Ospite di Torpedone, il podcast video di at-Autolinee Toscane, Enrica Salvadori – docente di Storia medioevale al Dipartimento di Civiltà e forme del sapere- racconta Pisa portandoci indietro nel tempo: nel Medioevo, fra gli etruschi e nel misterioso 2006, quando nessuno aveva ancora sentito parlare di podcast.
Nel Medioevo non c’erano né bus (ovviamente), ma nemmeno le stazioni di posta romane ma la “scafa”: un battello che, da sponda a sponda dell’Arno, spostava i pisani. “Un servizio a tutti gli effetti pubblico perché di proprietà del Comune di Pisa che era tenuto a garantirlo e a pagarlo a tutti” spiega la professoressa Enrica Salvatori.
È una delle curiosità che emergono da Torpedone, il nuovo viaggio ideato da at – autolinee toscane, per raccontare con un podcast, in 10 puntate, la Toscana meno da copertina. Dopo le prime due puntate su Livorno e Prato, Torpedone fa tappa a Pisa.
Ma non quella , della Torre che “pende pende e non casca mai”, bensì quella più nascosta e quindi più affascinante come, ad esempio, il Cimitero Monumentale che sta dietro alla Torre Pendente, ma che è quasi sconosciuto. Un tesoro, suggerisce la professoressa Salvatori, da non lasciarsi scappare.
Ascoltando la professoressa Salvatori “interrogata” da Tommaso Rosa (Direttore Marketing & Comunicazione at) e Arzachena Leporatti (Responsabile Area Brand & Community at), si scopre che la condizione femminile medievale è assai più avanzata di quella che vivevano le donne nell’Italia unita post-risorgimentale. Le donne potevano gestire attività, essere proprietarie di case e beni immobili, e dato che i loro uomini erano in giro per il mondo a commerciare sulle navi, loro a Pisa, gestivano tutte le attività economiche e imprenditoriali familiari.
La professoressa Salvatori è (assieme a Marco Della Croce) la creatrice di Historycast primo podcast italiano indipendente di storia, nato nel 2006 c e presidente dell’Associazione Italiana Public History). Per Salvatori: “la storia non si fa solo in un’aula universitaria o scolastica. I luoghi della storia sono molti e implicano, quindi, sempre un dialogo di metodo ed esperienza. Per cui muta anche la stessa idea di divulgazione, che diventa meno ingessata, più viva e partecipata, anche giocosa. Così si racconta la storia anche giocando assieme ai ragazzi agli urban games”.



