In occasione della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, che ricorre l’11 febbraio, Unipinwes dedica lo spazio di Prospettive alla storia di scienziate che hanno dato un contributo allo loro disciplina , raccontate dalle docenti dell’Università di Pisa. La protagonista di oggi è Ružena Bajcsy raccontata da Lucia Pallottino, direttrice del Centro di Ricerca “E. Piaggio” dell’Università di Pisa.

 

Ružena Bajcsy nasce il 28 maggio 1933 a Bratislava, allora Cecoslovacchia.  La sua storia personale attraversa i grandi strappi del Novecento europeo: da bambina vive la tragedia della guerra perdendo gran parte della famiglia nei campi di concentramento, e nel dopoguerra subisce il clima di controllo politico del blocco sovietico.  In quel contesto—e in un’epoca in cui in ingegneria le donne erano rarissime—sceglie comunque l’elettrotecnica (nel 1967 è la prima donna ad ottenere un dottorato in Ingegneria Elettrica presso il Politecnico della Slovacchia) e si costruisce una carriera controvento: in seguito a posizioni considerate “scomode” viene persino etichettata come “nemica dello Stato” e allontanata dall’insegnamento, ma non rinuncia alla ricerca.

Il passaggio decisivo arriva nel 1967, quando ottiene l’opportunità di andare negli Stati Uniti per studiare a Stanford dove ottiene un secondo titolo di dottorato nel 1972. La decisione ha un costo altissimo: come racconta lei stessa, per poter partire deve lasciare i due figli in Cecoslovacchia che la raggiungeranno, all’inizio degli anni ’90, dopo la caduta del Muro.

Negli anni ’80 Bajcsy propose il concetto di active perception: l’idea, allora controintuitiva, che un robot non debba limitarsi a registrare dati dai sensori in modo passivo, ma muoversi, esplorare, scegliere il punto di vista e usare l’azione per ridurre l’incertezza e dare senso a ciò che osserva. Oggi è un principio naturale per robot mobili, manipolatori, droni e sistemi autonomi—ma all’epoca fu una svolta che ha influenzato computer vision e AI per decenni.

Il suo impatto non è stato solo teorico: nel 1978 fondò alla University of Pennsylvania il GRASP Lab (General Robotics, Automation, Sensing and Perception), diventato uno dei laboratori simbolo della robotica moderna e un motore di ricerca interdisciplinare. Nel 1983 passa anche da Pisa a visitare i laboratori di Robotica del Centro di Ricerca “Enrico Piaggio” dell’Università di Pisa.

Bajcsy ha anche rotto barriere istituzionali: nel 1998 fu la prima donna a dirigere la divisione CISE della National Science Foundation (NSF), contribuendo a indirizzare la ricerca in informatica e ingegneria dell’informazione negli Stati Uniti; e nel 2001 divenne direttrice fondatrice di CITRIS a UC Berkeley, con l’idea di far dialogare tecnologia e impatto sociale.

Tra i riconoscimenti, spiccano la Benjamin Franklin Medal (2009) e l’IEEE Robotics and Automation Award (2013), che celebrano proprio l’ampiezza dei suoi contributi tra robotica, percezione e scienze cognitive.

Bajcsy è ricordata anche per la sua capacità di far crescere i giovani. In un’intervista recente, alla domanda su cosa la renda più orgogliosa, risponde senza esitazioni: “la mia eredità sono i miei studenti”, parlando di apprezzamento, cameratismo e supporto reciproco.  Un modo concreto—gentile e accogliente—di lasciare un segno: non solo idee, ma persone.

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