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Concerto del Coro: una recensione di Neva Chiarenza

un momento del concerto

È il 15 di giugno, una serata mite, finalmente, dopo giorni di cielo uggioso e temperature autunnali. Siamo a metà del mese tradizionalmente dedicato ai festeggiamenti cittadini, Pisa si prepara con trepidazione alla Luminaria, si osservano con curiosità gli addobbi sui Lungarni.

Ma stasera no: stasera è il 15 di giugno, e una folla si riunisce davanti alla chiesa di S. Martino e dentro. Le porte vengono lasciate aperte, molte persone sono costrette a sedere sugli scalini degli altari laterali o a rimanere in piedi.

Stasera è il 15 di giugno e il Coro dell’Università di Pisa, che dal 1999 si fa portavoce dei più importanti eventi dell’Ateneo e della città, si esibisce nel suo Dodicesimo concerto annuale. Stasera va in scena Vivaldi.

Coprotagonisti della serata sono la Tuscan Chamber Orchestra (violini solisti: Antonio Aiello e Simone Calcinai), il soprano Federica Nardi ed il Contralto Sara Bacchelli, collaborazioni preziose già in altre occasioni musicali.

Il coro, composto da 100  coristi  fra soprani, contralti, tenori e bassi, riempie la scena, suddividendosi in un gruppo maggiore centrale e due minori laterali, con un grandioso risultato scenico. Gli strumenti, anch’essi scanditi in due orchestre che si fronteggiano, saggiano i primi accordi di Domine ad adjuvandum  per soprano, doppio coro e doppia orchestra. Il Maestro Stefano Barandoni prende posto, richiama gli interpreti con uno sguardo. La musica si dispiega nella chiesa ormai gremita, in un susseguirsi di frasi ed imitazioni. Gli archi anticipano la concitazione quasi giocosa che il coro interpreta, invocando più volte l’aiuto divino con toni festosi, accavallando parole e subito distendendosi in frasi più serene, come se l’aiuto fosse già qui, a portata di mano.

Alla fine di questa prima parte il Coro si ritira, lasciando spazio al meraviglioso Concerto in la minore per due violini e orchestra, che traccia sublimi immagini sonore nel silenzio della chiesa. Il pubblico segue le voci degli strumenti con il fiato sospeso, premiando gli interpreti con prolungati applausi.

Rientra quindi la componente vocale, preparandosi ad eseguire il difficile Kyrie per doppio coro e doppia orchestra. Protagonista dell’ultima parte del concerto è una delle composizioni più famose dell’autore veneziano: Gloria. Coro, strumenti, solisti e direttore sono un’unica voce fra i marmi della chiesa: ad ogni frase del Gloria è dedicato un brano e la composizione alterna momenti di grande suggestione emotiva e passaggi vivaci e impertinenti, proponendo numerose fughe fra le invocazioni più malinconiche.

Al di là del ben noto fascino dei componimenti di Vivaldi, il Coro dell’Università di Pisa si conferma con questo concerto interprete entusiasta e competente del repertorio musicale più vasto. L’alto numero di cantori, la varietà della loro provenienza e preparazione, lungi dal rendere disomogeneo o incerto l’insieme, danno vita invece ad un amalgama composito ed originale, in cui l’affiatamento fra animi, voci e direttore è percepibile in ogni momento dell’esecuzione, coinvolge il pubblico, regala, a chi ascolta e a chi suona, emozioni irripetibili.

E questo risultato è stato ben percepibile, grazie all’entusiasmo del pubblico, che con applausi entusiasti ha richiesto il bis e salutato voci e strumenti con grida di apprezzamento.

Neva Chiarenza

Ultimo aggiornamento documento: 28-Jun-2011

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