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anno 7 - numero 3 - ottobre 2010
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Editoriale del direttore

La necessità di innovare con le (poche) risorse a disposizione

di Riccardo Grasso

A novembre l’Università sarà chiamata ad aprire una nuova stagione, conseguente al rinnovo di molte delle sue cariche direttive e, in primo luogo, del rettore. Il quadro che si presenta ai nuovi vertici è particolarmente complesso, perché l’evoluzione della nostra Università si intreccia con importanti questioni di rilievo nazionale.
La scena politica è dominata dal disegno di legge n.1905 sull’università, che è ancora in discussione alla Camera dei Deputati e sul cui destino nessuno, allo stato attuale, può sbilanciarsi. Credo che, al di là dell’iter parlamentare del provvedimento, dovremo impegnarci per delineare la miglior forma di governance, in grado di gestire un moderno ateneo in modo efficiente e trasparente.
Ancora più pressante è il problema dei fondi pubblici da destinare al sistema universitario, con un finanziamento integrativo più volte promesso dai ministri Gelmini e Tremonti e subordinato all’approvazione del disegno di legge 1905. Allo stato attuale, però, non ci sono certezze né sull’effettiva realizzazione di questa volontà, né sulla consistenza del finanziamento. È invece sicuro che la questione ha un rilievo vitale per il futuro delle università italiane, perché i tagli previsti all’FFO, se confermati, porterebbero al collasso diversi atenei e pregiudicherebbero l’equilibrio dei conti dell’intero comparto.
Partendo dalla definizione della cornice nazionale, si dovranno poi affrontare problematiche specifiche. L’assunzione in ruolo degli 89 stabilizzandi e la previsione di 85 nuovi posti di ricercatore contribuirà a dare nuova linfa agli organici dell’Ateneo. Si tratterà ora di gestire con lungimiranza la programmazione del personale, stretti - come dimostra l’articolo di apertura del numero - tra le esigenze funzionali di una grande organizzazione e quelle stringenti di un equilibrio tra finanziamenti ricevuti e spese per il personale.
Si dovrà guardare alle immatricolazioni, che per ora segnano un passo indietro dopo anni di crescita quasi costante, e si dovrà riflettere sulla dimensione ideale dell’Ateneo, in cui l’ampiezza dei numeri possa coniugarsi con la qualità della didattica e dei servizi. Per non parlare degli standard della ricerca, che ci permettono di primeggiare nei ranking nazionali e internazionali. E andrà consolidata l’apertura alla città e al territorio, valorizzando la nostra vocazione al trasferimento tecnologico.
Sono tante, insomma, le sfide che attendono il nuovo rettore e coloro che con lui condivideranno le responsabilità politiche. Ma, alla base, saranno chiamati a fare da stimolo al cambiamento e a innovare, preservando l’equilibrio dei conti e utilizzando al meglio le (poche) risorse su cui - presumibilmente - dovremo far affidamento anche nei prossimi anni.

 

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