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Numero 10
Aprile 2004
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Per Marco Tangheroni
di Gabriella Rossetti

Il gioco
di Marco Tangheroni

Bibliografia di Marco Tangheroni

Memorie della scienza
di Claudia Lamberti

Sulle tracce di Enrico Fermi
di Roberto Vergara Caffarelli

Sulle tracce di Enrico Fermi
Una raccolta epistolare racconta la vita del Nobel della Fisica

Dagli anni del liceo fino alla morte, della quale il 29 novembre ricorre il cinquantenario. Dall'Italia alla Germania, all'Olanda, all'America. Sullo sfondo le due guerre mondiali. La raccolta epistolare del fondo Fermi, acquistata nel 2003 dall'Università di Pisa, si arricchisce ora delle lettere e delle fotografie di famiglia affidate a Roberto Vergara Caffarelli dalla nipote del famoso scienziato. Le esperienze del liceo, le gite e i bagni estivi a Ladispoli, il concorso per entrare alla Scuola Normale, le riflessioni del periodo trascorso a Göttingen, il Premio Nobel: questi scritti fotografano pensieri e momenti di vita di un genio purissimo dedito alla ricerca scientifica, che dovette tuttavia scontrarsi con gli avvenimenti e i drammi che hanno segnato il Novecento. Ma le lettere ci restituiscono anche aspetti curiosi e insoliti della sua personalità, noti forse solo a chi lo ha conosciuto da vicino.

La raccolta di lettere e di documenti riguardanti Enrico Fermi, acquistata l'anno scorso dall'Università di Pisa con il concorso dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, dell'Istituto Nazionale per la Fisica della Materia e del nostro Dipartimento di Fisica, costituisce il più importante fondo italiano di documenti che interessano la sua biografia.
Adesso entrano a far parte della raccolta le lettere e le fotografie di famiglia che Gabriella Sacchetti, nipote di Fermi, mi aveva affidato molti anni fa. Negli ultimi tempi il mio desiderio di riunire anche giuridicamente le due raccolte, che stanno una accanto all'altra in cassaforte, è andato via via crescendo; finchè, poche settimane fa, seppure con un certo disagio, mi sono deciso ad esplorare la possibilità di un acquisto. Nel parlarne con la proprietaria, ho ritenuto corretto farle sapere che nel mercato antiquario gli autografi di Fermi raggiungono valori altissimi. Ne ho avuto una risposta straordinaria: «Credevo che fosse chiaro che le avevo donate. I denari dell'Università vadano alla ricerca. Questo è lo stile Fermi!».
Sul momento non ho saputo dire molto più che “grazie!”; ma poi ho sentito che dovevo fare qualcosa; che questo gesto amichevole verso l'Ateneo pisano non doveva rimanere ignorato. E così ho pensato di scegliere e commentare per Athenet alcune lettere del fondo Fermi. Le altre diverranno presto disponibili con la pubblicazione dell'epistolario che sto raccogliendo da anni. La prima parte, fino al 1940, è quasi pronta.
La lettera più antica della raccolta ha la data del 7 settembre 1917. Alla fine di quel mese Enrico Fermi avrebbe compiuto sedici anni. Aveva da poco finito il primo anno del liceo. È diretta all'amico Enrico Persico:
Caro Enrico, ho finito da circa una settimana i bagni a Ladispoli ed accetto volentieri il tuo gentile invito. Sarò a Frascati col primo treno, che parte da Roma alle 6 e 30, lunedì. Non vengo sabato perchè probabilmente non farei a tempo ad avvertirti. Io vado tutte le mattine alla Vittorio Emanuele. Qualche giorno fa sono stato dal prof. Eredia per fare graduare il barometro (era un barometro ad acqua costruito da Fermi e Persico) ma non l'ho ancora graduato perchè, dietro consiglio del professore, farò sette o otto letture che poi confronterò con le pressioni che si sono avute, in modo da ottenere una media più esatta. Enrico Fermi.
Ladispoli, forse prima di Ostia, era allora meta di un diffuso pendolarismo: soluzione economica per le vacanze estive dei romani. Il padre di Fermi era un funzionario delle Ferrovie dello Stato, e Livia Garofolini, una amica d'infanzia di Enrico, ha ricordato questi bagni estivi in una conversazione registrata da Nella Fermi e Ida Sacchetti nel giugno del 1988:
I ferrovieri avevano la possibilità di avere biglietti e abbonamenti gratis per andare in treno e noi andavamo in treno al mare vicino a Roma, a Ladispoli. Le nostre mamme ci facevano alzare presto per farci preparare. Uscivamo di casa alle sei, andavamo alla stazione e prendevamo il trenino per Ladispoli. Ci voleva un'ora per arrivare: si correva per prendere una cabina e facevamo i bagni, poi si faceva merenda. La gente di solito arrivava verso le dieci; noi invece tornavamo a casa per il pranzo. Per diversi anni abbiamo fatto queste gite, c'era anche nostro cugino, Sergio Costa. In quell'oretta di viaggio in treno mia sorella, (aveva 17 o 18 anni) organizzava un po' noi ragazzini, in queste vetture di terza classe. Ci faceva fare dei giochi sul genere di: ì...è arrivato un bastimento carico di ...”. Enrico non giocava mai con noi. Si metteva in un angoletto vicino al finestrino, dall'altra parte. Questi vagoni avevano un posto per tre persone e altre tre di faccia e noi lì eravamo questo gruppetto. Enrico invece stava dall'altra parte, dove c'era un posto solo. Si portava una lavagnetta e un pezzo di gesso e non giocava mai insieme. Non con Giulio, Giulio giocava con noi. Lui invece si isolava sempre, non parlava. Non so cosa ci facesse con questa lavagnetta: dei conti, dei calcoli, dei disegni ... Non mi ricordo perchè io ero occupata a giocare .
Giulio, il fratello di Enrico Fermi, il compagno delle sue prime esplorazioni scientifiche, era morto ormai da oltre un anno, durante una banale operazione alla gola.
Enrico frequentava la Biblioteca “Vittorio Emanuele”, che aveva allora una sala di consultazione con 10.000 opere a disposizione dei visitatori, una sezione pratica ad uso degli studenti universitari e una sala delle riviste di alta cultura, specialmente straniere. Forse vi si recava per studiare il tedesco, come gli aveva consigliato il suo ìorientatore”, l'ingegner Adolfo Amidei, che in quei mesi gli aveva prestato vari libri su alcune materie d'ingegneria; ma più sicuramente vi andava per leggere libri e riviste di fisica, perchè era alla fisica che Enrico già pensava, come disse pochi mesi dopo ad Amidei che gli chiedeva se preferiva dedicarsi alle scienze matematiche oppure alla fisica: «Ho studiato con passione la matematica perchè la considero necessaria per lo studio della fisica alla quale io voglio esclusivamente dedicarmi». E alla domanda se le sue cognizioni di fisica erano vaste e profonde come quelle che aveva nella scienza matematica: «sono molto più vaste e, credo, altrettanto profonde perchè ho letto tutti i più rinomati libri di fisica» (Ringrazio la signora Emma Amidei per avermi inviato la fotocopia della lettera dell'ingegner Amidei a Emilio Segrè) .
Filippo Eredia era nato a Catania nel 1877. Laureato in fisica nel 1901, era arrivato nel 1917 alla sede romana dell'Ufficio centrale di meteorologia, ed era capo della sezione climatologica.
Eredia era stato professore di Fermi e di Persico al liceo-ginnasio ìUmberto I”, ora rinominato ìPilo Albertelli”. Il 15 novembre del 1918 Eredia farà parte della commissione universitaria che a Roma esaminerà Fermi per il concorso ad un posto presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. La Scuola Normale conserva il verbale di quell'esame. Vi si legge:
Il prof. Eredia interroga il candidato sui seguenti argomenti: formula caratteristica dei gas, formula delle lenti, formula del prisma, correnti alternate, trasformatori, riduzione della pressione barometrica a 0¡C al mare, teoria della pila .
La conclusione del verbale fu:
La commissione è lieta di constatare che il giovane Fermi ha risposto mostrando ampiamente di avere una cultura superiore di molto a quella che ordinariamente si riscontra negli studenti ottimi di scuole secondarie. Il Fermi ha esposto i varii argomenti con molta esattezza, rigore matematico e precisione massima, mostrando completa padronanza degli argomenti anche più recentemente illustrati.
Il secondo documento in ordine cronologico è una cartolina formato gigante con la data del 28 settembre 1917. Il giorno dopo Enrico avrebbe compiuto 17 anni e forse Persico gli aveva fatto gli auguri che l'amico contraccambia. Lungo tutto il dorso della cartolina è riprodotta una fotografia del paese di origine della famiglia Fermi, identificabile per la sovrastampa: “Panorama Generale di FERRIERE”.
In una lettera del 7 marzo 1951, diretta alla cognata Laura, Maria Fermi così ricorda questo paese: “Le Ferriere prendono il nome da un'antica cava di ferro, rimasta, credo, in abbandono: un paese aspro e malinconico, che, ai tempi di quella remota giovinezza, doveva essere veramente fuori dal mondo: il centro più grosso, verso la pianura, a qualche chilometro di strada mulattiera, era Bettole”. Non lontano era Caorso, dove allora vivevano i suoi nonni e dove Enrico andava a villeggiare.
Perfino l'indirizzo rivela qualcosa del carattere del giovane Fermi: «Al Sig. Enrico Persico. Via Antonio Rosmini (davanti alla scuola) Roma». La cancellazione è singolare; a me viene in mente questa spiegazione: Enrico si deve essere ricordato che il nome non appare nella segnaletica della strada e che una eccessiva precisione anagrafica avrebbe potuto far confondere il postino, e con uno scrupolo quasi infantile aggiunge un inconsueto davanti alla scuola. Una grande cartolina per poche parole: “Augurii e saluti affettuosi a te e ai tuoi genitori”.
La terza lettera è del 31 luglio 1918. Fermi ha finito il secondo anno del liceo ed ha saltato l'ultimo anno, sostenendo in maniera eccellente l'esame di licenza liceale con 4 dieci, 3 nove e 4 otto. È ancora diretta a Persico:
Caro Enrico, ti scrivo con l'indirizzo che tu vedi perchè non lo conosco con precisione, spero però che questa cartolina ti possa raggiungere. Come ti trovi in questa pensione? Che paese è Pratovecchio? A giudicare dalla cartolina che mi hai mandata mi pare un paesino molto piccolo. Io seguito a fare la mia solita vita: la mattina a Ladispoli e la sera all'Ufficio Meteorologico. Finiremo i bagni il 10 di agosto ma non ti so dire che cosa faremo dopo perchè il babbo non sa quando potrà prendere il suo congedo; ti terrò informato. La lettura dello Chwolson (Orest Danilovic Chwolson, Traitè de Physique, Librairie Scientifique Hermann, Paris 2¡ ed. 1908-1913. L'opera, composta di 4 tomi, divisi in più fascicoli, ha complessivamente 4.350 pagine) procede celermente e calcolo di averlo finito tra un mese o un mese e mezzo perchè ho trovato circa 1000 pagine da saltare perchè le conoscevo. Ti saluto perchè debbo andare a Ladispoli. Salutami la mamma e il babbo. Ciao. Enrico Fermi.
Ormai Enrico ha deciso di concorrere per un posto alla Scuola Normale e in una cartolina del 18 agosto scrive all'amico:
La lettura del Chwolson procede rapidamente e prevedo che fra tre o quattro giorni sarà finita; è uno studio che sono molto contento di aver fatto perchè ha approfondito le cognizioni di fisica che già avevo e mi ha insegnato molte cose di cui non avevo nemmeno un'idea. Con queste basi credo che potrò concorrere a Pisa con una certa probabilità di riuscita; se poi accettare ìghe pensarum” .
Tralasciando l'altra corrispondenza del periodo “pisano”, voglio fermarmi su alcune lettere, che permettono di chiarire un punto importante per l'Università di Pisa. La prima è diretta a Persico:
Göttingen, 21.4.1923.
Caro Enrico, mi scrive in questo momento Carrara che presso l'Università di Pisa si è aperto un concorso per meccanica superiore
(Nello Carrara era entrato nel 1917 alla Scuola Normale, un anno prima di Fermi). Benchè la probabilità di riuscita sia piuttosto scarsa, perchè ci saranno al solito i concorrenti con venti e passa anni di lavoro, ho tuttavvia [sic] intenzione di fare la prova, tanto più che ho pronti tre lavori piuttosto importanti, e che possono anche essere considerati di meccanica superiore, che spero di poter fare arrivare in tempo utile.
A proposito ti pregherei di informarti se c'è posto ai Lincei per due o tre miei lavori complessivamente di una trentina di pagine.
Ti scrivo non solo per avvertirtene, ma anche perchè tu ne parli un po' in giro e senta dalla gente se non le pare troppo pazza la mia idea di concorrere. Saluti affettuosi a te e agli amici dell'Istituto. Ossequi alla tua mamma
.
Si sente spesso dire che il professor Puccianti, direttore dell'Istituto di Fisica della nostra Università, non fece nulla per trattenere Fermi. Questo non è vero. In una precedente lettera del 16 aprile, diretta a Mariano Pierucci, aiuto di Puccianti, Fermi lo prega di ringraziare l'antico compagno di studi Nello Carrara, allora assistente di Puccianti, per la lettera che gli aveva scritto, certamente con la notizia del concorso per la cattedra di Meccanica Superiore. Era il posto che lasciava il professor Armellini (Giuseppe Armellini aveva orientato Fermi nella tesi di abilitazione che questi preparava alla Scuola Normale. A Pisa, aveva insegnato Astronomia e meccanica celeste all'Università, e aveva fatto costruire un piccolo osservatorio in Sapienza) .
Che cosa sarebbe cambiato se Fermi fosse stato chiamato alla cattedra pisana? Avrebbe avuto la cattedra di Fisica teorica a Roma nel 1926? Avrebbe costituito il suo gruppo a via Panisperna? Forse la storia di Fermi sarebbe stata diversa, perchè a volte i tempi e le coincidenze sono fondamentali. Di questo concorso parla ancora in una lettera al padre, a cui scrive da Göttingen il 9 giugno 1923:
Caro babbo, scusa questo poco decente foglio di carta; ma in questo momento non ne ho sottomano uno migliore. Ho ricevuto la tua del 7, ed ho fatto mature riflessioni sopra i prezzi del vestiario qui ed in Italia. Certo qui, specialmente in questo momento, dato il recente tracollo del marco i prezzi sono assai più vantaggiosi, benchè siano assai incostanti.
Quel che mi trattiene dal fare acquisti è sempre l'incertezza sopra le dogane, poichè in proposito si hanno sempre informazioni molto contradditorie.
Il meglio sarà forse che tu mi mandi al solito seicento lire; ed io, prese le opportune informazioni, vedrò poi che cosa sia il caso di fare. Quanto alla bicicletta è un peccato che si debba a tutti i costi pagare il dazio; tuttavia l'idea di rivenderla non mi pare pratica, perchè credo che si possa calcolare, tra dazio e trasporto, la spesa di circa £. 350, più ricavato della vendita 250 = £. 600. E non credo assolutamente che in Italia si possa per questa somma avere una bicicletta come la mia. A buon conto ci ripenserò e vedrò se non si presenta qualche occasione opportuna.
Quanto al certificato per il mio posto di perfezionamento, mi pare che sia ormai il meglio aspettare la fine del mese, in modo da poter ritirare anche l'ultima rata.
Conformemente ai desideri del Ministero farò in esso mettere in evidenza che io sono un bravo bambino, e che a scuola mi sono sempre comportato con diligenza e con profitto. Mi hanno interessato i dati statistici sopra i concorsi della Maria. Certo non si può negare che i concorrenti sono molti più che non i posti. Ma bisogna naturalmente tener presente che parecchi concorrenti avranno concorso per più posti, come la Maria; e quindi la situazione è meno brutta di quanto pare. Credo che in complesso si possa contare per lo meno sopra un posto ogni cinque concorrenti e poi ci vuol coraggio, e se andrà bene, bene e sennò non sarà poi una disgrazia.
Puccianti mi scrive “Quanto al concorso badi che per ora non c'è che la richiesta della facoltà di aprirlo per ordinario, ma non è affatto certo che il Ministero lo apra”. Quindi come vedi non sarebbe impossibile che, almeno per ora, la cosa andasse in fumo. Del resto per me sarebbe probabilmente meglio p.e. ritardare di un anno, perchè ne potrei approfittare per migliorare un po' la mia situazione. Del resto staremo un po' a vedere ed io sono sempre pronto a tutto.
Mi è dispiaciuto molto della disgrazia capitata alla Lucia, se la vedi salutala da parte mia e falle tanti auguri di guarire presto e bene.
Certo anche per la mamma è un bell'imbarazzo che le darà parecchio lavoro fuori programma; come va la nuova donna che avete preso? La mia giornata è così costituita: ore 8 1/4 levata (poltrone!!..), ore 9 colazione, poi fino all'1 pomeridiana studio o lezioni all'università secondo i casi; 1-2 pranzo (siamo in cinque, io, un laureando di fisica, un dottore in matematica, una studentessa di fisiologia, una studentessa di zoologia che fa profondi studi sopra la psicologia delle farfalle totale nessun filatoio). Ore 2-3 riposo ore 4 merenda ore 4 - 7 1/2 secondo i casi ore 7 1/2 - 8 1/2 cena 8-10 secondo i casi 10 a letto. Come vedete il mio orario giornaliero è in buona parte occupato dal mangiare. In complesso, sarà forse l'aria, ma mangio assai più che in Italia.
Anche il gusto mi si è alquanto modificato, tanto che, incredibile ma pur vero, sono perfino arrivato a mangiare, se anche non con troppo entusiasmo, il Saucerkraut; ho avuto però la soddisfazione di vedere che, se non ero entusiasta io, non lo erano neanche i miei commensali tedeschi. Questi dettagli culinari ve li do perchè so che voi date molto peso ai cibi del corpo. Quanto ai cibi dello spirito poco di nuovo da dire.
Qualche giorno fa ho tenuto un conferenza in tedesco sopra un mio lavoro, e cosa ancora più stupefacente, sono stato capito.
Vi unisco un francobollo di una lira che mi pare ancora utilizzabile.
Saluti affettuosi. Enrico.
Vorrei concludere con una corrispondenza estremamente interessante tra Enrico Persico e Emilio Segrè che si svolse nei primi mesi del 1935. Riguarda la prima proposta di assegnare il premio Nobel a Fermi.
La prima lettera è del 13 gennaio:
Caro Segrè, stavolta non ti scrivo per appiopparti uno scartafaccio da inquisire, ma per pregarti di un'altra importante missione. Sono stato invitato a proporre un candidato per il premio Nobel 1935, e naturalmente propongo Fermi, con la motivazione della scoperta della radioattività provocata dai neutroni. Il regolamento prescrive formalmente che ogni proposta sia accompagnata dai lavori e dai documenti su cui si appoggia: ti prego perciò di farmi avere subito (il termine scade il 31/1) tutte le pezze d'appoggio necessarie. Non scrivo direttamente a Fermi, non solo per non fare violenza alla sua modestia, ma anche perchè tanto so che incaricherebbe te di spedirmi gli estratti: quindi seguo la via più diretta.
Prendo l'occasione per mandare i miei più cordiali saluti a te, a Fermi e a tutti i i fisici romani. Aff.mo E.P.
[Enrico Persico]»
Gli risponde il 16 gennaio Segrè:
Caro Persico, ho ricevuto la tua lettera e l'ho mostrata a Fermi. Egli evidentemente non rifugge dall'esser proposto per il Premio Nobel, ma mi ha fatto osservare che l'invio di estratti non può avere influenza sulle decisioni del Comitato, specialmente degli estratti italiani che saranno illeggibili pei Signori di Stoccolma.
In ogni modo ti mando l'estratto del lavoro dei Proc
[eeding of the] Roy [al] Soc [iety] che è l'unico di cui si disponga qui a casa.
Forse potrebbe essere opportuno dare come ragioni della proposta: la sua attività di fisico teorico (statistica di Fermi), la scoperta della radioattività provocata dai neutroni, la scoperta di nuovi elementi transuranici, certo però che Anderson, Curie, Joliot e Chadwick son seri concorrenti.
Da qui all'assegnazione del premio quest'ultimo punto sarà definitivamente acquisito. Hai visto il lavoro di Hahn e Meitner nella Naturwis
[senschaften] ? Ti mando anche “radioattività VIII”.
Spero che tu capiti una volta o l'altra in giù, perchè io è difficile che mi muova per ora.
Affettuosi saluti tuo dev. Emilio Segrè
.
È particolarmente interessante l'accenno alla scoperta di nuovi elementi transuranici come ragione della proposta e la sicurezza di una prossima acquisita certezza su questo punto. Come è noto, durante gli esperimenti del gruppo di Fermi non erano stati creati i nuovi elementi 93 e 94, ausonio ed esperio ma era avvenuta la scissione dell'atomo! Abbiamo la minuta della risposta di Persico del 28 marzo:
Caro Segrè, la mia proposta per il premio Nobel a Fermi è stata inviata in tempo e ne ho avuto regolare ricevuta. La motivazione è stata la seguente:
« a) Dècouverte de la radioactivitè artificielle produite par bombardement de neutrons.
b) Production, par la methode susdite, de nouvelles espèces atomiques et, en particulier, d'un element de nombre atomique supèrieur a 92, qui prolonge le tableau de Mend
[elèeff] au dela des limites prècedemmant connues.
A ces deux rèsultats expèrimentaux très importants obtenus par M
[essieur] F [ermi] dans le 1934, on doit adjoindre sa bien connue activitè prècèdente comme thèorisien, notammant ses traveaux sur la statistique qui porte son nom, lesquels ont ouvert à la physique thèorique une voie nouvelle et très fèconde d'important rèsultats.
Ho messo in prima linea i risultati sui neutroni anche perchè il premio si riferisce di regola all'attività più recente.
Il trattato è in avanzato corso di stampa, e ho già corretto buona parte delle bozze
(fa riferimento ai suoi Fondamenti della Meccanica Ondulatoria, Zanichelli, Bologna 1939). Tra poco manderò alla Inquisizione il capitolo sulla risonanza. E del tuo volume hai ripreso a occupartene?
La sola speranza che ho per ora di prendere contatto col Vaticano è che qualche autorevole prelato passi da Torino, perchè non credo che per ora potrò muovermi di qui
(accenno scherzoso al gruppo romano di via Panisperna, i cui membri avevano adottato nomignoli presi dalla gerarchia ecclesiastica: il papa: Fermi, il cardinale vicario: Rasetti, il grande inquisitore: Majorana, il cardinale de propaganda fide: Persico, gli abati: Amaldi e Segrè).
Saluti cordiali a te e agli altri amici dell'Ist [ituto].
La corrispondenza sull'argomento si conclude con questa lettera:
Stockholm le 28 janvier 1935
Monsieur le Professeur E. Persico Torino
Votre honorèe lettre par laquelle vous proposez Monsieur E. Fermi, Rome, pour le prix Nobel de physique en 1935 est bien parvenue au Comitè Nobel de physique de l'Acadèmie Royale des Sciences, lequel la prendra en considèration conformèment aux statuts et règlements de la Fondation Nobel.
Veuillez agrèer, Monsieur, l'expression des mes sentiments les plus distinguès.
A.Westgren
Secrètaire des Comitès Nobel de l'Acadèmie Royal des Sciences
.
Il Nobel per la Fisica del 1935 andò a James Chadwick, mentre Irene Joliot-Curie e Frederic Joliot ebbero quello stesso anno il Nobel per la Chimica.
Il 21 novembre del 1938 in una ultima lettera “italiana” a Persico, Enrico Fermi così scriveva all'amico:
... Come ti ho già scritto alla fine di dicembre io partirò per New York; ma dovrò prima andare a Stoccolma per il premio Nobel.
Ti preavverto, per quando lo daranno a te, che, se la cosa ha dei vantaggi, questi sono in discreta parte bilanciati dal numero bestiale di lettere di congratulazione alle quali si deve rispondere; non ho ancora finito!
Nella commemorazione che Enrico Persico tenne all'Università di Pisa nel gennaio del 1955 così lo ricorda: «Benchè fosse già sofferente del male, che poco dopo doveva rivelarsi fatale, era ancora il caro e semplice compagno delle nostre passeggiate giovanili. Anzi, in una gita che facemmo, noi due soli, nell'isola d'Elba, ritrovai in lui una sua vecchia abitudine, che credo pochi conobbero, e che forse farà stupire chi lo ha conosciuto solo superficialmente.
Spesso, nei momenti di distensione, camminando o sostando in vista di un bel paesaggio, l'ho udito recitare, come tra sè, lunghi brani di poesia classica, di cui fin dalla giovinezza custodiva nella memoria un ricco tesoro.
Temperamento poco incline alla musica, la poesia gli teneva luogo di canto. Il nome di Fermi, per la grande maggioranza degli uomini, resta legato alla pila e alle utilizzazioni dell'energia atomica.
Per i fisici esso si ricollega anche, direttamente o indirettamente, a gran parte dei progressi fatti dalla fisica nell'ultimo trentennio.
Ma per tutti coloro che conobbero Fermi da vicino e lo ebbero caro, esso è legato al ricordo indimenticabile di un uomo semplice, saggio e buono, della bontà serena dei forti.»

 

Roberto Vergara Caffarelli

professore associato di Storia della fisica

al dipartimento di Fisica ìEnrico Fermi”

roberto.vergara@df.unipi.it

 

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