Contenuto principale della pagina Menu di navigazione Modulo di ricerca su uniPi

Concerto di Natale

Il Coro e l'Orchestra di Ateneo eseguono il secondo atto dell'Aida

data 06 Dicembre 2017 - 07 Dicembre 2017  |  luogo Teatro Verdi Via Palestro, 40, 56127 Pisa PI
  • Condividi l'articolo su Facebook
  • Condividi su Twitter
  • Condividi su Google Plus

Locandina del ConcertoMercoledì 6 dicembre ore 21,00 (replica giovedì 7 dicembre ore 21,00) l'Università di Pisa presenta il tradizionale Concerto di Natale, appuntamento tanto atteso dalla cittadinanza e che ormai per il quinto anno si svolge a teatro.

Il Coro dell'Università presenta nella prima parte l'intero secondo atto di Aida di Giuseppe Verdi, col celeberrimo coro del trionfo.

Questi i solisti: Laura Brioli (Amneris), Chiara Panacci (Aida), Nicola Vocaturo (Radames), Carlo Morini (Amonastro), Alessandro Ceccarini (il Re), Giorgio Marcello (Ramfis). Orchestra dell'Università di Pisa preparata da Manfred Giampietro.

Nella seconda parte saranno eseguiti lo struggente Hymne di Felix Mendelssohn e quattro canti della tradizione natalizia europea e nordamericana, per concludere con Halleluiah da The Messiah di Georg Friedrich Haendel. Sul podio il maestro Stefano Barandoni.

Ingresso gratuito fino a esaurimento dei posti. Gli inviti potranno essere prenotati on line sul sito booking.unipi.it dalle ore 14,00 del 30 novembre alle ore 20,00 del 2 dicembre e i biglietti potranno essere ritirati alla portineria del Rettorato (Palazzo alla Giornata) il 4 e 5 dicembre dalle 9,00 alle 19,30 presentando un documento di identità.

Introduzione al concerto

di Maria Antonella Galanti

Il secondo Atto di Aida, la cui prima ebbe luogo nel 1871 a Il Cairo, nel nuovo teatro lirico costruito per celebrare il ricordo dell’antico e perduto splendore dell’Egitto, mette in scena la celebrazione della vittoria di un popolo potente nei confronti di un altro sconfitto, ma anche la rottura, per la rivalità in amore, di una tenera amicizia: quella tra la figlia del faraone, Amneris, e Aida, figlia di un re straniero e fatta schiava. L’occidente, nel passaggio al XX secolo, rappresenta la propria crudeltà e il proprio irrisolto e lo fa anche attraverso la lirica. Nel melodramma tutto generalmente si condensa in una storia d’amore tra due persone, un sogno osteggiato e destinato a frantumarsi nello scontro con la realtà; ma dietro tale storia ce n’è di solito anche un’altra, che coinvolge due popoli o due appartenenze identitarie. Il melodramma spesso evoca, nel rappresentare il massacro di un sogno d’amore, anche quello di un’intera tradizione, di una storia, di una dignità collettiva. Racconta di soprusi e di perdenti, di donne o di innamorati destinati alla morte, ma anche di imperialismi, di invasioni, di crudeltà e di conflitti cruenti: come, per fare solo alcuni esempi, quello tra Stati Uniti e Giappone, con Butterfly, tra Europa e oriente, con Turandot, tra altri stati europei e Italia, con Tosca; o la ribellione e la persecuzione dei gitani, con Carmen; o, ancora, l’intricato rapporto tra Venezia e un Moro, con Otello.
Gli antichi fasti dell’Egitto, che possiamo evocare solo tramite le distese di piramidi e il racconto iconico dei papiri o dei muri di quelle stesse tombe, si traduce, in Aida, in scenografie fatte di colori brillanti, di ori, di foglie e fiori di loto. Il fiore di loto, chiamato anche Rosa del Nilo e la cui simbologia è immediata, dato che che nasce, bellissimo, affondando le radici nel fango di acque stagnanti, allude alla purezza e alla capacità di elevazione spirituale. E proprio come il fiore di loto i due amanti, Aida e Radames, riescono a non farsi contaminare dalla meschinità crudele del potere cieco e arrogante affidandosi, invece, alla purezza dei sentimenti più profondi e disinteressati, come l’amore. Aida muore murata viva sotto il pavimento di un tempio fastoso, nelle profondità scure della terra, abbracciata all’uomo che ama, riamata. Amneris, la terza voce protagonista, è anch’essa sconfitta, prigioniera dei fasti dei cortei, dei lauri posati sui capelli dei vincitori, degli elefanti che procedono solenni e bardati a festa, delle palme di cartapesta dipinte d’oro e d’argento. La rabbia di Amneris, condannata a essere potente prima che amata e amante, e la dolcezza mesta di Aida, la schiava nera, mettono in scena un conflitto che travalica le epoche storiche e che attraverso fondali esotici e misteriosi geroglifici siamo condotti ad attraversare in un’atmosfera di sogno. E così ci accorgiamo, forse, che Aida, Amneris e Radames sono esseri umani come noi, in lotta perenne tra passioni opposte; fragili di fronte alle tentazioni del potere, ma resi forti dall’affidarsi agli affetti profondi che permettono di trovare bellezza, consolazione e occasioni di gioia anche nel fango, come altrettanti, ostinati fiori di loto.

La seconda parte del concerto è tradizionalmente legata a canti natalizi, ma vi è inserito anche il romantico Hymne di Felix Mendelssohn-Bartholdy, ispirato a un poema di Goethe, e il potente, gioioso Allelujah, dal Messiah di Händel, che vuole essere il nostro augurio condiviso con tutti voi.

Maria Antonella Galanti
Centro di Ateneo per la diffusione della cultura e della pratica musicale.

 

Info e Contatti:
Maria Antonella Galanti galanti@unipi.it

2017-12-06 21:00:00
2017-12-07 23:00:00

Questo sito utilizza solo cookie tecnici, propri e di terze parti, per il corretto funzionamento delle pagine web e per il miglioramento dei servizi. Se vuoi saperne di più, consulta l'informativa