriche osservative. Non si limita all’appello generico a una condivisione che sarebbe in qualche modo garantita dall’appartenenza al gruppo o alla specie, in base a meccanismi che in realtà mancano di scattare nelle innumerevoli situazioni in cui gli esseri umani non si comprendono affatto a vicenda e nelle patologie dove non si costituisce o viene meno ogni consonanza intersoggettiva, e appare una soluzione assai debole attribuire tale fallimento al solo deficit biologico".

 

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  • 13 aprile 2018

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