In molte città europee e internazionali la mobilità urbana è ormai riconosciuta come una leva centrale delle politiche per la salute pubblica, la sicurezza stradale e la transizione ecologica. Il modo in cui ci si muove in città è diventato un indicatore chiave della qualità dello sviluppo urbano.
La mobilità sostenibile in ambito urbano non è solo una questione “green”. Ridurre la dipendenza dall’auto privata e incentivare spostamenti a piedi, in bicicletta e con il trasporto pubblico produce benefici trasversali che si rafforzano a vicenda, dalla salute alla sicurezza, fino all’economia urbana.
Città con meno traffico e velocità più contenute registrano una diminuzione dei sinistri stradali, un miglioramento della qualità dell’aria e una riduzione significativa dell’inquinamento acustico.
Lo spazio pubblico recuperato dalla circolazione e dalla sosta delle auto può essere riconvertito in aree verdi, alberature e spazi ombreggiati, contribuendo a mitigare gli effetti del riscaldamento globale. La riorganizzazione dello spazio stradale a favore di pedoni e ciclisti rende gli spostamenti meno stressanti e più efficienti, rafforza il commercio di prossimità e l’inclusione sociale, garantendo maggiore autonomia a bambini, anziani e persone fragili. Allo stesso tempo, l’attività motoria legata agli spostamenti quotidiani aiuta a mantenere il benessere fisico e psicologico delle persone, con ricadute positive sulla spesa sanitaria e sulla produttività di chi ogni giorno si muove per raggiungere il luogo di lavoro.
È in questo quadro che si colloca anche il dibattito su Pisa, dove la mobilità urbana non può essere affrontata come un tema settoriale, ma come una responsabilità condivisa tra le istituzioni pubbliche, a partire dal Comune e dall’Università.
Per la Commissione per lo Sviluppo Sostenibile dell’Università di Pisa la mobilità sostenibile rappresenta un asse strategico di policy. L’Ateneo è una comunità di circa 50.000 persone tra studenti e personale che si spostano quotidianamente all’interno della città e tra Pisa e numerosi centri limitrofi. Promuovere spostamenti sicuri in un ambiente urbano sano non è soltanto una questione organizzativa, ma un gesto di responsabilità che incide direttamente sulla salute e sulla qualità della vita.
I dati sulla qualità dell’aria mostrano che a Pisa le concentrazioni di PM10 e PM2.5, pur rientrando nei limiti di legge, sono prossime a soglie critiche. Secondo il rapporto Mal’Aria di città 2024, per raggiungere gli obiettivi europei al 2030 sarà necessario un ulteriore abbattimento delle polveri sottili rispetto ai livelli attuali. L’esposizione cronica al particolato è riconosciuta come uno dei principali fattori di rischio per la salute pubblica, con effetti particolarmente rilevanti sui soggetti più vulnerabili. Il traffico veicolare resta una delle principali fonti di emissioni in ambito urbano: intervenire sulla mobilità non è quindi una scelta ideologica, ma una misura di prevenzione sanitaria fondata su evidenze scientifiche consolidate.
Accanto alla qualità dell’aria, è centrale il tema della sicurezza stradale. Rendere più sicuri gli spostamenti a piedi e in bicicletta, rafforzare il trasporto pubblico e migliorare l’intermodalità sono condizioni necessarie per ridurre la dipendenza dall’auto privata. Pisa, tuttavia, sconta ancora un ritardo rispetto a molte città europee e anche ad alcune realtà italiane che hanno già intrapreso con decisione questa transizione.
È in questo contesto che si colloca la collaborazione attiva tra Comune e Università di Pisa. Una collaborazione che nasce sia dal peso numerico della comunità universitaria, sia dalle competenze scientifiche maturate in Ateneo sui temi della mobilità sostenibile, della salute e dell’Agenda 2030, assunti anche sul piano istituzionale attraverso un Prorettorato e una Commissione dedicata.
L’obiettivo è contribuire alla costruzione di un’agenda ambiziosa e coerente, all’altezza di una città che è stata storicamente avanguardia in molti ambiti e che non può permettersi di essere fanalino di coda nella tutela della salute e dell’ambiente.
Alla luce dell’imminente finanziamento del MASE (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica) che, come si apprende dalla stampa, assegna al Comune di Pisa uno stanziamento di circa 9 milioni di euro perché la città è tra quelle segnalate nella procedura di infrazione della Commissione Europea sulla qualità dell’aria diventa ancora più urgente dotarsi di un progetto organico di mobilità urbana, capace di orientare in modo coerente le scelte normative e di governo della città. Il finanziamento del MASE è mirato infatti a progetti strategici di mobilità sostenibile che abbiano come finalità la riduzione dell’inquinamento e il miglioramento della salute ambientale urbana. Risorse di questa portata non possono essere impiegate in interventi frammentati o contraddittori, ma dovrebbero sostenere una visione integrata che tenga insieme riduzione delle emissioni, sicurezza stradale e qualità dello spazio urbano.
In questo quadro, interventi come la moderazione della velocità rappresentano uno strumento ormai consolidato in molte città europee e italiane per migliorare la sicurezza stradale, favorire la mobilità attiva e ridurre le emissioni. Anche a Pisa, la realizzazione di vere Zone 30 può contribuire a rendere più sicuri gli spostamenti a piedi e in bicicletta e a promuovere una cultura della mobilità sostenibile. Tuttavia, l’efficacia di queste misure dipende dalla loro integrazione in una strategia complessiva: se isolate o non coordinate con il trasporto pubblico, l’intermodalità e la pianificazione urbana, rischiano di produrre risultati limitati o incoerenti.
Anche il confronto sui parcheggi previsti nell’area del Giardino Scotto e in altre parti della città può essere letto come un’occasione di riflessione sulla coerenza complessiva delle politiche di mobilità urbana. In aggiunta ai rilevanti vincoli storici e paesaggistici che inevitabilmente ci rammentano la necessità di preservare il patrimonio architettonico e culturale della città, il tema non riguarda l’opportunità di un singolo intervento, ma il suo inserimento all’interno di una visione strategica di lungo periodo. Tali infrastrutture possono rispondere a esigenze specifiche nel breve termine, ma pongono interrogativi rispetto ai loro effetti nel medio periodo, in particolare in relazione agli obiettivi di riduzione delle emissioni e di miglioramento della qualità dell’aria.
Parallelamente, l’amministrazione ha indicato nel suo PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) la volontà di rafforzare la mobilità sostenibile, attraverso il progetto della tramvia, il potenziamento del trasporto pubblico e la promozione degli spostamenti pedonali e ciclabili. In questo contesto, appare utile valutare con attenzione come gli investimenti in infrastrutture per la sosta possano integrarsi con tali indirizzi strategici, affinché le diverse azioni risultino tra loro coerenti e contribuiscano in modo efficace agli obiettivi complessivi di trasformazione della mobilità urbana.
La sfida, dunque, non è scegliere tra sviluppo e sostenibilità, ma costruire politiche coerenti, basate su dati, evidenze e obiettivi di lungo periodo. Solo un approccio integrato può consentire a Pisa di colmare il ritardo accumulato, rafforzare la credibilità delle proprie strategie e utilizzare responsabilmente le risorse disponibili, evitando soluzioni che risolvono problemi immediati ma compromettono il percorso complessivo della città.
In questa prospettiva, l’Università si mette a disposizione per un confronto aperto e una collaborazione costruttiva su questi temi, con l’obiettivo di contribuire, attraverso competenze e ricerca, a politiche di mobilità sempre più coerenti, efficaci e orientate al bene comune.
Elisa Giuliani Prorettrice Sostenibilità e Agenda 2030
Marco Avvenuti Referente Mobilità Commissione per lo Sviluppo Sostenibile di Ateneo




