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Numero 1
Marzo 2000
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Progetto Virgo
di Andrea Addobbati

Missioni archeologiche in Egitto
di Edda Bresciani

Le ricerche in Antartide dei geologi del nostro Ateneo
di Pietro Armienti

È partito il  Master in Comunicazione pubblica e politica
di Piero Floriani

Il nuovo corso di studio in biotecnologie agroalimentari
di Fiorella Battaglia

Biotecnologie: prospettive e problemi
Gli interrogativi etici
Per una scienza consapevole. Le potenzialità e i limiti della ricerca


Il progetto Diogene
di Francesca Romano

Lavorare a distanza
di Carlo Cosmatos

Innovazione in biblioteca
di Renato Tamburrini





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Missioni archeologiche in Egitto
le possibilità offerte dalle nuove tecnologie

Sono quasi vent’anni che la prof.ssa Edda Bresciani del dipartiment di Scienze archeologiche del nostro ateneo è impegnata in missioni archeologiche in Egitto. I suoi più recenti rinvenimenti riguardano la necropoli fayumica di Khelua. In questo intervento l’egittologa pisan ci parla dell’importanza dell’approccio interdisciplinare nelle moderne missioni archeologiche. La collaborazione tra archeologi, antropologi,topografi, fotogrammetri, architetti ed esperti in computer grafica èdiventata infatti indispensabile per restituirci l’immagine dell’uomo del suo ambiente agli esordi della civiltà. Queste ricerche sono state illustrate in un volume recentemente pubblicato da ETS.

Sono state necessarie varie missioni archeologiche, dal survey del 1981 alle impegnative campagne del 1993-94, per riportare alla luce, a Khelua, nel Fayum sud-occidentale, i resti del monumento funerario T KH A, un’important tomba rupestre, ultima dimora del principe e governatore Uage, figlio della dama Nebetmut, anch’essa probabilmente sepolta in questo luogo, forse nell tomba (anepigrafe T KH B) contigua a quella di Uage in direzione nord.
I pilastri e il soffitto purtroppo erano crollati e perciò le operazioni di recupero si sono rivelate difficili ed impegnative (anche dal punto di vista economico), in compenso i risultati scientifici acquisiti dalla missione sono sotto ogni aspetto più che soddisfacenti. Il rinvenimento in questione riguarda infatti una tomba monumentale del Medio Regno, unica nel suo genere tra quelle sinora trovate nel Fayum: per le sculture, i testi parietali, le decorazioni e le iscrizioni dei pilastri, il valore documentario della tomba di Uage è considerevole. I testi commemorativi, in particolare, hanno fornito agli studiosi un ricco catalogo di titoli religiosi, civili e di corte.
Le peculiarità dei resti ritrovati a Khelua (gli angoli smussati dei pilastri, la regolare e accentuata rastremazione in alto, l’impieg nel contesto architettonico ? con effetti prospettici ? di statue a grandezza quasi naturale, situate in modo da degradare verso gli angoli dell’ambiente arricchiscono grandemente le nostre conoscenze sull’architettura funerari nel Fayum del Medio Regno.
Di solito la scoperta di un nuovo monumento, importante ma in stato di rovina, impone agli scopritori doveri di non poco conto, come la conservazione e, se possibile, l’anastilosi e il restauro. Per la tomba di Khelua siam stati aiutati dall’uso delle tecnologie informatiche della visualizzazione e della ricostruzione, che ci hanno fornito grandi vantaggi, come quello di poter controllare la validità (ambientale, estetica, etc.) dei progetti di intervento prima di mettere mano al monumento. A Khelua l’équip egittologica pisana è stata affiancata da topografi, fotogrammetri,architetti ed esperti di computer grafica, in un vero rapporto interdisciplinare, volto soprattutto al controllo epigrafico dei documenti, in modo che sia possibile integrarli, sia architettonicamente sia a livello decorativo.Tutte le operazioni pertanto sono state condotte lavorando su documenti e elementi in parallelo. La collaborazione pisana tra egittologi e antropologi e l’utilizzo di tecnologie moderne, hanno inoltre permesso di ricostruir i tratti del volto di Uage tramite il raffronto (1994) tra un modello plastico,basato su studi fisiognomici del suo teschio, conservato solo in parte, e le raffigurazioni del principe che è stato possibile individuare nelle statue e nei rilievi scoperti a Khelua. Questo confronto ha dato un ulteriore conferma al fatto che gli scultori egiziani ricercavano nelle loro opere una somiglianza realistica col loro modello vivente.
Per l’importanza del ritrovamento di Khelua, in un primo tempo er stato messo a punto, grazie all’Università di Pisa, un ambizios progetto di ripristino e anastilosi delle tombe monumentali della necropoli fayumica (Studio Giammarusti-La Torre, Roma). Si trattava però di un’impresa molto impegnativa dal punto di vista dei costi, tale da superare di molto le disponibilità della missione archeologica. La speranza allora era quella di ottenere un aiuto finanziario adeguato da parte della Egyptian Antiquities Organization. Purtroppo, venuta meno questa possibilità, è stato necessario ridimensionare la portata dell’intervento. Abbiamo così stretto un accordo con il Supreme Council of Antiquities per la realizzazione di un progetto molto semplice, da attuare nell’arco di almeno tre anni e limitato alla protezione e alla presentazione dei resti della tomba T KH A. La tomba ipogea di Uage, con la bella sala a pilastri, fornita di una copertura in legno, potrebbe allora essere aperta al pubblico, collocata in un museo con illuminazione speciale, uso di supporti audiovisivi, pannelli esplicativi etc. Per realizzare tutto questo è ovvio però che la missione pisana dovrebbe poter contare su un sostegno economico da parte di una istituzione pubblica o privata. Allo scopo di valorizzare la scoperta è già uscito, per altro, nei tipi ETS: Khelua. Una necropoli del Medio Regno nel Fayum, numero monografico (XX-XXI, 1999) di “Egitto e Vicino Oriente”. La documentazione accurata dei rinvenimenti è corredata dalle belle tavole preparate per la mostra a Pisa del 1994, dalla pubblicazione integrale del progetto di restauro e anastilosi (in modo che se ne possa apprezzare il carattere innovativo, originale e, sotto molti aspetti, esemplare) e dalle suggestive, ma rigorosamente scientifiche, ricostruzioni tridimensionali della tomba T KH A, messe a punto nel 1994.
Nell’altra importante concessione di scavo pisana del Fayum, a Medinet Madi (Narmouthis) dove negli ultimi due anni è stato scoperto e completamente riportato alla luce un nuovo tempio di culto, dedicato a una coppia di Coccodrilli divini (TEMPIO C) è stato predisposto un modello tridimensionale informatizzato della ricostruzione del tempio, in modo da poter eseguire una visita virtuale del monumento ed esemplificarne le fasi costruttive utilizzando tecniche di advanced design e renderizzazione.  Utilizzando la tecnica di rilievo della fotogrammetria di terra, si sta applicando il modello a tutta la zona sacra, dove sarà visibile l’ambiente geografico (deserto) e gli altri due santuari ( A e B) di Medinet Madi, nel loro sviluppo cronologico, dal Medio Regno all’età tolemaica e romana; di ogni fase cronologica verranno fatte vedere tutte le fasi costruttive.

Edda Bresciani
Direttore Missioni Archeologiche
in Egitto dell’Università di Pisa
bresciani@sta.unipi.it
 

Il progetto ANUBIS

Malattia, salute e condizioni
socio-economiche nell’antico Egitto.

Le mummie egiziane conservate nei musei e nelle collezioni italiane sono un materiale ancora in buona parte da studiare dal punto di vista paleopatologico e biomolecolare. Oggi in questo campo è possibile ottenere significativi risultati ampliando il campione di indagine grazie alle più sofisticate tecniche informatiche. È quanto si propone “Anubis”, un progetto interdisciplinare di ricerca di interesse nazionale co-finanziato dal Murst. “Anubis” sarà coordinato dalla prof.ssa Edda Bresciani ed articolato in tre unità di ricerca riguardanti la paleopatologia, la biologia molecolare e l’egittologia affidate rispettivamente al prof. Gino Fornaciari (Università di Pisa), al prof. Franco Rollo (Università di Camerino) e alla stessa prof.ssa Bresciani. Migliaia di dati di vario carattere (egittologico, paleopatologico, DNA etc) saranno immessi in una banca-dati, il cui software è stato progettato dalla “Semata” di Pisa per consentire ricerche incrociate.
Una volta resa accessibile in rete la banca “Anubis” potrà fornire e ricevere informazioni fondamentali per il progresso della ricerca.
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Ultimo aggiornamento: 10-04-07 - Servizio Web a cura della Redazione Web - RedazioneWeb@adm.unipi.it