Il corso delle cose sinuoso, di Alfonso Maurizio Iacono

Il primo romanzo di Andrea Camilleri "Il corso delle cose", titolo tratto da una frase di "Senso e non senso" di Maurice Merleau-Ponty: "Il corso delle cose sinuoso". Si tratta di una frase che potrebbe essere apposta alle vicende della pubblicazione di questo scritto, di cui Camilleri d conto nell'appendice al libro. Fu pubblicato da un piccolo editore dieci anni dopo essere stato scritto e rifiutato dalle maggiori case editrici e dopo che fu trasmessa una riduzione televisiva del racconto intitolata "La mano sugli occhi" . Il corso delle cose dunque sinuoso anche per quel che riguarda la storia del rapporto tra la scrittura di Camilleri e i mezzi di comunicazione di massa. Chi poteva mai accettare una scrittura inframmezzata di parole dialettali? Ben diversamente andranno le cose dopo la grande affermazione nazionale e internazionale dei suoi romanzi, che nel frattempo andavano accentuando la presenza di parole del dialetto siciliano (o di un argot corrispondente nelle lingue straniere in cui veniva tradotto). Le riduzioni televisive sono state, questa volta, la conseguenza del largo consenso che i lettori di tutto il mondo gli hanno tributato. Anche nel mondo della comunicazione il corso delle cose dunque sinuoso, non percorre mai una strada dritta in una sola direzione.

Ma in queste strane vicende del rapporto tra scrittura e mass media, Camilleri narrazione . sapienza costruttiva della narrazione, gusto della narrazione, amore per la narrazione. Come ha osservato Jerome Bruner "La finzione letteraria...non si riferisce ad alcunch nel mondo, ma fornisce soltanto il senso delle cose. Eppure, proprio quel senso delle cose, spesso derivato dalla narrativa, che rende in seguito possibile la referenza alla vita reale......la narrativa, anche quella di fantasia, d forma a cose del mondo reale e spesso conferisce loro addirittura un titolo alla realt". L'effetto di verit della finzione dunque il senso. Il senso che si d alle cose. Un senso che, per Camilleri seguace di Merleau-Ponty, sinuoso.

Qual il senso dell'uso di parole dialettali, che negli ultimi lavori si addirittura accentuato? A differenza di ci che si pu pensare, esso non il prodotto di un'esibizione, ma l'effetto di un'opacit; non la ricerca di una radice o di una fonte pura, ma il risultato di qualcosa che meticcio, misto, contaminato, perci sinuoso. Non vi distinzione tra l'apparenza e un fondamento che vi sta dietro, nascosto, depositario di una verit che aspetta di essere messa in luce. La verit il senso che ci d la trama attraverso le sue contorsioni, i suoi passaggi, i suoi colpi di scena; il gusto di un distacco comunicato da un'ironia che assai spesso affiora nei suoi racconti e che d un ulteriore senso di verit al gioco con la finzione. In Camilleri, inoltre, non la narrazione che si dissolve nella ricerca della lingua, ma la lingua che sembra vivere in funzione della forza narrativa. Da questo punto di vista, uno scrittore come Gadda per Camilleri soltanto un esempio del fatto che si pu usare il dialetto, ma non un modello del rapporto tra lingua e narrazione.

Narrazione vuol dire trama, rcit , plot , e la trama implica organizzazione degli eventi veri o falsi che siano.

Voltaire comincia la voce Histoire dell' Encyclopdie con la contrapposizione tra "Histoire" e "Fable". Scrive Voltaire: L'histoire est le rcit des faits donns pour vrais, au contraire de la fable, qui est le rcit des faits donns pour faux ( Voltaire, Dictionnaire Philosophique, http://www.voltaire-integral.com/19/histoire.htm: "La storia il racconto dei fatti dati per veri, al contrario della favola che il racconto dei fatti dati per falsi") .

Qui la contrapposizione non tra vero e falso, tra racconti veri e racconti falsi, ma tra racconti dati per veri e racconti dati per falsi .

Voltaire non attribuisce alla storia la patente di verit e alla favola la patente di falsit. Egli, parlando di "racconti dati per veri" e di "racconti dati per falsi", fa riferimento non alla qualit intrinseca della storia o della favola (essere vera o essere falsa), ma al contesto di significato al cui interno vanno a collocarsi la storia e la favola. "Racconti dati per veri" e "racconti dati per falsi": dati da chi? Sia chi racconta, sia chi ascolta o legge presuppone che i fatti siano, almeno nelle intenzioni e nell'implicito accordo, veri nella storia e falsi nella favola.

Andrea Camilleri organizza le sue trame prendendo spesso spunto da fatti di storia e di cronaca e producendo quelli che potrebbero essere definiti gli effetti di verit della finzione. Il vero e il falso stanno insieme e insieme contribuiscono a dare senso alle storie. Ogni parola di una storia acquista significato dal contesto. Ma qui non si tratta soltanto dell'ovviet del rapporto tra parola, significato e contesto, perch Camilleri ci permette di cogliere anche e soprattutto il significato delle parole siciliane dal contesto del discorso (tutti possono comprendere dalla frase il significato di parole come taliari , tambasiari, catoiu ). Da qui forse l'incomprensione iniziale degli editori che non avevano tenuto conto di questo aspetto, da qui l'enorme successo dei suoi libri, cos amati dai lettori di tutto il mondo.

Nella sua capacit di organizzare e presentare le trame, Camilleri mette nella scrittura la sua esperienza di regista. Ne conferma l'ultimo suo romanzo, Privo di titolo , dove l'aspetto della rappresentazione visiva della scrittura diventa addirittura esplicito: egli, all'inizio di alcuni capitoli, parla di fermo immagine, di posizione della macchina da presa, di fotogramma. La scrittura, in quanto trama, sostituisce idealmente il narratore con il cameraman. I colpi di scena sembrano costruiti su montaggi. Del resto, la narrazione non soltanto scrittura e, in quanto scrittura, nello stile di Camilleri si contamina con altre forme (teatrali, televisive, cinematografiche), assumendo una forma particolare di comunicazione.

La particolarit dell'ambiente siciliano, anzi agrigentino e empedoclino, al cui interno si svolgono le sue storie non si traduce mai n in chiusura n in compiacimento. Per questo esse sono leggibili, cos come in Pirandello e in Sciascia, non come storie estranee e lontane, ma, al contrario, come vicende che appartengono a tutti nello stesso momento in cui sono identificabili in un tempo e in un luogo. Il senso di appartenenza non n un momento di autoaffermazione compiaciuta, n una maniera per suscitare curiosit antropologicamente banali e scontate sulla Sicilia e sull'essere siciliani, ma un modo, condito d'ironia, di comunicare nel mondo globalizzato mantenendo le proprie fattezze.

Nei romanzi e nei racconti di Andrea Camilleri emerge una grande passione civile. Essa traspare nel Re di Girgenti cos come nelle storie di Salvo Montalbano. Non mai gridata; non mai ovvia. Traspare anche nella sua capacit di sapere scrivere un giallo senza delitti e senza morti, cos come fa ne La pazienza del ragno . una passione laica, implicitamente legata alla tradizione illuminista, nel solco di Leonardo Sciascia e che si mostrata anche nel riscatto della memoria, come nel caso de La strage dimenticata , dove si narra della morte di centoquattordici ergastolani nella Torre Carlo V di Porto Empedocle durante i moti del 1848, una morte dimenticata appunto, perch di ergastolani si trattava e dunque di uomini che avevano perso la dignit di uomini e non potevano stare, nella memoria, n tra i rivoltosi n con l'esercito. Quei centoquattordici - scrive Andrea Camilleri - non erano certamente "uguali": cos non entrarono nella cronaca perch non ne avevano diritto, tutti i diritti se li erano persi il giorno in cui, mettendo piede nel Bagno penale, erano diventati "servi di pena". E non entrando nella cronaca, furono di conseguenza scordati dalla Storia. Solo la loro pena furono costretti a servire fino alla morte, fino alla privazione della loro stessa morte e ancora oltre, fino a patire una seconda strage, questa volta non pi dei corpi ma della memoria.

Il corso delle cose sinuoso, dice Merleau-Ponty, e ancor pi sinuosi sono i modi di raccontarlo. Eppure, per riscattare la memoria dal massacro che la storia aveva fatto, a volte sufficiente pubblicare l'elenco dei nomi dei morti, la loro data e il loro luogo di nascita, ci che Camilleri ha fatto. Ma anche questo, forse, ovvero l'ingiustizia dell'oblo che risulta dall'impossibilit di ricordare tutto e si traduce in una inevitabile memoria selettiva atta a far dimenticare quel che si vuol dimenticare, ha a che fare con la sinuosit del corso delle cose, con il complesso gioco di senso e non senso.

Ma Andrea Camilleri narrazione e la narrazione desiderio, qualcosa cio che non pu essere appagato e che spinge per ci a una nuova invenzione narrativa. Narrare una delle forme pi alte e complesse del comunicare. proprio per questo che siamo qui a parlare di Camilleri in tema di comunicazione e a conferirgli la laurea honoris causa .


Ultimo aggionamento documento: 27-Jun-2006