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Alla scoperta di Medinet Madi, il parco archeologico egiziano realizzato con la collaborazione dell'Università di Pisa
La "Luxor del Fayoum" conserva monumenti del periodo tolemaico, romano e copto, tra cui un tempio caratterizzato da una struttura utilizzata per l'incubazione di uova di coccodrillo

Edda Bresciani e Antonio GiammarustiÈ diventato il primo Parco archeologico e naturalistico dell’Egitto, collegato da una pista nel deserto a Wadi Ryan, il parco naturale in cui si estende la famosa valle delle balene fossili. Dopo lunghi anni di scavi e indagini, vive una nuova Medinet Madi, il sito nella regione del Fayoum in concessione archeologica all’Università di Pisa dal 1978, in cui lo scorso 8 maggio è stato inaugurato un modernissimo Visitor Centre.

I risultati del progetto - che vede la collaborazione tra la Cooperazione Italiana, il Consiglio Supremo delle Antichità d’Egitto (SCA) e l’Ateneo pisano - sono stati illustrati il 7 giugno al rettorato dell’Università di Pisa. Dopo i saluti del prorettore vicario Nicoletta De Francesco, sono intervenuti Edda Bresciani e Antonio Giammarusti, rispettivamente direttore scientifico e direttore tecnico del progetto ISSEMM (Institutional Support to Supreme Council of Antiquities for Environmental Monitoring and Management) realizzato nell’ambito del Programma di Cooperazione Ambientale Italo-Egiziana (EIECP).

Medinet Madi, di recente più volte definita “la Luxor del Fayoum”, conserva l’unico tempio del Medio Regno fornito di testi geroglifici e di scene scolpite presente in Egitto, e altri monumenti del periodo tolemaico, romano e copto: questa “città del passato”, come suona il nome arabo di Medinet Madi, si presenta con i suoi tre templi, la cappellina di Isis, i suoi dromoi, i leoni e le sfingi, la straordinaria piazza porticata, tutti consolidati a conclusione di lavori di restauro metodologicamente perfetti. L’area è collegata attraverso una pista panoramica di 28 km nel deserto con l’area protetta di Wadi el Rayan.

Molto curioso è in particolare il tempio tolemaico, caratterizzato da una struttura a volta utilizzata per l’incubazione di uova di coccodrillo. Secondo Edda Bresciani, nella struttura fondamentalmente si allevavano coccodrilli sacri. Il suo team ha scoperto più di trenta uova in vari stati di evoluzione in una buca coperta da uno strato di sabbia. Nella stanza adiacente c’era invece una vasca di pietra perfettamente conservata.

“Questo ha portato a ipotizzare per l’edificio la funzione di nursery per coccodrilli sacri, che, usciti dalle uova, potevano essere messi nella vasca, probabilmente per un breve periodo, prima che gli animali venissero sacrificati e mummificati, e venduti ai devoti di Sobek in visita al tempio e alla necropoli dei coccodrilli”, ha scritto Edda Bresciani nella relazione di scavo.

Il Progetto ISSEMM è stato finanziato interamente dal Ministero italiano per gli Affari Esteri, direzione generale per la cooperazione allo sviluppo, destinato a dare un supporto tecnico e scientifico per il monitoraggio e la gestione dei siti archeologici egiziani.

Ultimo aggiornamento documento: 08-Jun-2011

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