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Pubblicato il Bilancio di Genere dell’Università di Pisa

Il documento analizza la parità di genere all’interno della componente studentesca, il personale docente, il personale tecnico-amministrativo e la governance

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È stato pubblicato dalla Pisa University Press il Bilancio di Genere 2020 dell’Università di Pisa, il primo redatto secondo le linee guida della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane. Il documento, che si riferisce al triennio 2017-19, restituisce la fotografia in chiave di genere dell’Ateneo, offrendo molti spunti di riflessione, con ambiti che sono da migliorare e altri da monitorare. A redigere il Bilancio è stato un gruppo di lavoro nominato dal rettore e composto dalla professoressa Nadia Pisanti (presidente), dal professor Arturo Marzano, dalla dott.ssa Adriana Ciurli, dalla dott.ssa Alessandra La Spina, dalla dott.ssa Francesca Magagnini e dalla dott.ssa Francesca Pecori.
“Con la pubblicazione di questo documento, l’Università di Pisa prosegue con passo deciso nell’importante percorso di cambiamento culturale intrapreso ormai da tempo e volto alla creazione, all’interno della nostra comunità, di una reale uguaglianza di genere – commenta il rettore Paolo Mancarella – C’è ancora molto da fare, ma se ad esempio si pensa all’attuale composizione del Senato Accademico, rinnovato a fine 2020, in cui vi è perfetta parità tra componente maschile e femminile, possiamo dire che stiamo iniziando a respirare un clima culturale al passo con l’evoluzione della società contemporanea”.
“Il Bilancio di Genere è uno strumento essenziale per poter realizzare una piena parità, integrando la prospettiva di genere in tutte le politiche dell’Università di Pisa – commenta la professoressa Nadia Pisanti – Il nostro studio indica che ci sono ambiti critici in linea col contesto nazionale, ma emergono anche criticità specifiche di UniPi. Con questo documento speriamo di far capire alla comunità accademica la necessità, oltre che l’urgenza, di porre la centralità della questione di genere per migliorare la performance del nostro Ateneo”.
Articolato in molte sezioni di cui la parte più sostanziale è rappresentata dall’analisi di contesto dell’Ateneo pisano, il Bilancio di Genere 2020 ha preso in esame, come indicato nelle linee guida della CRUI, quattro categorie specifiche: la componente studentesca, il personale docente, il personale tecnico-amministrativo e la governance.
Il primo dato rilevante è che a Pisa le studentesse sono numericamente la maggioranza (oltre il 60%), che hanno negli studi performance mediamente migliori (sia in termini di voti che di tempi di laurea), ma che poi diventano una minoranza tra coloro che si iscrivono ai corsi di dottorato e, inoltre, già un anno dopo la laurea guadagnano in media sensibilmente meno degli uomini, con un gender pay gap che a 5 anni dalla laurea arriva al 21% .
Tra gli altri dati significativi, ci sono quelli sul personale docente, in particolare sulla forbice delle carriere che si allarga quanto più si sale ai livelli apicali della carriera accademica: se da un lato l’Università di Pisa è ben attiva nella ricerca su temi di genere e propone nell’offerta formativa svariati insegnamenti in questo ambito, accade che le carriere femminili siano evidentemente non prive di ostacoli. Infatti, secondo le fonti MIUR al 2018, solo il 19% di professori e professoresse ordinari(e) erano donne (su 100 docenti di prima fascia ci sono 19 donne e 81 uomini), contro il 24% del dato nazionale, e nelle discipline STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics) tale percentuale scende al 15%, contro il 20% del dato nazionale. Dai dati CINECA, al 2019 nell’Area 8 del CUN (Ingegneria civile e Architettura) Pisa non aveva addirittura nessuna ordinaria, contro il 24% della media nazionale.
Anticipando i dati del prossimo Bilancio di Genere, che è già in fase di redazione, la percentuale di professoresse ordinarie a Pisa nel 2019 è salita al 21%, ed è salito al 25% anche il dato nazionale, mostrando un trend di lento miglioramento.
Per quanto riguarda il personale tecnico amministrativo le donne sono in totale il 61%, ma solo il 29% tra i/le dirigenti e, inoltre, sono marcatamente sotto-inquadrate degli uomini; ad aggravare entrambi i fenomeni c'è l'evidenza dai dati che questi siano specificamente marcati nell’Ateneo. Anche nei dati che riguardano la governance si nota, a prima lettura, una netta e generalizzata prevalenza maschile, conseguenza anche del fatto che le possibilità di accesso ad alcune posizioni sono connesse al ruolo di appartenenza, e pertanto la scarsa presenza femminile negli incarichi di governo è anche conseguenza della minore presenza femminile nelle posizioni apicali della carriera scientifica.

18-3-2021

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