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Alla scoperta dei segreti delle Terme di Nerone e del Palazzo della Sapienza

Un incontro per illustrare i primi risultati delle ricerche con ricostruzioni tridimensionali degli scavi

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Cosa è emerso dalle indagini archeologiche in Sapienza e alle Terme di Nerone? Quali storie raccontano le tracce del passato che stanno tornando alla luce attraverso un accurato lavoro di scavi? Di tutto questo si parlerà mercoledì 27 settembre, alle ore 18, nell’Auditorium di Palazzo Blu, in un incontro in cui saranno illustrati i primi risultati delle ricerche condotte grazie alla proficua collaborazione tra Università di Pisa, Soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Pisa e Livorno e Comune di Pisa. Oltre alle nuove scoperte, saranno proposte alcune ricostruzioni tridimensionali, attraverso le quali ciascuno potrà entrare in contatto diretto con la storia plurimillenaria della città. L’iniziativa fa parte di “Aspettando BRIGHT”, il ciclo di eventi che nel corso di questo mese accompagneranno alla “Notte dei Ricercatori” in programma venerdì 29 settembre.

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A dare il benvenuto e portare i saluti istituzionali ci saranno Cosimo Bracci Torsi, presidente della Fondazione Palazzo Blu che collabora a questa iniziativa, Marco Filippeschi, sindaco di Pisa, Paolo Mancarella, rettore dell’Università di Pisa, Andrea Muzzi, soprintendente presso la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Pisa e Livorno. A seguire interverranno Maria Letizia Gualandi, docente di Archeologia classica all’Università di Pisa, Claudia Rizzitelli, funzionario archeologo della Soprintendenza, Fabio Fabiani, docente a contratto di Urbanistica e architettura classica dell’Ateneo pisano. Modera Lisandro Benedetti-Cecchi, prorettore per la ricerca europea e internazionale dell’Università di Pisa. Al termine dell’incontro sarà offerto un aperitivo ai partecipanti.

Verso l'archeologia del futuro
L’archeologia del futuro è virtuale e partecipata, esce dai musei e invade nuovi spazi, ripropone il passato attraverso ricostruzioni e realtà virtuali che vanno ad aggiungersi (e talvolta a completare) le visite ai siti archeologici. Non a caso oggi si parla di «archeologia pubblica», rivolta in primo luogo alle comunità di cittadini che, attraverso il lavoro degli studiosi, possono ‘rivivere’ la storia. Fino a non molto tempo fa l’archeologia si è concentrata principalmente sullo studio e la valorizzazione di monumenti e opere d’arte. Oggi invece l’interesse primario degli archeologi è studiare e raccontare la vita degli uomini del passato, ricostruendo le relazioni sociali complesse che hanno caratterizzato le comunità antiche.

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Conseguenza di questo nuovo approccio è in primo luogo la valorizzazione di siti e contesti archeologici magari meno scenografici, ma ricchi di ‘vissuto’, come la Sapienza o le Terme di Nerone a Pisa, rendendo i visitatori partecipi delle ‘storie’ conservate in quei siti.

Tutto ciò oggi è possibile grazie a tecnologie che permettono di ‘vedere’ anche ciò che non è più conservato o non è accessibile: banche dati che consentono di gestire quantità impressionanti di informazioni, sistemi GIS (Geographic Information Systems) che permettono di raccogliere e rappresentare dati relativi al paesaggio e all’ambiente naturale, modelli 3D che sostituiscono i tradizionali rilievi bidimensionali. E non è solo la ricerca a trarne beneficio, ma anche la valorizzazione dei resti archeologici, che diventano realmente ‘accessibili’ al pubblico, che può ‘vederli’ così com’erano quando erano ancora in vita attraverso vere e proprie visite virtuali.

 

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  • 22 settembre 2017

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