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La tentazione dell'Altro

Cultura occidentale e alterità: un confronto che attraversa la letteratura (e non solo) nell'ultimo libro del professor Brugnolo

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brugnolo_cover_inside.jpgStefano Brugnolo, professore di Critica Letteraria e Letterature Comparate del dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica del nostro Ateneo, è autore del volume "La tentazione dell'Altro. Avventure dell'identità occidentale da Conrad a Coetzee" (Carocci, 2017). Il volume ricostruisce le trame che autori come Melville, Conrad, Stevenson, Malraux, Flaiano, Vargas  Llosa, Coetzee e tanti altri hanno concepito per raccontarci la tentazione di essere altri-da-sé, il sogno impossibile di perdersi oltre il confine della cosiddetta civiltà, di sradicarsi dalle proprie origini e appartenenze.

Pubblichiamo di seguito una presentazione a firma dell'autore.

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Si tratta di una ricerca incentrata sul tema, profondamente radicato nella letteratura coloniale e post-coloniale otto-novecentesca, del going native. In altre parole, è un'indagine incentrata sulle trame di molti romanzi in cui un soggetto occidentale che oltrepassa un certo confine (culturale oltre che geografico) entra in contatto con ambienti e popolazioni ‘altri’ e lì si perde, cambia identità, si ammala, impazzisce, si converte, diventa uno di ‘loro’, ecc. Il caso più emblematico è quello del Kurtz di Cuore di tenebra, ma il panorama è significativamente più vasto e articolato. Per quanto si tratti di un tema pressoché popolare di esso allo stato attuale questo è finora l’unico studio di carattere generale e sistematico.

La tesi centrale del saggio è questa: che la nascita e il fiorire di questo tipo di topos nella letteratura di un certo giro di anni – quelli dell’affermazione definitiva dell’identità occidentale su scala planetaria – possa rivelarci qualcosa circa le mutazioni che avvenivano (e avvengono) invece dentro i confini della nostra civiltà. In altre parole ancora: prendendo in esame quelle trame coloniali si possono comprendere alcuni sommovimenti e mutamenti che stavano avvenendo a livello di identità occidentale (per esempio, le ‘possessioni’ coloniali prefigurano le novecentesche possessioni europee).

Per quanto il titolo del saggio possa a prima vista suggerire l’idea di una prospettiva che è tipica di quelli che attualmente vengono definiti post-colonial studies, l’assunto centrale mira a ribaltare quella prospettiva; quei critici infatti studiano la letteratura con tematica coloniale per denunciare una presunta (e a volte reale) complicità di alcuni grandi scrittori (Conrad, Kipling, Stevenson etc.) con l’ideologia imperialistica ed eurocentrica del loro tempo, mentre l’operazione che qui si tenta mira a dimostrare come quegli stessi autori, anche quando partivano da assunti filo-occidentali, hanno poi contraddetto felicemente quei loro assunti, scrivendo storie che in definitiva problematizzano qualsiasi pratica di discriminazione e dominio, da chiunque essa sia portata avanti.

Uno degli obiettivi di questo studio riguarda proprio la scuola (professori e studenti): esso infatti rivendica la ‘leggibilità’ di alcuni grandissimi testi e autori che hanno scontato negli scorsi decenni il pregiudizio di essere legati a doppio filo con un’ideologia coloniale che deve essere giustamente archiviata. Il tentativo è quello di provare a interpretare questi autori e a dire con dovizia di esempi come in realtà essi siano ‘per tutti e di tutti’, e che possano e debbano essere letti e studiati proprio in scuole e università sempre più multiculturali. E questo proprio perché ci dicono verità importanti sulle dinamiche di violenza e dominio, di integrazione o segregazione, di incontro o scontro con un’alterità che se è sicuramente fuori di noi – inscritta nella diversità degli altri popoli e culture – poi è anche sempre dentro di noi.

A grandi linee il libro funziona così: dopo una introduzione sul problema dell’Altro in letteratura, seguono i capitoli che prendono in esame le varianti principali del tema. Si va dai capostipiti del mio topos (Shakespeare e Defoe) ai vari classici otto e novecenteschi di tutte le letterature europee: Melville, Conrad, Kipling, Stevenson, Malraux, Céline, Gide, Loti, Mann, Zweig, Faulkner, Flaiano, Borges, Golding, Vargas Llosa, Naipaul, ecc. fino ai più recenti Coetzee e Houellebecq (il cui controverso Sottomissione è l’ultima, originale declinazione del tema, a dimostrazione della vitalità di esso). Non manca qualche incursione nella pittura (Gauguin), nella musica (Puccini), nel mondo del film (Coppola) e nell’antropologia (Lévi-Strauss). Il libro si pone certo l’obiettivo di essere quanto più possibile esaustivo e rigoroso, ma anche chiaro, comprensibile e di scorrevole lettura.

Stefano Brugnolo

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  • 22 luglio 2017

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