Athenet, notizie e approfondimenti dall'Universitŕ di Pisa
Numeri: 1-10 | 11 | Ultimo numero | Archivio Redazione | Copyright | Risorse di rete


Numero 1
Marzo 2000
MENU'

Progetto Virgo
di Andrea Addobbati

Missioni archeologiche in Egitto
di Edda Bresciani

Le ricerche in Antartide dei geologi del nostro Ateneo
di Pietro Armienti

È partito il  Master in Comunicazione pubblica e politica
di Piero Floriani

Il nuovo corso di studio in biotecnologie agroalimentari
di Fiorella Battaglia

Biotecnologie: prospettive e problemi
Gli interrogativi etici
Per una scienza consapevole. Le potenzialità e i limiti della ricerca


Il progetto Diogene
di Francesca Romano

Lavorare a distanza
di Carlo Cosmatos

Innovazione in biblioteca
di Renato Tamburrini





Torna alla pagina dell'Universitŕ di Pisa
Pagina principale

È partito il Master in
comunicazione pubblica e politica

di Piero Floriani

È stato inaugurato il 7 gennaio 2000 il nuovo Master in Comunicazione pubblica e politica organizzato dalla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Pisa. l’obiettivo di questo nuovo corso post-laurea è  formare operatori in grado di occuparsi della comunicazione istituzionale all’interno degli enti pubblici. Al centro dell’attività didattica del Master - che si comporrà di due moduli, il primo teorico e il secondo pratico con stages in enti pubblici e amministrazioni statali - ci saranno i temi legati alla comunicazione pubblica, alle leggi che la regolano e alle attuali dinamiche che la coinvolgono. Oltre ai docenti dell’ateneo pisano interverranno illustri professionisti della comunicazione pubblica e politica come Sandra Bonsanti, Umberto Cecchi, Furio Colombo, Vannino Chiti e Marialina Marcucci. Notevole successo tra i laureati: 96 i concorrenti  per i 45 posti disponibili.

L’interesse di un Master post-laurea in “comunicazione pubblica e politica” organizzato e svolto da una facoltà umanistica, risiede nella possibilità di tenere insieme, per la formazione professionale richiesta, competenze critiche letterarie, artistiche ecc. (cioè competenze in senso lato linguistiche) e competenze storiche e ermeneutiche (in diversi campi disciplinari).
Il Master intende fornire un’alta formazione alla comunicazione pubblica e politica. Ed è per questo che si propone di dare: le basi teoriche sulle caratteristiche della comunicazione (verbale, orale e scritta, figurativa, cinematografica, musicale…) in relazione agli emittenti, ai canali, ai messaggi, ai riceventi, le informazioni storiche sulle pratiche comunicative pubbliche, con particolare attenzione alla storia moderna e ai paesi avanzati, un quadro aggiornato degli strumenti in uso e delle loro possibili estensioni, informazioni analitiche sulle “fonti” informativo-comunicative attivabili (indagine diretta personale, agenzie tradizionali, reti telematiche, banche dati istituzionali e private ecc.), informazioni approfondite sul sistema pubblico e sul quadro giuridico entro cui si inseriscono le attività di comunicazione al pubblico da parte dei soggetti pubblici, semipubblici e privati (uffici relazioni con il pubblico o URP, uffici stampa, addetti stampa) con le attese innovazioni del quadro giuridico connesse con la riforma della Pubblica Amministrazione (principi di efficienza, responsabilità delle strutture amministrative, semplificazione delle procedure, principi di trasparenza, protezione della privacy), un panorama analitico del quadro sociale e politico entro cui si svolge oggi l’attività di comunicazione pubblica nel Paese e in Europa, un’analisi dal punto di vista del destinatario potenziale della comunicazione pubblica e politica in quanto detentore di un “diritto di cittadinanza”.
Tra i “diritti di cittadinanza” ai quali va riconosciuta una sempre crescente importanza, deve infatti essere posto il diritto ad un’informazione diffusa e ad una comunicazione efficace, con e da parte dei soggetti pubblici che svolgono funzioni di governo e di servizio delle comunità civili: dalla dimensione sovranazionale a quella nazionale statuale, dalla dimensione regionale e locale a quella cittadina.
Lo sviluppo di una cultura della comunicazione in quanto diritto è probabilmente da leggere come incremento di una risposta al bisogno di democrazia sostanziale: bisogno che cresce legato alla complessità delle società avanzate, ma anche alla perdita di peso delle formazioni sociali tradizionali (che garantivano a loro modo la mediazione tra richiesta e fornitura di comunicazione). D’altra parte, la crescita incontrollata del numero di messaggi d’ogni genere, richiede la crescita di competenze tecniche e critiche sulla comunicazione, per garantire e qualificare i messaggi pubblici ai quali è connessa la possibilità di fruire dei servizi essenziali della vita civile.
E sono proprio le istituzioni elettive i primi soggetti che devono porsi la questione del diritto alla comunicazione da parte dei cittadini: sono le strutture istituzionali e amministrative i luoghi nei quali si debbono costruire strumenti, modelli e protocolli per una piena ed efficace comunicazione.
Il tema della comunicazione non si limita però allo spazio istituzionale di natura pubblica. Esso riguarda tutti i soggetti sociali (pubblici, semipubblici e privati) che esercitano funzioni rivolte ai cittadini, singoli o associati: fornitura di servizi essenziali (energia, sanità, assistenza, formazione, igiene e sicurezza ecc.), di beni e prodotti materiali e immateriali, di spazi per lo scambio dell’informazione e della proposta. I criteri di formazione per il personale addetto alla comunicazione in soggetti diversi dagli enti pubblici, non paiono essere di per sé diversi, in ragione del fatto che si tratta comunque della fornitura di servizi ai quali il cittadino ha diritto di accesso. Tuttavia sarà necessario tener conto delle caratteristiche specifiche dei soggetti diversi dagli enti pubblici di governo: le aziende sanitarie e ospedaliere, le società per azioni a capitale misto (ma anche privato) verso cui evolvono le vecchie aziende di servizi comunali o consortili, le autorità portuali, aeroportuali, ferroviarie, le stesse istituzioni di formazione superiore (università e grandi scuole) che sperimentano la loro autonomia, e realtà della ricerca come il CNR, hanno ciascuna logiche tali da richiedere strategie di comunicazione pubblica misurate sui loro rapporti e funzioni nel quadro della comunità civile. È sufficiente fare l’esempio dell’università, che ha problemi di comunicazione “aziendale” con il proprio personale, di informazione e comunicazione coesiva con i propri studenti, di comunicazione complessiva con il contesto civile in cui è insediata e con tutto il suo “bacino d’utenza”.
Per questo la comunicazione pubblica degli enti pubblici locali è, in quanto diritto di cittadinanza, un fatto che deve essere caratterizzato in positivo dalle seguenti garanzie: chiarezza del messaggio, inequivocabilità, sincerità, controllabilità, economicità. Si tratta infatti di un servizio amministrativo pagato dalla collettività e valgono quindi i principi della efficacia ed efficienza.
Più complesso, anche se in definitiva non dissimile, è il caso della comunicazione politica di carattere istituzionale (quella che promana dagli eletti aventi funzione di governo). È normale che questa comunicazione sia orientata a vari fini: spiegare orientamenti di governo, difendere scelte, creare consenso e coesione. La parzialità di questi fini è autorizzata dall’investitura democratica ricevuta. Rimane però necessario un esercizio molto responsabile dello strumento comunicativo, in cui è bene che si legga la funzione di rappresentanza degli interessi generali della comunità civile.
La comunicazione politica di partiti e movimenti non ha vincoli di alcun genere, se non quelli derivanti dall’ordinamento giuridico. È ovvio che il fine dominante non sia in questo caso informativo, ma argomentativo e persuasivo; ciò non toglie che sia opportuna una riflessione sulle condizioni di compatibilità democratica necessarie anche in questo campo.
Il tema della comunicazione pubblica si pone dunque in termini diversi già nel campo delle realtà locali di governo, a seconda che sia dell’ente o degli amministratori eletti. La distinzione è necessaria, considerata la giusta tendenza in atto a sottolineare le responsabilità autonome della “macchina” amministrativa da quelle di indirizzo, di impulso e di controllo degli organi elettivi.
Occorre tuttavia approfondire, perché è evidente che la comunicazione dell’ente, pur avendo un primario fine amministrativo, non per questo è priva di significati, premesse e conseguenze politiche e di governo. Ciò non deriva soltanto dal fatto che il mandato dei cittadini a governare è unico (per esempio, nei comuni e nelle province, il mandato al sindaco, al presidente e alle maggioranze consiliari che li appoggiano); deriva anche dal fatto che il legislatore della L. 81/93 (e successive modificazioni) si è preoccupato di vincolare tutta l’attività degli enti al programma elettorale votato dai cittadini. Dunque quel programma (che il sindaco o il presidente della provincia interpreta, anche su indirizzo della maggioranza politica) diventa, per la durata del mandato, riferimento obbligatorio pure per la struttura dell’ente.
Per concludere, la comunicazione pubblica, se da una parte è vincolata ai programmi di governo in senso lato, ed in questo non può che essere di parte, dall’altra rappresenta però una garanzia per l’insieme dei cittadini, in quanto costituisce la premessa per l’attivazione di un circuito democratico di controllo sull’operato degli enti pubblici elettivi come di qualsiasi altro soggetto, anche privato, che abbia responsabilità di carattere pubblico. La funzione del comunicatore, così come intesa nei programmi del Master attivato dalla facoltà di lettere, non può essere risolta in una mera forma di propaganda; deve anzi essere interpretata tenendo presente che lo scopo da raggiungere è quello di agevolare i rapporti tra rappresentanti e rappresentati, tra amministratori e utenti, aprendo canali di interlocuzione che presuppongono una disponibilità all’ascolto.

Piero Floriani
docente di letteratura italiana
presso l’Università di Pisa
p.floriani@ital.unipi.it

La cerimonia inaugurale del Master, svoltasi nell’Aula Magna nuova della Sapienza, è stata aperta dal preside della Facoltà di Lettere Gianfranco Fioravanti insieme al Rettore Luciano Modica. In seguito è intervenuta la vicepresidente della Regione Toscana Marialina Marcucci, che ha sottolineato l’importanza di lealtà e trasparenza etica da parte dei responsabili della comunicazione di enti pubblici. È stata poi la volta del prof. Piero Floriani il quale ha illustrato il progetto didattico del Master e inquadrato la comunicazione pubblica all’interno della riforma della pubblica amministrazione. Alla cerimonia erano presenti, oltre ai direttori de “Il Tirreno” Sandra Bonsanti e de “La Nazione” Umberto Cecchi, i responsabili degli enti locali che ospiteranno le attività di stage del Master.
Numeri: 1-10 | Ultimo numero | Archivio     Redazione | Copyright | Risorse di rete | Top
Ultimo aggiornamento: 10-04-07 - Servizio Web a cura della Redazione Web - RedazioneWeb@adm.unipi.it