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L’Università di Pisa e la grande guerra

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Danilo Barsanti è docente di Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Pisa. Nei suoi numerosi studi si è interessato delle trasformazioni del territorio, delle istituzioni politiche, dei ceti dirigenti e dell'università nella Toscana dei secoli XVI-XIX con particolare riguardo all'area pisana e maremmana.


libro BarsantiIl libro si compone di due parti costruite con l'utilizzo di documentazione archivistica inedita. Nella prima parte viene tracciato l'importante contributo in materia di supporto ideologico e di vite umane offerto dall'Università di Pisa alla prima guerra mondiale in nome degli ideali di indipendenza e compimento dell'unità nazionale tipici dell'interventismo democratico italiano e strettamente connessi con lo spirito patriottico risorgimentale, già testato dagli studenti e dai docenti pisani nelle gloriose battaglie di Curtatone e Montanara del 1848.

Ciò spiega la massiccia partecipazione alla guerra del personale docente (37 professori e 68 aiuti e assistenti) e impiegatizio (34 fra amministrativi, tecnici e inservienti) e soprattutto degli studenti (ben 1484). Alla fine del conflitto gli studenti dell'Università di Pisa morti risultarono 125 (36 di scienze, 34 di legge, 21 di agraria, 18 di medicina, 8 di lettere, 6 di veterinaria e 2 di farmacia), cui però andavano aggiunti 4 dispersi, 2 insegnanti, e 1 inserviente, per complessivi 132 caduti (di essi 2 erano studenti della Scuola Normale).

Si trattava di un numero elevato di caduti, pari all'8% di coloro che erano stati richiamati o andati volontari alle armi. Anche per questo il rettore Supino il 9 dicembre 1919 chiese e ottenne dal ministero della Pubblica Istruzione l'autorizzazione per poter istallare una epigrafe commemorativa in marmo nel cortile della Sapienza. L'impossibilità di trovare la copertura finanziaria della spesa complessiva prevista, costrinse l'amministrazione universitaria a rinviare la realizzazione del progetto. Solo il 29 maggio 1924 fu inaugurato nel cortile della Sapienza il monumento in memoria dei 132 universitari pisani morti nella Grande Guerra, scolpito dall'artista milanese Gigi Supino. Nel suo basamento trovava finalmente posto in una piccola lastra di bronzo quella lapide con i nomi degli studenti morti che cinque anni prima non si era riusciti a realizzare.

Nella seconda parte del volumetto, viene descritta la curiosa vicenda del conferimento della laurea pisana honoris causa al presidente americano Woodrow Wilson, quando questi nei primi giorni del gennaio 1919 in un veloce viaggio in Italia fu accolto entusiasticamente da tutte le forze politiche per il suo spirito umanitario e per l'intervento determinante degli Stati Uniti nella grande guerra, mentre amministrazioni comunali e università fecero a gara a conferirgli cittadinanze e lauree onorarie.

Anche il rettore Supino dovette essere ben contento di rendere esecutiva la proposta lanciata dalla facoltà di Giurisprudenza e cercò di affrettare i tempi per consegnare il diploma ufficiale al presidente Wilson durante la sua visita in Italia. Il 4 gennaio 1919 venne approntato il diploma in pergamena, con la motivazione che "il prof. Woodrow Wilson, dall'alto seggio di presidente degli Stati Uniti d'America ed in nome di quel libero popolo, tanto nobilmente ed efficacemente ha proclamato i principi di scienza e di giustizia, di civiltà e di umanità, professati dalla sua cattedra e nei suoi scritti".

Per la brevità del soggiorno italiano e la complessità delle cerimonie ufficiali, non fu possibile consegnare il diploma personalmente al presidente Wilson e di conseguenza si dovette accettare con dispiacere di farglielo recapitare a Parigi in un prezioso "astuccio di peluche bleu con sigillo universitario". Così il 14 gennaio 1919 il rettore Supino inviò il prezioso plico al ministero della Pubblica Istruzione, perché provvedesse a inoltrarlo alla nostra ambasciata di Parigi. Il 22 gennaio 1919 da Parigi il presidente del consiglio Vittorio Emanuele Orlando, colà arrivato ormai da una quindicina di giorni per la conferenza di pace, rassicura il rettore Supino di aver provveduto a far consegnare personalmente a Wilson il diploma. Il 30 gennaio 1919 Wilson in persona invia da Parigi una lettera autografa di ringraziamento al rettore Supino.

Dopo lo scontro apertosi sulla questione dalmata, le ragioni della politica presero il sopravvento su quelle della cultura e tutto fu messo a tacere e anche della moderata e prudente laudatio della laurea ad honorem pisana non si parlò più.
 

Danilo Barsanti



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  • 1 agosto 2011

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