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Un vivaio per la “riforestazione” dei fondali marini

Una struttura unica in Europa dove si sperimentano metodi innovativi per la riproduzione in laboratorio delle piante acquatiche

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pianta oceanica Unico in Europa, a Rosignano Solvay (Livorno) c'è un vivaio dell'Università di Pisa dove, grazie ad un metodo innovativo, si riproducono piante per la "riforestazione" dei fondali marini. L'equipe del dipartimento di Biologia, diretta dal professor Claudio Lardicci e dalla dottoressa Elena Balestri, che conduce ricerche nel Laboratorio di Biologia Marina di Villa Celestina a Castiglioncello, ha brevettato un metodo per produrre nuovi esemplari di Posidonia oceanica a partire dalle piante marine spiaggiate, considerate dalla normativa vigente "rifiuto urbano". La ricerca, frutto di anni di sperimentazione, è stata realizzata anche grazie al contributo finanziario della società Solvay Chimica Italia di Rosignano Solvay e della Provincia di Livorno.

"Il sistema che abbiamo brevettato nel 2005 e che abbiamo recentemente perfezionato – spiega Elena Balestri - è in grado di fornire consistenti quantità di piante a partire dai frutti e dai frammenti di rizoma che si distaccano naturalmente dalle praterie e si depositano sulle spiagge con le mareggiate".

semi di oceanicaL'impiego di questo materiale in programmi di riforestazione offre nuove opportunità e presenta numerosi vantaggi rispetto alle tecniche di tradizionali che prevedono invece l'uso di materiale vegetativo estirpato da "praterie" marine sane, cosiddette "donatrici". Questi prelievi, consentiti in Italia solo previa autorizzazione ministeriale, rischiano di innescare processi erosivi nelle praterie donatrici e quindi vanno di fatto ad amplificare, invece che ridurre, i fenomeni regressivi provocati da fattori antropici e naturali già in atto in tutto il bacino del Mediterraneo.

"Il vivaio allestito presso l'impianto di Maricoltura S.r.l di Rosignano Solvay – continua Elena Balestri - è capace di ospitare centinaia esemplari di Posidonia oceanica e di Cymodocea nodosa. I risultati dello studio sono stati pubblicati recentemente su una delle più importanti riviste scientifiche di ecologia (Biological Conservation 2011, 144:1644-1654) e dimostrano che gli esemplari prodotti hanno la capacità di riadattarsi all'ambiente naturale, anche dopo anni di permanenza in vivaio, e quindi possono essere effettivamente impiegati per la riforestazione di fondali marini degradati.


Ne hanno parlato:

Ansa
Repubblica Firenze.it 
InToscana
Il Tirreno
Pisa Notizie
Greenreport.it
Gonews.it

  •  
  • 16 dicembre 2011

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