Porta il contributo dei ricercatori del Dipartimento di Scienze della Terra lo studio sulla sismicità lungo la catena appenninica recentemente pubblicato su Nature Communications Earth & Environment, di cui è primo autore Stefano Tavani, geologo dell’Università di Firenze. La ricerca è stata realizzata in collaborazione con l’Istituto di Geologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Geo), la Sapienza Università di Roma, le Università di Pisa e Palermo, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e l’Istituto di Scienze Marine di Barcellona (Spagna).
Secondo questo studio la crosta terrestre sotto gli Appennini si sta aprendo “come una cerniera ”, con un processo tecnicamente detto di “delaminazione” . La crosta inferiore della microplacca adriatica, in virtù della sua alta densità, si starebbe staccando dalla crosta superiore per sprofondare nel mantello nelle porzioni tirreniche della catena. Questo processo, iniziato 10 milioni di anni fa, e attualmente in funzione al di sotto delle zone più rilevate dell’Appennino sarebbe il principale motore della sismicità lungo la penisola italiana.

Il lavoro descrive e quantifica con tecniche moderne la dinamica profonda dell’Appennino a 50 anni di distanza dalla pionieristica pubblicazione dei geologi pisani guidati dal professor Piero Elter – ex docente del Dipartimento di Scienze delle Terra – che per primi hanno descritto la peculiare tettonica appenninica che caratterizza morfologia, sismicità ed evoluzione geologica della penisola italiana (“Tensional and compressional areas in the recent (Tortonian to present) evolution of the Northern Apennines”)




