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Chemofobia: cos’è e come si “cura”

Diffidenza e paura della chimica si superano con educazione e formazione spiega la professoressa Domenici dell’Ateneo pisano

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Diffidenza e paura rispetto alla chimica? C’è una parola che definisce questo atteggiamento, ed è chemofobia, che letteralmente significa “avversione irrazionale o pregiudizio nei confronti della chimica e di tutto ciò che può definirsi chimico”. Un timore irrazionale, appunto, privo di fondamenti scientifici, che però è possibile superare grazie ad educazione e formazione. A spiegarlo è Valentina Domenici, docente di Chimica Fisica dell’Università di Pisa che da anni si occupa della questione anche nell’ambito della Società Chimica Italiana.

“La diffidenza nei confronti della chimica è spesso associata ad una scarsa conoscenza delle sue implicazioni nel mondo reale e nella vita quotidiana – dice la professoressa Domenici - per questo motivo il ruolo dell’educazione e in generale dell’insegnamento è fondamentale”.

E così, accanto all’attività accademica, da tempo Valentina Domenici si spende per avvicinare i giovani alla sua disciplina attraverso attività nelle scuole, eventi divulgativi, articoli e interventi – uno degli ultimi in ordine di tempo è ad esempio una riflessione sulla chemofobia, pubblicata sul portale fondato dal Gruppo 2003 per la ricerca scienzainrete.it.

 

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La professoressa Domenici al centro insieme a due suoi collaboratori

Tra le recenti attività per avvicinare i giovani alla chimica, Domenici ha portato al Festival della Scienza di Genova due laboratori di didattica attiva, uno pensato per i bambini delle scuole primarie e uno per gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado.

“Dopo questa bella esperienza – continua Valentina Domenici – porteremo in giro per le scuole italiane uno dei due laboratori didattici: "Fare chimica con la luce", risultato di molti anni di attività di ricerca e di didattica, anche nell’ambito di Pianeta Galileo, il progetto di divulgazione scientifica promosso dal Consiglio regionale della Toscana, grazie al quale saremo in alcune scuole toscane a partire da gennaio 2018”.

Nel corso di questo laboratorio gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado utilizzano uno spettrofotometro portatile, realizzato proprio per applicazioni didattiche dallo spin-off dell’Università di Pisa Chema srl insieme all’azienda Ma.Vi srl. L’obiettivo è quello di far osservare ai ragazzi come dai colori sia possibile ottenere molte informazioni sulla natura chimica delle sostanze.

“Lo studio dei colori attraverso la spettroscopia molecolare nella regione visibile consente ad esempio di conoscere aspetti legati alla qualità dell’olio di oliva e di capire se è stato miscelato con altri oli vegetali - conclude Domenici, che sulla base di questi studi ha ideato insieme ai suoi collaboratori un metodo innovativo per studiare la chimica dell’olio – sfatando anche un tipico atteggiamento chemofobico che associa, in senso negativo, gli alimenti e la chimica”.

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  • 7 dicembre 2017

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