Dopo ogni calamità naturale, geologhe e geologi vengono chiamati a spiegare ciò che è accaduto, a gestire le conseguenze e a individuare soluzioni. Ci viene chiesto di parlare di rischio e prevenzione, ma quando si tratta di rafforzare il personale tecnico degli enti locali, la nostra professionalità viene esclusa.
È questa la contraddizione, ai limiti del grottesco, del recente bando Ripam per l’assunzione di 882 specialisti tecnici nelle amministrazioni di diverse regioni del Sud Italia. Il concorso richiede conoscenze specifiche in materia di dissesto idrogeologico, instabilità dei versanti, pericolosità sismica, erosione costiera, vulnerabilità delle risorse idriche, trasformazione del suolo, pianificazione territoriale e realizzazione di infrastrutture. Eppure, tra i titoli di accesso non figurano le lauree delle classi L-34 – Scienze geologiche e LM-74 – Scienze e tecnologie geologiche: un’esclusione che lascia basiti proprio per la stretta attinenza di queste competenze con le funzioni richieste.
Il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa sostiene quindi con fermezza la richiesta di revoca del bando e di revisione urgente dei requisiti di accesso avanzata da istituzioni scientifiche, accademiche e di ricerca, dalla Società Geologica Italiana e dal Consiglio Nazionale dei Geologi.
Le istituzioni devono dirci chiaramente quale ruolo intendono riconoscere a geologhe e geologi nella gestione del territorio. Non si può invocarne la competenza a ogni emergenza ed escluderla quando si assumono le figure chiamate a lavorare sulla prevenzione.
Docenti ricercatrici e ricercatori del dipartimento di Scienze della Terra UNIPI




