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Il nuovo corso
di studio in biotecnologie agroalimentari
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Il nuovo corso di studio in
biotecnologie agroalimentari di Fiorella Battaglia L’Università di Pisa ha attivato quest’anno un corso di laurea in “biotecnologie agroindustriali”, una disciplina d’avanguardia che può fornire una risposta al problema della nutrizione del nostro pianeta sovrappopolato. D’altro canto, il tema dell’ingegneria genetica non cessa di suscitare polemiche per i delicati problemi etici e ambientali che pone. Ne abbiamo parlato con il prof. Amedeo Alpi, preside della Facoltà di Agraria, con il prof. Marco Paolo Nuti, presidente del corso in biotecnologie agroindustriali, con il prof. Sergio Bartolommei, docente di Bioetica e con il prof. Gianfranco Fioravanti, preside della Facoltà di Lettere e Filosofia. Produrre
più alimenti e di qualità migliore con tecnologie che siano
allo stesso tempo “sostenibili” per il delicato equilibrio dell’ambiente
in cui viviamo: è questa una delle maggiori sfide del mondo attuale.
Non si tratta soltanto di obbedire alla richiesta fattasi sempre più
esigente e capricciosa del consumatore dei paesi ricchi, ma anche
di dare soluzione al problema dell’alimentazione nei paesi più poveri
e sottoposti al rischio di carestie.
L’apertura del nuovo corso di laurea in “Biotecnologie agroindustriali”della Facoltà di Agraria si propone di formare persone qualificate in questo settore, che siano in grado di far fronte alla richiesta che la veloce crescita delle imprese in quest’ambito fa prevedere. “Nella nostra facoltà — spiega il preside Amedeo Alpi — esiste da dieci anni una scuola di specializzazione per le biotecnologie vegetali: è partendo da questa lunga tradizione che abbiamo deciso di creare il nuovo corso. Esso si rivolge a tutti i giovani che sono interessati a queste tematiche e, cosa molto importante, è già organizzato secondo il sistema europeo dei crediti. La laurea si consegue alla fine dei primi tre anni. Nei due anni successivi si potranno scegliere due indirizzi: il primo in biotecnologie vegetali, volto agli interventi biotecnologici sulle piante utilizzate a fini alimentari, ma anche per produzioni “no food”, oppure a fini medico-farmacologici o industriali; e il secondo in biotecnologie alimentari, rivolto alle varie fasi dell’industria agroalimentare (conservazione dei prodotti, produzione di origine animale, tecnologie industriali). In entrambi gli indirizzi verrà dato particolare rilievo allo studio di tutte quelle biotecnologie che consentono la riduzione delle sostanze considerate dannose per l’ambiente dalla legislazione in materia e dall’analisi d’impatto ambientale. Con questo secondo biennio facoltativo si acquisisce il titolo di dottore”. Nel corso che si inaugura quest’anno, oltre alle materie tecniche, è previsto lo studio dell’inglese nel primo triennio e di un’altra lingua nel secondo ciclo. Accanto ai corsi formativi sarà inoltre dato spazio alle esercitazioni di laboratorio, visite, seminari e stages. “Si presume che questo corso di studi, che nasce in un centro di eccellenza come quello pisano — precisa il preside Alpi —, contribuisca a far sviluppare un tessuto di piccole e medie imprese nella nostra provincia e nella Toscana costiera. Per i giovani laureati i settori di possibile inserimento lavorativo sono vari: società che producono piante modificate geneticamente, ditte di commercializzazione di prodotti biotecnologici, produzione trasformazione e distribuzione di prodotti di alta qualità (vini, bevande, pane e pasta, latte dietetico, cioccolato e dolciumi), attività produttive a forte base microbiologica, ditte sementiere, società di prodotti “agrochemicals” eco-compatibili. Le biotecnologie rappresentano un argomento di grande attualità seppur molto controverso — conclude il preside —: il nostro corso è un momento di integrazione delle risorse culturali dell’Università di Pisa, pur essendo appoggiato ad una sola delle sue facoltà, e un momento di qualificazione per una nuova imprenditorialità. Noi intendiamo porre i nostri giovani a livello europeo, in grado di competere con i loro colleghi, senza dover segnare il passo”. Biotecnologie: prospettive e problemi
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